Trovato su: http://www.isolapiana.com/max/profezie/premonizioni.htm
PROFEZIE, PREMONIZIONI, PRECOGNIZIONI E PREDIZIONI.
IL CASO DELL'INCIDENTE AEREO DI LINATE.
Se consultiamo un dizionario cercando il termine "profezia" troveremo una spiegazione del tipo "predizione di un evento futuro dovuta ad ispirazione divina". Questa definizione di "profezia" non è errata ma, nel contempo, non può nemmeno dirsi perfettamente corretta: il termine, infatti, racchiude un significato ben più ampio giacché sotto la parola "profezia" si indicano anche fenomeni minori, in qualche modo analoghi e correlati alla profezia vera e propria.
La profezia è, in generale, una forma di divinazione ispirata che permette la previsione di importanti avvenimenti (guerre, rivoluzioni, vita e morte di grandi personaggi, catastrofi naturali e così via) destinati ad accadere negli anni o nei secoli a venire. Lo studio delle profezie sotto il profilo culturale e scientifico richiede, però, una più esatta definizione del fenomeno; una definizione che permetta di distinguere e classificare le divinazioni in base alle loro caratteristiche peculiari. E questo poiché in qualsiasi momento della vita di chiunque possono manifestarsi espressioni profetiche "ordinarie", talvolta persino banali.
Infatti, anche quando prendiamo un appuntamento di lavoro o prenotiamo un check-up dal medico, noi stessi realizziamo una sorta di "profezia" poiché esprimiamo il desiderio di fare "qualcosa" in un prossimo futuro, e lo decidiamo sulla base delle nostre necessità del momento, dando per scontato che andremo all'appuntamento o che faremo la visita.
Queste esperienze predittive quotidiane hanno degli aspetti in comune con la profezia vera e propria: da una parte le accomuna il carattere emotivo della premonizione espressa sotto forma di desiderio (l'intenzione di presenziare all'appuntamento o di farsi visitare dal medico), dall'altra le lega il carattere visionario od onirico della precognizione e della predizione (l'immagine chiara degli strumenti del medico che fa il check-up o dell'abbigliamento della persona da incontrare). Il tutto è, per così dire, "sigillato" dal sentimento di assoluta certezza di ciò che ancora non è avvenuto ma che avverrà, che è la caratteristica tipica della profezia.
Quello appena enunciato è un concetto che richiama alla mente quello di "fede" caro ad Erich Fromm (cfr. "La rivoluzione della speranza", Bompiani, 1990, Milano). Questi non vede la "fede" come vera e propria previsione del futuro ma piuttosto come visione del presente in stato di "gestazione": é la certezza che l'incertezza é "quasi certa" - il che é vero quanto paradossale - o forse é, molto più semplicemente, ciò che si desidera veramente e che si sa di poter ottenere.
Secondo l'accezione più ampia possibile, costituisce una profezia tanto un appuntamento fissato, quanto una quartina delle Centurie di Nostradamus. Occorre, pertanto, differenziare in maniera precisa i vari livelli di profezia distinguendo tra le premonizioni, le precognizioni, le predizioni e le profezie propriamente dette.
Le premonizioni si percepiscono mentalmente e senza la mediazione dei sensi, in un normale stato di coscienza, come sensazioni indefinite o come residuo di un sogno rimosso (la sensazione che il telefono stia per squillare, che un amico stia per avere un incidente e simili).
Le precognizioni sono più precise e circostanziate giacché coinvolgono la percezione pseudovisiva che si manifesta nella "fase REM" del sonno (sogno) o in uno stato di lieve alterazione di coscienza indotta da particolari sentimenti (tristezza, rabbia, amore e simili). L'elemento sensoriale fa sì che le precognizioni siano avvertite come esperienze non distinguibili dalla realtà fino a che la ragione non abbia interamente scandagliato l'esperienza avuta.
In tutte le diverse possibili forme di precognizione l'elemento percettivo è sempre presente e può riguardare anche tutti e cinque i sensi: tra queste è particolarmente significativo il fenomeno del "doppione psichico", detto "Vardogr" (cfr. F.S. Edsall, "The world of psychic phenomena"), in base al quale una persona può essere ben conosciuta da molte altre senza che, tuttavia, abbia mai avuto con queste alcun tipo di rapporto.
A differenza delle premonizioni e delle precognizioni, le predizioni si manifestano attraverso atti volontari e deliberati posti in essere attraverso due diverse tecniche: la prima consiste nell'interpretazione di particolari segni (la posizione dei pianeti, i fondi di tè o di caffè e simili), mentre la seconda prevede l'assunzione droghe rituali in grado di consentire il contatto con forze sovrannaturali in uno stato di alterazione di coscienza.
Le profezie propriamente dette — nella quali, ad esempio, dovrebbe essere ricompreso l'Apocalisse di Giovanni — sono, invece, rivelazioni provenienti direttamente da divinità e riguardano i destini del mondo per un ampio orizzonte temporale.
Vi è poi un'infinità di classi intermedie che racchiudono aspetti comuni a più fenomeni: così le "Centurie" di Nostradamus che uniscono la rivelazione divina propria della profezia all'interpretazione dei segni astrologici tipica della predizione.
A questo punto è senz'altro utile esaminare un caso concreto al fine di passare dall'approccio teorico a quello pratico.
IL CASO DELL'INCIDENTE AEREO DI LINATE.
È stato recentemente pubblicato un articolo su un quotidiano nazionale ("Il Secolo XIX" del 9 Ottobre 2001, pag. 3) nel quale veniva intervistato un poliziotto genovese in servizio all'aeroporto di Linate: questi aveva assistito al tragico incidente avvenuto tra un piccolo velivolo "Cessna" ed un aereo di linea "MD80" alle 8,10 dell'8 Ottobre 2001. L'impatto, causato dalla scarsa visibilità, ha provocato la morte di 118 persone.
Nicola, l'agente intervistato, ha raccontato lo sgomento generale dei presenti e le primissime operazioni di soccorso cui ha partecipato, tralasciando un aspetto del tutto insignificante ai fini del reportage giornalistico ma importante ai fini della nostra analisi. Lasciando agli addetti ai lavori la cronaca di quella drammatica mattinata, ci limiteremo ad analizzare quanto l'intervistatore non ha riportato nel proprio articolo dell'intero racconto del poliziotto.
Dopo aver preso contatto con Nicola, questi ci ha riferito di avere ricevuto da un'amica, Michela R.D. [i cognomi sono omessi per volontà degli intervistati], un messaggio "sms" proprio pochi istanti prima del terribile schianto. Al termine del lungo orario di servizio, infatti, l'agente di polizia ha acceso il cellulare trovando un messaggio inviato alle ore 7,43, quindi ben prima che l'incidente fosse avvenuto, con il testo "Sei a Linate? Cosa è successo lì? Stai bene?".
Si è poi saputo che il mittente, Michela R.D., nella notte che ha preceduto il disastro si era svegliata più volte di soprassalto con la sensazione che una qualche tragedia fosse già avvenuta o fosse imminente. La abbiamo raggiunta e lei ci ha raccontato: "Quella notte ho sognato un terribile schianto a Milano Linate e mi sono svegliata più volte di soprassalto ed ogni volta mi sono accorta di stare piangendo a dirotto".
A questo punto Michela distende i nervi e ci racconta per filo e per segno la sua strana esperienza: "Il giorno prima c'era stato il referendum e dopo il voto sono subito tornata a casa dove ho passato una tranquilla serata con mio marito Paolo.".
Quindi una serata normalissima che, nottetempo, si è movimentata: "Al mio risveglio notturno dopo la prima "ondata" dell'incubo premonitore d'istinto ho subito preso il telefono per chiamare Nicola che sapevo essere regolarmente in servizio all'aeroporto di Linate, ma poi visto che erano le 4 di mattina ho pensato che era meglio lasciare perdere. Mi sono limitata a mandargli un messaggino al mio risveglio, più che altro per tranquillizzare me stessa...".
Abbiamo chiesto a Michela se si trattasse delle prima volta che le capitava un evento simile: "Si tratta di un fenomeno che mi è già accaduto altre volte e che alcune volte è successo ai miei fratelli ed al ramo materno della mia famiglia. Ma mai mi è accaduto per fatti così tragici.". La giovane appoggia le mani sulla sedia come per alzarsi: questo dialogo le fa tornare alla mente un'esperienza traumatica. Così concludiamo chiedendole di cosa creda che si tratti e senza tentennamenti ci fa presente che "...si tratta di una specie di potere che mi fa avvertire le cose prima che queste accadano.".
A questo punto ci chiediamo come classificare e come spiegare l'esperienza di Michela: in base alle definizioni già fornite la scelta dev'essere senz'altro limitata ai fenomeni della "premonizione" e della "precognizione". Il fatto che l'incubo si sia ripetuto più volte nel corso della notte ci fa escludere la prima che è solitamente legata ad uno stato di veglia oppure ai residui onirici che si generano al risveglio, allorché il sogno è, per così dire, "razionalizzato".
Seguendo l'esatta definizione già fornita è possibile definire l'esperienza di Michela come una "precognizione" poiché gli elementi dell'incubo sono precisi ("un incidente aereo"), circostanziati ("all'aeroporto di Milano Linate") e coinvolgono la percezione sensoriale pseudovisiva (immagine dell'amico poliziotto) in uno stato di sonno accompagnato da una lieve alterazione della coscienza indotta dalla paura generata dall'incubo stesso.
Tutte queste distinzioni ed analisi, però, non mi hanno evitato di rimanere letteralmente incredulo quando Nicola mi ha mostrato il messaggio "sms" con scritto "MICHELA - 08 Set 01 - 07:43 - Sei a Linate? Cosa è successo lì? Stai bene?".
Zac Crisaldi


trovato su: http://members.xoom.virgilio.it/laborator26/sognousa.htm


MARABINI E. – Un sogno precognitivo (Contributo casistico)

            (Luce e Ombra, A. 102, n. 4 OTTOBRE-DICEMBRE 2002, 419-431)

 

 

 

 

 

 



UN SOGNO  PRECOGNITIVO 

(contributo casistico)

 

di

Enrico Marabini

 

 

                                                                       Il sogno è il più antico

                                                                                  degli oracoli

                                                                                                          Plutarco

                        

 

In un tempo abbastanza breve ancora una volta mi trovo a dovere trattare l’argomento del sogno precognitivo. Dico, ancora una volta, perché inopinatamente ho ricevuto un’altro racconto onirico riferibile ai fatti dell’11 settembre accaduti a Manhattan nel 2001.

Chi ha seguito le mie conferenze ricorderà che all’inizio di quest’anno ho affrontato questo tema per due volte, riferendo di due sogni precognitivi ricollegabili a quel fatto di New York e del ritrovamento di un dipinto realizzato molti anni or sono in cui è raffigurato in modo surrealistico un paesaggio che da un punto di vista figurativo  e interpretativo era facilmente ricollegabile ai fatti di quel fatidico 11 settembre.

Terminavo la prima relazione con una certa insoddisfazione di non sapere quanti esseri umani nel mondo hanno realizzato sogni inconsueti e strani in riferimento a quei tragici fatti, sogni che sono a posteriori connotabili come vissuti precognitivi. E questo senso di insoddisfazione rimane anche se oggi, in ambito parapsicologico,  molte sono le ricerche e le raccolte di numerosissimi casi di previsioni oniriche riconducibili a quegli eventi.

Questa casistica in buona parte riconferma la mia convinzione che l’evento precognitivo spontaneo, per quanto razionalmente opinabile, trova nell’ambito umano, una sua giustificazione in considerazione del riscontro ripetitivo delle modalità con cui l’uomo vive queste esperienze.

C’è un corrispettivo nella conoscenza di fatti analoghi accaduti in passato e di alcuni di essi abbiamo avuto precisa testimonianza.

Come ho riportato nel mio libro “Introduzione alla parapsicologia”, tra l’ampia casistica basti ricordare i fatti accaduti il 21 ottobre del 1966 in un villaggio minerario del Galles – Aberfan - in cui perirono 144 persone di cui 128 bambini. In questo caso si trattò di una calamità naturale, rappresentata dalla frana di una enorme massa di detriti di carbone che sommersero l’edificio scolastico del luogo.

Lo psichiatra Dr. Barker  decise di fare una inchiesta presso la popolazione del paese (Aberfan) per sapere se e fino a che punto la popolazione avesse presentito la sciagura. L’indagine giunse a un risultato inatteso: una sessantina di persone aveva ricevuto “informazioni” prima del fatto. E la maggior parte dei presentimenti  era avvenuta in sogno, non a persone abitanti ad Aberfan, bensì a persone dei dintorni o anche di località più lontane. (W. Keller, 1974)

In base a queste considerazioni la mia insoddisfazione di non sapere in quanti esseri umani, costituzionalmente più ricettivi e trovandosi in un particolare stato di coscienza, si è attivata la funzione psi al punto di cogliere un evento così violento come quello dell’11 settembre, in verità non è fine a se stessa. Essa è una curiosità, che nasce dal tentativo di potere rintracciare nelle manifestazioni psicosomatiche di un vastissimo campione di persone coinvolte in eventi precognitivi, la presenza di specifiche variabili che giustificano l’evento. Il nocciolo di questa curiosità è dunque

 

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(*) – Conferenza tenuta presso la Sede della Fondazione Biblioteca Bozzano De Boni, il 16 ottobre 2002, sotto l’egida della Sezione Ricerca de “IL LABORATORIO”.

 

di natura scientifica perché mira ad ottenere una conferma statisticamente significativa  dei processi neurofisiologici e delle dinamiche psico-transpersonali che permettono all’uomo la realizzazione di eventi così enigmatici.

Anche se sono manifestazioni estemporanee ed anche se corrispondono a vissuti unici che accadono a individui comuni al di fuori di ogni loro intenzionalità, questa esperienza assume un significato collettivo di grande importanza conoscitiva

 

L’osservazione clinica, dei soggetti che vivono comportamenti di tipo paranormale, pone in evidenza manifestazioni del tutto analoghe a quelle riscontrabili in coloro che vivono uno stato di stress, di ansia, di panico e molto più raramente di intensa gioia. Così pure l’analisi dei contenuti emotivo-cognitivi del loro vissuto dimostra che essi sono estranei alla psicologia conscia e inconscia del soggetto. Possono essere contenuti elusivi che la persona vive come un indefinito presentimento, ma nonostante ciò, molto spesso si dimostrano capaci di dirigere acriticamente la persona nelle sue scelte (ad esempio, modificare il progetto di un viaggio, o sentire di dovere fare una certa cosa senza comprendere bene il perché, ecc.). Contenuti, che quando diventano descrittivi come può accadere in un racconto onirico, sistematicamente presentano la caratteristica di essere informazioni il cui simbolismo e la cui intensità sono tali che rimarranno incancellabili nella mente dell’individuo che vive quell’esperienza.

Poiché la struttura genetica è simile per tutti gli esseri umani, ciò significa che in senso generale vi è una basilare similarità comportamentale. Per cui, è ipotizzabile che tutti gli uomini sono potenzialmente in grado di concretizzare e di consapevolizzare risultati paranormali. E ciò rimane vero anche se solo pochi di essi sono in grado di manifestare quel tipo di eventi.

In termini pratici, tutti abbiamo la possibilità di dipingere, anche se pochi sono i capaci; tutti abbiamo la possibilità di suonare uno strumento, anche se pochi sono i concertisti, molti amano lo sport, ma pochi sono i grandi atleti, cioè tutti abbiamo doti latenti, ma non tutti siamo in grado di usarle nella loro pienezza.

Inoltre non va dimenticato che in base agli studi neuro-psico-fisiologici della tipologia umana si sono posti in evidenza particolari caratteri biologici (congeniti o acquisiti) e particolari caratteristiche psicologiche (consce e inconsce) che permettono ai singoli soggetti di percepire con maggiore selettività le cose del mondo o di entrare più facilmente in un rapporto interattivo con  differenti tipi di realtà esterne di tipo fisico, psichico ed emotive.  Dal giuoco di tutte queste variabili l’individuo è in grado di manifestare uno specifico comportamento accompagnato da particolari effetti soggettivi ed oggettivi, e se nel suo inconscio si attiva la funzione psi - a volte suo malgrado - entra in un rapporto interattivo con input psi a lui esterni, vivendo una sua particolare unica e irripetibile esperienza paranormale.

 

Queste conoscenze riferite alla fenomenologia parapsicologica spontanea sono molto importanti se vengono considerate nel loro complesso, allo stesso modo con cui nell’ambito clinico l’individuazione degli elementi anamnestici e sintomatologici presentati da un paziente permette di definire un quadro nosologico, cioè una malattia. Ebbene quegli elementi di tipo neuropsicofisiologico rintracciabili nella storia di un soggetto che vive una esperienza parapsicologica di questo tipo, permettono di escludere la casualità del rapporto tra l’esperienza precognitiva e gli accadimenti futuri, esclusione, peraltro, dimostrata da tempo anche nell’ambito della parapsicologia sperimentale.

Ma dopo questa premessa il cui scopo è di permettere una maggiore comprensione di ciò che analizzeremo veniamo all’episodio che mi ha sollecitato queste riflessioni e questa conferenza.

Un sogno con caratteri precognitivi.

Nel mese di aprile ricevo da Chicago (U.S.A.) da un medico che colà lavora  una lettera da cui estraggo alcune importanti informazioni che presento nella stesura originale, ricordando che non è italiano.

 

Egregio Dr. Marabini,

tramite via internet sono venuto a conoscenza dei vostri articoli sul tema di parapsicologia e dei sogni come fenomeno paranormale.

Dalla mia età giovanile ho avuto i primi sogni del tipo precognitivo, che mi sono rimasti in mente e più tardi, in età più avanzata, ho fatto la correlazione tra i simboli e il loro significato.

A questo punto il medico ricordando il suo primo sogno precognitivo che ebbe all’età di 17 anni scrive “che ancora oggi ho molto chiaro nella mia fantasia come  sia stato fotografato nella mia mente…. E più oltre continua: “Una settimana prima di ammalarmi ho visto un sogno – come di essere in un prato in cui giocavo con i miei famigliari ed improvvisamente un grande serpente mi ha morso nella regione dell’addome causandomi un forte dolore…, ma non c’era emorragia dalla piaga. Uno dei miei famigliari è venuto ed ha ucciso il serpente. Mi sono svegliato terrorizzato ed ero molto curioso di sapere che cosa significava questo sogno”.

Il soggetto, in quella occasione, non parlò con nessuno di questo sogno, ma una settimana dopo fu colto da un violenta e grave forma di morbillo e   “mi dispiaceva vedere i miei parenti molto preoccupati per il mio stato di salute. Da questo momento ho cominciato ad analizzare e a trarre i significati osservando i miei sogni precognitivi, perciò col tempo quando vedevo un sogno cercavo di capire e aspettavo che cosa sarebbe accaduto al mio destino e dei miei famigliari in questo momento. Qualche volta mi tormenta questa situazione sapendo che si tratta di qualcosa non buona legata con uomini accanto a me”. Dopo avere precisato che la sua esperienza nei confronti di questi sogni è aumentata negli anni, dice che, unitamente a sua moglie, ha imparato a osservare e a controllare ciò che accadeva nella vita quotidiana quattro o cinque giorni dopo il sogno.  

Rispondo alla lettera inviando alcune informazioni bibliografiche sull’argomento, che mi erano state richieste, e la mia prima conferenza sui sogni precognitivi che hanno preceduto gli eventi dell’11 settembre. Quella che pubblico con la sua autorizzazione è la sua risposta.

 

Egregio Dr. Marabini!

Ho letto con molto interesse il vostro studio – 11 settembre – Manhattan, contributo casistico – e prendendo spunto da quanto avete scritto nel paragrafo considerazioni finali, di non sapere quanti altri hanno vissuto eventi precognitivi riguardanti i fatti dell’11 settembre, sento obbligo di far sapere la mia esperienza per questo caso.

Da molti anni durante la mia vita ho provato di decodificare o interpretare il significato dei miei sogni precognitivi. Così come nel caso del mio recente sogno:

È accaduto 5 giorni prima dell’11 settembre. Nella notte fra il 6-7 settembre durante il sonno ho visto un sogno. Mi trovavo insieme con e miei compagni che abitano vicino a me all’interno di una profonda galleria sotterranea di un grande palazzo. L’ambiente era vuoto, qualcosa come un lungo corridoio semibuio con luce color gialla. Noi tre eravamo seduti sul pavimento. Uno dei miei compagni ci offre una sigaretta, ma prima di accendere il sigaro, io (mi sento in uno stato) di sconforto perché dietro le nostre schiene, molto vicino, c’era un serpente di pietra, circa 10 metri di lunghezza, color terracotta (Durante tutta la mia vita nella mia coscienza, il serpente, simboleggia qualcosa di molto cattivo, malvagio e pericoloso, e che se lo vedo in sogno, significa per me qualcosa di spiacevole personalmente e per i miei famigliari).

Con questa sensazione durante il sogno, prima di accendere il sigaro offerto dal mio compagno, prego i miei compagni di lasciare questo posto, di muovere, perché mi disturba l’immagine e la presenza del serpente  dietro le nostre schiene. Sono rimasto sorpreso quando uno dei miei compagni, l’ha preso con una mano il serpente, elevandolo dal pavimento e spostandolo di 4 – 5 metri lontano da noi dietro nel buio profondo. Pensando che il serpente era di pietra era da supporre che fosse molto pesante ero sorpreso dell’agilità del mio compagno nel muovere quel gigantesco serpente  e gli ho fatto la domanda: “Come è possibile muoverlo così come se fosse di cartone?”. E lui mi ha risposto: “Era molto leggero, come tenere in mano un mattone”. In questo momento mi sono svegliato disturbato e vedo che erano le 4 del mattino. Sentivo uno stato di ansia e cominciai  a pensare per (trovare) il significato, come provavo di decifrare i miei altri casi.

Per circa un’ora in questa condizione, disturbato, mi addormentai di nuovo. Alle 7 del mattino mi svegliai per andare al lavoro. Prima di muovermi dal letto dissi a mia moglie – ho visto un sogno e ho illustrato il sogno in modo dettagliato. Dopo avere sentito li sogno lei mi ha domandato che cosa significa dal mio punto di vista e (per la) mia lunga esperienza personale. E la mia risposta era letteralmente  - Non sono in grado di decifrare e sto spremendo il mio (cervello) senza riuscire , ma di una cosa sono molto sicuro – una cosa grave accadrà ed è molto importante che io personalmente e gli appartenenti alla mia famiglia, altrettanto alla famiglia di mio fratello  delle mie sorelle e della tua, sono esclusi dalle conseguenze di quell’evento grave.

Sebbene provassi di essere calmo durante il giorno e nei giorni consecutivi, di nuovo sentivo un po’ di ansia  riguardo al sogno ed ero in aspettativa dell’evento. Lavorando con mia moglie nella stessa clinica medica (EMC) eravamo quel mattino con altri compagni di lavoro, prendevamo il caffè del mattino nell’atrio, quando la TV cominciò a commentare le immagini disastrose, sono andato vicino a mia moglie e con voce bassa le ho detto: “Adesso io so il significato del mio sogno vissuto 5 giorni fa. E dopo 2 giorni dall’evento, essendo in un caffè italiano con uno di questi miei compagni (A. Z.) che vedevo nel mio sogno, gli ho raccontato il sogno dettagliatamente.

Caro Dottore, se vi interessa, lo prenda in considerazione.

 Grazie e colgo l’occasione per esprimere i miei cordiali saluti.

                                                            Segue la firma la città e la data di spedizione

 

   L’interesse di questo sogno è legato alla presenza di importanti informazioni, non solo riguardanti il significato che il soggetto dà al suo contenuto onirico (“di una cosa sono molto sicuro – una cosa grave accadrà ed è molto importante che io personalmente e gli appartenenti alla mia famiglia……sono esclusi dalle conseguenze di quell’evento grave”), ma anche l’alterato vissuto cenestesico che accompagna emotivamente il sognatore nei giorni successivi (“Sebbene provassi di essere calmo durante il giorno e nei giorni consecutivi, di nuovo sentivo un po’ di ansia riguardo al sogno ed ero in aspettativa dell’evento”). La presenza di questo grado di attivazione emotiva è un dato ricorrente che ho sempre constatato in tutti i casi che ho studiato. Lo misi in evidenza già nel mio primo lavoro sul “Sogno paragnosico” nel 1956 (E. Marabini, 1956) e l’ho sempre riscontrato nelle mie successive ricerche.

Per cui, ritengo di potere ancora affermare, che questa variabile, assumendo i caratteri di variabile dipendente, depone per una attivazione della psi

Infine un altro elemento da non sottovalutare è il dato che tutti i soggetti che vivono questa alterazione cenestesica, indefinibile, ma ben presente alla soglia della coscienza in rapporto ad una attesa precognitiva, sono concordi nel constatare come questo stato di pathos (si potrebbe dire, di ansia subconscia) cessa nel momento in cui i soggetti si “incontrano” con l’evento reale atteso – cioè prendono conoscenza dei fatti (“Adesso io so il significato del mio sogno vissuto 5 giorni fa”).

Poiché per i sogni precognitivi spontanei è fondamentale avere un dato di conferma di ciò che realmente è accaduto, ho ritenuto necessario richiedere alla moglie del medico (ella stessa medico) la sua testimonianza affermante di avere preso conoscenza del sogno del marito prima degli accadimenti dell’11 settembre.

Nel racconto dell’episodio onirico compare il dato che la moglie, di primo mattino ha ascoltato il racconto del sogno, per questo mi sono premurato di ottenere una dichiarazione autografa da parte della moglie, a testimonianza dell’accaduto.

Puntualmente la signora Z. A. mi ha inviato una circostanziata lettera autografa in cui descrive che la mattina del 7 settembre, al risveglio, il marito le ha raccontato un sogno, che ella descrive con molta precisione, ricordando pure quello che il marito le aveva detto nel bar della clinica, dopo avere appreso dalla TV del grave evento accaduto a Manhattan. (E. Marabini, 2002)

 

Il questionario psi.

A questo punto non mi rimaneva che cercare di approfondire l’analisi sulla personalità del soggetto, nel tentativo di rintracciare altri elementi che potevano corroborare alla conoscenza di possibili caratteristiche biopsichiche definenti la sua tipologia psicologica.

Per la gentile disponibilità del collega al fine di poterlo inquadrare da un punto di vista psicologico e parapsicologico gli ho richiesto la compilazione di un test che usualmente somministro ai soggetti che si sottopongono a ricerche parapsicologiche o che vivono esperienze di tipo paranormale.

Prima di illustrare le conclusioni, debbo precisare che personalmente la mia fiducia sui test psicologici in genere, è molto relativa. Per esperienza di vita e per conoscenza professionale, le importanti informazioni sulle persone le traggo prevalentemente dal rapporto diretto con gli interessati. Tuttavia, tra i vari questionari e test che propongo, il test di Eysenck & Sargent si è dimostrato tra i più corretti e validi ed è per questo che continuo ad usarlo.

Il collega mi ha inviato la risposta del questionario che analizzato ha portato alle seguenti conclusioni:

1) -  La prima parte del questionario fa riferimento alle convinzioni del soggetto nei confronti della psi. Per cui l’inquadramento psicologico viene considerato secondo la suddivisione dei soggetti in “pecore e capre” (Sheeps and Goast) secondo la proposta che molti anni or sono fecero i parapsicologi statunitensi G. R. Schmeidler e R. A. McConnell (1958).

Le risposte date dal nostro soggetto permettono concludere che si tratta di una persona che certe volte è convinta della possibilità del realizzarsi del fenomeno paranormale e certe volte no. Dunque non è un “fideista” e neppure uno “scettico”, ma è una persona che tende a sottoporre l’analisi del suo vissuto a un processo razionale e intuitivo (Nel caso specifico ritengo che questa modalità operativa sia ricollegabile anche ad una sua specifica cultura medica).

2) - La seconda parte del questionario tende ad inquadrare le caratteristiche psicologiche della personalità e gli interessi del soggetto.

Da un punto di vista della estroversione il soggetto presenta alcune note di natura ansiosa ed introversa. Tuttavia, poiché il punteggio è al limite superiore di questa categorizzazione, non viene completamente esclusa la possibilità di momenti di estroversione che, come sappiamo,  generalmente favorisce la “psi”.

La misurazione più mirata della variabile “ansietà”  e della “instabilità emotiva”, depone per un comportamento equilibrato del nostro soggetto e, come è noto, questa condizione non è favorente la “psi”.

Orbene, tutto ciò tende a riconfermare la conclusione della prima parte del test in cui il soggetto presenta una certa ponderazione  nelle sue valutazioni di accadimenti anomali o straordinari.

Da un punto di vista parapsicologico sperimentale, soggetti con queste note di introversione, hanno bisogno di eseguire test semplici e di  stare in un ambiente “amico” e  psicologicamente “caldo”.

3) - La terza parte del test si riferisce agli atteggiamenti psicologici nei confronti del “mistero” e della componente “immaginativa”.

La misurazione di queste variabili conduce in modo netto alla seguente conclusione.

Il soggetto ha occasionali lampi di intuito e a seconda del suo stato d’animo può notare interessanti variazioni dell’attività di questa funzione mentale. Facendo riferimento alle informazioni offerte dal soggetto riguardanti il lavoro di decodificazione dei suoi sogni  che da anni l’impegna, ritengo che questa modalità operativa possa facilitare l’evidenza di particolari componenti psicologiche emotive e intuitive non solo di natura autoctona, cioè riguardanti specificatamente il suo mondo inconscio, ma anche fondate sul rapporto che egli contrae col mondo esterno anche di natura interattiva psi.

 

Riflessioni sul problema precognitivo.

A questo punto non prenderò in considerazione l’analisi psicologica del sogno come ho fatto nelle precedenti occasioni, ma utilizzerò questo episodio onirico per soffermare l’attenzione su alcuni argomenti che dominano lo sfondo di tutto questo antico e intrigante problema.

Dando per scontato gli aspetti filosofici ed escatologici del fenomeno precognitivio che, indubbiamente, nel suo ricorrente presentarsi nella storia assume la connotazione di evento razionalmente carico di grande problematicità, ritengo possa essere stimolante centrare l’attenzione su alcune questioni scientifiche sollecitate da questo argomento.

Quando si descrive un evento precognitivo, il primo impulso critico che coglie l’ascoltatore è che la corrispondenza, cioè la fedeltà tra l’informazione predittiva con i successivi eventi reali sia riconducibile ad una coincidenza casuale.

Però sostenere, come è usanza per “risolvere”  questi problemi parapsicologici, che la coincidenza dei fatti sia dovuta al “caso” corrisponde ad un modo di ragionare troppo semplicistico (a questo proposito mi piace ricordare che C. G. Jung diceva che usare la parola “caso” in un contesto psicologico in genere è un modo di palesare la propria ignoranza). Poiché, nei confronti dei nostri problemi, questo modo di esprimersi è frequente, allora può essere opportuno chiarire, che stabilire da un punto di vista probabilistico se il contenuto di un messaggio precognitivo è casuale è una impresa molto difficile, specialmente se si considera a) che una informazione precognitiva è generalmente ricca non solo di elementi formali, ma soprattutto di elementi cognitivo-emotivo-simbolici dei quali è quanto mai difficoltoso stabilire matematicamente il coefficiente di probabilità,  b) è fondamentale conoscere la psicologia del soggetto poiché la sua dinamica mentale si comporta come un attivo filtro selettivo.

 

Si potrebbe considerare che nell’ambito sociale l’utilizzo della statistica applicata a vasti campioni, si è dimostrato capace di fornire un certo grado di predittività, pur variando i suoi coefficienti  a seconda dei fenomeni che vengono osservati.

Ciò è vero, ed è per questo che anche in campo parapsicologico si impone la necessità di conoscere e realizzare vaste raccolte di casi di precognizione spontanea, perché è solo dalla sommatoria di casi singoli e dal rilevamento delle diverse categorie testuali che si può realizzare uno studio statistico di metanalisi per la ricerca di un indice di probabilità del fenomeno.

Quando un fenomeno si manifesta con segnali deboli, come generalmente accade per la psi, ciò significa che gli effetti che tendono essere evidenziati con maggiore facilità sono “rumori” che dominano l’effetto psi ricercato; lo disturbano al punto di impedirgli di rendersi evidente al ricercatore.  Ebbene, come sinteticamente affermava Richard Broughton  (1994) “il compito dello sperimentatore è di estrarre il segnale dal rumore; la scienza della statistica fornisce gli strumenti per farlo [….]. Ma questi test statistici non forniscono allo sperimentatore una risposta definitiva: forniscono solo una stima della probabilità che ci sia realmente qualcosa in mezzo al rumore”.

Questo tipo di informazione è comunque una momento importante della ricerca perché permette di giustificare l’ipotesi parapsicologica inerente all’effetto psi

Cose del genere sono già state fatte nell’ambito della parapsicologia, e proprio sullo specifico problema della precognizione sperimentale quantitativa. A questo proposito è sufficiente ricordare il fondamentale studio di metanalisi che C. Honorton e la D. Ferrari hanno fatto nel 1989 su un campione di cinquanta anni di ricerca per un totale di 2 milioni di prove.  Le conseguenze di quell’analisi hanno stabilito che la probabilità che quel risultato fosse dovuto al caso è di uno su 1034 .

Rimane comunque un fatto, che nell’ambito della precognizione spontanea il problema è estremamente più complesso per la presenza di una grande quantità di variabili note e occulte, per cui, se anche a livello fenomenologico l’analisi del singolo caso può condurre a conclusioni interpretative più che valide, la difficoltà si accresce per la presenza di un elemento che può interferire sulla corretta valutazione del fenomeno: la presenza della categoria temporale.

Infatti, se un soggetto realizza una informazione precognitiva per via paranormale, ciò sta a significare che egli ha colto delle informazioni su fatti o cose che appartengono al tempo futuro, fatti che solo quando accadranno potranno permettere la realizzazione di un rapporto valutativo con i contenuti cognitivo-simbolici della precognizione enunciata dal soggetto.

Ma qui c’è l’inghippo, perché anche se in genere i vissuti premonitori tendono a fare  riferimento a eventi che si realizzeranno in tempi brevi, ciò non esclude la possibilità di imbattersi in precognizioni che si riferiscono a fatti che accadranno mesi o anni a venire. Per cui in questo caso diventa difficile stabilire la verità o la falsità di una precognizione se manca il confronto. 

Inoltre, questa osservazione sollecita altre problematiche che fanno riferimento alla frequente difficoltà di individuare la  conoscenza del luogo, il tempo e i modi con cui quel fatto accadrà e a chi accadrà; tutto ciò costituisce uno dei punti problematici della precognizione paranormale.

 

Conclusioni

Nel concludere queste riflessioni e rifacendomi alle manifestazioni oniriche del soggetto che è stato il motivo di questa relazione, ritengo di potere ragionevolmente affermare che quei fatti presentano un significativo grado di genuinità nel rapporto emotivo simbolico con le caratteristiche degli eventi a cui fanno riferimento.

E’ ovvio che ciò rimane vero anche se da un punto di vista empirico, la questione della precognizione non può trovare una razionale interpretazione. Può invece assumere una logica giustificazione se viene considerata secondo un’ottica energetica psichica e parapsicologica, dato che l’attività delle funzioni della mente opera eludendo l’influenza delle categorie spazio-temporali, al punto che i concetti di passato, presente e futuro o di luogo vicino o lontano perdono di significato e di valore.

Un dato certo, che comunque deve fare riflettere è, come ha giustamente osservato Mario Varvoglis, presidente della Parapsychological Association, nel suo messaggio presidenziale di quest’anno a proposito dei fatti dell’11 settembre, che ”l'abbondanza e la forza impressionante dei sogni precognitivi dimostrano che la gente normale - persino quella senza la minaccia immediata contro se stessa o la loro famiglia - può percepire l’arrivo di importanti pericoli e di catastrofi ore o giorni d’anticipo”.  

Ebbene questo, a mio giudizio, è esattamente ciò che è accaduto al collega americano. E a quanti altri?

                                  

 

 

 

 

Bibliografia

 

Broughton R. S., Parapsicologia. La scienza contestata. Sperling & Kupfer Editori.

Honorton C. e D. C. Ferrari, Future Telling: A Meta-Analysis of Forcel-Choice Precognition Exteriments, 1935-1987. Journal of Parapsych., n. 53, pag.281,1989.

Keller W., Le forze misteriose dell’uomo. Garzanti, 1974.

Marabini E., Sogno paragnosico. Parapsicol. di Minerva Medica, Anno XLVIII, vol. I, n. 49, 1956, 3.  vedi anche: D. J. WEST, COMMENTS OF A NEW APPROACH TO THE STUDY OF PARANORMAL DREAMS. Jour. of the Soc. for   Psych.Res., Vol. 39, No. 695, MARCH 1958, 181.

Marabini E., Introduzione alla parapsicologia, San Marco Libri, 1991.

Marabini E., Sogno premonitorio. G.d.M., A. XXXII, SETTEMBRE 2002,  n. 371, 24 .     

Seymour P., Oltre la scienza sensoriale. TEA, 1999.

Schmeidler G. R.,  e McConnell R. A., ESP and personality Patterns. New Haven: Yale University Press, 1958.

Varvoglis M. P., The Wild Card in the Deck. P. A. NEWS, Vol. 2002, n. 1-2.

 

Associazione Culturale 'INTRECCI'

TROVATO SU: http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/ INTRECCI/viviana_vivarelli.htm


Conferenza ‘Il tempo e il sogno’ 18 gennaio 2001

 

Prof. Viviana Vivarelli

 

 

 

Oggi parleremo di sogno e tempo. Il sogno è uno stato modificato di coscienza, il tempo un enigma. Fisici e filosofi non sono riusciti a capire cosa sia. Fino a Einstein il tempo è stato un assoluto, Einstein ha detto che esso vale in un sistema di riferimento, è relativo a un sistema. La definizione migliore è quella di Kant che dice che il tempo è una forma a priori della mente, ma quale mente? Gli studi sulla mente riguardano quasi esclusivamente la coscienza ordinaria, ma ci sono stati diversi molto più significativi. Il problema è se la mente è in grado di trascendere il tempo, cioè di uscire dalla visione ordinaria.

 

Noi conosciamo in genere all’interno di coordinate fisse, tempo, spazio e causa, ma una parte di noi può superarle, mettersi fuori e conoscere istantaneamente anche passato e futuro, o entrare in altre dimensioni. Già le ultime scoperte sul cervello ci dicono che abbiamo due emisferi cerebrali alquanto diversi, il sinistro fedele alle regole di spazio e tempo, il destro che si comporta in modo insolito. Attivarlo è molto interessante, perché ci apre non solo alla poesia, all’arte e al sacro ma anche al paranormale, al viaggio in altre dimensioni, a esperienze straordinarie come quelle del sensitivo, dello sciamano o del mistico.

 

Gli studi sul cervello sono recenti, non hanno più di trenta anni, ma ancora sanno poco della mente, come degli stati di coscienza non ordinaria, uno di essi è il sogno. Il cervello ha una attività elettrica, emette onde di frequenza diversa: le onde BETA veloci, legate alla razionalità e all’attenzione, quelle ALFA, più lente, che emergono con la meditazione o con l’arte, poi le TETA, ancora più lente, del sonno, e le DELTA, lentissime del sonno profondissimo o del coma.

 

Nel ‘68 il premio Nobel per la medicina ROGER SPERRY scoprì che i due emisferi hanno processi operativi diversi e ognuno è specializzato in una visione del mondo. Sono proprio due menti, ognuna con le sue funzioni e la sua prospettiva di realtà. La mente sinistra logica e sequenziale si basa su SPAZIO, TEMPO e CAUSA e produce il pensiero, il discorso, la logica, la matematica, la scienza... La mente destra invece è RELAZIONALE, vede non per parti o sequenze ma per insiemi, unisce le cose tra loro con legami di senso, usando SIMBOLI o metafore, come fa la poesia o la religione, per es. rappresento il sacrificio dell’io con la croce o l’agnello...

 

Così una mente ordina le cose in fila cercando cause e effetto, è lineare; l’altra le collega secondo significati e fini, è relazionale, crea rete di significati; una è la visione logica, l’altra analogica, cioè correlata.

 

Noi vediamo l’apparenza fenomenica delle cose ma ognuna è energia vibrante, che ha un codice informativo che sta fuori dello spazio-tempo, qui due oggetti sono analoghi se portano un messaggio equivalente, se sono interscambiabili per significato, per es. in poesia o nel sogno posso dire Marte o guerra, rosso o fuoco, scambiando i termini. Il sogno fa questo perché funziona qui la mente intuitiva o analogica, o simbolica, che non mostra cose ma messaggi, significati. Se sogno una casa, sogno me stessa, perché sono io la mia casa. Se sogno un gatto, sogno il mio piacere. Un campo pieno di spine mi dice che stanno per venire tempi duri. Un’inondazione che forze dell’inconscio mi sovrastano. Il sogno è come una poesia. Chi capisce i simboli della poesia o dell’arte, capisce i sogni. Vengono dalla stessa mente. Se dico "E’ il cuore il paese che ha più croci", creo un ponte tra cuore e cimitero, perché hanno qui lo stesso significato.

 

La mente logica usa il tempo, l’altra no. Ed è più ricca, ampia e superiore. Nel sogno, nella meditazione, negli stati modificati di coscienza, nell’arte, nel sacro... noi lasciamo il mondo delle forme per quello dei significati.

 

La scienza è un’altra cosa, si fonda sulla causa, è il riconoscimento di sequenze temporali fisse, se ogni volta che c’è il lampo subito dopo c’è il tuono, io dico che l’uno è causa dell’altro, la scienza si fonda su appuntamenti non mancati. C’é A poi si presenta sempre B. Ma se A venisse da solo, la scienza non saprebbe che dire. Se do una medicina e poi ho una guarigione, la medicina ha causato la guarigione, ma la guarigione viene senza la cura, la scienza non ha parole. Se vicino a uno sciamano un oggetto invece di cadere in basso vola verso l’alto, la scienza pensa a un trucco. Se io vedo nella mia mente quello che accadrà tra un anno, la scienza non mi crede. Eppure si può sognare il futuro, perché il sogno non appartiene alla mente logica ma a quella fuori del tempo, che sa più cose.

 

Dunque abbiamo due menti, con due linguaggi e due conoscenze e il sogno appartiene alla seconda, sta fuori del tempo. Ci presenta l’ipotesi di più universi, con o senza tempo. Il sogno è solo il primo degli stati modificati di coscienza, il più facile.

 

In Occidente si comincia a studiare il sogno ai primi del secolo con Freud. Freud pensa che nel sogno le cose si associno perché sono vicine o simili. Ma in realtà noi non associamo cose per forma ma per significati. Non è l’occhio che associa, ma il cuore, secondo giudizi di valore.

 

Con la teoria dell’inconscio si comincia a cercare un io nascosto, che funziona in base a significato o scopo, usando simboli. Il sogno è un messaggio non casuale in forma poetica, metaforica, che supera il tempo. Nell’emisfero destro il tempo non esiste, esiste la qualità, la vibrazione dell’oggetto e la sua rispondenza con i nostri sentimenti. L’oggetto esiste come emozione, buona o cattiva per me, con cui posso essere in armonia o no, come un suono è in armonia o no con un altro suono. Il sogno ha uno scopo, che può essere il mio o della specie umana, della storia vivente. Freud usa un insieme limitato e materiale di simboli, per interpretare i sogni, tutti gli oggetti a punta rappresentano il sesso maschile, tutti gli oggetti cavi o bucati quello femminile, ma i simbolo sono molto più ampi e interessanti e pongono problemi filosofici e religiosi, problemi dimensionali.

 

Con Jung la psicoanalisi diventa spiritualista, il simbolo si allarga, è SYN BALLEIN, ciò che unisce per significato. Freud non sa nulla dei sogni di chiaroveggenza (che pure ha avuto), rifiuta la visione diretta, la precognizione, la postcognizione, come fango occultista, ma Jung è un sensitivo e un medium, ha una visione della realtà più ampia, ha esperienza paranormali, l’ultima parte della sua vita lo vede impegnato in viaggi di tipo sciamanico, interdimensionali. Freud ci dà una terapia sessuale, Jung ci apre al viaggio oltre la mente. Qui veramente scopriamo il significato di simbolo. La parola SIMBOLO nasce quando due amanti si separano e spezzano una moneta in due; ognuno porta al collo una metà; quando si ritroveranno, le parti torneranno insieme formando l’intero. Il messaggio è l’unione amorosa. Simbolo vuol dire ‘cosa spezzata in parti che può tornare a essere una’. Il simbolo non fa vedere la parte ma intravedere l’intero. Unendo cosa a cosa, si può ricostruire il Tutto.

 

L’universo è Uno ma scisso in tante unità di informazione; nella creazione ogni informazione pullula, ruscella, in tanti oggetti parziali, ognuno reca parte dell’informazione primaria; la mente logica li vede tutti separati: vede la Croce, il Cristo, l’agnello; la mente destra li riunisce, per questo porta ala religione, che vuol dire ‘religare’ rimettere insieme: la Croce, Cristo e agnello sono una cosa sola, sono ciò che significano: il sacrificio, esso è la loro matrice e il loro fine. L’intuizione fa vedere per insiemi, fa risalire dalle parti al Tutto. Non è solo un modo di percepire ma di essere.

 

Così posso vedere la mia vita tutta spezzettata, con gli eventi uno dopo l’altro, sconnessi, un caos, un non senso: Ma perché mi è successa questa cosa? Perché dovevo incontrare quest’uomo? Perché dovevo perdere questa occasione? Non lo so. Non capisco. La mia vita mi appare scoordinata e incoerente, un ammasso di fatti che non stanno insieme, che hanno un ordine temporale ma non hanno un ordine di senso.

 

Ma posso vedere la mia vita in un altro modo, secondo il significato intero, lo scopo per cui sono nata, il mio compito, i fini, e questa intelligenza del tutto può apparirmi in un sogno, in una illuminazione, come fosse vista dal mio testimone spirituale, che sta a lato di me, e allora posso capire che sono nata per un motivo preciso, che dovevo fare le esperienze che ho fatto, che tutto era necessario e indispensabile o addirittura che ho scelto le mie esperienze, come lezioni o medicine. Se guardo la mia vita non secondo il tempo ma secondo il suo fine, essa mi appare diversa, divento un ordine, vedo l’ordine del mondo. Posso anche vedere che lo scopo di questa vita non è qui, ma va oltre, perché appartengo a una catena di esistenze molto più lunga, in cui sto realizzando un compito più ampio. E posso intuire che c’è un testimone superiore di queste vite che sta oltre la mia anima attuale e sembra sapere tutto e vedere tutto, oltre lo spazio e il tempo, forse è lo ‘spirito’, e posso cercare di entrare in contatto con lui e esserne guidato, entrando in stati modificati di coscienza.

 

A volte il sogno dà messaggi su questo, perché sa tutto e vede tutto, mi collega al futuro o a passati lontani, forse ad altre vite che ho vissuto prima di questa, e lo fa secondo i fini del cuore, secondo i disegni dello spirito, in un quadro più ampio, con una meta più grande.

 

Il sogno non appartiene alla scienza che mira alla superficie delle cose, ma alla conoscenza profonda che mira al ‘senso della vita’. Il sogno perciò è atemporale, intuitivo, analogico, come la poesia, perché mira al messaggio. E forse anche il mondo è la poesia di Dio e l’intuizione il suo lettore. Seguire l’intuizione porta a Dio.

 

La visione intuitiva o analogica, propria della coscienza straordinaria, lega tutte le cose in armonie. E’ un tantra=una trama. Nel sogno parla una coscienza superiore, che non procede per frammenti ma lega in insiemi, che sta fuori del tempo, si fa ponte tra ciò che sembra e ciò che è, tra le parti e l’intero, tra il caos e il senso. Il sogno è lo stato modificato di coscienza facile che abbiamo tutti in modo naturale ma ce ne sono altri e si possono sperimentare. Non è solo una esperienza, è una crescita. Il viaggio al loro interno è un viaggio all’interno del sé. Per questo il sogno lucido, la visione, la trance, l’estasi, l’OBE, la comunicazione con i defunti... sono da sempre luoghi di insegnamento, vie di esperienza, aperture verso una conoscenza superiore, per comunicare con altre dimensioni o altri esseri o altre parti dell’energia....

 

Io parlerò proprio di queste cose, degli stati che vanno oltre la percezione ordinaria, usando anche un avvio alla meditazione, e ripetendo alcuni rituali, dei pellerosse d’America, dei toltechi messicani, degli aborigeni australiani, in cui è possibile veder apparire alcuni fenomeni paranormali. E’ un viaggio nell’altra mente, l’altra parte di noi, quella che sa più cose, e conosce il nostro scopo vitale. Il sogno è solo un primo passo nel cammino all’interno di noi, per una conoscenza globale del mondo.

 

Jung diceva che siamo depressi perché siamo poveri d’anima, siamo alienati e ci sentiamo deprivati e inquieti, ci siamo separati dalla totalità. Il nostro mondo spirituale è diventato povero e ci fa attaccare a cose povere, per questo siamo inquieti. Qualcosa sempre ci sfugge. Cerchiamo fuori di noi ciò che abbiamo dimenticato dentro. C’è una mancanza, un bisogno che sempre ci muove. Dimentichiamo di possedere tesori e vie, e porte che si aprono su altri mondi. La mente razionale ha frantumato tutto, anche il nostro cuore, ma la mente intuitiva ci può riportare al significato originario e dunque alla pace. Il viaggio all’interno di noi è anche un viaggio per scoprire il senso della nostra vita e guarire dal nostro dolore. Il mondo è molto di più di quello che sembra e noi stessi siamo molto di più di quello che crediamo. La sofferenza esiste in una certa visione del mondo e può attenuarsi se allarghiamo i nostri confini, tornando a essere quello che siamo: creature spirituali.

 

Spazio e tempo sono solo apparenze. Persino la fisica nucleare ha scoperto che, se due elettroni fanno un lavoro comune e poi sono allontanati, resta tra loro un legame, così che se si sollecita con una informazione uno, anche l’altro, lontanissimo, riceve la stessa informazione. Essi formano una diade telepatica, come madre e figlio, che sembrano due ma sono uno; e se al figlio accade qualcosa di grave, la madre lo sa subito, con un sogno o una visione. La diade è fuori del tempo. Non è una coppia di esseri staccati ma una coppia di informazione, in cui un messaggio si accende allo stesso tempo, una coppia telepatica, che patisce insieme. Non c’è più la distanza o il tempo ma solo il significato.

 

Dunque c’è un mondo che sembra disteso nello spazio e allungato nel tempo, e un mondo sincronico dove il significato è qui, ora, istantaneamente e la nostra mente può passare da una visione all’altra.

 

La madre ebbe una visione e disse al marito "Fabio ha avuto un incidente di macchina, è steso su un prato con la gamba rotta, corriamo!", salirono in auto e lei guidò il marito nel luogo esatto dell’incidente, trovarono il figlio steso sul prato con la gamba rotta. La visione è un sogno ad occhi aperti.

 

Questa assenza del tempo è tipica del sogno, ma a volte i segnali si proiettano nel mondo esterno, come se anche le cose ci parlassero, facessero parte di noi.

 

Uno muore: il suo orologio si ferma o si spacca il suo specchio.

 

L’evento morte ferma l’orologio che segnava lo scorrere del tempo materiale o spacca lo specchio che rifletteva l’immagine. Jung chiamava questo ‘sincronicità’= uno stesso significato in due oggetti diversi, mondo dell’anima e mondo della natura, come se le cose partecipassero alla nostra vita, la sottolineassero, fossero legate in reti di senso con noi. Questo è assurdo in un mondo materiale scientifico, ma è perfettamente comprensibile in un mondo d’anima.

 

Quando la mia amica Licia morì, era agosto, e noi amiche eravamo sparse in vari luoghi di vacanza, molte ebbero un avviso da fatti che avvennero nello stesso istante della sua morte. Laura era in montagna e una tazza cadde improvvisamente giù da una mensola e si spaccò al suolo. Graziella rovesciò una boccetta d’inchiostro. Io entrai in una grande agitazione nervosa e mi si bloccarono tutti i rubinetti del gas, non potevo più accendere nessun fornello, anche il rubinetto principale era bloccato. Altre rovesciarono improvvisamente recipienti con liquidi o ebbero capogiri. C’erano stati sogni premonitori. L’evento morte fu avvertito in tutta l’area affettiva come se l’amore fosse un’isola di risonanza, un’unica unità informativa che comprendeva persone e cose. La lontananza spaziale non influì affatto né la nostra ignoranza. L’informazione fu simultanea. Anche l’ambiente materiale trasmise il messaggio.

 

Nell’atto sincronico, come nel sogno o nella chiaroveggenza, è come se ci fosse un rapporto telepatico tra cose e persone, ovviamente la fisica classica lo nega, ma la fisica quantistica è molto più aperta, lo stesso premio Nobel della fisica Wolfgang Pauli si interessò alla sincronicità.

 

Jung è uno strano personaggio e io sono lieta di essere una sua studiosa. Io sono una psicologa junghiana, Jung è una psicoanalista svizzero più giovane di Freud e molto diverso, affascinante. Freud è legato al sesso, Jung rivolto allo spirito.

 

Anche la sua morte presentò elementi sincronici. Morì a 86 anni dopo una breve malattia. Salvo un infarto non era mai stato malato.

 

Un quarto d'ora dopo la sua morte, scoppiò un violento temporale e un fulmine a ciel sereno spaccò per tutta la sua lunghezza il grande pioppo sulla riva del suo giardino sotto cui era solito sedersi. Il fulmine segò il tronco fino a terra e spostò le pesanti pietre del muretto di recinzione. Questo evento suggellò in modo spettacolare ciò che egli aveva sempre affermato, che l'uomo non è una parte separata dell'universo, ma che l'universo è una trama che comprende tutto. Nel momento della sua morte amici e conoscenti ebbero segnali sincronici. Molti avevano avuto sogni premonitori.

 

L’evento sincronico spesso parla per simboli, è la metafora di un significato, come il sogno, sognare o avere premonizioni da svegli è la stessa cosa, il sensitivo è un sognatore sveglio, che sogna a occhi aperti. Quando abbiamo sogni o eventi paranormali è difficile dire cosa siano spazio e tempo. Non ci sono più. Sono solo accessori di un certo tipo di conoscenza. Il sensitivo, lo sciamano, il mistico possono farne a meno e aprirsi a una conoscenza più grande, immediata.

 

La mente razionale è solo uno strumento, ma il mio cammino non è lo strumento, posso usare veicoli più rapidi e andare oltre e conoscere meglio. Il viaggio all’interno degli stati modificati di coscienza è un viaggio straordinario, che ci fa uscire da una prigione e allarga visione e conoscenza.

 

Noi non sappiamo bene cosa sia il mondo, è ciò che immaginiamo che sia, il nostro modo di vedere il mondo lo crea. Il mondo non è una realtà oggettiva ma una creazione virtuale della mente; gli scienziati sanno benissimo che, se cambiamo le coordinate cambia anche la realtà. In India da seimila anni si studiano tecniche per destrutturare la mente e darle percezioni diverse. Il Buddhismo tantrico, per esempio, è una tecnica di destrutturazione mentale che apre altri universi.

 

Con l’emisfero sinistro elaboriamo la veglia, con l’emisfero destro sogniamo o abbiamo intuizioni, due realtà. I sogni ci mostrano che la mente può costruire una visione che ci sembra reale quanto quella della veglia. Allo stesso modo ci sembra reale la vita e potrebbe essere solo un sogno virtuale da cui un giorno ci sveglieremo. Quando cominciamo ad aprire l’altra mente, vediamo altri colori, sentiamo altri profumi, intuiamo altri significati.

 

Ciò che chiamiamo realtà è una costruzione convenzionale, limitata, che dipende da come siamo abituati a elaborare le cose, ma il mondo non è solo questo. Questa mente qui ha costruito questo mondo qui in una certa geometria spazio-temporale, ma può uscirne e conoscere diversamente. La mente è come un apparecchio radio fisso su una stazione ma capace di cambiare frequenza. Cambiando frequenza alle onde mentali, posso avere percezioni diverse. La meditazione è il primo passo perché abbassa le frequenze mentali, è in grado di abolire lo spazio-tempo, e può aprirci di colpo una porta su un’altra dimensione.

 

Noi viviamo in un tempo lineare, in cui la coscienza scorre su un binario, vive il presente perdendo il passato, non vede il futuro. Ma il sogno no. Fino a Einstein la fisica classica pensava che il tempo fosse un assoluto, ma è solo una prospettiva della mente, che con esso costruisce uno dei tanti universi possibili. Se cambiamo i modi del conoscere, cambia la realtà conosciuta. La fisica quantistica ha nuove intuizioni, lo, scopre che il tempo è assente o si comporta in modo bizzarro. Basta rallentare le frequenze cerebrali per avere percezioni molto strane.

 

Freud usava le associazioni del sogno solo per il passato, prendeva un pezzetto di sogno e chiedeva alla paziente cosa le veniva in mente e l’inconscio legava in modo mirato il pezzetto di sogno a un problema del passato. Ma uno studioso dei sogni, DUNNE, ha detto che con lo stesso metodo si può conoscere il futuro, che può essere evocato come il passato, se il soggetto entra in una forma di attenzione continua, ricettiva, fluida, spersonalizzata, che è poi la svagatezza vacua del sensitivo.

 

Dunne lesse il titolo di un libro che non conosceva e scrisse quello che gli veniva in mente a catena; il libro era un giallo, gli venne in mente una pendola che segnava le 10,30, e poi, leggendo il libro, scoprì che questa pendola era il nodo centrale del giallo, anche se compariva solo a metà libro.

 

Dunque nella mente disidentificata, come nella mente del sogno, agisce una capacità che viaggia a due sensi, che ricorda il passato e anche il futuro, come se tutto fosse conosciuto ora. Io uso a volte questa mente ricettiva, mi danno il nome di persona a me ignota e io dico tutte le cose che mi vengono in mente, lo descrivo, vedo elementi della sua infanzia o fatti che non gli sono ancora successi; in genere l’esperimento ha buoni risultati. Come è possibile? Anche la visualizzazione è un ‘sogno a occhi aperti’. La mente ricettiva arriva ad uno spazio vuoto, e se accetta tranquillamente questo vuoto, può andare oltre, emerge qualcosa, il futuro come il passato. Non c’è più il tempo. La storia non è lineare ma tutta qui ora come fosse la memoria di un enorme computer che ha l’informazione totale. E posso avere sprazzi a caso, ogni volta cose diverse, come se girassi attorno a un oggetto, vedendo ora una parte, ora l’altra.

 

Nei sogni spesso avviene questo, a volte si sente che i sogni sono seriali, c’è uno stesso messaggio che viene dato in modi diversi, attraverso metafore, come tessere di un puzzle.

 

Dunne diceva che la memoria si muove nei due sensi come conoscenza globale e può ricordare il futuro. Il tempo potrebbe essere un continuum con due versi di percorrenza e, nel sogno, a volte, appare proprio questa lettura a doppio binario, la fine del sogno è il suo inizio o il sogno è un flash sul futuro o su un passato, secondo quanto ci serve. Attivare la mente straordinaria vuol dire entrare nell’archivio totale, i sogni di premonizione si intensificano e le intuizioni salviche.

 

Freud voleva che i sogni si riferissero solo al passato, ma Jung aveva avuto molti sogni premonitori.

 

Il tempo è una cosa strana, i filosofi se ne sono occupati da sempre inutilmente, S. Agostino lo chiamava ‘una dimensione dell’anima’. Il fatto è che il tempo è solo un modo di vedere, come mettersi gli occhiali o il binocolo. Possiamo vedere nel tempo o senza.

 

Nel nastro di Moebius una mosca cammina sul lato A di un nastro e può di colpo trovarsi sul lato B, per una distorsione dello stesso. Per la mente potrebbe essere la stessa cosa; in stato modificato di coscienza la nostra mente passa istantaneamente da un universo a un altro, uno col tempo, l’altro senza. dominato da spazio e tempo e causa, l’altro senza. Il passaggio avviene istantaneamente nel sogno straordinario o nella visione.

 

Dunne diceva: "I sogni di preveggenza dicono che non siamo prigionieri del presente", forse siamo NAVIGATORI, che possono andare in ogni direzione, non ci sono direzioni fisse ma solo informazioni possibili. Dunne era un uomo molto intelligente, era un ingegnere aeronautico che amava la matematica e la fisica e faceva ipotesi filosofiche. Ipotizzò un ‘io’ che vive ogni fotogramma della vita coinvolto in esso, e un altro che può vedere l’intero film da fuori. Se il primo cessa di occupare tutto il campo della coscienza, il secondo può avere informazioni superiori. Forse siamo navigatori interdimensionali imprigionati in una navicella spaziale e temporale ma sempre in grado di uscirne, assistiamo allo scorrimento della realtà come uno spettatore assiste alle sequenze di un film, ma possiamo vedere il film tutto insieme o dare un’occhiata ai fotogrammi futuri.

 

Io questo lo avevo sognato.

 

Sognai di essere un puro sguardo in una stanza buia. In mezzo alla stanza era sospeso per aria un proiettore, un raggio di luce entrava e un raggio usciva; ciò che usciva si proiettava su uno schermo. Una voce fuori campo diceva: "Guarda! Ciò che vedi davanti a te è il tuo presente, ma nella stanza esiste anche il tempo futuro e quello passato, è tutta la pellicola, è solo il tuo sguardo che si focalizza sul tempo presente e vede solo quello!".

 

Lo sguardo ordinario focalizza una immagine dopo l’altra; lo sguardo straordinario può vedere il film tutto insieme o capirne di colpo il senso. Immaginate il passato seduto a sinistra e il futuro a destra, pensate ora di poterli guardare entrambi, questo è il tempo spazializzato. C’è un osservatore in noi che ha questa facoltà, può vedere tutta la pellicola distesa. L’occhio che legge scorre una parola dopo l’altra, ma esiste la pagina intera. La mente analogica può vederla, quella logica non può .

 

Nel sogno premonitore la coscienza focalizzata esce di scena e subentra la coscienza dilatata che vede l’intero, non vede bene, vede qua e là, o in modo simbolico, ma ciò che conta è il senso dell’informazione.

 

Può anche vedere la morte, perché la morte è una grande variazione dell’energia e irradia i suoi effetti nel futuro e nel passato come un sasso gettato nel lago che allarga i suoi cerchi. Molti sogni o visioni paranormali riguardano la morte, perché essa è un grande cambio di stato.

 

Io sognai che camminavamo tutti in fila, andavano in un grande magazzino a cambiarci i vestiti (nel sogno cambiare vestito vuol dire morire, cioè lasciare questo abito corporeo. Nel Libro dei Morti tibetano si dice: "Come la sera lasci andare il tuo abito, per indossarne uno al mattino, così con la morte cambierai il tuo corpo con un altro").

 

Il primo era mio padre, poi veniva mia madre, poi mio marito, poi io e dietro mia figlia col suo fidanzato. Mio padre toccò il retro di una macchina e scoppiò come una bollicina (mio padre morì poco dopo, uscì da un supermercato con le borse della spesa, aprì il retro della macchina per metterle su e gli scoppiò un infarto. Poi nel sogno sparì mia madre (mia madre è morta di colpo qualche anno dopo). Poi sparì mio marito. A quel punto io mi trovai sola e mi girai urlando: "Nicoletta" Nicoletta!" ma dietro di me non c’era nessuno.

 

Il mondo dei sogni è un varco di potere, un mondo di conoscenza e anche una porta dimensionale per entrare in realtà parallele. Lo sanno gli sciamani, gli uomini medicina, i veggenti, i santi, gli artisti, i sensitivi, che sono viaggiatori della mente e usano la mente per viaggi d’anima, per aprire altre realtà, conoscere l’ignoto, fare scoperte. La mente logica rifiuta questo, perché vuole controllare l’io, fa un discorso di potere. In un bel libro di fantascienza (‘Dune’) si legge: "Nelle profondità della nostra mente c’è un bisogno ossessivo di un universo logico e coerente. Ma il vero universo è sempre un passo al di là della nostra logica".

 

Forse la realtà oggettiva della scienza è solo una immaginazione ed esistono altre realtà. Elaborare la realtà vuol dire fare un lavoro continuo per cui escludiamo certe cose, ne scegliamo altre, diamo valori e competenze: il cervello è un computer che può trattare in modo diverso uno stesso archivio ma può anche cambiare programma. Se si cambia lo strumento, cambia l’effetto. Programmi diversi aprono mondi diversi.

 

Il mondo occidentale negli ultimi duemila anni ha codificato l’uso dell’emisfero logico e ha prodotto un certo tipo di scienza e cultura. Il mondo orientale ha codificato l’emisfero analogico e ha prodotto una cultura diversa, ma la realtà è pur tuttavia sempre una costruzione virtuale.

 

Potremmo dire che ogni oggetto ha la sua frequenza e che tutti sono allineabili in fasce similari. Il simbolo può essere l’indicatore che individua una banda di frequenze. Per es. se dico Marte, e l’altro risponde rosso, guerra, aggressività, violenza, caldo, ferro ecc., ho parole diverse che indicano una stessa qualità vibrazionale, che mi danno una stessa informazione. Il sogno procede in questo modo, ha il linguaggio analogico della poesia o dell’arte, associa le cose in base a qualità, vibrazioni, frequenze. Jung scoprì equivalenze che erano le stesse per la specie umana, in tutti i tempi, nell’arte, nella religione, nel sogno, nel mito... simboli onnipresenti, come se il tempo non influisse, come se ogni uomo avesse una uguale intuizione capace di cogliere certe analogie. Chiamò questo fondo comune inconscio collettivo e studiò con esso non solo i sogni ma le religioni, i costumi, i riti, i miti, le leggende, le arti, i poemi... per la stessa capacità in tutti i popoli di leggere legami di senso, un’arte dell’anima, eterna che parla all’uomo eterno e che deriva da una mente atemporale.

 

Il simbolo è sempre ora qui. La Genesi è ora, l’Apocalisse è ora, Cristo nasce e muore in questo momento nella mia anima, non è un uomo storico, ma un simbolo di trasformazione. Il mito non è morto, io ne sono il portatore, esso è eterno in me come in ogni uomo che verrà, il simbolo appartiene a una dimensione senza tempo, ed è sempre vivo e attivabile.

 

Una parte di me è eterna ed è quella parte che sogna o ha le visioni.

 

Jung diceva che l’uomo moderno soffre quando si allontana da questo, perde l’anima, acceca l’intuizione, allenta i contatti col sacro, con la natura totale, con la sua eternità.

 

In India parlano di un SAPERE SOLARE e di uno LUNARE. Il sapere solare è chiaro razionale, logico, legato alla materia. Il sapere lunare è oscuro, allusivo e simbolico, attiene allo spirito; è un pensiero sovramentale che eleva la coscienza e guarda più lontano. Noi abbiamo un corpo connesso alla materia ma uno spirito che può trascenderla. Il corpo percepisce l’istante, l’anima vive un destino, lo spirito si solleva all’eterno e può vedere la nostra vita dentro una lunga rete di vite. Tra questi livelli il sogno può fare da ponte, può essere il modo per comunicare con l’UOMO SUPERIORE.

 

Noi possiamo limitarci ai singoli oggetti o possiamo entrare nella ricezione dell’intero. Non è solo un passaggio di conoscenza, ma di coscienza, dalla limitazione dell’io verso il senso del Divino.

 

Tutto è in noi. Tutto può avvenire tramite noi. Il poeta Auden dice:

 

"Il Centro che non posso trovare

 

è noto alla mia mente inconscia

 

Non ho motivo di disperare

 

dato che sto già là."

 

La parte simbolica di me è il viaggiatore eterno, senza tempo. E, quando il viaggio viene riconosciuto, ogni cosa diventa possibile e i sogni si riempiono di splendore, la mente si scioglie dai legami forzati ed è in grado di prevedere il futuro, di superare ogni distanza.

 

Qualche volta sogniamo da svegli con la preveggenza, la chiaroveggenza, la postveggenza. Il sensitivo balza nell’informazione pura, dove i dati non sono nell’ordine ma nel senso e sono conosciuti quando siamo pronti a riceverli. Il sensitivo è colui che dorme vegliando, che ‘vede’ a tratti, come accadeva a Natuzza Evolo o a Padre Pio.

 

Una signora viennese ha avuto un figlio handicappato dalla nascita in modo molto grave e ha passato tutta la vita ad assisterlo, un compito molto duro. Una volta andò da Padre Pio, e lui l’accarezzò e disse: "Povera figlia mia, quanto hai sofferto, il posto per te in Paradiso è già pronto, non è stata colpa tua per tuo figlio, è stata colpa del forcipe!"

 

Padre Pio parlava così, come se vedesse le cose in modo esatto, con una mente del sogno.

 

Questi squarci di conoscenza possono essere del tutto spontanei. Raccontano di me un fatto di cui non ho memoria. Più di dieci anni fa stavo ascoltando una conferenza di parapsicologia, quando d’un tratto mi sono alzata pallida e in preda a grande agitazione e in stato di incoscienza mi sono messa a parlare di colpo. Ho descritto, come se la vedessi sul momento, una grande ombra nera, il Male, che stava dilagando pieno di terribile morte dai Balcani. Ero terrificata e tremavo in tutta la persona, sotto una grave emozione, come se percepissi un’ombra vivente che si allargava producendo sofferenze indicibili. Al tempo non sapevo nulla dei Balcani e per gli altri era lo stesso. Possiamo considerare questo un sogno ad occhi aperti. Ogni tanto mi capita di incontrare delle persone che erano presenti quella sera e che si ricordano di me e mi raccontano quello che successe, ma io non ricordo nulla.

 

Anche senza essere veggenti o profeti, sappiamo tutti che a volte il velo del tempo può squarciarsi di colpo. A volte le informazioni che escono sono banali.

 

Un impiegato ha raccontato che sognava spesso di uscire dal proprio corpo con un corpo sottile che attraversava le pareti e usciva nel mondo esterno. Una notte sognò che usciva nel piazzale davanti la sua casa, c’erano degli alti palazzi e un negozio di ottico con una vetrina curiosa, accanto un cinema a luci rosse che dava un certo film. Anni dopo quei palazzi furono costruiti realmente, anche il negozio di ottico e un giorno mostrò proprio la vetrina del sogno, e accanto il cinema a luci rosse dava proprio quel film. Dunque il sogno aveva viaggiato nel futuro.

 

Il sensitivo può vedere sprazzi nella propria mente, come pezzi di film, a volta l’immagine sembra reale, si proietta fuori in modo allucinatorio.

 

Io ho visto un neonato come se fosse grande, di otto mesi, per tutta una mattina. Non so perché. Il giorno dopo era tornato a essere piccolo.

 

Ognuno ha avuto un sogno premonitore di morte. Sembra che possiamo sognare anche la nostra morte, ma in genere è un sogno che non comprendiamo. Il sogno conosce ‘prima’, come stesse fuori del tempo, è il cercatore che attraversa tutti gli archivi e può entrare nell’archivio totale. Il 50% degli eventi paranormali avviene in sogno, perché esso è un ‘ponte’ dimensionale, ma alcuni possono sognare da svegli, spostando rapidamente le frequenze della mente, come si fa con la manopola di una radio, entrano in stati alfa, vedono immagini, hanno emozioni o sensazioni, sentono odori, provano malesseri...

 

Io ho avuto spesso malesseri molto forti accanto a persone disturbate fisicamente o psichicamente.. C’è un messaggio che dal corpo si comunica al corpo.

 

Uno dei casi più strani che ho trovato è stato un caso di telepatia somatica, da corpo a copro, relativo a una giovane che era stata abbandonata dal padre a 12 anni e non aveva più avuto sue notizie anche se lo aveva pensato spesso con rancore e disperazione. Quando questo padre lontano si ammalò di cancro, lei, pur non sapendone nulla, cominciò a presentare dei sintomi simili (dolore al polmone, astenia, ecc.) come se il suo corpo ricevesse il messaggio della malattia e la mostrasse simulandola, tanto che i dottori cercarono su di lei il cancro e si stupirono di non trovarlo, malgrado i segni delle analisi. Nello stesso tempo lei ebbe delle allucinazioni notturne in cui una voce nella sua stanza rantolava la parola: "Cancro, aiutami! Cancro, aiutami!".

 

L’informazione sembra essere una forza creativa di forma, immagine, malattia, sensazione, come una energia vivente che può essere ricevuta da corpo o mente o proiettarsi nelle cose.

 

Il sensitivo o l’artista o il mistico possono avere esperienze simili, si pensi alle stigmate, o a sogni in forma di realtà, da fuori possono arrivare messaggi molto complessi, come un testo religioso antico, una intera sinfonia, un poema....

 

Io ricevetti l’intera gerarchia angelica che impiegò tutta una notte a essere ricevuta. Non so perché. L’argomento nemmeno mi interessava e le informazioni furono molto precise, per quanto io non sappia nulla della Bibbia.

 

I messaggi possono riguardare qualsiasi cosa, arrivano anche da svegli, come se la mente potesse sintonizzarsi. Il valore di quello che arriva sta nel riscontro successivo, tutto va preso con molta prudenza.

 

Un giorno l’allieva di un corso mi invita a cena e poi mi chiede cosa vedo nel suo futuro, io comincio a tremare e entro in un forte malessere che mi prende lo stomaco, vedo delle viscere sanguinanti, sangue che inonda tutto, sono piena di morte, e leggo qualcosa sulla cronaca di un giornale che attiene a un grosso fatto di sangue. Poco dopo la madre di questa ragazza si ammala di tumore allo stomaco, viene operata, e poi muore. Io non ne so nulla, ma tre mesi dopo ho una notte molto agitata, in cui continuo a svegliarmi pensando che devo telefonare a questa ragazza, di cui non ho il numero, e mi metto a pregare per sua madre. La stessa notte lei sogna che io cerco invano di telefonarle e che alla fine le lascio scritto il mio numero sul muro. La mattina dopo mi telefona e mi avverte che la madre è grave. Io passo la mattina in uno stato di agitazione, a mezzogiorno la tensione si distende di colpo e in quel momento la madre è morta.

 

Ma le premonizioni avvengono più facilmente nel sogno.

 

Prima della morte improvvisa di mia madre ho avuto tre incubi, ma non è che li ho capiti.

 

-Andavo con mia madre su una ripida strada di montagna tra nebbia e pioggia. A un certo punto lei era troppo stanca per procedere e l’ho fatta sedere su una sedia, io sono tornata indietro per prendere la macchina ma ho perso la strada e ero disperata perché’ non lo trovavo più. Notate la precisione del sogno: mia madre è morta in un pensionato, dopo pranzo l’infermiera l’ha fatta alzare per la solita passeggiatina ma lei ha avuto un mancamento, ha detto che era stanca ,’si è seduta su una sedia ed è morta’; -nel secondo sogno io tenevo mia madre morta in braccio che pesava come una bambina, la testa è sparita di colpo e si è trasformata in alcuni grumi di tuorlo d’uovo (la testa indica in genere la parte vitale o intelligente della persona, e l’uovo è segno di rinascita)

 

-nel terzo sogno io abitavo a un piano alto e mia madre a piano terra. Scendevo con l’ascensore e scoprivo che gli zingari avevano rubato tutto lasciando su un lettino una bambina morta. Ero sconvolta, poi mi accorgevo che era viva e si trasformava in una bellissima bambina di nove mesi molto vitale con grandi occhi scuri come quelli di mia madre da giovane. Tornavo su con l’ascensore, per prendere cibo o pannolini, ma poi non trovavo più l’ascensore e ero disperata perché non potevo raggiungere la nuova bambina. Il sogno sembra parlare di reincarnazione, ovunque fosse il nuovo corpo di mia madre, io non potevo più accudirla.

 

La nuova bambina ha nove mesi, e nove è il periodo del concepimento, i piani della casa sono le dimensioni dell’essere, gli zingari le forze oscure della vita, l’essere derubati è il senso che si prova quando ci muore qualcuno, scale o ascensori o strade in salita indicano un cambio dimensionale.

 

Informazioni extratemporali possono venire in stato di trance, anche se la trance è una condizione particolare non paragonabile al sogno.

 

-Alcuni mesi prima della morte di mia madre, in una scrittura automatica, era venuto: "Tua madre avrà una morte dolce, come una bambina che si addormenta. In qualche punto di te c’è già la disperazione della sua perdita". Come se noi avessimo una intelligenza inconscia che conosce le cose prima e può anche cominciare a soffrire prima che le cose accadano nel tempo e che noi le conosciamo.

 

Spesso ho trovato che i sogni premonitori di morte sono collegati al numero tre e al nove, per es. il sogno viene nove mesi prima della morte reale, come se la morte fosse una specie di nascita con nove mesi di incubazione. Nei miei sogni del resto la morte viene sempre chiamata ‘nascita’. E nelle corse nel tunnel della morte ho sempre percepito di nascere con gran gioia non di morire.

 

Io ho ascoltato nella mia vita migliaia di sogni, tutti molto interessanti. Questo è uno degli ultimi. Notate come elementi reali sono mescolati a elementi simbolici:

 

"La madre di Enza muore. Lei e la sorella la preparano, scelgono il vestito più bello, poi pensano che anche la biancheria deve essere bella. Tolgono da un cassetto una sottoveste di seta ma odora di stantio e pensano di lavarla, è estate e asciugherà presto. La sorella porta la sottoveste lavata in terrazza per stenderla ma le vola via e cade di sotto. In quell’istante lei ricorda di colpo un sogno fatto 30 giorni prima: aveva sognato che la madre cadeva dalla terrazza, lei e la sorella andavano a prenderla e la trovavano morta sul terreno, con un filo di sangue che le usciva dalla bocca. Accanto a lei una neonata di due mesi vestita di bianco. La sorella racconta il sogno a Enza e osservano che, quando la madre è morta, un filo di sangue le usciva dalla bocca. Non sanno spiegarsi la neonata. Ma, quando le due sorelle vanno nella camera ardente, vedono che ci sono due bare, una è quella della madre, nell’altra c’è una bambina di due mesi vestita di bianco"

 

Il Libro Tibetano dei Morti indica molti sogni premonitori di morte:

 

Morirai se: "sogni capelli, carbone o cenere di rogo, sogni di danzare vestito di rosso o nero, sogni di andare verso sud sulle spalle di un orso o di una scimmia, sogni di salire su un formicaio."

 

Se un gruppo culturale riconosce certi simboli come portatori di morte, il sogno li riprodurrà al momento giusto, ma è curioso che ‘cavalcare la scimmia’ sia un segno di morte e la stessa espressione sia usata per i tossici. E trovo significativo il sogno del formicaio: una volta Jung vide i disegni fatti da una bambina tra gli 8 e i 10 anni, e capì che sarebbe morta dopo poco. Infatti la bambina morì dopo due anni dopo per una malattia infettiva improvvisa. La bambina aveva disegnato una serie di incubi. In un disegno si era rappresentata seduta su un formicaio. Noi sappiamo che le formiche prediligono luoghi nocivi all’uomo e fanno lì i loro nidi, punti della terra dove ci sono energie elettromagnetiche negative. Il sogno stabilisce una analogia tra infezione e formicaio, luogo in cui per particolari forze telluriche si abbassa il sistema immunitario umano.

 

Non sempre le immagini dei sogni sono chiare, spesso sono simboliche o appartengono a culture diverse dalla nostra, ma qualche volta i dettagli sono molto precisi.

 

"La moglie del generale russo Toutschkoff sognò per tre volte che il marito veniva ucciso in un luogo detto Borodino. Cercò Borodino sulla carta geografica ma non c’era, perché è un villaggio molto piccolo. Quando Napoleone invase la Russia, combatté presso questo villaggio, e fu proprio lì che il generale morì lì nelle circostanze del sogno".

 

Mentre i sogni premonitori riguardano fatti personali, la PROFEZIA indica eventi storici, collettivi, è un fenomeno raro, molto sconcertante. I ragazzi di Kibeho videro anni prima le stragi del Ruanda.

 

A Kibeho, in Ruanda, un gruppo di sei studenti di una scuola superiore fu colpito da una serie di sogni collettivi da svegli in cui i ragazzi, tutti insieme, più volte, videro l’inaudita violenza di una guerra sanguinaria che avrebbe squassato il paese, i ragazzi videro i fiumi pieni di sangue, le colline di morti, le torture, le gambe spezzate, gli stupri...le loro visioni mostravano il futuro. E quando quegli orrori annunciati si verificarono, la loro scuola si trovò proprio nell’epicentro del massacro.

 

Nel 1500 il medico occultista Nostradamus vide in stato allucinatorio la storia d’Europa per un periodo di 2247 anni e la scrisse nelle sue famose quartine.

 

Jung era un grande sensitivo ed ebbe anche delle profezie. Nell’autunno del 13 presentì la prima guerra mondiale, prima a livello fisico, con una lunga oppressione schiacciante, che durò alcuni mesi, poi con incubi e allucinazioni, finché, nell'agosto del ‘14, scoppiò la prima guerra mondiale. Racconta: "Mentre ero in viaggio vidi improvvisamente una spaventosa alluvione che copriva l'Europa come un violento mare di sangue con innumerevoli morti. L’allucinazione durò un'ora e mi lasciò sconvolto. Due settimane dopo la visione si ripresentò e una voce mi disse: "Guarda bene, è tutto vero, sarà proprio così." Sognai ancora che un'ondata di freddo polare calava in piena estate coprendo di ghiaccio la terra, gelando gli alberi e allontanando gli uomini."

 

La precognizione, la chiaroveggenza e la postcognizione sono analoghe al sogno straordinario.

 

Per es. dico alla visitatrice che vedo la sua nascita difficile, la madre malata, la sua infanzia molto triste, un bambino morto nella casa, il padre lontano, nessuno si cura di lei. Vedo che presto avrà un incidente tornando da Milano, sbatterà contro l’auto di un’altra ragazza, un’auto blu, ma a parte lo spavento non si farà nulla, solo si ammaccherà il fianco dell’auto. La cosa puntualmente si verifica.

 

Se la vita è un sogno spazio-temporale, può anche accadere che uno salti in un altro spazio-tempo.

 

Un esempio famoso nella parapsicologia e del tutto inspiegabile è quello di due signore nel parco di Versailles che si trovarono di colpo inserite nella Versailles di prima della rivoluzione, videro la regina Maria Antonietta che dipingeva, il Trianon che era un piccolo edificio ora distrutto, e varie persone di servizio nei vestiti d’epoca. Furono sbalzate in un altro tempo, in un primo momento non se ne accorsero, credevano che ci fosse una festa in costume, descrissero edifici e oggetti che non esistevano più e che furono ritrovati in stampe d’epoca. ma presero tutto per reale. Questi fatti non hanno spiegazione.

 

Noi viviamo in un tempo direzionato, lineare; se aboliamo la direzione, resta un non-tempo. Se aboliamo l'occhio che separa le cose e le distende, resta l'unità del Tutto, come un libro che è lì tutto intero.

 

Un altro caso celebre è quello del famoso veggente svedese Swedenborg. Nel 1759 era in un salotto ed ebbe la visione di un incendio che era scoppiato a Stoccolma, a 300 km di distanza, lo descrisse per due ore come se lo avesse davanti agli occhi, raccontandolo strada per strada, finché si spense a sole tre case dalla sua abitazione. Due giorni dopo, la notizia del grande incendio venne portata davvero da un corriere. Anche qui si era determinato uno spostamento della coscienza.

 

Forse la vita è un sogno personale all'interno di un sogno più grande, o parallela a tutti i sogni possibili; siamo in una bolla all’interno di altre bolle o vicina ad esse e in certi momenti ci è dato di fare un salto. La coscienza vive nel tempo e nello spazio ma lo spirito li trascende e quello che chiamiamo ‘inconscio’ forse è solo uno strumento dello spirito.

 

A volte il salto all’altra coscienza è dovuto a un trauma o a medicinali. Jung a 69 anni, si fratturò una gamba ed ebbe un infarto miocardico; in stato di incoscienza fu curato con ossigeno e iniezioni di canfora ed ebbe una serie di deliri e visioni, ogni notte per tre settimane, una vera esperienza cosmica in cui ci fu una specie di rivelazione sul tempo e lo scopo della vita. L'infermiera gli disse che attorno al suo corpo si era formata una aureola luminosa. Egli si vide sospeso nello spazio e descrisse la Terra avvolta in una luce azzurrina, con la superficie in certi punti macchiata di verde scuro come argento ossidato, come l’hanno vista poi i cosmonauti. "Mi sentivo sospeso nello spazio, come se stessi al sicuro nel grembo dell’universo, in un vuoto smisurato, ma colmo di un intenso sentimento di felicità". "E’ impossibile farsi un’idea della bellezza e dell’intensità dei sentimenti in quelle visioni".

 

Poi vide arrivare un meteorite grande come una casa dentro cui c’era un indù in posizione del loto. Gli parve che tutto il passato scorresse rapidamente davanti a lui e vide chiaramente tutto ciò che era stato. "Sentii di entrare in una stanza illuminata per conoscere tutte quelle persone alle quali in realtà appartengo. Là avrei finalmente capito ciò che era stato prima di me, il perché della mia venuta al mondo e verso cosa dovevo continuare a fluire. La mia vita mi era sempre parsa una storia senza principio né fine, avevo sempre avuto la sensazione di essere un frammento della storia, un brano del quale mancassero le pagine precedenti e seguenti. La mia vita pareva essere tagliata con le forbici da una lunga catena di eventi e molte domande era rimaste senza risposta. Ora avrei potuto avere tutte le risposte. Poi, con molta delusione tornai alla vita. Mi sembrava che questa vita fosse ‘un sistema di cassettine’, un mondo tridimensionale dove ognuno stava in una piccola cassetta, una piccola prigione. Ritornare alla vita fu molto doloroso. ‘Ora devo ritornare in questo mondo grigio’, pensavo. Solo nello spazio mi sentivo sicuro, ‘nel grembo dell'universo, in un vuoto smisurato ma colmo di un intenso sentimento di felicità’." "La vita era una sorta di prigione, fatta per scopi ignoti, che costringeva a credere che essa fosse la realtà.. non mi sono mai liberato dall'impressione che la vita sia solo un frammento dell'esistenza, che si svolge in un universo più grande"

 

Forse davvero la vita terrena è una gabbia virtuale costruita per scopi a noi ignoti, con un potere ipnotico che ci costringe a credere che essa sia reale. Jung intuì cosa fosse l'eternità, 'una realtà obiettiva' in cui presente, passato e futuro sono una cosa sola, e tutto ciò che avviene nel tempo sta insieme in un tutto obiettivo, iridescente e indefinibile.

 

Sperimentò qualcosa di simile per la morte della moglie, la sognò giovane col suo vestito più bello, né triste né lieta, consapevole, senza più passioni. Capì che non era proprio lei, "ma un'immagine prodotta per me, perché la riconoscessi", una figura completa che conteneva tutta la sua vita. "Una completezza tale che si rimane senza parole a contemplarla".

 

Jung definì la vita "un breve intervallo fra due misteri, che sono una cosa sola". La ragione non può spiegarci la morte, la vita, il tempo...ma miti e sogni sono pieni di intuizioni. Noi viviamo in questo mondo con questa mente e non possiamo vedere le cose che come le vediamo. Siamo limitati e legati. Ma dentro di noi c’è un anelito ad andare oltre. L’uomo di scienza è scettico su questo, ma in noi c’è un poeta e un viaggiatore che non lo ascoltano. La ragione ci dà confini stretti, ma noi possiamo andare oltre. Se ci fidiamo troppo dell’intelletto, la vita si impoverisce, perdiamo la voce dello spirito e diventiamo sofferenti.

 

Chissà’! Forse in noi ci sono realmente due vie.

 

Le Upanishad indiane hanno dei versi bellissimi per indicare due parti: la coscienza che vive la vita materiale attaccata alle cose, e lo spirito che sta più in alto, sospeso fuori del tempo e dello spazio, e che fa il testimone:

 

"Ci sono due uccelli,

 

inseparabili compagni,

 

volano sullo stesso albero.

 

Uno mangia il dolce frutto,

 

l’altro

 

sta a guardare senza mangiare."

 


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