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GLOSSARIO DEI TERMINI MAGICI E PARANORMALI E SUI NOMI DEI RELATIVI STUDIOSI ILLUSTRI DEL PASSATO |
Paranormale
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Il termine paranormale si applica a quei presunti fenomeni (detti anche anomali) che, secondo la scienza sono inesistenti o anti-scientifici nella loro formulazione teorica o, nel caso di fenomeno esistente, comunque spiegabili sulla base delle conoscenze attuali, mentre secondo i parapsicologi i fenomeni osservati non sono spiegabili in base alle leggi scientifiche attuali e la maggioranza dei parapsicologi si aspetta che future ricerche spieghino queste anomalie anche se ritengono che non saranno spiegabili fino a che non verrà operata una rivoluzione nella scienza attuale[1]. La definizione di fenomeno anomalo è data dagli stessi parapsicologi poiché si tratterebbe di fenomeni difficilmente spiegabili sulla base dei modelli scientifici attuali[1]. La scienza non riconosce l'esistenza del paranormale, i cui fenomeni sono, ad oggi, non provati[2][3][4][5]. Le associazioni che conducono ricerche e operano controlli sui presunti fenomeni paranormali, come l'italiana CICAP, hanno analoga posizione rilevando come ad oggi nessun fenomeno paranormale è mai stato provato come esistente[6]. Indice[mostra] Definizione [modifica]Non esiste di fatto una definizione rigorosa e universalmente condivisa del termine. Alcuni lo usano soltanto per indicare il campo di studio della parapsicologia, cioè le cosiddette "percezioni extrasensoriali" come telepatia, chiaroveggenza, precognizione, i presunti "poteri della mente" come telecinesi e pirocinesi e le manifestazioni di fantasmi. In genere, però, la parola "paranormale" viene usata in senso più ampio, per comprendere tutti i fenomeni considerati scientificamente inattendibili o inspiegabili, come le esperienze extracorporee, il triangolo delle Bermude, i miracoli, i poteri dei fachiri, eccetera. Il Journal of Parapsychology definisce come "paranormale" «qualsiasi fenomeno che in uno o più aspetti superi i limiti di ciò che è considerato fisicamente possibile secondo le assunzioni scientifiche del momento».[7] L'altra caratteristica che accomuna i presunti fenomeni paranormali è la mancanza di prove oggettive a sostegno della loro effettiva esistenza: vengono riferiti numerosissimi esempi di tali anomalie, ma si tratta in genere di testimonianze non documentate oppure di esperimenti eseguiti in modo non abbastanza rigoroso da poter escludere imbrogli o autosuggestione. Le cause per cui molto spesso si parla erroneamente di fenomeni paranormali sono sostanzialmente tre:
Alcuni fenomeni anomali si collocano all'interno di quella che è stata chiamata scienza patologica, cioè quelle idee delle quali “non ci si riesce a liberare”, anche molto tempo dopo essere state dichiarate erronee dalla maggior parte degli studiosi di un dato settore. Gli studi sul paranormale [modifica]
Ricerche sul paranormale sono condotte dai parapsicologi. La parapsicologia iniziò a utilizzare un approccio sperimentale già negli anni trenta con Joseph Rhine[8]. Tra gli anni cinquanta e gli anni settanta nacquero diversi centri di ricerca anche in seno alle università. Dagli anni settanta in poi la considerazione per le ricerche sul paranormale è andata via via scemando. Le ricerche furono considerate inconcludenti e i parapsicologi si trovarono di fronte la forte opposizione dei loro colleghi accademici[9] . Alcuni effetti che sembravano essere paranormali, ad esempio l'effetto Kirlian, scomparvero quando furono testati sotto stretti controllo[9]. Molti laboratori di ricerca statunitensi furono chiusi[9]. Dopo ventotto anni di ricerche il Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory ha chiuso i propri laboratori nel 2007[10]. Presunti preconcetti sul paranormale e rapporto con la scienza [modifica]La scienza non accetta il paranormale perché è inspiegabile [modifica]Nel linguaggio corrente si tendono a confondere i fenomeni scientificamente non spiegati con i fenomeni paranormali. Esiste invece una netta differenza fra questi due concetti. I primi sono quei fenomeni (biologici, fisici eccetera), osservabili anche in condizioni scientificamente controllate, ai quali però la scienza non è in grado di dare una spiegazione (per esempio: siamo in grado di descrivere i fulmini globulari e il loro comportamento, ma non sappiamo ancora spiegare il modo in cui si formano). I secondi sono invece fenomeni che nonostante le numerosissime affermazioni contrarie, non sono stati mai finora osservati in condizioni scientificamente controllate, soprattutto per quanto riguarda la ripetibilità degli esperimenti. La differenza non corre affatto, come si crede spesso, tra fenomeni "non ancora spiegati" e fenomeni "inspiegabili tout-court". È proprio l'osservazione di fatti veri non spiegati che ha sempre portato evoluzione nelle teorie scientifiche (si pensi ad esempio alle osservazioni che hanno portato alla formulazione della teoria della Meccanica Quantistica)[6]. Viceversa, numerosissimi fenomeni "paranormali" sono in realtà spiegabilissimi in base alle conoscenza scientifiche (e in certi casi anche banali trucchi di illusionismo). In genere, al crescere del controllo dell'esperimento per prevenire errori o frodi, i fenomeni paranormali diminuiscono di frequenza, fino a scomparire del tutto quando si applica un controllo scientifico rigoroso. La differenza tra "scientifico" e "non scientifico" corre quindi tra fenomeni osservabili in condizioni scientificamente controllate, e fenomeni non osservabili in tali condizioni, e non tra fenomeni "spiegabili" e "inspiegabili". La scienza rifiuta ciò che non sa spiegare [modifica]Un secondo errore comune consiste nella credenza per cui la scienza rifiuta ciò che non può capire[6]. Al contrario, la scienza esiste per investigare esattamente quel che non si sa (ancora) spiegare. Lo scienziato che riuscisse a riprodurre un fenomeno di telecinesi, o di telepatia, o di precognizione, diverrebbe non solo famoso, ma soprattutto ricchissimo. Non è quindi credibile che esista, come affermano coloro che credono nel paranormale, una "congiura" fra gli scienziati per mettere a tacere i risultati favorevoli alle teorie parapsicologiche. La tesi di chi crede nei fenomeni paranormali è che tra gli scienziati sia molto diffuso uno scetticismo aprioristico, ossia una tesi preconcetta secondo cui il paranormale non può esistere. Da parte loro gli scettici fanno notare[11] che su taluni effetti (ad es. "Effetto Marte" di Gauquelin) anche gli stessi paraspicologi (dopo anche 15 anni di studi) hanno dovuto convenire sull'assenza di fenomeni anomali. Più semplicemente la scienza non riesce a trovare alcun vero fenomeno paranormale da spiegare [...] la telepatia, la psicocinesi, o la chiaroveggenza non sono 'inspiegabili', sono molto più banalmente non-accaduti, nel senso che tali fenomeni non si sono mai verificati in condizioni di controllo[6]. Fenomeni ed eventi considerati un tempo "paranormali" (come il fulmine) fanno oggi parte del campo di studio "normale" della scienza, mentre discipline che erano un tempo assolutamente scientifiche sono passate nel campo del "paranormale" nella misura in cui non sono state più in grado di rispondere ai criteri minimi di verificabilità richiesti da nuovi concetti di scienza. Un esempio di tale tipo è l'astrologia. La scienza rifiuta ciò che non si piega ai suoi metodi [modifica]La scienza non è il sapere tout-court, e l'epistemologia lo afferma con chiarezza. La scienza è una forma di sapere umano: quello che riesce a fondare le sue affermazioni su un preciso metodo, detto metodo scientifico, che richiede che un'affermazione, per essere considerata "vera", sia tra le altre cose verificabile (e secondo Karl Popper, falsificabile). Il problema con il paranormale sorge perché, secondo gli scettici, chi lo studia afferma di potere aspirare a una verità di tipo scientifico, senza però sottoporsi alle verifiche tipiche del metodo scientifico. Semplificando un poco, in un esperimento scientifico è sempre necessario riuscire a verificare:
Fra queste altre caratteristiche la più importante è che il campo dell'esperimento deve essere chiaramente delimitato, e che va definito con chiarezza prima di iniziare l'esperimento cosa si consideri una "riuscita" e cosa un "fallimento" dell'esperimento stesso. Nel caso delle ricerche sul cosiddetto "paranormale", invece, spesso una, talvolta più di una, in qualche caso tutte queste regole non vengono rispettate. I tentativi che i ricercatori di estrazione scettica hanno fatto di porre in condizioni di controllo chi asseriva di avere poteri paranormali si sono, fino ad oggi, conclusi con l'assenza di risultati. Secondo i sostenitori dell'esistenza del paranormale questo non implicherebbe che il paranormale non esista: potrebbe semplicemente darsi che gli esperimenti non siano ancora adeguati, esattamente come le onde radio esistevano anche prima che gli esseri umani fossero in grado di captarle e misurarle. Secondo tale tesi, se la situazione è questa, la scienza avrebbe bisogno di ampliare i proprio campo di conoscenze scientifiche per poter spiegare i cosiddetti fenomeni paranormali, inspiegabili secondo gli attuali paradigmi[1] . Quanto detto fin qui, secondo i sostenitori del paranormale, non implicherebbe che i fenomeni paranormali siano "falsi" ma che non esistono le leggi scientifiche entro cui inquadrare un mondo reale, molto più vasto di quello compreso nei confini della scienza[12] o che comunque si tratterebbe di fenomeni per i quali l'indagine tramite metodo scientifico sarebbe inidonea e superata[12]. La tesi dominante tra i sostenitori del paranormale è che l'atteggiamento scientifico verso questo tipo di fenomeni dovrebbe essere oggi quella di apertura e non di tipo scettico, poiché, a detta loro, il termine "scettico" implicherebbe già di per sé un rifiuto aprioristico e un pre-giudizio, che sarebbe incompatibile con quello di imparzialità nella ricerca[13]. Viene tuttavia fatto notare che scetticismo, per definizione, significa proprio ricercare la verità in assenza di pregiudizi[14]. Viceversa, la tentazione di annacquare il metodo scientifico, diminuendo il livello e il rigore del controllo e delle verifiche fino a che si ottengono infine risultati, può solo portare discredito a questo campo di ricerca, come dimostra la circostanza che ad oggi il paranormale è ricompreso nell'area delle pseudoscienze. Alchimia Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. bussola Disambiguazione – "Alchimista" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Alchimista (disambigua). Se hai problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui. L'alchimia
L'alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che combina elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, semiotica, metallurgia, medicina, misticismo e religione. Il pensiero alchemico è considerato da molti[1] il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico.
Vi sono tre grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti:
conquistare l'onniscienza creare la panacea universale, un rimedio cioè per curare tutte le malattie, per generare e prolungare indefinitamente la vita trovare un metodo per trasmutare tutti metalli vili in oro.
La pietra filosofale, sostanza di tipo etereo (che potrebbe essere una polvere, un liquido o una pietra), era il fine ultimo di ogni alchimista. Ogni alchimista mirava alla creazione di questa pietra che era considerata il fine ultimo dell'alchimia o arte regia.
L'alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implicava un'esperienza di crescita ed un processo di liberazione e di salvezza dell'artefice dell'esperimento. In quest'ottica la scienza alchemica veniva sacralizzata e ricondotta ad un tipo di conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, cosicché i processi e i simboli alchemici possiedono sovente un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale in connessione con quello prettamente materiale della trasformazione fisica[2].
Il termine alchimia deriva dall'arabo al-kimiyah, al-kimiyà o al-khimiyah (الكيمياء o الخيمياء), composto dell'articolo al- e della parola kimiyà che significa "pietra filosofale" e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa "fondere", "colare insieme", "saldare", "allegare", ecc. (da khumatos, "che è stato colato, un lingotto"). Un'altra etimologia collega la parola con Al Kemi, che significa "l'arte egizia", dato che gli antichi Egiziani chiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico[3]. Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya, termine cinese che significa "succo per fare l'oro". Il laboratorio dell'alchimista, illustrazione di Hans Vredman de Vries. Heinrich Khunrath. Amphitheatrum sapientiae aeternae (Amburgo, 1595) Indice
Introduzione
Per comprendere l'alchimia, bisogna considerare come la conversione di una sostanza in un'altra, che formò la base della metallurgia fin dal suo apparire verso la fine del Neolitico, appariva, in una cultura senza alcuna conoscenza formale di fisica o chimica, come un'opera magica. Nei tempi remoti, una fisica priva di una componente metafisica sarebbe stata parziale ed incompleta al pari di una metafisica sprovvista di manifestazione fisica. Pertanto, per gli alchimisti non vi fu ragione alcuna di separare la dimensione materiale da quella simbolica o filosofica[4]. L'alchimista di Pieter Bruegel il Vecchio
La trasmutazione dei metalli di base in oro (ad esempio con la pietra filosofale o grande elisir o quintessenza o pietra dei filosofi o tintura rossa) simboleggia un tentativo di arrivare alla perfezione e superare gli ultimi confini dell'esistenza. Gli alchimisti credevano che l'intero universo stesse tendendo verso uno stato di perfezione, e l'oro, per la sua intrinseca natura di incorruttibilità, era considerato la più perfetta delle sostanze. Era anche logico pensare che riuscendo a svelare il segreto dell'immutabilità dell'oro si sarebbe ottenuta la chiave per vincere le malattie ed il decadimento organico; da ciò l'intrecciarsi di tematiche chimiche, spirituali ed astrologiche che furono caratteristiche dell'alchimia medievale.
La scienza dell'alchimia ebbe inoltre una notevole evoluzione nel tempo, iniziando quasi come un'appendice metallurgico-medicinale della religione, maturando in un ricco coacervo di studi, trasformandosi nel misticismo ed alla fine fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne.
Fino al XVIII secolo, l'alchimia era considerata una scienza seria in Europa; per esempio, Isaac Newton impiegò molto più tempo allo studio dell'alchimia piuttosto che a quello dedicato all'ottica o alla fisica[5], per le quali divenne famoso. Tuttavia Newton mantenne sempre un notevole riserbo intorno ai suoi studi alchemici, e non pubblicò mai opere sull'argomento. Fu l'economista John Maynard Keynes che nel 1936 rese pubblici manoscritti newtoniani sull'alchimia, dei quali era entrato in possesso ad un'asta.
Altri eminenti alchimisti del mondo occidentale furono Ruggero Bacone[6], San Tommaso d'Aquino[7], Tycho Brahe[8], Thomas Browne[9], il Parmigianino[10], Giordano Bruno[11], e fra gli ultimi Cagliostro[12]. Il declino dell'alchimia iniziò nel XVIII secolo con la nascita della chimica moderna, che fornì una più precisa e reale struttura per le trasmutazioni della materia, e la medicina, con un nuovo grande disegno dell'universo basato sul materialismo razionale.
La storia dell'alchimia è diventata un prolifico campo per speculazioni accademiche. Via via che l'ermetico linguaggio degli alchimisti andava gradatamente decifrato, gli storici hanno cominciato a trovare connessioni intellettuali tra quella disciplina ed altre componenti della storia culturale occidentale, come le società mistiche, del tipo di quella dei Rosacroce[13], la stregoneria e naturalmente l'evoluzione della scienza e della filosofia. Processo alchemico L'alchimista in cerca della Pietra Filosofale (1771) di Joseph Wright of Derby (Derby Museum and Art Gallery, Derby, Regno Unito).
L'opus alchemicum per ottenere la pietra filosofale avveniva mediante sette procedimenti, divisi in quattro operazioni, Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione, e tre fasi, Soluzione, Coagulazione e Tintura[14].
Attraverso queste operazioni la "materia prima", mescolata con lo zolfo ed il mercurio e scaldata nella fornace (atanor), si trasformerebbe gradualmente, passando attraverso vari stadi, contraddistinti dal colore assunto dalla materia durante la trasmutazione.
Il numero di queste fasi, variabile da tre a dodici a seconda degli autori di trattati alchimistici, è legato al significato magico dei numeri.
I tre stadi fondamentali sono[15]:
Nigredo o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi; Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi; Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi;
Il concetto di sulphur et mercurius
Si tratta, letteralmente, di "zolfo e mercurio", cioè, nel linguaggio simbolico dell'alchimia, di due essenze primordiali visti nel quadro di un sistema dualistico che ritiene qualsiasi materiale come miscela di questi due componenti, vale a dire di un elemento "in combustione" (zolfo) e di uno "volatile" (mercurio), dotati di gradi diversi di purezza e in un diverso rapporto di mescolanza tra loro. Da Paracelso (1493-1541) venne poi aggiunto un terzo elemento, il sal (il sale), che doveva costituire la tangibilità: quando il legno è in combustione, la fiamma prende origine dal sulphur, il mercurius trapassa in evaporazione, mentre il sal ne è la cenere residua[16]. Simboli alchemici
L'universo alchemico è pervaso di simboli, che, intrecciandosi in mutue relazioni, permeano le varie operazioni e gli ingredienti costitutivi del processo per ottenere la pietra filosofale.
Così per esempio l'oro e l'argento acquisiscono nell'iconografia alchemica i tratti simbolici del Sole e della Luna, della luce e delle tenebre e del principio maschile e femminile, che si uniscono (sizigia) nella coniunctio oppositorum della Grande Opera (Rebis). Simboli astrologici Simboli da un libro sull'alchimia del XVII secolo. I simboli utilizzati hanno una corrispondenza univoca con quelli utilizzati nell'astrologia del tempo.
Gli elementi cosmici avevano grande importanza non solo per la loro influenza sui processi alchemici, ma anche per il parallelismo che li legava agli elementi naturali, in base alla credenza che "ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto".
Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi celesti del sistema solare conosciuti dagli antichi era associato con un determinato metallo
La lista del dominio dei corpi celesti sui metalli è la seguente[17]:
Il Sole governa l'Oro La Luna è connessa con l'Argento Mercurio, Mercurio Venere, Rame Marte, Ferro Giove, Stagno Saturno, Piombo
Sia i metalli che i corpi celesti erano in relazione con l'anatomia umana e le sette viscere dell'uomo. Simboli animali L'uroboro in un'incisione di Lucas Jennis nel trattato alchemico De Lapide Philisophico.
Nelle illustrazioni dei trattati medievali e di epoca rinascimentale compaiono spesso figure animali e fantastiche. I tre principali stadi attraverso i quali la materia si trasformava, la nigredo, l'albedo e la rubedo erano rispettivamente simboleggiati dal corvo, dal cigno e dalla fenice.
Quest'ultima, per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, incarna il principio del "nulla si crea e nulla si distrugge", tema centrale della speculazione alchimistica.
Inoltre, era sempre la fenice a deporre l'uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare.
Anche il serpente ouroboros, che si mangia la coda, ricorre spesso nelle raffigurazioni delle opere alchemiche, in quanto simbolo della ciclicità del tempo e dell'"Uno il Tutto" ("En to Pan"). Storia
L'alchimia abbraccia alcune tradizioni filosofiche che si sono propagate per quattro millenni e tre continenti, e la loro generale inclinazione per un linguaggio criptico e simbolico rende difficile tracciare le loro mutue influenze e relazioni.
Si possono distinguere almeno due grandi canali, che sembrano essere in gran parte indipendenti, almeno nelle tappe più remote: l'alchimia orientale, attiva in Cina e nella zona della sua influenza culturale, e l'alchimia occidentale, il cui centro nei millenni è slittato tra Egitto, Grecia, Roma, il mondo islamico ed alla fine l'Europa. L'alchimia cinese fu strettamente connessa al Taoismo, mentre quella occidentale sviluppò un proprio sistema filosofico, connesso solo superficialmente con le maggiori religioni occidentali. Se queste due tipologie abbiano avuto una comune origine e fino a che punto si siano influenzate l'una con l'altra è tuttora oggetto di questione. Alchimia cinese
Mentre quella occidentale fu più concentrata sulla trasmutazione dei metalli, l'alchimia cinese ebbe una maggiore connessione con la medicina[18]. La pietra filosofale degli alchimisti europei può essere comparata con l'elisir dell'immortalità cercato dagli alchimisti cinesi. Comunque, da un punto di vista ermetico, questi due interessi non erano separati e la pietra dei filosofi era spesso equiparata all'elisir di lunga vita. Testo attribuito a Ge Hong.
La Cina appare il centro di una tradizione alchemica molto antica, risalente forse al IV-III secolo a.C., ma documentata con sicurezza per la prima volta nel Ts'an T'ung Ch'i, scritto verso il 142 a.C. da Wei Po-Yang, sotto forma di commentario all'I-Ching, Libro delle Mutazioni. In questa opera, classico del Canone taoista, l'autore afferma che i contenuti del Libro delle Mutazioni, delle dottrine taoiste e dei procedimenti alchemici siano variazioni di un'unica materia sotto il travestimento di nomi diversi. Egli fonda il processo alchimistico sulle dottrine dei cinque stati di mutamento, erroneamente chiamati "elementi" (acqua, fuoco, legno, metallo e terra) e dei due contrari (yin e yang): di questi due, il primo è associato alla luna ed il secondo al sole, e dalla loro dinamica si originano gli elementi. Ogni elemento combinato con yang differirebbe da quello combinato con yin, nel senso che il primo è attivo e maschile, il secondo passivo e femminile. Il testo, di non facile interpretazione, per le sue interferenze con dottrine cosmologiche e magiche, presenta una concezione evolutiva dei metalli e il loro trasferimento su piani non sperimentali, ora psichici, ora cosmici. Nel IV secolo l'alchimia ha un nuovo grande maestro in Ko Hung, detto Pao-p'u-tzu, che aggiunge alle tecniche indicate alcuni particolari metodi taoisti destinati alla conquista dell'immortalità. Questo fu l'avvio per una sempre più stretta connessione con forme taoiste di medicina tradizionale cinese ed una ricca fioritura di opere fino al XIII secolo.[19]
Le scuole di alchimia cinese, pur avendo come obiettivo comune la ricerca dell'immortalità, si differenziavano per i metodi di ricerca:
Gli alchimisti della scuola esterna si occupavano prevalentemente della ricerca dell'elisir di lunga vita attraverso la produzione di rimedi, elisir e pillole dell'immortalità, le cui componenti erano in gran parte sostanze vegetali e in misura minore sostanze animali e minerali.
Gli alchimisti della scuola interna, invece, ricercavano l'immortalità attraverso l'utilizzo di pratiche fisiche e mentali che provocassero una trasmutazione del corpo, consentendo al praticante di vivere indefinitamente. Il corpo stesso del praticante veniva concepito come un laboratorio alchemico e l'elisir di lunga vita scaturiva teoricamente dalla distillazione di sostanze corporee, prodotte attraverso l'utilizzo delle funzioni vitali (respirazione, circolazione, funzionamento endocrino, etc..) che venivano guidate dall'alchimista.
La medicina tradizionale cinese ha ereditato dall'alchimia esterna le basi di farmacologia tradizionale e dall'alchimia interna la parte relativa al qi gong ed alle ginnastiche mediche. In queste discipline molti dei termini utilizzati sono di chiara derivazione alchemica. Alchimia indiana
Le caratteristiche e la storia della alchimia indiana sono poco conosciute in Occidente. Uno scienziato che visse in Persia nell'XI secolo chiamato al-Biruni ha scritto che gli Indù avevano una scienza simile all'alchimia, che è chiamata rasayana (che significa via del succo (o essenza)), indicando con essa l'uso di una medicina che allontana la vecchiaia. Probabilmente in una fase pre-yogica e pre-tantrica l'immortalità e la felicità sarebbero state ricercate in una pozione di origine vegetale e non metallica. Il padre dell'alchimia indiana è considerato Nagarjuna, figura semileggendaria, ritenuto l'autore di alcuni testi alchemici quali il trattato di magia Kaksaputa Tantra, quello sul mercurio Rasendramangalam e il Susruta Samhita. Il migliore esempio di un testo basato su questa scienza è il Vaishashik Darshana di Kanad (vissuto intorno al 600), che descrisse una teoria atomica circa un secolo prima di Democrito.[20]. Alchimia nell'antico Egitto Ermete Trismegisto
Gli alchimisti occidentali generalmente fanno risalire l'origine della loro arte all'antico Egitto[21]. Metallurgia e misticismo erano inesorabilmente legati insieme nel mondo antico, in cui una cosa come la trasformazione dell'oro grezzo in un metallo scintillante doveva sembrare un atto governato da regole misteriose.
La città di Alessandria in Egitto fu un centro di conoscenza alchemica, e conservò la propria preminenza fino al declino della cultura egiziana antica. Sfortunatamente non esistono documenti originali egizi sull'alchimia. Questi scritti, qualora fossero esistiti, andarono perduti nell'incendio della Biblioteca di Alessandria, nel 391. L'alchimia egiziana è per lo più conosciuta attraverso le opere di antichi filosofi greci, sopravvissute solamente in traduzioni islamiche.
La leggenda vuole che il fondatore dell'alchimia egiziana fosse il dio Thot, chiamato Ermes-Thoth o Ermes il tre volte grande (Ermes Trismegisto) dai Greci. Secondo la leggenda il dio avrebbe scritto i quarantadue libri della conoscenza, che avrebbero coperto tutti i campi dello scibile, fra cui anche l'alchimia. Il simbolo di Ermes era il caduceo, che divenne uno dei principali simboli alchemici. La Tavola di Smeraldo di Ermes Trismegistus, che è nota solamente attraverso traduzioni greche ed arabe, è generalmente considerata la base per la pratica e la filosofia alchemica occidentale.[22] Alchimia greco-alessandrina Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce elementi (filosofia).
Le dottrine alchimistiche della scuola greca passarono attraverso tre fasi evolutive: l'alchimia come tecnica, cioè l'arte prechimica degli artigiani egizi, l'alchimia come filosofia ed infine quella religiosa. I Greci si appropriarono delle dottrine ermetiche degli Egiziani, mescolandole, nell'ambiente sincretistico della cultura alessandrina, con le filosofie del Pitagorismo e della scuola ionica e successivamente dello Gnosticismo. La filosofia pitagorica consiste essenzialmente nella credenza che i numeri governino l'universo e che siano l'essenza di tutte le cose, dal suono alle forme. La Tavola di Smeraldo - versione latina - dal De Alchimia, Norimberga 1541.
Il pensiero della scuola ionica era basato sulla ricerca di un principio unico e originario per tutti i fenomeni naturali; questa filosofia, i cui esponenti principali furono Talete ed Anassimandro, fu poi sviluppata da Platone ed Aristotele, le cui opere finirono per diventare parte integrante dell'alchimia. Si delinea, come base della nuova scienza, la nozione di una materia prima che forma l'universo, e che può essere spiegata solamente attraverso attente esplorazioni filosofiche. Un concetto molto importante, introdotto in quel tempo da Empedocle, è che tutte le cose nell'universo erano formate solamente da quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. A questi elementi Aristotele aggiunge l'etere, la materia di cui sono formati i cieli e che viene denominata quintessenza. La terza fase si differenzia dalla precedente di speculazione filosofica per le caratteristiche di una religione esoterica, per l'abbondanza di rituali misteriosi e per il linguaggio. Nei primi secoli dell'età imperiale, in età ellenistica, si sviluppò una letteratura di carattere filosofico-soteriologico-religiosa, di vario carattere, accomunata dalla pretesa rivelazione da parte del dio Thot-Ermete, da cui il nome di letteratura ermetica. Il supporto dottrinale di questa letteratura è una forma di metafisica che si rifà al Neoplatonismo ed al Neopitagorismo.
Nel II secolo sarebbero stati scritti anche gli Oracoli caldaici, dei quali sono pervenuti solo frammenti, che presentano molte analogie con gli scritti ermetici. In questo momento storico, quindi, si sarebbe operata una fusione tra il patrimonio filosofico greco e la gnosi ermetica, nella quale la grande opera assume connotati di tecnica tesa alla realizzazione in senso interiore e cosmico[23].
Tra gli alchimisti ellenistici vanno citati Bolo di Mende e Zosimo di Panopoli, il primo autore che abbia scritto opere alchemiche in modo sistematico e firmando la propria creazione.[24] Alchimia nel mondo islamico
La distruzione del Serapeo e della Biblioteca di Alessandria segnò la fine del centro culturale greco, spostando il processo dello sviluppo alchemico verso il Vicino Oriente. L'alchimia islamica è molto meglio conosciuta perché meglio documentata e molti dei testi antichi giunti sino a noi si sono preservati come traduzioni islamiche.
Alchimisti islamici come al-Razî[25](in latino Rasis o Rhazes) diedero un contributo fondamentale alle scoperte chimiche, come la tecnica della distillazione, e ai loro esperimenti si devono l'acido muriatico (l'antico nome dell'acido cloridrico), l'acido solforico e l'acido nitrico, oltre alla soda (al-natrun) e potassio (al-qali), da cui derivano i nomi internazionali di sodio e potassio, Natrium e Kalium. L'apporto di nomenclatura alchimistica a tutta la posteriore cultura occidentale è di origine araba: termini arabi sono infatti alchimia, atanor (fornace), azoth (forma corrotta da al-zawq, 'mercurio'), alcool (da al-kohl, indicante una polvere per il trucco ricavata dall' 'antimonio'), elisir (da al-iksīr, "pietra" filosofale) e alambicco. La scoperta che l'acqua regia, un composto di acido nitrico e muriatico, potesse dissolvere il metallo nobile - l'oro - accese l'immaginazione degli alchimisti per il millennio a venire.
I filosofi islamici diedero anche grandi contributi all'ermetismo alchemico.[26]. Al riguardo la più grande e influente figura è probabilmente Jâbir ibn Hayyân (in arabo جابر إبن حيان, il Geber o Geberus dei Latini). Questo importante alchimista, nato agli inizi dell'VIII secolo, fu il primo, a quanto sembra, ad aver analizzato gli elementi secondo le quattro qualità base di caldo, freddo, secco e umido. Jâbir ipotizzò che, siccome in ogni metallo due di queste qualità erano interne e due esterne, mescolando le qualità di un metallo, si sarebbe ottenuto un altro metallo. La grande serie di scritti che gli vengono attribuiti esercitò un'enorme influenza sulle correnti alchimistiche europee.[27] Alchimia nell'Europa medievale Pagina dal trattato di alchimia di Raimondo Lullo (XVI secolo)
Dopo essere caduta alquanto in disuso durante l'alto Medioevo, l'Occidente riprende contatto con la tradizione alchemica greca attraverso gli Arabi. L'incontro tra la cultura alchemica araba ed il mondo latino avviene per la prima volta in Spagna, probabilmente ad opera di Gerberto di Aurillac, che più tardi divenne Papa Silvestro II, (morto nel 1003). Nel XII secolo va ricordata la figura del più importante dei traduttori di opere arabe, Gerardo da Cremona, che interpretò Averroè, tradusse l'Almagesto, e forse alcune opere di Razes e Geberus.[28]
Il rientro vero e proprio dell'alchimia in Europa viene in genere fatto risalire al 1144, quando Roberto di Chester tradusse dall'arabo il Liber de compositione alchimiae, un libro dai forti connotati iniziatici, mistici e esoterici, nel quale un saggio, Morieno, erede del sapere di Ermete Trismegisto, insegna al Re Calid.[29]
Il materiale alchimistico dei testi arabi verrà rielaborato durante tutto il XIII secolo. Alberto Magno (1193-1280) affronta la tematica alchemica nel De mirabilibus mundi[30] e nel Liber de Alchemia di incerta attribuzione. A Tommaso d'Aquino (1225-1274) vengono attribuiti alcuni opuscoli alchemici, nei quali è dichiarata la possibilità della produzione dell'oro e dell'argento.
Il primo vero alchimista dell'Europa medievale deve essere considerato Roger Bacon (1241-1294) un Francescano che esplorò i campi dell'ottica e della linguistica oltre agli studi alchemici. Le sue opere, il Breve Breviarium, il Tractatus trium verborum e lo Speculum Alchimiae, oltre ai numerosi pseudo-epigrafi a lui attribuiti, furono utilizzate dagli alchimisti dal XV al XIX secolo[31].
Alla fine del XIII secolo l'alchimia si sviluppò in un sistema strutturato di credenze, grazie anche all'opera di Arnaldo da Villanova (ca. 1240-ca. 1312), con il suo Rosarium Philosophorum[32], e soprattutto con Raimondo Lullo (1235-1315), che divenne presto una leggenda per la sua presunta abilità alchemica[33].
Nel XIV secolo l'alchimia ebbe una flessione a causa dell'editto di Papa Giovanni XXII (Spondent Pariter) che vietava la pratica alchemica, fatto che scoraggiò gli alchimisti appartenenti alla Chiesa dal continuare gli esperimenti. Misteriosi simboli alchemici incisi sulla tomba di Nicholas Flamel a Parigi
L'alchimia fu comunque tenuta viva da uomini come Nicholas Flamel, il quale è degno di nota solamente perché fu uno dei pochi alchimisti a scrivere in questi tempi travagliati[34]. Flamel visse dal 1330 al 1419 e sarebbe servito da archetipo per la fase successiva della pratica alchemica. Il suo unico interesse per l'alchimia ruotava intorno alla ricerca della pietra filosofale; in anni di paziente lavoro riuscì a tradurre il mitico Libro di Abramo l'ebreo, che avrebbe acquistato nel 1357, e che gli avrebbe rivelato i segreti per la costruzione della pietra dei filosofi.
Nell'alto Medioevo gli alchimisti si concentrarono nella ricerca dell'elisir della giovinezza e della pietra filosofale, credendo che fossero entità separate. In quel periodo molti di loro interpretavano la purificazione dell'anima in connessione con la trasmutazione del piombo in oro (nella quale credevano che il mercurio giocasse un ruolo cruciale). Questi individui erano visti come maghi e incantatori da molti, e furono spesso perseguitati per le loro pratiche. Alchimia nel Rinascimento e nell'età moderna The Alchemist di Sir William Fettes Douglas, XIX secolo
Nel contesto delle idee del Cinquecento è impossibile delimitare una disciplina scientifica dall'altra, come anche tracciare molte linee di separazione tra il complesso delle scienze da un lato e la riflessione speculativa e magico-astrologica dall'altro. In questo periodo magia e medicina, alchimia e scienze naturali e addirittura astrologia e astronomia operano in una sorta di simbiosi, legate le une alle altre in modo spesso inestricabile.
Agli inizi del XVI secolo uno dei maggiori interpreti di questo coacervo di discipline scientifiche fu il medico, astrologo, filosofo e alchimista Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, 1486-1535. Costui credeva di essere un mago e di essere capace di evocare gli spiriti. La sua influenza fu di modesta entità, ma come Flamel, produsse opere, fra le quali il De occulta philosophia, alle quali fecero riferimento tutti gli alchimisti posteriori. Ancora come Flamel fece molto per cambiare l'alchimia da una filosofia mistica ad una magia occultista. Inoltre mantenne vive le filosofie degli antichi alchimisti, che includevano scienza sperimentale, numerologia, ecc., aggiungendovi la teoria magica, che rinforzava l'idea di alchimia come credenza occultista[35].
Il nome più importante di questo periodo è, senza dubbio, Paracelso, (Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 1493-1541), il quale diede una nuova forma all'alchimia, spazzando via un certo occultismo che si era accumulato negli anni e promuovendo l'utilizzo di osservazioni empiriche ed esperimenti tesi a comprendere il corpo umano[36]. Rigettò le tradizioni gnostiche e le teorie magiche, pur mantenendo molto delle filosofie ermetiche, neoplatoniche e pitagoriche.
Per Paracelso l'alchimia era la scienza della trasformazione dei metalli reperibili in natura per produrre composti utili per l'umanità. La iatrochimica di Paracelso era basata sulla teoria che il corpo umano fosse un sistema chimico nel quale giocano un ruolo fondamentale i due tradizionali principi degli alchimisti, e cioè lo zolfo ed il mercurio, ai quali lo scienziato ne aggiunse un terzo: il sale. Paracelso era convinto che l'origine delle malattie fosse da ricercare nello squilibrio di questi principi chimici e non dalla disarmonia degli umori, come pensavano i galenici. Quindi, secondo lui, la salute poteva essere ristabilita utilizzando rimedi di natura minerale e non di natura organica. Il laboratorio dell'Alchimista di Giovanni Stradano, Studiolo di Francesco I nel Palazzo Vecchio a Firenze.
Anche molti artisti, come per esempio il Parmigianino, e persino personalità politiche del periodo si interessarono all'alchimia. Tra questi: Caterina Sforza[37], Francesco I de' Medici[38], nel cui studiolo di Palazzo Vecchio fece dipingere allegorie alchimistiche da Giovanni Stradano, e Cosimo I de' Medici.[39]
In Inghilterra, l'alchimia nel XVI secolo è spesso associata al dottor John Dee (1527-1608), meglio conosciuto per il suo ruolo di astrologo, crittografo ed in generale "consulente scientifico" della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Dee si interessò anche di alchimia tanto da scrivere un libro sull'argomento (Monas Hieroglyphica, 1564) influenzato dalla Cabala.[40] Il declino dell'alchimia occidentale
Il declino dell'alchimia in Occidente fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche ed al concetto di materialismo.
Nel XVII secolo Robert Boyle (1627-1691) diede l'avvio al metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, che di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale.
Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina nel periodo seguente la iatrochimica di Paracelso, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell'alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l'inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi. Distillazione con un alambicco
Ridotta ad arcano sistema filosofico, scarsamente connesso al mondo materiale, l'Ars magna subì il fato comune di altre discipline esoteriche quali l'astrologia e la cabala; esclusa dagli studi universitari e ostracizzata dagli scienziati, si cominciò a guardare ad essa come all'epitome della superstizione[41].
A livello popolare, tuttavia, l'alchimista era ancora considerato come il depositario di grandi saperi arcani. Facendo leva sulla credulità popolare, molti imbroglioni si attribuirono titoli di guaritore e per dimostrare effettive capacità produssero manuali manoscritti che imitavano, nel gergo e nelle illustrazioni, i trattati di famosi autori alchemici (in tal modo, nacquero anche i cosiddetti "erbari dei falsi alchimisti" che solo di recente hanno iniziato ad essere analizzati in modo attento dagli studiosi).
Dopo aver goduto per più di duemila anni di un grande prestigio intellettuale e materiale, l'alchimia uscì in tal modo dal pensiero occidentale, salvo ricomparire nelle opere di studiosi a cavallo tra scienza, filosofia ed esoterismo, quali lo psicanalista Carl Gustav Jung[42], il pensatore Julius Evola[43] e l'esoterista, alchimista e scrittore italiano Giuliano Kremmerz. Influenza culturale Nella psicoanalisi
Il simbolismo alchemico è stato occasionalmente utilizzato nel XX secolo dagli psicoanalisti, uno dei quali, Jung, ha riesaminato la teoria ed il simbolismo alchemico ed ha iniziato a mettere in luce il significato intrinseco del lavoro alchemico come ricerca spirituale.[44]
L'esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia ed inconscio si trova in varie sue opere che abbracciano un arco di tempo che va dai primi anni 1940 a praticamente fino alla sua morte avvenuta nel 1961:
Psicologia e alchimia (1944) Psicologia del transfert (1946)[45] Saggi sull'alchimia (1948) Mysterium Coniunctionis (1956).
La tesi dello psicanalista svizzero consiste nell'identificazione delle analogie esistenti tra i processi alchemici e quelli legati alla sfera dell'immaginazione ed in particolare a quella onirica.
Secondo Jung, le fasi attraverso le quali avverrebbe l'opus alchemicum avrebbero una corrispondenza nel processo di individuazione, inteso come consapevolezza della propria individualità e scoperta dell'essere interiore. Mentre l'alchimia non sarebbe altro che la proiezione (psicologia) nel mondo materiale degli archetipi dell'inconscio collettivo, il procedimento per ottenere la pietra filosofale rappresenterebbe l'itinerario psichico che conduce alla coscienza di sé ed alla liberazione dell'io dai conflitti interiori.[46] Nella narrativa
Molti autori hanno bersagliato gli alchimisti con critiche ed attacchi satirici. Il più famoso di questi è la commedia The Alchemist di Ben Jonson.
Nella seconda parte del Faust, Johann Wolfgang von Goethe descrive il servitore di Faust, Wagner, che utilizza procedimenti alchemici per creare un homunculus.
Marguerite Yourcenar, nel suo romanzo L'opera al nero (1968), racconta la storia della vita dell'alchimista Zenone. Dal libro è stato tratto nel 1987 l'omonimo film, diretto da André Delvaux e interpretato da Gian Maria Volontè.
Nel romanzo Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez è presente un alchimista chiamato Melquíades.
Le vie ed i metodi dell'alchimia sono essenziali nel romanzo L'alchimista di Paulo Coelho.
L'alchimia è uno dei temi presenti nel romanzo Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, in particolare in relazione con l'esoterismo.
Daniele Trucco, CEFA (2003) in cui parte della narrazione si svolge a Bourges, nel palazzo Jacques Coeur.
Nel romanzo per ragazzi Harry Potter e la pietra filosofale di J. K. Rowling, questa pietra poteva mutare ogni metallo in oro puro e creare un "Elisir di lunga vita" che permetteva al bevitore di vivere per sempre. Nel romanzo la pietra è stata creata da Nicholas Flamel.
In un altro romanzo per ragazzi (La bambina della Sesta Luna), la protagonista, Nina de Nobili è un'alchimista bambina. Nel romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo, l'antagonista arcidiacono Claude Frollo è un alchimista.
L'alchimia e la pietra filosofale sono temi centrali del manga Fullmetal Alchemist di Hiromu Arakawa e delle serie anime da essa tratte.
L'alchimia è il tema principale della serie Golden Sun.
In Guerre stellari con il termine Alchimia Sith è indicata una sorta di ingegneria genetica usata dai Sith per creare delle creature mutate e utilizzate in vari modi.
Nel romanzo "L'angelo della finestra d'occidente" (1927 - "Der Engel vom weistlicher Fenster") lo scrittore ed esoterista Gustav Meyrink inscena la biografia di un alchimista realmente vissuto (John Dee), in modo da evocare gli stadi di un vero e proprio processo alchemico, in cui morte e rinascita sono momenti progressivi per accedere all’autentica conoscenza.
Nella critica d'arte
Alcuni studiosi hanno iniziato a reinterpretare le grandi opere dell'Arte Rinascimentale alla luce del simbolismo alchemico, rintracciando nelle allegorie, nelle metafore e negli emblemi realizzati da Simone Martini, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Durer, Bosh, Brueghel, Caravaggio e Velazquez un filo di continuità con il pensiero alchemico. Tali studi sono riportati sui Quaderni dell'Arte Alchemica Cabala (esoterismo)
Questa voce o sezione sull'argomento religione non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti. Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. La cabala nella tradizione occidentale rappresenta il punto di incontro principe per tutti i pezzi dell'esperienza esoterica: magia, gnosi, orfismo, etc. Prende spunto dall'approccio mistico della cabala ebraica ma esce dai confini principalmente religiosi di quell'esperienza. Non si può stabilire un punto di inizio storico per questa forma di misticismo, poiché possiamo rintracciare continui contatti fra il mondo mistico ebraico e le altre culture esoteriche. Indice[mostra] Cabala cristiana [modifica]Durante il Rinascimento l'interesse per la cabala crebbe fra i cristiani, alcuni dei quali pensavano potesse perfettamente inserirsi nel contesto di quella religione. Il risultato differisce in molti punti dalla cabala ebraica e si avvicina maggiormente all'esoterismo. Una introduzione alla moderna cabala cristiana, da un punto di vista mistico, è il libro cabala mistica di Dion Fortune. La cabala cristiana usa procedure simili a quella ebraica come la gematria ma utilizza, oltre che la lingua ebraica il greco o il latino. Scopo principale della Cabala Cristiana era dimostrare la veritá del cristianesimo usando questi metodi. Un esempio è il Pentagrammatron (nome a 5 lettere) IHSVH che rappresenta il nome segreto di Gesù. La lettera Shin che rappresenta lo spirito santo scende nel nome di Dio a comporre il nome del figlio. Il più famoso esponente della Cabala Cristiana è Pico della Mirandola che la espose nel suo Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae (Conclusioni filosofiche, cabalistiche e teologiche). Cabala moderna [modifica]Nei tempi moderni la Cabala esoterica tende a coincidere con la "cabala ermetica". Storicamente l'inizio della Cabala Ermetica può essere posto nella società inglese della Golden Dawn. I suoi fondatori fra cui Samuel MacGregor Mathers e William Wynn Westcott crearono un sistema in cui elementi della tradizione occidentale erano armonizzati sotto l'ombrello dell'Albero della Vita. Il lavoro della Golden Dawn fu tenuto segreto fino a quando non fu pubblicato prima da Aleister Crowley e successivamente da Israel Regardie. Il testo di referenza sulla Cabala esoterica è stato scritto da Violet Firth Dion Fortune e porta il nome di Cabala Mistica. Aleister Crowley, considerato uno dei fondatori del moderno occultismo, diede la seguente definizione di Cabala: « La Cabala è:
L'interesse odierno per la Cabala è causato dai suoi sottili riferimenti psicologici che, secondo gli appassionati, ne fanno un ottimo strumento di riflessione e indagine dell'animo umano, addirittura paragonato per potenza alla Mitologia greca. Influenza nei media [modifica]La cantante Madonna, che in passato si era definita cattolica, si è convertita nei primi anni 2000 a una forma di cabalismo, convertendo al suo credo anche diversi altri membri del jet set statunitense, fra cui Demi Moore, Britney Spears e Gwyneth Paltrow.[senza fonte] ChiaroveggenzaLa chiaroveggenza è la capacità di acquisire conoscenze di eventi, luoghi o oggetti, che possono essere lontani (nel tempo o nello spazio) oppure nascosti, attraverso una presunta percezione extrasensoriale. La parola deriva dal francese clairvoyance, «visione chiara», e questa dal latino clarus, «chiaro» e videre, «vedere»; a seconda del contesto si può intendere sia alla lettera come percezione di tipo visivo, sia in senso esteso come acquisizione generica di conoscenza; in questo senso esteso è chiamata anche telestesia o metagnomia. Chi è dotato di chiaroveggenza è chiamato chiaroveggente. La chiaroveggenza, come termine della parapsicologia, è distinta dalla divinazione poiché in quest'ultima le conoscenze provengono da una fonte soprannaturale come una divinità o un ente spirituale, mentre nella chiaroveggenza provengono direttamente dalle capacità del sensitivo. Tuttavia questa distinzione non è sempre rispettata: sia nell'uso comune sia nell'uso letterario i termini "chiaroveggenza" e "chiaroveggente" sono talvolta utilizzati anche per pratiche di tipo divinatorio, come la chiromanzia o la cartomanzia; c'è chi addirittura li usa per indicare una spiccata perspicacia di tipo intellettivo, che è però estranea sia alla chiaroveggenza sia alla divinazione[1]. Indice[mostra] Storia [modifica]La credenza che esistano fenomeni di chiaroveggenza esiste da sempre in tutte le culture. In Occidente, uno dei primi chiaroveggenti ad acquisire grande notorietà fu, nel XVIII secolo, il mistico svedese Emanuel Swedenborg, che suscitò perfino l'attenzione di Kant, nell'opera I sogni di un visionario spiegati coi sogni della metafisica (1766). La chiaroveggenza era anche uno dei fenomeni attribuiti ai pazienti di Franz Mesmer. Durante l'epoca d'oro dello spiritismo, a cavallo tra XIX e XX secolo, numerosi medium affermavano di poter praticare la chiaroveggenza, che è stata studiata scientificamente dalla Society for Psychical Research a partire dal 1882. Alcuni parapsicologi ritengono che chiaroveggenza, telepatia e precognizione siano manifestazioni diverse di uno stesso fenomeno; tuttavia non è ancora stata formulata una teoria soddisfacente di quale possa essere tale meccanismo, né tantomeno sono state trovate fino ad ora prove scientifiche che tali fenomeni esistano davvero. Alcuni medium e sensitivi, tra i quali l'olandese Gerard Croiset, hanno affermato di poter individuare attraverso la chiaroveggenza persone scomparse (generalmente deceduti dei quali non è ancora stato ritrovato il cadavere). Note [modifica]
Voci correlate [modifica]DivinazioneQuesta voce o sezione sull'argomento pseudoscienza è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Sebbene vi siano una bibliografia e/o dei collegamenti esterni, manca la contestualizzazione delle fonti con note a piè di pagina o altri riferimenti precisi che indichino puntualmente la provenienza delle informazioni. Puoi migliorare questa voce citando le fonti più precisamente. Un indovino Mambila in Camerun interpreta il modo in cui alcuni granchi di acqua dolce hanno modificato la disposizione di alcuni oggetti; in lingua mambila questa arte mantica è chiamata nggàm. La divinazione o mantica è la pratica o la presunta capacità di ottenere informazioni, ritenute inaccessibili, da fonti soprannaturali; tale pratica si esprime spesso attraverso un rituale, solitamente in un contesto religioso, e può basarsi sull'interpretazione di segni, eventi, simboli o presagi oppure manifestarsi attraverso una rivelazione. Ci sono sia pratiche di predizione del futuro di una persona, più quotidiane e a titolo individuale, sia pratiche con caratteristiche formali e sociali. Chi pratica la divinazione è chiamato generalmente indovino o vate, ma va tenuto presente che ogni arte divinatoria ha il suo termine particolare per indicare la persona che interpreta i segni o riceve la rivelazione. Chi si rivolge a un indovino generalmente è chiamato consultante, specialmente quando lo fa a scopo personale. Come fenomeno culturale, la divinazione è stata osservata dagli antropologi in molte religioni e culture, in tutte le epoche fino ai giorni nostri. Ogni cultura e religione ha sviluppato i propri metodi di divinazione. L'Ebraismo e il Cristianesimo escludono la quasi totalità delle pratiche divinatorie[senza fonte] e l'Islam le esclude totalmente. L'Induismo ammette diverse forme di divinazione, che sono codificate nei Vedanga. Ciò che distingue le predizioni divinatorie dalle previsioni scientifiche è l'assenza di una causalità dimostrabile tra il segno interpretato e il risultato previsto, un legame che i sostenitori suppongono esistere a livello mistico (intuitivo-religioso). Per questo motivo la divinazione, in varie epoche e culture, è stata talvolta considerata una forma di superstizione e oggi la comunità scettica scientifica occidentale la considera, in alcune sue forme, una pseudoscienza. Indice[mostra] Dinamiche sociali [modifica]La divinazione risponde a una delle esigenze umane primitive: dissipare l'incertezza del futuro e conoscere l'ignoto;[1] la funzione sociale della divinazione (che è o dovrebbe essere religiosa) si basa su due presupposti: che l'informazione cercata sia a disposizione di qualche entità o forza soprannaturale e che questa informazione possa essere trasferita nel mondo naturale. Un individuo, un gruppo o una comunità si rivolge a un indovino in un momento di crisi allo scopo di ottenere, in modo soprannaturale, delle indicazioni ritenute adatte a superarla. La crisi può essere un evento fortuito (una malattia, un disastro, una guerra...), l'inizio di un'attività (una battuta di caccia, la fondazione di una città...), un periodo considerato sensibile (l'inizio dell'anno, una ricorrenza particolare...) e così via. Talvolta le occasioni di consultazione sono regolate o stabilite da norme religiose; la ritualità di alcune forme di divinazione, presente in molte culture, serve per conoscere i mezzi che garantiscano, secondo le credenze religiose locali, un appoggio soprannaturale nel portare a termine un'impresa.[2] Presso alcune culture, il responso (talvolta chiamato oracolo, altre volte con termini più precisi) può assumere il valore di norma religiosa, in particolare quelli ottenuti in occasioni istituzionali o quelli relativi a personalità di grande rilevanza come per esempio il monarca. Laddove vi sia una religione di stato il responso può assumere risvolti importanti anche nella vita sociale.[3] Quando la consultazione è di carattere individuale, spesso la norma religiosa prevede, oltre alla consegna del responso, anche la prescrizione di un rito che il consultante deve compiere per poter risolvere la crisi; questo rito serve per prendere contatto con gli agenti soprannaturali (che, a seconda delle credenze religiose, possono essere entità come divinità, spiriti o antenati oppure forze come la stregoneria o la magia) che secondo l'indovino hanno causato la crisi e ha lo scopo di offrire al consultante dei mezzi tradizionali per superare il senso di impotenza e di isolamento e quindi reintegrarsi nella comunità.[2] Nell'approccio alla divinazione non si pone il problema della causalità tra segno e responso;[1] la necessità di avere risposte o di compiere qualche azione è spesso preponderante rispetto alla correttezza della risposta o alla funzionalità dell'atto. Ciò può essere vero sia a livello individuale sotto una spinta emotiva, sia a livello sociale, per esempio sotto la pressione di un superiore o di un gruppo verso una persona insignita di un ruolo. Nelle culture primitive spesso si richiede che l'indovino sia isolato dal culto e dalla vita comunitaria, questo per garantirne l'autonomia nella produzione del responso. A seconda del ruolo che la divinazione svolge per una particolare cultura, la figura dell'indovino può confondersi con quella del guaritore, dello stregone o dello sciamano,[4] soprattutto nelle religioni primitive, oppure esserne chiaramente distinta in quelle più avanzate.[5] Storia [modifica]La divinazione è nata a seguito del pensiero mitico della preistoria. Nei tempi antichi ha rappresentato un'evoluzione di conoscenza in un momento in cui scienza e magia non erano distinguibili; solo in tempi recenti, dopo uno sviluppo di quasi tre millenni, vengono viste come completamente antitetiche. La stessa scienza agli albori o nei primi momenti di indagine non negava l'affinità ad una forma di magia: nel XVI secolo si chiamavano "magia naturale" le discipline che poi sarebbero diventate "scientifiche". Prima dell'avvento del metodo scientifico qualunque tipo di previsione ricadeva nell'ambito della divinazione; con lo sviluppo delle scienze è stato possible prevedere alcuni eventi in modo più o meno preciso, ad esempio le eclissi, il clima e le eruzioni vulcaniche. Oggi questa non è più considerata divinazione in quanto queste previsioni si basano su osservazioni empiriche e sono spiegate da teorie che fanno riferimento esclusivamente a fenomeni naturali, mentre la divinazione presume l'influenza del destino o di forze soprannaturali. Cosi, come definizione operativa, la divinazione può comprendere tutti i metodi di pronostico che non si possono dimostrare efficaci usando la ricerca scientifica. Tuttavia anche la divinazione prevede un approccio razionale fondato sull'analisi dei segni o dei presagi. Civiltà occidentale [modifica]Le origini: Mesopotamia ed Egitto [modifica]Dai primi momenti della storia delle civiltà mesopotamiche, dalle tavolette di argilla, emergono numerosissimi esempi di uso e pratiche di divinazione, che costituiscono le più vivide rappresentazioni della vita di tutti i giorni in quei tempi antichi. La divinazione scaturiva da una profonda convinzione che le cose del mondo fossero associate e si movessero contemporaneamente; il detto "così in cielo come in terra" non era una recitazione cadenzata ma la constatazione evidente di una associazione universale: « le
manifestazioni nel cielo così come quelle sulla terra ci
danno segni ( tavoletta di una scuola teologica a Babilonia[6]) Sumeri, Accadi e Babilonesi raccolsero, nell'arco di dieci o forse quindici secoli, decine di migliaia di presagi e li trascrissero accuratamente in manuali dettagliati, ognuno accanto all'evento che lo seguì e che, secondo la loro credenza, ne fu la conseguenza. Questi manuali raccoglievano osservazioni di qualunque tipo: nascite prodigiose o mostruose, comportamenti animali o umani, forme di pietre o di piante, fenomeni atmosferici e meteorologici, posizioni degli astri e dei pianeti, sogni, ecc. La raccolta più completa che sia stata rinvenuta consta di 107 tavolette di argilla con circa 10.000 presagi ed è chiamata summa alu dalle prime due parole della frase (in accadico) "se una città è posta su un'altura" con cui questa raccolta inizia.[5] L'astrologia e l'astronomia sono nate come una medesima disciplina durante la civiltà babilonese[2], in quanto lo studio dei movimenti astrali era considerato sussidiario allo scopo divinatorio. In Mesopotamia, come anche nell'antico Egitto e in altre culture, gli oracoli sul re assumevano importanza nella vita sociale.[3] Già nel XIX secolo a.C. in Egitto esisteva l'oracolo di Amon, che avrebbe conservato la sua funzione anche nelle epoche successive.[5] Età classica greca e romana [modifica]La parola "mantica" deriva dall'aggettivo greco "μαντική (mantikḗ)" che a sua volta deriva dal sostantivo "μάντις (mántis)" ossia indovino;[7] questo va messo in relazione con la radice indoeuropea "ma-" che può significare sia "mente", "pensiero" sia "mania", "follia", "furore"; in quest'ultimo senso, si deve tener presente che gli antichi Greci ritenevano che la saggezza, l'ispirazione e la follia avessero origine dal furore divino.[8] La parola "divinazione" deriva dal verbo latino "divinare" che a sua volta deriva dall'aggettivo "divinus" che significa "divino", "proprio della divinità".[9] Entrambi i termini lasciano trasparire la natura religiosa della divinazione per la cultura classica. Il termine "mantica" fu utilizzato anche da Platone, che considerava la divinazione come una capacità superiore alla stessa ragione. Anche gli Stoici ritenevano possibile divinare il futuro interpretando i segni del presente, in quanto consideravano il mondo retto da una ragione universale (Logos).[7] Nell'antica Grecia la divinazione era regolata dalla religione e si esprimeva nella consultazione degli oracoli;[5] i responsi dell'oracolo di Delfi erano tenuti in elevata considerazione, al punto da costituire norme religiose; queste norme, raccolte dai sacerdoti di Apollo, sono considerate la base della comune cultura greca e non solo dal punto di vista etico o religioso.[10] Nell'antica Roma era molto popolare recarsi ogni anno al santuario della Fortuna Primigenia per una consultazione.[2] Di diversa natura erano i Libri sibillini, trascrizione di responsi oracolari che erano consultati da appositi sacerdoti (detti viri sacris faciundis) in occasione di certe decisioni pubbliche di carattere religioso.[3] Dal Cristianesimo all'età contemporanea [modifica]Questa sezione sull'argomento divinazione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Con l'avvento del Cristianesimo le pratiche divinatorie pagane e i templi oracolari vennero progressivamente abbandonati. Gli imperatori e in seguito i re cristiani continuarono comunque ad affidarsi a indovini e astrologi di corte, anche se ufficialmente bandivano tali pratiche. Durante il periodo dell'Inquisizione gli indovini, al pari degli stregoni, venivano giudicati eretici, scomunicati e, soprattutto nel periodo della caccia alle streghe, condannati a morte sul rogo.[5] Civiltà indiana [modifica]
Questa sezione sull'argomento divinazione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. La cultura indiana aveva già sviluppato autonomamente una propria semplice forma di divinazione, basata soprattutto sull'astrologia, il cui scopo principale era rituale ossia scoprire i giorni ritenuti fausti o infausti per intraprendere determinate attività;[5] quando entrò in contatto con l'ellenismo, influenzata in particolare dagli studi approfonditi della civiltà babilonese, la tradizione astrologica e divinatoria indiana si arricchì e venne codificata nel Jyotish, una delle sei discipline dei Vedanga della tradizione Induista. L'influenza del rito divinatorio per la cultura indiana è ancora attuale; in tempi recenti ha addirittura determinato il giorno dell'indipendenza dell'India: inizialmente era prevista per il 14 agosto 1947, ma essendo considerato giorno infausto l'indipendenza slittò al giorno successivo.[5] Civiltà cinese [modifica]Questa sezione sull'argomento divinazione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Le prime documentazioni scritte della cultura cinese si riscontrano sugli ossi oracolari ritrovati ad Anyang, come dire che la storia della divinazione in Cina è antica almeno quanto la scrittura.[2] In seguito nella cultura cinese la divinazione divenne più rituale, allo scopo di scoprire i giorni fausti o infausti per intraprendere determinate attività.[5] Nella cultura cinese (come in quella messicana e in quella dell'antica Roma, per citarne altre) si riscontrano le raccolte oracolari, ossia trascrizioni di presagi o interpretazioni a cui non si dà un seguito immediato, ma sono lasciate per un momento successivo.[2] Civiltà tibetana [modifica]Questa sezione sull'argomento divinazione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Durante il periodo della teocrazia in Tibet esisteva un oracolo di Stato.[3] Civiltà araba e persiana [modifica]Questa sezione sull'argomento divinazione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Durante il Medioevo la civiltà araba ha avuto il merito di continuare la cultura classica conservandone gli scritti; tra questi, ha conservato anche gran parte della memoria delle pratiche divinatorie, arrivando addirittura ad approfondire quelle che avevano un approccio di tipo induttivo e che erano ancora indistinguibili da quelle che oggi chiameremmo scienze come, per esempio, l'astrologia. Mentre l'espansione araba in Occidente riportava in auge la divinazione in Europa, l'avvento dell'Islam la proibì nel mondo musulmano in quanto, secondo questa religione, la conoscenza dell'ignoto appartiene solo a Dio. Contestazione [modifica]La contestazione alla divinazione è molto antica; una voce contrastante è sicuramente quella di Cicerone che, nel suo De Divinatione, un'operetta in 2 libri facente parte delle opere filosofiche che completa il De natura deorum, opera maggiore in 3 libri, parla della divinazione come un'arte inaffidabile e fallace. Secondo l'oratore latino non sarebbe possibile prevedere il futuro interpretando i segni; tuttavia, in quanto strumento politico, la divinazione rappresenta un utile mezzo per mantenere il controllo dello Stato e l'equilibrio delle istituzioni (De Divinatione, libro II, 148-150). Nel II secolo d.C., Luciano di Samosata dedicò un arguto saggio alla carriera di un ciarlatano, Alessandro il falso profeta, addestrato da "uno di quelli che pubblicizzano incantesimi, miracoli, amuleti per gli affari di cuore, catastrofi per i vostri nemici, scoperte di tesori sepolti..."[11], anche se molti romani credevano nei sogni e negli incantesimi. Oggi i sostenitori della divinazione dicono che esistono abbondanti prove aneddotiche dell'efficacia della divinazione, ma finora non è stata trovata alcuna prova sperimentale in condizioni di controllo scientifico e lo scetticismo scientifico la scarta da sempre come una mera superstizione. Oltre alle semplici spiegazioni di prove aneddotiche, ci sono alcune teorie pseudoscientifiche su come la divinazione possa funzionare. Una di tali teorie affonda le radici nella natura della mente inconscia, e sostiene di avere alcune basi scientifiche empiriche. Basandosi su questa teoria, la divinazione sarebbe il processo con cui vengono decodificati i messaggi della mente inconscia. Il credo in agenti soprannaturali o in forze occulte come fonte di questi messaggi è ciò che distingue tale teorie da una spiegazione scientifica, insieme all'assenza di prove sperimentali a sostegno. Nella Bibbia giudaico-cristiana, la maggior parte delle forme di divinazione sono state rigorosamente vietate da Dio. Secondo il Cristianesimo, la rivelazione è compiuta nella Bibbia e dunque la divinazione (il cui scopo è quello di rivelare le cose nascoste) perde di significato. Alcune forme di divinazione come la bibliomanzia (divinazione attraverso la lettura di un versetto estratto a sorte dalla Bibbia, arte mantica mutuata dall'Ebraismo) si riscontrano nel Protestantesimo.[2] Nel Cattolicesimo solamente Dio può conoscere le cose nascoste; la divinazione, attribuendo ad altri questa capacità, è considerata idolatria ispirata dal diavolo.[12] Metodi [modifica]Classificazioni [modifica]Una prima classificazione delle arti mantiche, di origine classica, raggruppa le pratiche in due gruppi:
Nella divinazione induttiva gli strumenti possono essere svariati:
Nella divinazione intuitiva lo strumento è l'indovino stesso; si tratta generalmente di una persona in grado di indursi in stato di trance, spontaneamente o mediante danze estatiche o attraverso l'uso di psichedelici, talvolta è uno sciamano.[2] Non tutte le diverse forme di divinazione possono essere riscontrate all'interno della stessa cultura. Piuttosto, è stata notata in generale la predilezione di ciascuna cultura verso una sola di queste tipologie:
Julian Jaynes categorizzò la divinazione secondo le seguenti tipologie:
Un'altra possibile classificazione è la seguente:[13]
Lista di arti mantiche [modifica]
Ectoplasma (parapsicologia)Questa voce o sezione sull'argomento paranormale non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti. Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Ectoplasma luminoso tra le mani del medium Eva Carrère Ectoplasma (dal greco antico ἐκτός (ektòs, fuori) e πλάσμα (plasma, lett. ciò che ha forma) è un termine adottato per la prima volta da E. H. Hãckel nel 1873, per indicare lo strato esterno e più denso del citoplasma cellulare. Il primo ad usare questo termine nel campo della parapsicologia e dello spiritismo fu il premio Nobel Charles Richet (1850-1935). Il termine ectoplasma indica una sostanza di natura sconosciuta, che secondo i fautori delle teorie paranormali uscirebbe dal corpo di alcuni medium in stato di trance e che spesso si materializzerebbe in figure visibili. Esso rappresenterebbe pertanto la forma corporea fluida nella quale talvolta si materializzano gli spiriti o le entità spirituali. La sostanza di cui è composto l'ectoplasma viene generalmente descritta come viscida, morbida o solida, fluida o vaporosa, fredda ma asciutta al tatto. Spesso sarebbe di colore biancastro, a volte con sfumature verdastre e fosforescente. Avrebbe inoltre un odore peculiare, da alcuni associato all'ozono. In una prima fase sarebbe trasparente, per poi prendere consistenza assumendo diverse forme, tra cui figure umane totali o parziali. Verrebbero così a formarsi arti, volti o perfino interi corpi in grado di assumere movenze "intelligenti". Spesso viene descritto come mobile e retrattile e legato alla sensibilità fisica del medium, che prova delle sensazioni quando l'ectoplasma viene toccato. Sarebbe inoltre sensibile a fonti di luce intensa, dalle quali si ritrarrebbe, rischiando però di causare traumi psichici al medium. In genere, dopo la produzione di un ectoplasma, il medium prova una forte spossatezza fisica e una perdita di peso. Al termine del fenomeno, l'ectoplasma può lasciare dei residui in forma di filamenti. Durante lo stato di trance, l'ectoplasma fuoriuscirebbe, almeno in alcuni casi, oltre che dalla bocca, da qualsiasi orifizio del corpo, compresi orecchie, naso, occhi, ombelico, capezzoli e vagina. Rimarrebbe attaccato al corpo per tutta la durata del fenomeno, per poi essere riassorbito alla fine della seduta. Proprio questo aspetto relativo alla fuoriuscita dell'ectoplasma dagli orifizi corporei rende evidente l'origine del tutto naturale e spesso fraudolenta di questo fenomeno, dimostrata scientificamente in numerosi casi. La sostanza di cui si affermava la soprannaturalità, in questi casi era in realtà null'altro che un insieme di materiali, inorganici e/o derivanti da interiora di animali, inseriti nel corpo della medium prima della seduta e da essa estratti o lasciati uscire, al momento opportuno, nel corso della "trance". Si è tentato di analizzare in laboratorio un residuo di ectoplasma ritenuto autentico, ottenendo conferma di questa spiegazione scientifica. Esso avrebbe infatti una composizione organica fatta di globuli rossi, cellule epiteliali, leucociti, cristalli di acidi grassi e sali, residui di polvere e filamenti di tessuto; ovvero sostanze tutte appartenenti alla disponibilità immediata del medium e niente affatto soprannaturali. I fautori del paranormale spiegano invece questi risultati affermando che si tratta di contaminazioni, derivanti probabilmente dal contatto dell'ectoplasma con il corpo del medium e con l'ambiente. Esistono due teorie tradizionali che cercano di spiegare questo fenomeno:
Spesso al fenomeno della produzione ectoplasmatica si associerebbero fenomeni di telepatia, il che dovrebbe giustificare le reazioni dell'ectoplasma a stimoli esterni (contatto, suoni, luce) ed il collegamento fra questi e il medium, che parrebbe risentirne somaticamente.
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L'espressione esperienza extracorporea, nota anche con gli acronimi O.B.E e talvolta O.O.B.E. (dall'inglese out-of-body experience), sta ad indicare tutte quelle controverse "esperienze" nelle quali una persona ritiene di essere "uscita" dal proprio corpo fisico.
Più stringatamente sta ad indicare quella sensazione che taluni provano come se stessero fluttuando all'esterno del proprio corpo e, in taluni casi, percependo la presenza del proprio corpo da un punto esterno ad esso (autoscopia).
Circa una persona su dieci ritiene di aver avuto qualche volta nella vita una di queste esperienze[1].
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In medicina sono descritti alcuni disturbi della coscienza ("disturbi della coscienza dell'Io" chiamati "depersonalizzazione") che possono essere alla base dell'OBE[2]. Tali disturbi possono derivare da affaticamento o alterazioni organiche[2].
La sensazione di trovarsi fuori dal corpo è stata riferite durante:
Sonno ipnagogico o ipnopompico (le fasi che precedono immediatamente l'addormentamento o il risveglio)[3]
Ciò che si osserva durante le OBE, dunque, appare non essere altro che il frutto della propria mente e la conseguenza di una temporanea iperattività anomala di alcune regioni del cervello[2].
Un'ipotesi formulata in ambienti "new age" è che alcuni sogni sarebbero presunti viaggi fuori dal corpo, mentre all'inverso talune esperienze che sembrerebbero viaggi astrali invece sarebbero soltanto dei sogni o rientrerebbero in quell'altra categoria di fenomeni denominata "onironautica".
Uno studio condotto da Bigna Lenggenhager, della Scuola Politecnica Federale di Losanna e da Henrik Ehrsson dell'University College di Londra, primo in assoluto del suo genere, sono descritte in due articoli pubblicati su Science.
Nell'esperimento i partecipanti hanno indossato speciali occhiali utilizzati in visioni tridimensionali attraverso i quali hanno visto, proiettata a una distanza di due metri, la propria immagine mentre la stessa era simultaneamente ripresa da una telecamera posta dietro di loro. Durante le proiezioni, la loro schiena veniva toccata diverse volte con un bastoncino, così che essi hanno potuto osservare ciò che accadeva "in diretta" sull'immagine virtuale. Quando poi ai partecipanti è stato chiesto in quale punto si trovassero della stanza, quasi tutti hanno indicato la posizione virtuale. Gran parte dei volontari, quindi ha avvertito la dissociazione dal proprio corpo.
Secondo gli autori questo studio fornisce una possibile spiegazione scientifica del fenomeno delle esperienze fuori dal corpo, alla base del quale "potrebbe esserci una disconnessione fra i circuiti del cervello che elaborano le informazioni sensoriali". Questo esperimento, ha commentato Peter Brugger, dell'University Hospital di Zurigo, dimostra che la coordinazione dei sensi e la prospettiva visuale e visione sono importanti per la sensazione di trovarsi all'interno del proprio corpo.
I ricercatori hanno quindi dedotto che la percezione che una persona ha di se stessa può essere manipolata usando una serie di stimoli multisensoriali in quanto l'unità spaziale e la coscienza del corpo dipendono dai meccanismi del cervello.[5]
ScienceDaily (Aug. 24, 2007) First Out-of-body Experience Induced In Laboratory Setting
^ a b c Viaggi fuori dal corpo
sul sito del CICAP
^ a b c Smeraldi E Competenze psichiatriche nella formazione medica Editeam ISBN 8886023839
^ Hofmann A Percezioni di realtà ISBN 887226118X
Quotidiano La Repubblica del 23-8-2007
San Francesco scaccia i diavoli da Arezzo, affresco di Giotto
Per esorcismo si intende un insieme di pratiche e riti volti a scacciare una presunta presenza demoniaca o malefica da una persona, un animale o da un luogo. Queste pratiche sono molto antiche e fanno parte del credo di varie religioni.
Che un essere soprannaturale possa prendere possesso di un essere vivente o di un luogo è una credenza diffusa in molte religioni, in particolare presso i credi sciamanici. I posseduti non sono cattivi né totalmente responsabili per le loro azioni. La persona preposta agli esorcismi è chiamata esorcista. L'esorcista utilizza preghiere, formule prestabilite, gesti, simboli, e anche icone, reliquie, oggetti benedetti.
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Il concetto di possessione malefica e la pratica dell'esorcismo sono molto antichi e diffusi. Il Nuovo Testamento annovera tra i miracoli di Gesù Cristo la liberazione di alcuni indemoniati, come è citato nel brano di Matteo, che tratta della Trasfigurazione di Cristo; la rappresentazione è stata anche un'opera di Raffaello Sanzio. Per questo motivo e per la tradizione ininterrotta, la possessione diabolica fece parte del credo del Cristianesimo fin dal suo inizio; l'esorcismo, come pia pratica di liberazione dal demonio è stata ed è ancora una pratica riconosciuta e promossa dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa Ortodossa e da varie Chiese Protestanti
La pratica dell'esorcismo ha in tempi recenti perso rilevanza per molti gruppi religiosi e il suo uso è diminuito. Questo è visto anche come il risultato di una maggiore comprensione della psicologia e del funzionamento e della struttura della mente umana; molti casi che nel passato sarebbero stati candidati all'esorcismo sono ora considerati conseguenze di malattie mentali e sono trattati come tali. L'Illuminismo ha inoltre introdotto un cambiamento nella cultura occidentale, conferendo maggiore importanza al razionalismo, al materialismo e al naturalismo, riducendo l'importanza del soprannaturale.
Nella Cabala e nella tradizione giudaica europea, una persona può essere posseduta da uno spirito maligno chiamato dybbuk, che si ritiene essere l'anima vagante di una persona morta e fuggita dalla Geenna (un termine ebraico tradotto liberamente come "inferno"). Secondo questo credo, un'anima che non sia riuscita a compiere la sua missione durante la vita ha una seconda opportunità di compierla trasformandosi in un dybbuk. Il dybbuk deve essere esorcizzato con un rito religioso formale.
San Francesco Borgia pratica un esorcismo, dipinto di Francisco Goya
Nell'ambito della Chiesa cattolica, l'esorcismo, fatta eccezione dell'esorcismo ordinario praticato in occasione del battesimo, è attualmente un sacramentale praticabile solo da sacerdoti che abbiano ottenuto il mandato dal loro vescovo. Per la diocesi di Roma l'esorcista ufficiale è padre Gabriele Amorth. Nel passato l'esorcistato era uno degli ordini minori.
Il suo primo scopo è diagnostico, per verificare se la persona sottoposta a esorcismo è affetta da disturbi naturali o posseduta dal Maligno. La sua durata è varia, anche alcuni anni per ottenere dei risultati.
La Chiesa moderna procede cautamente in materia di esorcismo; nel passato schizofrenici, persone con menomazioni fisiche e persino alcuni scienziati furono sottoposti ad esorcismo. Per questo esiste un rituale, De exorcismis et supplicationibus quibusdam (letteralmente "gli esorcismi e alcune preghiere"), adottato nel 1998 in sostituzione di quello preconciliare (1614; ult. ed. 1952), che però, in forza di un "indulto", la maggior parte degli esorcisti continua ad usare.
Il sacerdote esorcista deve indagare sulla storia del suo paziente, soprattutto sul momento in cui sono iniziati i sintomi della possessione. Lo schema preposto di questo tipo di indagini prevederebbe:
interrogatorio iniziale;
studio degli esami medici, ed effettuarne nuovi;
preghiere di guarigione e di liberazione da un gruppo guidato da un sacerdote;
si interrogano i familiari sul comportamento che la persona ha nel quotidiano.
L'esorcismo è considerato un compito spirituale molto pericoloso, nessun esorcismo straordinario può essere eseguito senza l'autorizzazione dell'ordinario diocesano. Il rituale suppone che la persona posseduta abbia la libera volontà, sebbene il demonio può avere il controllo del suo corpo, e prevede preghiere, benedizioni, invocazioni con l'uso del manuale. In passato sono state usate altre formule come quella di San Benedetto: Vade retro satana.
Quello degli esorcisti era un ordine minore della Chiesa, ma fu abolito dalle riforme del Concilio Vaticano II.
L'interesse popolare per l'esorcismo si riaccese in seguito all'uscita del film L'esorcista, nel 1973. In quell'occasione l'arcidiocesi di Chicago fu sommersa di richieste di esorcismo tanto che si dovettero nominare degli esorcisti. L'importanza del rito è stata riconfermata anche da papa Giovanni Paolo II. Nel settembre 2005 papa Benedetto XVI parlò al Congresso dell'Associazione Italiana degli esorcisti incoraggiandoli a "proseguire nel loro importante ministero a servizio della Chiesa, sostenuti dalla vigile attenzione dei loro vescovi e dalla incessante preghiera della comunità cristiana".[1]
Anche alcune chiese protestanti riconoscono la possessione e l'esorcismo, sebbene la pratica sia molto meno formale che nella Chiesa cattolica. Mentre alcune chiese amministrano l'esorcismo molto raramente, altre lo amministrano regolarmente, in quanto parte integrante delle celebrazioni liturgiche. Secondo alcune chiese, qualsiasi cristiano ha l'autorità di compiere esorcismi, che quindi non sono riservati al clero.
Lo psichiatra M. Scott Peck, un fervente credente cristiano, fece degli studi sull'esorcismo protestante, dapprima con l'intento di dimostrare che la possessione demoniaca non esiste, e ne amministrò due lui stesso. Concluse che il concetto cristiano di possessione era un fenomeno reale. Ne derivò criteri diagnostici sostanzialmente differenti da quelli usati dalla Chiesa Cattolica. Dichiarò di vedere delle differenze nella procedura e nello svolgimento degli esorcismi tra protestanti e cattolici, tali da fargli pensare che si tratti di due distinti fenomeni.
Anche nella Chiesa ortodossa l'esorcismo è una preghiera sacerdotale che il prete dirige verso Dio perché siano cacciati i demoni. Secondo gli ortodossi la morte, il peccato e la malattia sono in stretta connessione. Ogni manifestazione negativa (difficoltà, possessione, malattia ecc.) è dunque considerata come un’azione diretta del demonio, pertanto è necessario elevare la propria preghiera per la guarigione-liberazione di ogni persona che ne faccia richiesta con fede e umiltà, senza ricercarne le cause.
Sono tuttavia richieste due condizioni indispensabili prima di procedere all'esorcismo:
non aver tralasciato alcuna cura messa a disposizione dalla scienza medica;
avere seguito fedelmente il trattamento prescritto dal medico.
La preghiera non dispensa da questi doveri. Colui che segue fedelmente queste norme può poi ricorrere alla preghiera della Chiesa.
Mentre la Chiesa cattolica fa eseguire molte indagini prima di autorizzare un esorcismo, la Chiesa ortodossa fa esattamente il contrario, ritenendo che poiché il male è opera del demonio, si deve comunque esorcizzarlo. Nelle Chiese ortodosse ci si accosta ad un esorcista con la stessa facilità e frequenza con la quale ci si accosta ad un confessore. Gli esorcisti, come i confessori, vengono nominati dal vescovo.
Gli esorcismi sono amministrati in un contesto liturgico, per esempio dopo un ufficio (vespro) o dopo un ufficio di supplica (paraclisi) a Cristo, agli angeli, ai santi, o dopo un ufficio per i malati. Le preghiere esorcistiche si trovano negli Eucologi, o libri sacramentali della Chiesa ortodossa, esse sono inserite tra il Battesimo e la Confessione. Questa collocazione indica che l’esorcismo è una preghiera per il cristiano che, dopo il Battesimo, è stato indotto al peccato o è caduto in possessione e che questa preghiera è intimamente connessa con il Sacramento della Confessione del cristiano. Esso viene spesso celebrato davanti ad un leggio dove vengono esposti il Vangelo e la Croce e il sacerdote deve indossare l'epitrachilio (o stola), cioè lo stesso abito liturgico con cui celebra l’esorcismo battesimale e ogni sacramento penitenziale.
Negli Eucologi si trovano gli "esorcismi o orazioni di San Basilio Magno sopra gli ossessi dai demoni e contro qualsiasi infermità" (Eucologio, ed, rom. pp. 359-366). Vi sono tre brani attribuiti a San Basilio e quattro a San Giovanni Crisostomo. Nella prima orazione il sacerdote chiede a Dio di cacciare il demonio, segue una vera dottrina sulla natura e l’attività dei demoni in cui sono enumerati tutti gli elementi nei quali si nasconde lo spirito delle tenebre, tutte le forme che può assumere per ingannare l’uomo e per nuocergli, sia nel corpo che nell’anima, quindi si ricorda tutta l’economia della Provvidenza rispetto all'umanità: dalla creazione ai portenti dell’Antico Testamento, ed all’intervento della divinità nel Nuovo Testamento. Questi pensieri sono ancora più sviluppati nella terza orazione; verso la fine di essa sono ricordate la magia, l'astrologia, la necromanzia, l’orneoscopia e tutte le false scienze proibite dalla Chiesa.
Nella prima, nella seconda e nella terza orazione attribuite a san Giovanni Crisostomo, si prega invece Iddio di cacciare il diavolo dall’anima e dal corpo del cristiano per renderlo "tempio vivo, animato dallo Spirito Santo" e si domanda che "l'angelo di pace" prenda il posto dell’angelo perverso e impuro. Queste formule completano l'insegnamento della Chiesa contenuto nell’esorcismo di san Basilio. Con maggiori sviluppi sono nuovamente rammentati tutti i benefici della creazione, della perseveranza, della redenzione del genere umano, e di nuovo sono palesate le astuzie del nemico di Dio. A questi esorcismi se ne aggiungono altri attribuiti a San Cipriano, a san Gregorio Nazianzeno e a San Nicodemo dell’Athos.
Il clero musulmano suggerisce di fare attenzione a non eccedere nell'uso dell'esorcismo, dicendo che la maggior parte dei casi sono dovuti a disturbi fisici e psicologici scambiati per possessioni. I veri casi di possessione sono molto rari e i fedeli devono fare attenzione a quegli esorcisti che fanno una diagnosi di possessione troppo frettolosamente perché potrebbero essere semplicemente dei profittatori.
N.B.: nell'Islam non esiste un "clero", infatti non essendovi Sacramenti non vi può essere una ordinazione sacerdotale; vi sono per contro delle figure (come l'Imam, il Qadi o il Mollah) che, adeguatamente formati o avendo seguito determinati studi, svolgono funzioni precise. D'altra parte neanche nel Giudaismo vi sono "sacerdoti", i rabbini non essendo "ordinati" come i preti cristiani.
Inoltre, come la Chiesa Cattolica, anche autorità islamiche negano la possibilità della possessione da parte delle anime di defunti, poiché si tratta di spiriti maligni che mentono per incoraggiare dei comportamenti peccaminosi, quali il fare delle offerte ai defunti, oppure l'esposizione di amuleti per tener lontano gli spiriti maligni.
Un versetto del Corano paragona lo stato dei peccatori nel giorno del giudizio a quello di coloro che sono vessati dal demonio:
"Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana." (al-Baqara, 275.)[2]
Gli studiosi musulmani come l'Al-Qurtabi citano questo verso quale prova contro chi nega la possessione da Jinn, o l'attribuisce a cause naturali, e anche contro coloro che affermano che satana (Shaitan) non entra negli uomini ne' li tocca.
Anche nella Sunna (la tradizione del profeta, fonte fondamentale dell'Islam dopo il Corano) il profeta Maometto e i suoi seguaci cacciarono esseri maligni dai corpi dei credenti usando versi del Corano, suppliche ad Allah, e acqua benedetta Zamzam.
Nell'Induismo l'esorcismo viene effettuato solo se lo spirito penetrato nel corpo dell'indemoniato, che viene considerato santo per questo, rifiuta di andarsene dopo qualche tempo. Spesso il celebrante percuote il posseduto con foglie di neem durante un esorcismo elaborato e teatrale.
Le culture sciamaniche presentano una forma di liberazione dagli spiriti. L'antropologo Michael Harner ha affermato che qualche forma di esorcismo esiste in tutte le culture sciamaniche.
La Wicca, una religione neopagana, non prevede la pratica dell'esorcismo poiché ritiene che nessuno spirito, persona, cosa siano per propria natura "cattive".
Vari promulgatori della New Age usano una sorta di liberazione spirituale e autori come Ken Page sono stati pionieri nel diffonderla e renderla popolare.
Durante le presunte possessioni demoniache a cui hanno assistito studiosi (scienziati o medici) per indagini scientifiche, non sono mai state registrate attività paranormali, e sono stati, altresì, ricondotti a casi di disturbi psichici i casi studiati[3][4].
La possessione demoniaca non è una patologia riconosciuta da alcuna scienza medica o psichiatrica. A coloro che si credono preda di una possessione demoniaca sono stati talvolta diagnosticate patologie mentale quali isteria, mania, psicosi, schizofrenia ecc...[5][6][7]. Nei casi in cui è stato diagnosticato un disturbo di personalità multiplo (MPD), nel 29% dei casi i soggetti affermavano di identificarsi in un demone[8].
L'illusione che l'esorcismo funzioni su date persone è da attribuire all'effetto placebo e alla suggestione[9].
Esoterismo è un termine generale per indicare le dottrine di carattere segreto i cui insegnamenti sono riservati agli iniziati, ai quali è affidata la possibilità della rivelazione della verità occulta, del significato nascosto.
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Questo termine deriva dal greco esoterikos (interno, dentro) e storicamente si riferisce ai sacri misteri presenti in tutti i paganesimi e nel cattolicesimo. In Grecia esistevano i misteri eleusini, orfici e dionisiaci. Nell'impero romano si diffusero pure quelli di Mitra e Iside.
Vi era il segreto e un gergo allegorico per nascondere le dottrine e preservarle dalla profanazione insieme coi riti collegati. Il centro dei misteri era l'iniziazione ovvero la liberazione dal corpo visto come prigione dell'anima. Infatti le religioni misteriche, come lo gnosticismo che ne fu una specie di infiltrazione nel cristianesimo, la cabala nell'ebraismo e il sufismo nell'Islam, credevano alla dottrina dell'ensomatosi e della preesistenza celeste dello spirito. Questo spirito considerato divino discendeva nel corpo e attraverso varie vite si purificava dal male fino a far ritorno alla patria celeste ed essere reintegrato tra gli dei. Il buddhismo ancor oggi parla della discesa dei devas sul monte Meru e della loro progressiva materializzazione.
Queste dottrine insegnavano che c'è una "scintilla divina" nell'uomo e che l'uomo è temporalmente limitato mentre la particella luminosa trascende il tempo. È la non-consapevolezza che conserva quella scintilla nello stato illusorio umano mentre è la consapevolezza che la libera facendola divenire perfettamente cosciente. La resurrezione era parte del mito dei misteri per cui vi era la morte allo stato umano e la nascita allo stato divino. Tutto questo veniva rappresentato con la morte del dio o del semidio e la sua resurrezione. Tra i mitraici si credeva che si dovessero vincere le potenze astrali per uscire dai loro lacci demiurgici e ascendere allo stato perfetto. I cabalisti lo chiamano Palazzo di Giustizia intendendo con "giustizia" l' equilibrio oltre le opposizioni. Il platonismo, il pitagorismo, il neoplatonismo sono tutte correnti misteriche. E nell'induismo sono presenti i misteri. Ma questo accade in svariati popoli.
Nel linguaggio filosofico, il termine "esoterico" caratterizza l'insegnamento riservato dagli antichi filosofi greci, specialmente da Pitagora e Aristotele ai soli discepoli, in contrapposizione ad exoterico, con il significato di "esterno", destinato cioè ai profani, ovvero a quanti non erano iniziati alla comprensione del linguaggio degli adepti. Exoteriche erano definite le lezioni della scuola peripatetica di più facile ascolto, da cui l'attributo passò poi alle opere aristoteliche destinate al grosso pubblico.
Nel 1992 Antoine Faivre, titolare della cattedra di "Storia delle correnti esoteriche nell'Europa moderna e contemporanea" all'EPHE di Parigi, ha proposto la prima definizione storico-religiosa della nozione di esoterismo. Secondo Faivre,[1] il quale metodologicamente circoscrive la sua analisi all'ambito delle correnti moderne e contemporanee dell'Occidente, è esoterica ogni dottrina e forma di pensiero che si basi sui quattro principi seguenti:
l'esistenza di una corrispondenza analogica tra il microcosmo e il macrocosmo (l'essere umano e l'universo sono l'uno il riflesso dell'altro);
l'idea di una natura viva, animata;
la nozione di esseri angelici, di mediatori tra l'uomo e Dio, ovvero di una serie di livelli cosmici intermedi tra la materia e lo spirito puro;
il principio della trasmutazione interiore.
A questi quattro principi fondamentali vanno aggiunti i due seguenti, considerati complementari:
È evidente che a tali criteri corrispondono le maggiori espressioni di quello che comunemente viene chiamato "esoterismo" occidentale, quali l'alchimia, la cabala, l'ermetismo, la teosofia. I criteri di Faivre però lasciano fuori dalla nozione di esoterismo la maggior parte delle correnti new age e neopagane, come pure le tradizioni massoniche e le tante correnti mistiche minoritarie, occidentali ed orientali, che hanno contribuito a fondare l'esoterismo contemporaneo. Per tale motivo (cioè per il fatto che tali criteri siano poco "comprensivi"), la criteriologia di Faivre è stata criticata da altri storici delle religioni, per esempio Kocku von Stuckrad. Ciò nonostante, essa resta un punto di riferimento centrale per tutti coloro che si interessano seriamente di esoterismo e vogliono studiare quest'ultimo dal punto di vista storico-religioso.
Ogni autore di letteratura esoterica è detentore di una propria definizione del termine "esoterismo" (termine di coniazione piuttosto recente, dato che appare per la prima volta in una lingua moderna, il francese, nel 1828). Ognuno di essi indentifica l'esoterismo con una nozione particolare, dilatandone o restringendone il campo semantico a seconda delle proprie esigenze.
Per Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica (1875), l'esoterismo è una "Dottrina Segreta", una sintesi di tutte le filosofie, di tutte le religioni, capace di svelare gli arcani dell'Universo e dell'Assoluto.
Per Rudolf Steiner (1862-1925), fondatore dell'antroposofia, l'esoterismo è una "scienza spirituale", un'investigazione dei mondi soprasensibili attraverso le facoltà della chiaroveggenza.
Per René Guénon (1886-1951) l'esoterismo è innanzitutto la "Tradizione Primordiale", ossia una dottrina metafisica universale la cui trasmissione si effettua soprattutto attraverso il linguaggio dei simboli. Secondo Guénon il contenuto di tale dottrina metafisica è reperibile, sebbene in forma alterata, nelle varie tradizioni religiose della storia, e più precisamente nel loro versante "esoterico" (la cabala per l'ebraismo, il taoismo per la religione cinese, il sufismo per l'Islam).
Per Omraam Mikhaël Aïvanhov (1900-1986) lo scopo dell'esoterismo o scienza iniziatica è quello di insegnarci a trasformare i nostri desideri inferiori e di entrare in comunicazione con il mondo divino per perfezionarci e aiutare tutta l’umanità. Secondo Aïvanhov, certe scienze quali l'alchimia, la magia, l'astrologia e la Cabala sono di difficile approccio e per capirle bene è consigliabile iniziare a studiarle nell'uomo, nelle sue attività quotidiane. Nel cibo troviamo l'alchimia, nella respirazione l'astrologia, nella parola e nel gesto la magia e nel pensiero la Cabala. Lo studio dell'esoterismo, precisa questo autore, non può essere separato dalla vita quotidiana.
È a partire dal secondo dopoguerra che gli storici delle religioni iniziano a prendere in esame i diversi ambiti della tradizione esoterica occidentale, fino ad allora ignorata dalla ricerca accademica.
Vengono così forniti contributi scientifici di rilievo, grazie ai quali si inizia ad apprezzare l'importanza quantitativa e qualitativa del corpus esoterico occidentale. Tra i maggiori artefici di questa svolta si devono menzionare Mircea Eliade per l'alchimia e lo sciamanesimo (Le Chamanisme et les techniques archaïques de l'extase, Paris, 1950; Forgerons et alchimistes, 1956), Gershom Scholem per la cabala ebraica (Major Trends in Jewish Mysticism, 1941), François Secret per la cabala cristiana (Les Kabbalistes chrétiens de la Renaissance, 1964), Frances Yates per l'ermetismo e il neoplatonismo del Rinascimento (Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, 1964; The Occult Philosophy in the Elizabethan Age, 1979), Alexandre Koyré per la mistica e la teosofia tedesche (Mystiques, spirituels, alchimistes du XVIe siècle allemand, 1970), Charles Puech per lo gnosticismo e il manicheismo.
Tale fioritura di studi rese necessaria la creazione di una disciplina scientifica nuova, che si facesse carico di studiare l'esoterismo occidentale in quanto fenomeno storico-religioso a sé stante.
L'impulso alla costituzione di tale disciplina fu dato a Parigi, all'Ecole Pratique des Hautes Etudes, da François Secret, titolare fin dal 1964 della cattedra di “Storia dell’esoterismo cristiano”. A Secret successe nel 1979 Antoine Faivre, sotto la cui direzione la cattedra mutò nome, prendendo il titolo di “Storia delle correnti esoteriche e mistiche nell’Europa moderna e contemporanea”.[2]
Nel 2002, con l’arrivo all’EPHE di Jean-Pierre Brach, il termine “mistiche” fu soppresso, e l’esoterismo divenne l’unico oggetto di studio della disciplina, i cui quadri concettuali portanti erano stati precedentemente definiti da Faivre in alcune importanti pubblicazioni. La fecondità di tale indagine scientifica è confermata dalla creazione di numerose cattedre in altri paesi, tra cui quella di Amsterdam (1999) e quella di Exeter in Inghilterra (2006).
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Fotografia Kirlian di due monete
L'effetto Kirlian si ottiene applicando un'alta tensione elettrica a una pellicola fotografica. In fisica, è comunemente noto col nome di effetto corona. Genera una sfumatura colorata e luminosa attorno all'oggetto. Fu scoperto nel 1939 dal russo Semyon Davidovich Kirlian, un riparatore di macchine fotografiche che fu investito da una potente scarica elettrica ad alta tensione, ma a basso amperaggio, sufficiente a dare luogo a questo curioso fenomeno in grado di impressionare la carta fotografica.
L'apparecchio utilizzato è composto da due elettrodi, uno dei quali collegato a massa (quasi sempre un soggetto umano), e distribuisce la tensione fornita da un generatore attraverso una lastra di vetro. È chiamato camera Kirlian.
"L'effetto" è fisicamente frutto del fenomeno di ionizzazione dei gas quando sottoposti ad elevata tensione elettrica, anche se nel corso degli anni ha suscitato l'interesse di alcuni cultori del paranormale, introducendo il concetto di "aura Kirlian". L'aura rappresenterebbe la dimostrazione della compenetrazione del corpo fisico del soggetto da parte di una entità energetica individuale che ne costituisce il cosiddetto corpo eterico e che, nelle relazioni umane, determinerebbe una predisposizione fisiologica alla taumaturgia.
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Il cosiddetto fenomeno delle "voci elettroniche" (o EVP, Electronic Voice Phenomena), conosciuto anche col nome di psicofonia o metafonia o transcomunicazione strumentale, è un presunto fenomeno paranormale che riguarda la manifestazione di voci (ed eventualmente anche immagini) di origine apparentemente non umana in registrazioni, ricezioni o amplificazioni tramite strumentazione elettronica. Tale fenomeno risulta spiegabile come semplice apofonia (cioè significati in dati casuali o senza alcun senso) o pareidolia (interpretare dei suoni casuali come emessi da una voce che parla la nostra lingua)
La tipologia più conosciuta di questo presunto fenomeno è rappresentata dalla registrazione anomala di voci (di solito poco chiare), attribuite a spiriti, su un nastro magnetico o supporti digitali, oppure la loro ricezione tramite una radio, un televisore o persino su un computer o un telefono.
Secondo i suoi sostenitori, tale fenomeno permetterebbe di entrare in contatto con i defunti e l'aldilà, o comunque con una dimensione diversa dal piano fisico, permettendo un contatto con entità intelligenti di origine ignota, che interagirebbero attivamente alle domande che vengono poste. Non vi è alcuna prova scientifica di ciò e la psicofonia non ha mai trovato alcun credito nell'ambito della comunità scientifica, ricadendo nell'ambito della pseudoscienza.
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Dal 1934 in una seduta spiritica con una medium, Bice Valbonesi e alla presenza dell'allora presidente della Società Italiana Studi Psicofonici, l'ingegner Lorenzo Mancini affermò di aver ricevuto un messaggio da una entità che diceva di essere uno scienziato e annunciava che «negli anni a venire sarebbe stato scoperto nel campo dell'elettromagnetismo qualcosa che avrebbe consentito di parlare coi defunti in maniera diretta».[senza fonte]
Il presunto fenomeno delle voci elettroniche - al pari dello spiritismo e di altri fenomeni medianici - non è in alcun modo riconosciuto dalla Chiesa cattolica; tuttavia nel corso del tempo alcuni ecclesiastici hanno, esclusivamente a titolo personale, espresso un qualche interesse nei confronti di tale possibilità. Nonostante queste limitate aperture, la posizione ufficiale della Chiesa cattolica e di quelle protestanti rimane quella di proibire i tentativi di comunicazione tra fedeli e spiriti in ogni caso. Le religioni cristiane hanno sempre combattuto la comunicazione con gli spiriti, considerata di per sé reale, ma interpretata come opera di natura luciferina e demoniaca, pertanto vietata poiché considerata pratica satanica eminentemente maligna, e come tale pericolosissima[1] per via di un divieto biblico della legge mosaica[2] che proibisce ogni forma di divinazione.
Secondo lo scrittore e religioso francese François Brune, autore di un bestseller sull'argomento[3], nel 1952 furono testimoni di questo genere di fenomeni al Laboratorio di Fisica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano anche il rettore e fondatore della stessa padre Agostino Gemelli e il suo amico e collaboratore padre Pellegrino Ernetti (il quale diventerà celebre per l'asserita e mai dimostrata invenzione del cosiddetto cronovisore, una macchina del tempo che avrebbe permesso i viaggi nel passato); Brune sostiene che costoro ne informarono immediatamente il Vaticano nella persona di papa Pio XII, il quale li avrebbe incoraggiati negli esperimenti, dicendo: "Caro padre Gemelli, non ha davvero nessun motivo di preoccuparsi. L'esistenza di queste voci è un fatto rigorosamente scientifico. Questo esperimento potrebbe divenire la pietra angolare di un edificio per gli studi scientifici che rafforzerà la fede della gente nell'Aldilà"[3].
Papa Paolo VI avrebbe inoltre scritto queste parole: "In Vaticano ho incontrato un atteggiamento favorevole nei confronti della metafonia"[4] quando nominò Friedrich Jürgenson, famoso ricercatore del fenomeno delle voci elettroniche, Cavaliere dell'Ordine di San Gregorio.
Padre Pistone, Superiore della Società di San Paolo in Inghilterra, dopo i colloqui con i defunti rilasciò la seguente dichiarazione: "Nelle Voci non vedo niente di contrario agli insegnamenti della Chiesa Cattolica; sono qualcosa di straordinario ma non c'è ragione di temerle, né vedo alcun pericolo"[5][6].
Il Giusto Reverendo Mons. Prof. C. Pfleger commentò: "I fatti ci hanno dato la consapevolezza che fra la morte e la risurrezione c'è un altro stadio di esistenza post mortem. La teologia cristiana ha poco da dire riguardo a questo stadio" [5]
Padre Gino Concetti, uno dei teologi più competenti del Vaticano, ha detto in una intervista: "Secondo il catechismo moderno, Dio consente ai nostri cari defunti, che vivono in una dimensione ultra-terrena, di inviare messaggi per guidarci in certi momenti difficili della nostra vita. La Chiesa ha deciso di non proibire più il dialogo con i morti, a condizione che questi contatti siano motivati da seri propositi religiosi e scientifici"[7].
Il cugino di papa Pio XII, Gebhard Frei, parapsicologo noto a livello internazionale e presidente della Società Internazionale dei Parapsicologi Cattolici affermò: "Tutto ciò che ho letto e sentito mi obbliga a credere che le voci provengono da entità trascendentali e individuali. Mi piaccia o no, non ho il diritto di dubitare della genuinità delle voci"[8].
Dal 12 giugno del
1959 si iniziarono
ad organizzare in maniera metodica esperimenti e studi su questo
nuovo campo di indagine[9].
Il personaggio che aprì la vera e propria storia del fenomeno
delle voci elettroniche fu infatti il regista cinematografico
svedese Friedrich
Jürgenson. Tutto iniziò casualmente proprio in
quella data mentre era intento a cercare di registrare la voce di
alcuni uccelli sulla finestra della sua casa di campagna per mezzo
di un magnetofono.
Nel riascoltare il nastro si accorse che si udivano voci lontane e
mormorii, che lui stesso non aveva percepito direttamente, in cui si
sentiva chiamare per nome.
Fece in seguito numerosissimi
esperimenti, coinvolgendo un grande numero di persone e producendo
migliaia di nastri, e ipotizzò che tali voci appartenessero a
persone
defunte.
Intanto, altri studiosi cominciarono a seguire e praticare questo tipo di ricerca parapsicologica. Tra essi, merita sicuramente d'essere nominato il lettone Konstantin Raudive, che a partire dal 1964 impresse su nastro 72.000 registrazioni in diverse lingue che ritenne provenienti da un'altra dimensione.
Sebbene il primato sia difficilmente accertabile con riscontri documentali, a Konstantin Raudive si attribuiscono i primi concreti esperimenti condotti con un particolare circuito elettronico. Lo studioso partì dal presupposto teorico che l'eventuale quid sopravvivente dopo la morte fisica potesse essere evidenziato con l'utilizzo di quel circuito. Ovviamente Raudive non inventò il rivelatore ma solo questo particolare uso.
Il suo diodo rivelatore è definito dalla radiotecnica come: circuito LC risonante in parallelo. Consta di una bobina di sottile filo di rame isolato (induttanza) avvolta su di un supporto isolante, di un condensatore (a pastiglia) e, appunto, di un diodo rivelatore (attualmente al silicio, ma ai tempi di Raudive al germanio) e di una cuffia ad elevata impedenza (nell'ordine di almeno 600 - 1000 ohm). Pur nella sua estrema semplicità, detto circuito sta alla base di tutta la radiotecnica. La più rimarchevole differenza del diodo di Raudive rispetto ai consueti circuiti, consisteva nell'avere adottato un condensatore fisso al posto di uno variabile. La differenza non è di poco conto dal momento che un variabile permette di selezionare meglio una determinata lunghezza d'onda, cioè come viene detto in gergo: la sua selettività ha fianchi più ripidi. Senza entrare nei dettagli si può affermare che il dispositivo di Raudive è un primordiale radio-ricevitore ad amplissima banda potendo spaziare dalle onde lunghe fino alle onde corte. Ne consegue che l'ascolto in cuffia (l'unico possibile essendo un ricevitore autoalimentato dalle onde hertziane) produrrà un caotico insieme di suoni, di rumori, di voci di ogni tipo. In genere si tratta di una moltitudine di emittenti commerciali nazionali e internazionali e anche di servizi di pubblica utilità, ma difficilmente discernibili e perciò identificabili. Questa particolare difficoltà nel discernere qualcosa di intelligibile comportò l'uso del dispositivo privo di una antenna allo scopo di togliere le indesiderate interferenze di natura radioelettrica.
Qualunque genere di dispositivo di ricezione venga adottato per captare le voci il registratore è l'elemento comune e fondamentale di laboratorio in quanto permette di fissare nel tempo le esperienze. Per gran tempo la scelta obbligata fu il nastro magnetico nelle due presentazioni commerciali: in bobina o in cassetta. Raudive aveva un consulente tecnico ed anche collaboratore il quale ha lasciato progetti e descrizioni di vari dispositivi di captazione ed anche uno spettrografo per le analisi delle voci. Si tratta dello svizzero Alex Schneider di St. Gallen (vedasi sezione Note). Questo studioso relaziona che Raudive fa praticamente tutte le registrazioni con il Telefunken M. 85 (a valvole che non viene più fabbricato). La relazione dello Schneider, allegata al libro di Raudive, non è datata ma si presume possa essere stata stilata verso i primissimi anni settanta del Novecento. Le caratteristiche tecniche dell'apparecchio registratore erano le seguenti:
Due velocità: 9,5 cm/s (molto usata), 19 cm/s, a doppia traccia
Risposta di frequenza: da 30 a 20.000 Hz per i 19 cm/s
Sensibilità d'ingresso al massimo volume di registrazione: entrata del microfono 2,5 mV su 2 Mohm; entrata radio 2,5 mV a 100 kohm.
La parte della relazione tecnica dedicata alle caratteristiche tecniche del magnetofono valvolare si chiude con una osservazione, sempre dello stesso Schneider, qui riportata nella traduzione in italiano: Comunque, le voci sono assolutamente indipendenti dal tipo di radio, di microfono o di registratore. (vedasi sezione Note).
Tre schemi usati originariamente da Konstantin Raudive
Konstantin Raudive si avvalse della consulenza tecnica e della collaborazione del fisico svizzero Alex Schneider il quale, fra i vari contributi, progettò una serie di dispositivi elettronici che avrebbero avuto il compito di permettere la ricezione delle voci. Sempre lo Schneider, circa 40 anni fa, relazionava che il fenomeno delle voci sotto l'aspetto essenzialmente fisico è ancora misterioso e che i tentativi di registrazione risultano condizionati dalle direttive delle voci captate, o sono affidati al caso concludendo che ogni sperimentatore elabora un proprio metodo. Raudive cercava sulla scala delle onde medie un punto dove è più facile trovare la fascia di rumore bianco mentre invece altri sperimentatori cercano espressamente il momento nel quale una stazione emittente prima dell'inizio dei programmi lascia per qualche minuto solo l'onda portante.[10]
Schneider, parlando del manifestarsi delle voci, evidenzia un processo di selezione sconosciuto ai fisici: Raudive eseguiva alcune sperimentazioni con un oscillatore modulato (vobbulatore) collegato direttamente alla presa d'antenna di una radio ricevente per evitare che eventuali variazioni del segnale (phading) o altri fattori di disturbo entrassero nell'onda portante[11]. L'anomalia riscontrata dallo Schneider consisteva nel fatto che le voci, lo riscontrò e ne scrisse egli stesso, erano inspiegabilmente più comprensibili se esiste un omogeneo rumore di fondo, mentre ci si sarebbe dovuto aspettare il contrario. Pertanto il vobbulatore modulando l'onda portante con una nota di bassa frequenza a 1 kHz facilitava l'emergere delle voci dal rumore di fondo.
Ogni sperimentatore indirizzato nella ricerca e studio filologico delle voci ha il proprio sistema personale di ricezione: ciò nonostante ognuno di essi può essere inscritto in tre ben distinte categorie.
Quanti affermano che la ricezione è qualitativamente migliore e si hanno maggiori eventi positivi con apparecchiature elettroniche piuttosto economiche ed affette da un certo rumore di fondo[12]
Quanti affermano che le voci realmente genuine le si possono scoprire e studiare solo con apparecchiature assolutamente professionali ma che tuttavia, realisticamente, sarebbero al di fuori della portata economica e della capacità di utilizzo di qualunque radioamatore anche "evoluto" e probabilmente dei "normali" laboratori Radio-TV[13]
Quanti affermano che è auspicabile e sufficiente l'uso di apparecchiature semi-professionali.[14]
Come si è detto Konstantin Raudive, fin dal 1968, si avvalse dell'aiuto del fisico Alex Schneider che diventò suo consulente tecnico e collaboratore. La sua opera era finalizzata al progetto e costruzione di apparecchiature che facilitassero la ricezione delle voci e come tali andrebbero esaminate. Per esempio era un compito affidato allo stesso Schneider quello di predisporre circuiti che impedissero la ricezione delle stazioni radio.
Lo stesso Schneider ci relaziona che una parte dei suggerimenti per la costruzione ottimale delle apparecchiature proveniva dalle voci e dall'altra dall'esperienza pratica di Raudive [15]. Dal punto di vista radiotecnico i tre circuiti in figura hanno in comune un circuito risonante in parallelo e schermato (rettangoli tratteggiati) da interferenze elettromagnetiche ma con diverse caratteristiche se si eccettua l'uscita che per il genere di circuiti prevedeva l'entrata ad alta impedenza di un registratore a nastro (o una corrispondente cuffia di tipo telefonico).
La figura 1 affida la parte capacitativa all'antenna mentre l'induttanza di circa 0,5 mH propende per un accordo sulla banda delle onde medie (300 - 3000 kHz)
La figura 2 si mostra come uno schema di base verosimilmente per la ricezione delle UHF (300 - 3000 MHz) con tanto di dipolo in entrata
La figura 3 è circuitalmente la complementarietà della figura 1: la funzione dell'induttanza è lasciata all'antenna.
I diodi utilizzati sono tipici dell'epoca e attualmente superati.
Marcello Bacci è un tecnico elettronico di Grosseto che conduce esperimenti sulle voci dal 1970 circa.
Marcello Bacci all'inizio della sua attività di sperimentatore utilizzò sempre registratori magnetici interamente transistorizzati, in particolare il Saba Hi-Fi 554 Stereo provvisto di quattro tracce con le seguenti caratteristiche:
due velocità: 9,5 e 4,75 cm/s
premagnetizzazione: 55 kHz
campo di risposta: da 40 Hz a 8 kHz a 9,5 cm/s
campo di risposta: da 40 Hz a 6 kHz a 4,75 cm/s
sensibilità d'ingresso: da 0,2 mV a 40 mV su impedenza di 2 khom
Valori che a quei tempi (1970) erano considerati di tutto rispetto. Il registratore veniva utilizzato come per una comune registrazione con l'unica eccezione che nella capsula microfonica di entrambi i microfoni (sinistro e destro) erano inseriti due diodi al germanio OA90 ai quali era collegato uno spezzone di filo di una decina di centimetri fungente da antenna. Le voci ricevute con questo sistema assommarono a circa trentamila.[16] Questa ingente mole di voci fu sottoposta all'esame di altri studiosi per tentarne una classificazione. Il lavoro di tassonomia non si dimostrò semplice in quanto all'interno di una singola registrazione concorrevano anche più voci così ripartite a fine analisi:
5% - voci umane, facilmente riconoscibili anche da persone che per la prima volta assistono al fenomeno;
20% - voci forti, chiare ma scandite molto velocemente e non tutte comprensibili;
25% - voci àfone: voci che richiedono una grande esperienza nell'ascoltatore;
10% - voci metalliche di difficile comprensione;
40% - voci afone molto deboli e incomprensibili.
Un certo numero di scienziati ha manifestato il proprio interesse verso la possibilità di comunicare con una ipotetica dimensione diversa dalla nostra per mezzo di radiazioni elettromagnetiche e nel caso specifico per mezzo delle voci elettroniche. Alcuni studiosi fra i quali Raudive, il fisico svizzero Alex Schneider, e Sir Oliver Lodge misero in evidenza che Guglielmo Marconi si avvicinasse a tale possibilità su basi diverse da quelle con le quali i cultori poco accorti e le organizzazioni di scettici sono soliti affrontare la questione, in quanto lo scienziato venne stimolato da voci captate dalle apparecchiature radio che non trovavano una spiegazione razionale o comunque verosimile. In altri termini l'interesse di Marconi era impostato su di una base extrascientifica, come pura ipotesi di studio teorico.
Interessi e supposizioni teoriche avvinsero anche Edison il quale credeva di potere inventare un dispositivo simile ad grammofono per mezzo del quale captare le voci dei defunti. Sir Oliver Lodge ebbe un atteggiamento simile a Marconi ma tuttavia a differenza di questo studioso, si conoscono e si conservano di lui vari scritti originali, vale a dire redatti in prima persona.
Il 5 dicembre 2004, a Grosseto, Marcello Bacci condusse degli esperimenti[24] sul fenomeno. Gli esperimenti furono condotti in presenza di 37 persone tra questi investigatori, tecnici e scienziati, italiani, inglesi e portoghesi dell'associazione di studi parapsicologici "Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica" e alcune madri che avevano perso i loro bambini.
Il professore di fisica Mario Salvatore Festa dell'Università di Napoli e il radiotecnico Franco Santi rimossero tutte le valvole della radio, in assenza delle quali nessuna ricezione radio era fisicamente possibile, ma i fenomeni delle voci anomale continuarono ad essere prodotti dall'apparecchio del Bacci. Le apparecchiature sono state monitorate, smontate e scrupolosamente analizzate, prendendo tutte le precauzioni tecniche, senza trovarvi alcuna traccia di frode o inganno[25].
Marcello Bacci ha rifiutato la partecipazione agli esperimenti di un rappresentante del CICAP, pur trattandosi di semplice osservazione senza alcuna verifica strumentale, adducendo come motivazione il fatto che a suo avviso il Cicap fosse prevenuto nei confronti dei fenomeni [26].
In base a quanto viene testimoniato durante le sedute, le voci a volte risulterebbero afone, mentre in altri casi sarebbero più simili ad una normale voce umana. Avrebbero inoltre timbri vocali sia femminili che maschili.
Alcune sarebbero caratterizzate da un suono articolato in maniera molto rapida, appena percepibile, tanto che talvolta è necessario ricorrere ad un rallentamento della velocità di riascolto per capire il significato di quanto dicono. Alcune voci inoltre presenterebbero una cadenza cantilenante, altre anomalie nella fonetica e nella cadenza che risulta irregolare. A volte risulterebbero perfettamente udibili, mentre in altri casi sarebbero meno intelligibili e di difficile interpretazione. Un'altra caratteristica che avrebbero queste voci è il poliglottismo, ovvero la capacità di passare da una lingua ad un'altra nello stesso contesto, durante una stessa frase.
Talvolta quindi la riproduzione viene manipolata per rendere la comunicazione più intelligibile (ad esempio modificando la velocità o applicando filtri acustici), oppure vengono estrapolate solo le parti della comunicazione ritenute più significative.
Ci sono dubbi su come spiegare o interpretare il fenomeno, ed anche sulla stessa genuinità dei casi riportati.
A detta di alcuni sperimentatori il possesso di poteri paranormali è requisito indispensabile all'estrinsecarsi delle voci mentre per altri non lo è.
I sostenitori dello spiritismo sostengono che si instaura un meccanismo di contatto tra due diversi stati dell'essere, ovvero tra due dimensioni separate: l'entità vivente (uomo) da un lato e quella disincarnata (spirito) dall'altra. Queste entità si manifesterebbero direttamente incidendo la loro voce su un supporto magnetico o digitale usato per la registrazione, oppure attraverso l'ausilio di una radio sintonizzata generalmente sulle onde corte. In caso di registrazione le voci sarebbero udibili solo durante la fase di riascolto, e mai al momento del loro intervento, mentre nel caso di manifestazione tramite radio verrebbero udite direttamente, come se si ascoltasse, appunto, una normale stazione radio.
Secondo alcuni ricercatori, invece, si tratta solo di una interpretazione soggettiva di segnali acustici casuali dovuti alle comuni interferenze elettromagnetiche o ad altre fonti di suono [27]. Il fatto che qualcuno le possa interpretare come "voci" sarebbe solo frutto del desiderio e della fantasia di chi si mette in ascolto: almeno in alcuni casi il riconoscimento di una voce poco intelligibile all'interno di un rumore sarebbe quindi un semplice artefatto della percezione umana, che tende a riconoscere elementi familiari anche in situazioni casuali (come nel fenomeno noto in psicologia come déjà vu). In altri casi, specie quelli in cui la ricezione si avvale di una radio, si può ben supporre la ricezione di segnali di interferenza da comunicazioni umane (es. ripetitori radio, apparecchi telefonici). In un video diffuso anche sul web, il Cicap sostiene che in alcuni casi si tratti semplicemente di malafede da parte di chi pratica la psicofonia.
I sostenitori della reale esistenza delle voci fanno notare tuttavia che non possono trattarsi di interferenze, in quanto il fenomeno si verifica ugualmente anche se gli esperimenti vengono condotti dentro una gabbia di Faraday, la quale isola ogni interferenza e persino tramite registratori digitali, i quali per loro natura sono esenti da interferenze[28].
Secondo Marco Morocutti[29], progettista elettronico ed esponente del Cicap, autore tra l'altro di uno dei primi libri sui microprocessori editi in Italia[30], si tratterebbe di trasmissioni ad onde corte che vengono ricevute in maniera inappropriata con strumenti non idonei allo scopo. Un esempio di queste trasmissioni sono le comunicazioni tra le navi in mare, trasmissioni meteo e comunicazioni di servizio, che se non ricevute adeguatamente risultano essere distorte e incomprensibili. Sulla registrazione magnetica invece porta come esempio le registrazioni effettuate con apparecchi difettosi, dove lo strisciamento del nastro è discontinuo e crea effetti audio simili alle voci registrate da chi pratica la psicofonia [31].
Se l'interferenza riguarda onde di stazioni radio non è improbabile registrare parole sensate e non rumori casuali.
Altre ipotesi sono la manipolazione autosuggestiva da parte dello sperimentatore della strumentazione di cui si avvale, o l'esistenza indipendente di forme di consapevolezza non umana ma mediabili elettronicamente (non necessariamente ultraterrene).
È tuttavia opportuno evidenziare che le gabbie di Faraday schermano (in parte) le onde elettromagnetiche, ma non le onde sonore, e che possibili interferenze di varia origine possono generarsi tanto all'esterno quanto all'interno dell'apparecchio registratore. L'uso recente di apparecchi digitali, tuttavia, ha permesso di escludere anche questo tipo di interferenze.
Va anche aggiunto che i programmi informatici, se sono in grado di distinguere una voce umana normale da ogni altro genere di suoni, o dal rumore bianco, non possono certo indicare la provenienza di questi ultimi, né identificarli come provenienti dagli spiriti. Sono inoltre algoritmi ancora molto poco affidabili.
In alcune tecniche, principalmente l'audiotecnica e la radiotecnica, si possono riscontrare alcuni fenomeni fisici non predicibili né riproducibili con facilità i quali potrebbero spiegare alcuni interrogativi avanzati dagli sperimentatori delle voci. Il fatto che tali fenomeni "normali" abbiano solo alcuni punti in comune non è una prova dell'unicità di causa ed effetto intercorrente fra di essi e quelli ritenuti di origine "paranormale" e quindi delucidanti la loro reale spiegazione. Ci si limita ad alcune evidenze senza scendere nei dettagli tecnici di fenomeni che sono tuttavia esperibili senza particolari conoscenze o strumentazioni.
Un fenomeno molto noto si verifica quando su di un nastro magnetico di modesta qualità si ha una magnetizzazione impressa con una notevole differenza di dinamica, per esempio un brano recitato a bassisimo livello in entrata nel registratore seguito da un repentino innalzamento del volume del microfono. Dalla data di incisione a quella di riascolto del nastro potrebbero presentarsi dei fenomeni di migrazione magnetica fra spira e spira in modo da sciupare il documento audio. Prima dell'avvento di sistemi di registrazione digitali era infatti un inconveniente notissimo e molto temuto da chi gestiva la audioteche di notevole valore documentale (come per esempio l'Archivio storico della RAI - Radiotelevisione italiana). Il fenomeno comporta ovviamente un (apparente) sfasamento temporale di frasi, musiche prima e dopo il loro logico presentarsi. In alcuni casi si può esperire pure un effetto di eco a mano a mano che una bobina si svolge e l'altra si riavvolge.
Troviamo ampie tracce di questo sfasamento temporale nei resoconti di Raudive, Jürgenson e altri sperimentatori a proposito del contenuto dei messaggi delle voci.
Da molti decenni [32] gli esperti radiotecnici, gli operatori professionisti degli impianti di telecomunicazione ed i radioamatori con predilezione per il radioascolto rilevano un fenomeno al quale è stato dato convenzionalmente il nome di "echi radio ritardati". Occorre puntualizzare che il termine ritardati fa riferimento a uno sfasamento spaziale e temporale del contenuto della comunicazione che per la sua entità non trova tuttora spiegazione. Questi echi non vanno confusi con quelli che si verificano per percorsi multipli dell'onda jonosferica come per esempio si potrebbe manifestare con facilità nelle più fredde giornate dell'anno durante i periodi di intensa attività solare e per stazioni poste a notevole distanza dal ricevitore. In tali frangenti si hanno in genere due percorsi: uno verso l'est e l'altro verso l'ovest i quali "battendo" generano una eco di frazioni di secondo.
I veri echi radio ritardati potrebbero implicare dei ritardi che vanno da pochissimi secondi fino ad oltre 10 secondi. Il primo problema per i tecnici e gli scienziati è riassumibile con l'interrogativo: Dove si trovano durante tutto il periodo di ritardo le onde radio?. La domanda ha pieno senso perché mentre la velocità delle onde hertziane è di circa 300.000 km/s la circonferenza della Terra (approssimata ad una sfera) è di solo 40.000 km circa. Questi fenomeni sono per altro piuttosto rari da essere scoperti dal singolo operatore e dunque per il loro monitoraggio vengono impiegate delle apparecchiature che funzionano autonomamente dalla presenza dell'uomo. In genere si attua un network dove una stazione trasmette dei segnali con cadenze e ad orari prestabiliti su frequenze prefissate mentre contemporaneamente altre stazioni registrano il segnale ricevuto.
Alcune correlazioni intercorrenti fra gli echi radio ritardati e il fenomeno delle voci le si evidenziano proprio nello sfasamento temporale dei contenuti dei messaggi "paranormali". Per esempio lo Jurgenson in varie sue opere[33] affermava di avere registrato trasmissioni radiofoniche dopo giorni dalla loro effettiva "messa in onda". Nel campo delle telecomunicazioni si hanno esperienze di enormi ed inspiegabili ritardi sui tempi di stimato percorso dell'onda, ma non di tale entità. L'accostamento fra i due distinti fenomeni è pertanto di tipo qualitativo, non quantitativo.
La transcomunicazione strumentale è un termine che si riferisce all'insieme di presunte comunicazioni con l'aldilà e con presunti defunti attuata con mezzi non tradizionali, ovvero senza il tramite di medium umani o con la scrittura automatica, bensì con moderni strumenti tecnologici. Esso è un termine di significato più vasto che ingloba in sé altri fenomeni oltre a quelli relativi al fenomeno delle voci elettroniche, poiché oltre alla radio, al registratore, al telefono e altri strumenti in grado di fornire documenti esclusivamente audio, include anche la parte video video tipica del fax, della televisione e del computer.
Ovviamente questo genere di transcomunicazione
ha meno storia, sperimentazione e studi di quella che l'ha
preceduta, essendo questi strumenti relativamente più
recenti; tuttavia aumentano via via sempre più i casi che
documentano il fenomeno.
La storia di questo nuovo termine va
fatta risalire al 1979
quando al Congresso Internazionale di Parapsicologia tenutosi a
Fermo (Ascoli
Piceno) il fisico tedesco Ernst
Senkowski (1922-)
l'ha utilizzato per primo.
Senkowski fondatore del periodico in
lingua tedesca Transkommunikation, si era laureato in fisica
all'Università di Magonza
nel 1958 dopodiché
aveva partecipato, fra l’altro, alla costruzione di un
acceleratore di elettroni e soltanto dal 1976
aveva cominciato a interessarsi di questo settore del campo del
paranormale.
Le prime presunte riprese video paranormali
documentate furono di Schreiber. Presto seguirono altri pionieri in
questo settore della fenomenologia paranormale tra cui gli
Harsch-Fischbach.
Questi ultimi utilizzarono come impianto di
base un televisore che era stato manomesso in modo che risultasse
inutilizzabile per la ricezione dei normali programmi televisivi a
cui aggiunsero un videoregistratore VHS di tipo standard e una
telecamera.
In una prima sperimentazione con questo nuovo metodo
affermarono di essere riusciti a captare il ritratto di un uomo di
cui vennero a sapere, sempre tramite transcomunicazione, trattarsi
di un certo Pierre K.
Si rivolsero così ai familiari per
un riconoscimento che ebbe esito positivo.
Dopo aver effettuato
altri tentativi di questo genere, molti con esito negativo, il
16-1-1987 riuscirono a captare alcune immagini di buona qualità
di una giovane, deducendone che si trattava di una donna morta a 70
anni: essa fu identificata in Hanna Buschbeck, una nota ricercatrice
tedesca sulle voci, morta nel 1984. Dopo aver confrontato con le
fotografie di lei quando era giovane conclusero si trattasse proprio
della stessa persona la cui immagine avevano captato con le loro
strumentazioni.
Il
9 luglio 1988 e poi ancora il 23 settembre sempre del 1988 a due di
questi esperimenti ritenuti riusciti era presente lo stesso Padre
François Brune noto studioso e ricercatore del campo della
comunicazione con i defunti[senza fonte].
È storia recente la creazione di un'associazione internazionale per la transcomunicazione strumentale denominata INIT (International Network for Instrumental Transcommunication).
Disambiguazione
– Se stai cercando altri significati del termine, vedi Magia
(disambigua).
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Con il termine Magia si indica una ipotetica tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi e di dominare con la volontà i fenomeni fisici e l'essere umano, a tale fine può servirsi di gesti, atti e formule verbali o di rituali appropriati. L'etimologia del vocabolo "magia" (in greco Μαγεία) deriva dal termine con cui venivano indicati nell'antica Grecia i "magi" (Μάγοι), antichi sacerdoti Zoroastriani della Persia.
Con il termine magia molto spesso si tende a indicare tutto ciò che non è scientificamente spiegabile. Basti pensare cosa sarebbe capitato andando per esempio 2000 anni nel passato, e una persona fosse stata vista girare in una normalissima automobile, le persone non sapendo spiegare quel fenomeno con la propria conoscenza, lo avrebbero attribuito alla magia. O ancora andare nella preistoria con una torcia, i nostri antenati ci avrebbero presi per dei in grado di manipolare il giorno e la notte, o qualcosa di simile. Dalla maggior parte delle persone però la magia viene vista come una cosa distinta e separata dalla scienza quindi tende ad attribuirvi tutti i fenomeni di cui non riesce a capacitarsi. Una prima distinzione che viene generalmente fatta è quella tra magia bianca e magia nera, a seconda che i fini dell'operatore siano benefici o malvagi, e se nella sua pratica possono essere coinvolte delle entità positive (angeli, divinità, spiriti degli antenati, animali totemici) o negative (demoni); questa distinzione non viene però accettata da tutti, infatti alcuni operatori considerano la magia neutra in se' stessa, da questi infatti essa viene considerata come il fuoco che a seconda di come viene usato può risultare molto utile e benefico, oppure altamente distruttivo.
Esiste inoltre un insieme di nozioni e pratiche facenti capo ad una categoria intermedia denominata magia rossa che non può essere definita ne buona né cattiva, ma indirizzata ad ottenere uno scopo personale, il più delle volte a carattere sentimentale.
La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni, e strumenti vari. Solitamente viene però sottolineato che lo strumento primario della magia è la mente dell'operatore e tutto il resto gli serve per focalizzare meglio il suo intento.
Le tecniche magiche possono essere raggruppate convenzionalmente in cinque categorie:
La cosiddetta magia simpatica o d'incanalamento, in cui l'effetto magico è perseguito tramite l'utilizzo di immagini od oggetti che possono essere usati, ad esempio come rappresentazione simbolica della persona cui si vuole fare del bene o si vuole nuocere, oppure per rappresentare lo scopo che ci si prefigge (ad esempio con l'uso di amuleti e talismani).
La magia da contatto è caratterizzata dalla preparazione di pozioni e filtri magici, sacchettini da indossare, talismani o amuleti da portare con se', creati utilizzando oggetti ed ingredienti più o meno naturali.
La terza forma di pratica magica è l'incantesimo, che agisce tramite parole (un esempio tipico è abracadabra) o formule magiche.
La quarta categoria è quella della divinazione, utilizzata per ricevere informazioni attraverso varie arti mantiche (come l'astrologia, la cartomanzia, la chiromanzia) oppure attraverso dei talenti propri dell'operatore (come ad esempio attraverso i presagi, o nella preveggenza e nella medianicità).
La quinta categoria è quella di similitudine: il simile produce il simile, un esempio può essere quello rappresentato da alcuni popoli primitivi, i quali, prima di andare a cacciare, imitano i movimenti, i versi ed i comportamenti in genere dell'animale che desiderano catturare.
Solitamente i riti magici utilizzano una combinazione tra le diverse tecniche. Nei casi in cui il mago durante una pratica rituale ricorre all'intervento di un'entità soprannaturale, a seconda delle entità in questione, si entra nei campi della negromanzia, dello spiritismo e della demonologia, mentre l'arte di evocare potenze sovrumane benefiche (angeli, divinità, ecc.) è più propriamente chiamata teurgia.
Nella maggior parte delle culture antiche e moderne, fin dagli albori della civiltà, sono esistite credenze e pratiche magiche, con caratteristiche sostanzialmente simili anche se formalmente diverse, che si possono trovare in relazione ad aspetti tipici dell'occultismo, della superstizione e della stregoneria. Alcune scene di pitture del paleolitico superiore trovate nelle caverne francesi sono state interpretate come aventi finalità magiche (ad esempio l'ottenere successo nella caccia). Nell`antichità si credeva anche che la magia si potesse relazionare alla varie fasi lunari: luna piena = magia nera, mezza luna = magia bianca.
La società dell'Antico Egitto è fortemente intrisa di credenze occulte. Nel pantheon egizio, oltre a Weret-Hekau ed Heka, Neter della magia, anche Iside e Thot, da cui derivò l'ermetismo, sono caratterizzati da poteri magici. Sono stati trovati molti papiri magici, scritti in greco, copto e demotico, che contengono formule ritenute capaci di prolungare la vita, fornire aiuto in questioni amorose e combattere i mali. È attestata anche la credenza nella cerimonia magica dell'apertura della bocca per mezzo della quale si riteneva possibile conferire un'anima a statuette, utilizzate come controfigure magiche dei defunti. Il cosiddetto "libro dei morti degli antichi egiziani" (che in origine era definito: "incantesimi che narrano l'uscita dell'Anima Verso la piena Luce del Giorno"[1]), scritto su papiri, muri tombali e sarcofagi, è l'insieme di incantesimi da pronunciarsi per la "resurrezione dello spirito e il suo ingresso nelle Regioni dell'Al di là"[2]. Per gli antichi egizi tutto è animato, per loro lo spirituale non impone leggi al fisico, ma, per analogia, così come il volto di una persona è considerato come espressione dell'anima, lo spirituale si esprime tramite il mondo fisico. La natura non è inanimata e non sottostà a "leggi", bensì l'espressione della vita passa attraverso varie fasi spirituali che, in questo mondo, vengono rappresentate dalle esperienze fisiche vissute direttamente dall'uomo. Tutto è animato e vivente, ogni fenomeno, per analogia, esprime la manifestazione di un piano spirituale nel piano fisico. L'analogia è applicata alla posizione degli astri, al simbolismo del colore, alle forme geometriche (ad esempio la figura geometrica della piramide), alle caratteristiche degli animali (zoolatria) e così via ad ogni espressione della vita. Questa civiltà, oltre cinquemila anni fa, è stata quindi crogiolo per la nascita e la codifica dell'astrologia, della teurgia e della negromanzia.
In Mesopotamia, nelle culture sumera, accadica e caldea, come anche in Persia, la terra d'origine dei Magi, si trovano numerose attestazioni di rituali di magia cerimoniale. Tutte le fonti antiche riportano esempi di pratiche magiche, come:
l'utilizzo di "parole magiche" che hanno il potere di comandare gli spiriti;
l'uso di bacchette ed altri oggetti rituali;
il ricorrere a un cerchio magico per difendere il mago contro gli spiriti invocati;
l'utilizzo di simboli misteriosi o sigilli per invocare gli spiriti;
l'uso di amuleti che rappresentano l'immagine del demone per esorcizzarlo.
Comunque il più grande apporto culturale del Medio Oriente consisté nell'astrologia: l'osservazione degli astri era non solo magicamente inscindibile dal computo del tempo, ma anche strettamente legata ad ogni evento naturale.
In Grecia fu Erodoto a coniare il termine "mago" per indicare un sacerdote di una tribù della Persia antica. Dal IV secolo a.C. il vocabolo "mageia" cominciò ad essere utilizzato per indicare un insieme di dottrine nate dalla commistione di tradizioni arcaiche e le pratiche rituali ereditate dai Persiani. Fu comunque nella koinè culturale ellenistica che ebbe luogo quella fusione dei riti magici con elementi astrologici e alchimistici, che sarà alla base di tutta la speculazione magica dei secoli successivi. Nella tarda antichità troviamo numerose testimonianze riguardo a rituali di teurgia la cui provenienza è spesso attribuita, dagli stessi teurghi, all'antico Egitto. Verso il III IV secolo della nostra era compaiono anche trattazioni filosofiche a favore di tale pratica, in particolare per opera del filosofo neoplatonico Giamblico.
Nella letteratura latina si trovano numerose testimonianze relative a tutta una serie di attività occulte. Esperimenti di negromanzia, uccisioni a distanza, animali parlanti, statue che camminano, filtri d'amore, metamorfosi, divinazioni, talismani che curano le malattie, sono solamente alcuni degli oggetti e dei rituali magici adoperati dai maghi che compaiono nelle opere di Orazio, Porfirio, Plinio il Vecchio e Virgilio. Nel panorama letterario di magia latina un posto di prim'ordine spetta a Le metamorfosi (anche conosciuto come L'asino d'oro) di Apuleio. L'opera, l'unico romanzo della letteratura latina pervenutoci intero, si compone di undici libri, nei quali viene narrata la storia di Lucio, un giovane trasformato per magia in asino, che, dopo varie peripezie, ritorna uomo per intercessione della dea Iside. Da ricordare che lo stesso Apuleio fu processato per aver costretto con la magia una ricca vedova a sposarlo per impadronirsi della dote. Tuttavia riuscì a scagionarsi dall'accusa presentando il testamento della vedova, in cui la donna (dietro consiglio dello stesso Apuleio) lasciava tutto al figlio piccolo. Del resto, nel diritto romano le leggi antiche prevedevano pene severe per quanti utilizzavano mezzi magici per conseguire scopi criminali.
La magia è riconosciuta dall'Islam. Essa è considerata tuttavia come una "tecnica", rispondente a precise leggi, agenti per preciso disposto divino. Si condanna tuttavia la "magia nera" o saḥr shayṭānī (magia diabolica).
Nonostante la polemica antimagica di alcuni scrittori cristiani, come Origene, Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, e l'ostilità della Chiesa nei riguardi delle arti occulte, il substrato culturale della magia medievale ebbe una certa rilevanza. Persino il mondo religioso germanico fu prodigo di divinità intrise di doti magiche, come Thor e Odino; anzi lo scopo della magia era quello di liberare le forze occulte possedute dalle potenze superiori. La produzione letteraria di carattere magico, soprattutto in età umanistica, fu molto ricca, grazie anche alla mediazione di scrittori arabi. Alcune opere astrologiche, come il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, l'Introductiorum di Albumasar, il Liber Vaccae (o Libro degli esperimenti) ed il famoso Picatrix, ebbero una enorme influenza sulla speculazione magica dell'età rinascimentale. Anche se alcuni autori, come Isidoro da Siviglia e più tardi Ugo da San Vittore, accomunano la magia all'idolatria, in quanto scienza conferita dai demoni, è nel XIII secolo con Guglielmo d'Alvernia e Alberto Magno, che si iniziò a porre l'accento sulla categoria della magia naturale, che tanta fortuna ebbe nei secoli immediatamente successivi. Sempre nel XIII secolo, torna in auge anche l'astrologia, con autori allora famosissimi come il forlivese Guido Bonatti, la cui influenza sarà notevole ancora nel XVI secolo.
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« Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l'epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medioevo: XVI e XVII secolo rappresentano l'apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle. » |
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(C.S. Lewis, L'abolizione dell'uomo, in «L'Umana avventura», n. 6, Jaca Book, Aprile 1979, pag. 44, trad. di F. Marano) |
Illustrazione dal Cantus Circaeus di Giordano Bruno
Il periodo che va dal XV agli inizi del XVII secolo segna la grande rinascita della magia, in sostanziale parallelismo, come fa notare anche C. S. Lewis, con il crescere degli interessi scientifici. L'inizio di questa rivoluzione magica può essere considerata l'opera di traduzione che alcuni umanisti, il più importante dei quali fu Marsilio Ficino, fecero delle quattordici opere che formavano il cosiddetto Corpus Hermeticum, degli "Oracoli Caldaici" e degli "Inni Orfici". Queste opere, attribuite dagli studiosi rinascimentali rispettivamente ad Ermes Trismegisto, Zoroastro ed Orfeo, erano in realtà raccolte di testi nate in età imperiale romana, che combinavano elementi neoplatonici, concetti ricavati dal Cristianesimo, dottrine magico-teurgiche e forme di gnosi mistico-magica. Nel Rinascimento sul substrato colto di dottrine neoplatoniche, neopitagoriche ed ermetiche si incardinò la riflessione speculativa magico-astrologica-alchemica, arricchita da idee derivanti dalla Cabala ebraica, come testimoniano emblematicamente le figure di Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Il compendio forse più interessante per la magia rinascimentale è il De occulta philosophia di Cornelio Agrippa von Nettesheim. In questa opera il medico, astrologo, filosofo e alchimista tedesco definisce la magia "la scienza più perfetta", e la divide in tre tipi: naturale, celeste e cerimoniale, dove i primi due rappresentano la magia bianca, ed il terzo quella nera o negromantica. Queste argomentazioni saranno riprese più tardi nel Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium del napoletano Giovanni Battista Della Porta, il quale vede nella magia naturale il culmine della filosofia naturale, e nel Del senso delle cose e della magia di Tommaso Campanella. Altra importante figura nel contesto magico-alchemico rinascimentale è quella di Paracelso, la cui iatrochimica risente della simbiosi tra magia naturale e scienza sperimentale, tipica del XVI secolo.
Proprio mentre la tradizione magica è al suo culmine, nel XVII secolo si iniziano a vedere le avvisaglie della polemica contro la cultura magico-alchimistica, che caratterizzerà maggiormente il secolo dei lumi. Il precursore della condanna delle varie dottrine magiche in nome del sapere scientifico è da considerarsi Francesco Bacone. A partire da questo momento la magia inizierà un lento declino, favorito da pensatori come Cartesio e Hobbes e dallo sviluppo delle correnti filosofiche del meccanicismo, del razionalismo e dell'empirismo. Nel XVIII secolo, con l'avvento dell'Illuminismo, la magia, definitivamente sconfitta nell'ambito della cultura dominante, venne relegata in un limbo, nel quale tuttavia riuscì in qualche modo a sopravvivere.
La seconda metà dell'Ottocento è caratterizzata da un rinnovato interesse nei confronti dell'occultismo e dell'esoterismo magico. La figura che meglio incarna il revival delle scienze occulte nel XIX secolo è il mago Eliphas Lévi, nato Alphonse Louis Constant. La cui ricca produzione letteraria influenzò grandemente la speculazione occultista del secolo successivo. L'ultimo scorcio del secolo vide anche il sorgere di numerose organizzazioni e società segrete nelle quali la magia aveva un ruolo significativo, come l'Ordre Kabbalistique de la Rose+Croix fondato in Francia da Stanislas De Guaita, l'Hermetic Order of the Golden Dawn fondato in Inghilterra da Samuel Liddell Mathers, l'Ordo Templi Orientis fondato in Germania da Franz Hartmann. Anche nella Società Teosofica, fondata negli Stati Uniti d'America da Helena Petrovna Blavatsky, esistono alcuni elementi che rimandano a una concezione magica dell'esistenza e dei rapporti con i mondi ultraterreni.
Il panorama della magia dei nostri giorni è molto variegato e di difficile analisi sistematica, soprattutto a causa del coacervo sincretistico che caratterizza la maggior parte delle odierne dottrine magiche, esoteriche e occultistiche. In genere il substrato comune è costituito da alcune teorie che si riallacciano alle tradizioni neoplatoniche, gnostiche, ermetiche, cabalistiche, astrologiche, alchimistiche e mitologiche antiche. Su queste e sul pensiero dei moderni occultisti, da Madame Blavatsky a Gérard Encausse, da Samuel Liddell Mathers ad Aleister Crowley, da G. I. Gurdjieff a Gerald Gardner, a Dion Fortune, a Eusapia Palladino, a Gustavo Rol sono nate tutta una serie di associazioni e gruppi esoterici, più o meno influenzati dalle nuove correnti della New Age, della Wicca e del Neopaganesimo. In Italia uno degli ultimi celebri rappresentanti e divulgatori della teoria e della prassi magica fu Giuliano Kremmerz.
La magia, in quanto fenomeno ubiquitario che ha accompagnato la civiltà umana dagli albori, è stata ed è oggetto di studio da parte delle scienze sociali, prime fra tutte l'antropologia culturale, l'etnologia e la psicologia. Le tematiche affrontate nello studio della magia solitamente riguardano la sua relazione con la scienza e la religione, la sua funzione sociali e la natura del suo pensiero.
Nel 1871 Edward Tylor nella Cultura dei primitivi arrivò alla conclusione che la magia fosse una «scienza sbagliata» in quanto non in grado di distinguere i rapporti causa-effetto da quelli propriamente temporali. Vicino alla posizione tyloriana fu James George Frazer, il quale, nel Ramo d'oro, pur considerando la magia un primo stadio nello sviluppo della civiltà, ebbe il merito di fornire una prima classificazione della magia. Egli distinse i processi magici in simpatetici/imitativi, basati sulla credenza che il simile agisca sul simile (es. travestirsi da animale per augurarne la caccia) e contigui/contagiosi, basati sulla credenza che le cose che sono state in contatto possono continuare a interagire anche se distanti (es. ciocche di capelli, oggetti appartenenti alla persona su cui gettare il malocchio).
L'etnologo francese Lucien
Lévy-Bruhl considerò le culture cosiddette
primitive come guidate esclusivamente da una visione magico-mistica
del mondo, quindi prescientifica, nella quale ogni cosa si può
trasformare in qualsiasi momento in un'altra. Agli inizi del XX
secolo Henri
Hubert e Marcel
Mauss pubblicarono Teoria generale
della magia. In quest'opera i due
etnologi francesi assunsero un orientamento più sociologico
rispetto al passato rivolgendo la loro attenzione non tanto alla
struttura dei riti magici, quanto al contesto sociale nel quale essi
si svolgono. Hubert e Mauss studiarono anche i rapporti della magia
con la scienza e la religione, giungendo alla conclusione che queste
posseggono delle analogie con la magia in quanto hanno terreni
comuni di intervento: la natura (scienza e magia) e il sacro
(religione e magia).
Anche Emile
Durkheim (1858-1913)
intervenne nella discussione dei rapporti tra magia e religione. Nel
suo Le forme elementari della religione
afferma che la magia essendo per sua natura una pratica privata e
quasi segreta, non può essere paragonata alla religione, che
è un fenomeno sociale e prettamente collettivo.
L'attenzione
degli studi antropologici sul fenomeno magico si è basato
fondamentalmente su due costanti interagenti e soggiacenti il
rituale magico ed interagenti: sistema di simboli e comunicazione
sociale.
Un notevole contributo in questa direzione è
venuto da Claude
Lévi-Strauss. In Antropologia
strutturale lo studioso dedica un
saggio dal titolo Lo stregone e la sua
magia all'universo simbolico della
magia. La funzione semantica del concetto magico è alla base
dell'esempio riportato da Levi-Strauss sulla base di un racconto di
Franz Boas. I
casi di guarigione magica per opera dello sciamano
Quesalid dimostrano, secondo l'antropologo francese, che ogni atto
magico presuppone l'esistenza di un rituale basato su segni, che
abbiano un significato per la collettività che partecipa
all'esperimento magico e ne condivide la speranza di riuscita.
All'antropologo inglese Alfred
Reginald Radcliffe-Brown si deve la prima disamina seria del
concetto di mana,
utilizzato per la prima volta dall'etnologo R. Codrington. Questa
forza non individualizzata insita in tutte le cose permea l'atto
magico (il rituale), chi lo compie (lo sciamano), quanti vi
assistono (la società) e l'ambiente in cui viene svolta
l'azione (la natura). L'accento posto dal Brown sul valore rituale e
sociale della magia, contrapposto al presupposto legame
magia-scienza condizionò la successiva discussione
sull'argomento.
Un'altra opera che ebbe una considerevole
risonanza fu Stregoneria, oracoli e
magia tra gli Azande, scritta nel 1937
da Edgar
E. Evans-Pritchard. La ricerca da lui effettuata nel Sudan
sud-occidentale lo portò a conclusioni vicine a quelle del
Radcliffe-Brown. Anche l'Evans-Pritchard teorizzò la
centralità del contesto sociale nel quale la magia si esplica
e l'assenza di un legame tra scienza e magia, in quanto l'obiettivo
finale del rituale magico non consisterebbe nel modificare la
natura, ma nel contrastare i poteri di streghe o maghi.
Un contributo fondamentale alla interpretazione della magia dal punto di vista antropologico lo diede Bronislaw Malinowski. Nel suo Magia, scienza, religione, lo studioso polacco nega qualsiasi contatto della magia con la pratica empirica, che vede come entità separate. Famoso l'esempio della canoa, durante la costruzione della quale l'artefice non ha bisogno della magia per l'esecuzione tecnica del natante, che reggerebbe il mare comunque, ma il rituale magico interviene durante il lavoro come sussidio rassicurante. L'atto magico sarebbe quindi l'espressione simbolica di un desiderio, completamente slegato dal rapporto causa-effetto, che è comunque tenuto ben presente. Sulla scia di Malinowski, gli antropologi successivi hanno sottolineato che il ricorso alla magia si ha solitamente in presenza di fenomeni inesplicabili, davanti ai quali le pratiche empiriche sono considerate impotenti.
Una posizione interessante e diversa rispetto a quella del funzionalismo è quella dell'antropologo Ernesto de Martino che sosteneva che l'universo magico facesse da mediatore con la concezione dell'aldilà e con la paura delle persone di perdere la presenza. Nei suoi studi nel Mezzogiorno d'Italia nel 1948 egli rivelò come davanti ad una grave crisi, come la morte di una persona cara, la magia, assieme ad una buona pianificazione sociale consentisse di incanalare il dolore per riscattarsi dagli istinti animali.
La natura della magia è stata studiata anche dal punto di vista psicologico. Basandosi sulle teorie evoluzioniste del Frazer, studiosi come Wilhelm Wundt, Gerardus van der Leeuw e soprattutto Sigmund Freud accostarono il pensiero magico dell'uomo primitivo a quello del bambino, il quale ritiene che la realtà è influenzabile secondo i suoi pensieri ed i suoi desideri. Più recentemente anche Ernesto De Martino ne Il mondo magico pone l'accento su alcuni fenomeni tipici di pratiche sciamaniche, quali la spersonalizzazione e lo scatenamento di impulsi incontrollabili.
Secondo alcuni anche la Magia si può in un certo senso considerare religione. La magia è concettualmente diversa dalla religione? Nella magia l'uomo cerca di far sì che la divinità faccia ciò che l'uomo vuole, o è nella religione, che di solito l'uomo cerca di fare ciò che la divinità vuole? Probabilmente entrambe si pongono di fronte al mistero della creazione e della esistenza di uno o più esseri divini o creatori ma essendo spesso confusa la parola magia con setta occulta, viene considerata spesso solo nell'accezione negativa, cioè quella in cui si cerca di risolvere problemi terreni (soldi, amore, successo) con una pozione o formula e essere felici senza sforzi come per magia. "La magia riguarda la sfera pratica dell'agire, conscio o inconscio che sia" si sente dire come non ci fosse nulla di spirituale, solo formule ripetute a memoria, ma al contrario molti si avvicinano alla magia spinti dal desiderio di capire, di conoscere, ciò che ci è oscuro e occulto, spinti dalla curiosità. A seconda dell'uso che se ne fa, viene distinta in magia bianca, magia rossa o magia nera. L'unione tra magia e religione è rappresentata dalla medianità, ossia da una forma di esoterismo che esula dai comuni maghi e stregoni e si propone, attraverso l'azione di un Medium e l'evocazione di entità superiori di sommo livello, di intervenire unicamente in magia positiva per recare beneficio ad un individuo. Chi opera per il flusso regolare della natura, e per districare le situazioni riguardanti le persone attua magia bianca (alcuni esempi riguardano togliere negatività e malefici quali fatture e malocchio oppure propiziare la fortuna, gli affari e la riuscita personale) o magia rossa (in caso di legamenti d'amore e ritorni d'amore, legature e fatture d'amore e rituali d'amore per risolvere questioni sentimentali). Chi, al contrario, tende a dividere, creare conflitti, imporre il proprio volere ad altri (in maniera palese oppure occulta), e perciò tende a distorcere il normale corso degli eventi, attua magia nera.
Ufficialmente, Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo considerano la magia una cosa proibita (stregoneria) ed hanno spesso perseguitato i presunti praticanti secondo diversi gradi di punizione. Altre tendenze nel pensiero monoteiste hanno respinto tutte le tendenze come l'inganno e l'illusione, ritenendoli niente di più che espedienti disonesti. Alcuni ritengono che la recente popolarità del Vangelo della prosperità costituisce un ritorno al pensiero magico all'interno del Cristianesimo. Si noti inoltre che il Cristianesimo gnostico ha una forte corrente mistica, ma evita la pratica della magia e si concentra maggiormente sulla theurgia.
La magia era vista con sospetto dal Cristianesimo sin dal tempo dei Padri della Chiesa, anche se vi potevano essere pratiche ammesse, come l'utilizzo di reliquie o acqua benedetta in opposizione alla "blasfema" negromanzia (nigromantia) che coinvolgono l'invocazione dei demoni (goetia). La distinzione divenne particolarmente acuta e controversa durante l'età moderna della caccia alle streghe.
L'attuale Catechismo della Chiesa cattolica tratta della divinazione e della magia nella parte terza, sezione seconda.[3]
Benché sia prevista la possibilità dell'ispirazione della divina profezia, in esso si rifiutano "tutte le forme di divinazione". Nella sezione "pratiche di magia e stregoneria" le pratiche "di dominare i poteri occulti" al fine di "avere un potere soprannaturale sugli altri" sono denunciate come "gravemente contrarie alle virtù della religione".
La magia bianca è una pratica esoterica che, a differenza della magia nera, si propone di intervenire unicamente sui fenomeni della natura attraverso lo studio delle sue leggi, servendosi di ricerche, esperimenti, trasformazioni da un elemento in un altro.
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Mentre la magia nera mira ad accrescere il potere del mago tramite l'invocazione di forze soprannaturali e paranormali, che vadano oltre le leggi naturali imposte alla realtà, la magia bianca intende operare in armonia con esse, ritenendo che ogni organismo, fenomeno o evento abbia un suo posto nel disegno universale stabilito da Dio, in quanto partecipe di un'unica Anima del mondo (concezione tipica del neoplatonismo che si ritrova ad esempio in Marsilio Ficino).
Alcuni alambicchi
Più precisamente, chi fa della magia nera cerca di sottomettere le entità del cosmo al proprio volere (sovvertendone le leggi), chi fa della magia bianca sottomette invece la propria volontà alle leggi del cosmo. Ciò significa che per operare in armonia con l'universo occorreva sviluppare un senso morale basato sull'obbedienza a Dio e sul rispetto della sua volontà.
E poiché si pensava che la volontà divina coincidesse con la razionalità oggettivata del mondo, la magia bianca si proponeva di preservarla, e anzi di favorire la sua naturale evoluzione. La magia bianca si inseriva così nell'ottica tipica dei pensatori rinascimentali, i quali ritenevano che tutta la creazione, corrottasi a causa del biblico peccato originale, tendesse a ritornare verso la perfezione originaria. Come l'uomo tende verso la divinizzazione, così ogni elemento tende a ritornare verso la meta cui è stato assegnato (o entelechia), secondo la concezione aristotelica mescolatasi con quella platonica. Si cercava in un certo senso di risolvere la materia nello spirito; la magia bianca finì in tal modo per coincidere con l'alchimia, che si prefiggeva di costruire la pietra filosofale, al fine di trasmutare i metalli in oro, considerato la meta naturale di ogni elemento. L'oro era ricercato non a scopi di avidità o di possesso, ma per le sue proprietà intrinseche, essendo tra i metalli quello più incorruttibile (cioè più resistente al tempo), oltre ad essere un ottimo catalizzatore da usare nelle reazioni chimiche.
Gli interessi suscitati dalla magia bianca, rivolta esclusivamente allo studio della natura e al rispetto delle leggi in essa presenti, funsero così da apripista alla chimica moderna. L'opera dell'alchimista consisteva infatti essenzialmente nello studio empirico delle sostanze elementari e in esperimenti scientifici su di esse. Egli ne cercava le proprietà operando all'incirca come un chimico, catalogandole, tentando miscugli, introducendo nel suo lavoro fornelli ed alambicchi che saranno poi gli strumenti principali utilizzati dalla chimica come la intendiamo oggi.
In ambito ebraico ha avuto una notevole rilevanza lo studio e lo sviluppo di un alfabeto tramandato dal patriarca Enoch, dal quale venne chiamato appunto enochiano, alfabeto ritenuto adatto a parlare con gli angeli e gli spiriti buoni, i quali venivano chiamati con dei nomi formulati in questo particolare linguaggio.
Intorno al Quattrocento vi fu Abramelin il mago, che nel suo grimorio parla di una magia sacra e bianca solo leggermente inferiore alla più famosa Cabbala; nel suo manoscritto intitolato La Magia Sacra egli afferma di poter comandare spiriti demoniaci, dopo averli fatti giurare, con l'aiuto del proprio angelo custode. Allora, tuttavia, le pratiche che miravano a sovvertire l'ordine naturale erano considerate di ispirazione diabolica, e furono condannate dalla Chiesa durante tutto il Medioevo e il Rinascimento.
Nel XIX secolo uno dei grandi studiosi di magia in generale, ma dedito alla magia bianca fu Eliphas Lévi.
Secondo Omraam Mikhaël Aïvanhov (1900-1986) la magia dovrebbe essere distinta dall’occultismo: l'occultismo non è la vera scienza spirituale in quanto è un miscuglio di bene e di male. La vera magia è la magia divina che consiste nell'utilizzare le proprie facoltà e il proprio sapere per realizzare il regno di Dio sulla terra. Il mago, precisa questo autore, è colui che lavora nella luce e per la luce, è colui che desidera sempre di fare del bene, di consolare, illuminare e vivificare le creature.
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La magia nera è una credenza secondo la quale il mago nero cercherebbe di sottomettere le entità spirituali di carattere demoniaco al proprio volere, in contrapposizione alla magia bianca la quale, sempre secondo una diffusa credenza, opererebbe in armonia con gli spiriti del macrocosmo e del microcosmo. Più precisamente è un'espressione della hýbris greca, ovvero della volontà di ottenere conoscenze e potere superiori a quelli permessi al proprio livello di sviluppo, attraverso una prevaricazione delle leggi dell'armonia universale.
Secondo alcune credenze, la magia nera sarebbe un tentativo di opposizione al giusto sviluppo dell'umanità previsto nei piani divini; nella pratica, il mago nero cercherebbe un accordo con quegli ambiti spirituali identificati proprio con le potenze dell'opposizione Satana, Lucifero (vale a dire le schiere demoniache) che, in cambio di alcuni atti specifici, gli fornirebbero quanto richiede, come conoscenza, potere, ricchezza, e anche recare danno a cose, animali o persone. Secondo alcune interpretazioni, per ottenere tutto ciò, il mago nero, può fare uso di rituali specifici, spesso cruenti, che possono prendere anche la forma di perversioni di rituali religiosi, come le messe nere.
Il colore nero
è collegato all'oscurità,
in contrasto con il bianco (magia
bianca), collegato alla luce.
Una figura di mago nero è quella Landolfo II principe di Capua, scomunicato per questa ragione nell'anno 875 e archetipo del Klingsor nel Parsifal wagneriano.
La squadra e il compasso, simbolo massonico. Si trova con o senza la G.
La massoneria è un ordine iniziatico che ha per scopo il "perfezionamento dell'individuo". Tale definizione viene spesso modificata sostituendo "uomo" (o talvolta "umanità") alla parola "individuo", portando così la finalità della massoneria a una dimensione sociale e collettiva in genere, anziché puramente individuale.
I membri della massoneria (i massoni) sono chiamati anche frammassoni, forma italianizzata del francese franc-maçon (in inglese freemason), ovvero "libero muratore". Il nome deriva dalla pretesa discendenza della massoneria dall'associazione di operai e muratori che si rifà alla leggenda di Hiram, architetto del Tempio di Salomone. Nella sua veste operativa, la massoneria sarebbe nata come associazione di mutuo appoggio e perfezionamento morale tra artigiani muratori, mentre in seguito adottò l'attuale veste speculativa, trasformandosi in una confraternita di tipo iniziatico caratterizzata dal segreto rituale, con un'organizzazione a livello mondiale.
I suoi affiliati condividono gli stessi ideali di natura sia morale che metafisica e la comune credenza in un essere supremo, chiamato "Grande Architetto dell'Universo" o G.A.D.U.[1]
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La taverna "l'Oca e la Griglia" di Londra, dove fu fondata la prima Gran Loggia della massoneria, il 24 giugno 1717
Stampa rappresentante una Scena di Massoneria, 1878
È difficile ricostruire in termini storicamente incontrovertibili la nascita della massoneria come fenomeno concretamente documentabile, e per questo alcuni studiosi sono arrivati a concludere che le sue vere origini si perdono nella storia. Le difficoltà nello stabilire una datazione precisa sulla nascita del fenomeno massonico sono in buona misura una conseguenza della segretezza che – specialmente nelle epoche passate – avvolgeva "l'Ordine": a sua volta, il fatto che la massoneria abbia spesso fornito un rifugio per i non ortodossi ed i loro simpatizzanti durante un'epoca in cui certe attività potevano portare alla morte può essere all'origine delle tradizioni degli incontri segreti e le strette di mano. Inoltre, le origini di tale fenomeno sono per natura leggendarie o mitiche e, nella sua intima concezione, l'iniziazione muratorìa non differisce dalle iniziazioni delle età più antiche, con le quali ha in comune il fatto che ne siano state ipotizzate le ascendenze più disparate e remote. Perciò accanto alla storia reale della massoneria, cioè quella ricostruibile attraverso gli usuali strumenti della ricerca storica, ne sussiste o acquista rilevanza un'altra, anch'essa storia ma in senso molto peculiare, o più propriamente metastoria, che prescinde dal dato documentario perché si colloca in un orizzonte diverso, nel quale i nomi, le date e gli avvenimenti s'inseriscono nella dimensione sacrale del simbolo e acquistano un altro significato rispetto a quello profano. Le due "storie" non si escludono reciprocamente, ma anzi confluiscono entrambe in una nozione di tradizione leggibile e decifrabile secondo due ottiche diverse, governate da scritture e da cifre non omogenee.
Le radici della massoneria vengono fatte risalire tradizionalmente – da parte dei suoi membri – alla costruzione del Tempio di Salomone (il Tempio Interiore o Tempio Eterico) ed alla leggenda di Hiram Abif. Secondo la Bibbia (2 libro delle Cronache, 2Cr 2,12-13), Hiram era un fonditore, "figlio di una vedova della tribù di Neftali", "dotato di abilità, d'intelligenza e di perizia nell'eseguire qualsiasi lavoro in bronzo", e sapeva "eseguire qualunque intaglio e creare qualunque opera d'arte". Egli venne inviato dal re di Tiro a Salomone per aiutarlo nella costruzione del tempio. Hiram costruì due colonne di bronzo da collocare davanti al vestibolo: "innalzò la colonna di destra cui diede il nome Joakim e innalzò quella di sinistra che chiamò Boaz", costruì il "mare di bronzo" con le dodici basi in forma di altrettanti buoi, dieci conche di bronzo su altrettante basi quadrangolari, i vasi per la cenere, le palette e le coppe. Nella leggenda massonica, il geniale artigiano diviene invece l'architetto del tempio, preposto alla direzione di tutti i lavori e di tutti gli operai.
Il racconto ha una sua chiave d'interpretazione iniziatica e rinvia ai concetti di perfezione, meta della ricerca iniziatica, e di "Grande Opera" (l'opera del Grande Architetto costruttore del mondo), attraverso la cui comprensione avviene l'ingresso del sacro nel profano. La massoneria simbolica (o dei primi tre gradi) si fonda su questa visione iniziatica e perciò avrebbe esclusivamente a che fare con un cammino spirituale.
Alla massoneria sono state inoltre attribuite diverse origini suggestive e mai dimostrate,[2][3][4] come quella di essere una discendenza diretta dei Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone in Gerusalemme (più noti come cavalieri templari) oppure un ramo delle antiche scuole del segreto, o dei Collegia fabrorum romani, o una conseguenza istituzionale delle corporazioni medievali di muratori, per il tramite di maestranze bizantine o italiche (tra queste, i cosiddetti Magistri comacini) operanti nell'Alto Medioevo.
In questo contesto si colloca anche il fenomeno dell'accettazione, ossia dell'ammissione nella corporazione di elementi estranei all'arte della costruzione, soprattutto sacerdoti e scrivani, ma anche medici, in quanto utili alla comunità degli associati per l'espletamento di indispensabili funzioni; dall'ammissione di massoni "accettati" potrebbe essere derivato l'ingresso nel simbolismo muratorio di tematiche non direttamente legate al mestiere, ma appartenenti alla cultura ermetico-alchemica e cabalistica dilagata nell'Europa occidentale tra il XV secolo e il XVII secolo. All'inizio del XVIII secolo, almeno nel sud dell'Inghilterra, all'interno delle logge gli elementi accettati (massoni speculativi o "di teoria") prevalevano ormai largamente su quelli operativi, assecondando una tendenziale crisi generale dell'ordinamento corporativo, poiché le originarie ragion d'essere delle confraternite di mestiere (compresa quella dei liberi muratori) venivano gradualmente meno.
Ha una qualche diffusione, specialmente tra i massoni che praticano il Rito di York, la tesi secondo cui la massoneria sarebbe esistita sin dal tempo di Re Athelstan di Inghilterra, nel X secolo, il quale si sarebbe convertito al Cristianesimo a York ed avrebbe pubblicato la prima Lettera alle Logge Massoniche del posto; una teoria priva di sostegni storici (la dinastia era cristiana già da secoli).
Qualche critico e membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (la principale confessione religiosa del mormonismo) nota somiglianze tra le sacre Dotazioni eseguite nei templi dei Santi degli Ultimi Giorni (chiesa appartenente al mormonismo) ed alcuni rituali massonici e basa questa somiglianza sul fatto che i rituali massonici discenderebbero direttamente dai rituali dati da Dio al Tempio di Salomone e pertanto conterrebbero ancora molte delle verità originali.
Una fonte storica assistita da maggior documentazione (ma comunque storicamente non comprovata) asserisce l'antichità della massoneria basandosi sul Regius Manuscript o Poema Regius (detto anche Halliwell Manuscript, dal nome di chi lo scoprì nel 1840), databile al 1390, che fa riferimento a molte frasi e concetti simili a quelli che si ritrovano nella massoneria. Tale manoscritto consta di 794 versi in rima baciata e in inglese medioevale. Secondo tale narrazione leggendaria, la massoneria è geometria, arte o scienza d'eccellenza applicata alla muratorìa; primo maestro ne fu Euclide e patria d'origine l'Egitto, da cui giunse in Inghilterra al tempo del re Atelstano, che le diede le prime costituzioni.
Un documento manoscritto risalente al 1535, noto come Carta di Colonia, testimonierebbe per la prima volta "l'accettazione" nelle gilde massoniche di membri che non partecipavano materialmente alla costruzione di edifici e di opere architettoniche. Nel documento venivano considerati "muratori accettati" i medici, che si occupavano della salute degli operai, il cappellano e tutti i notabili del luogo in cui doveva sorgere l'edificio che possedevano le qualità fisiche e morali richieste dagli statuti della corporazione e che avrebbero avuto la capacità di introdurre nella muratoria le nuove teorie scientifiche e filosofiche che avrebbero permesso la crescita di tutti i componenti della loggia.
Questo documento proverebbe l'esistenza, già da uno o due secoli, di una o più società segrete clandestine operanti negli Stati europei. L'originale era custodito negli archivi della madre-loggia d'Amsterdam, che conservava anche l'atto della sua propria costituzione, in data del 1519. Tuttavia diversi studiosi ritengono che si trattasse di un apocrifo.
La maggior parte degli storici non massoni sostiene che la massoneria sia nata soltanto nel tardo XVII secolo e che non abbia alcun collegamento con organizzazioni più antiche; avendo essenzialmente fini speculativi, la massoneria non è, secondo questi storici, una conseguenza diretta delle corporazioni medievali dei muratori, i quali, tra l'altro, vivevano tutti vicino al loro posto di lavoro e quindi non avevano bisogno di segni segreti per riconoscersi tra loro.
Il quartier generale della Gran Loggia Unita d'Inghilterra
La fondazione della Gran Loggia di Londra, successivamente denominata Gran Loggia d'Inghilterra, segnò formalmente o convenzionalmente l'atto di trapasso dall'antica massoneria di mestiere o operativa a quella moderna o speculativa. Il 24 giugno 1717, nella Taverna dell'Oca e della Graticola, quattro logge londinesi, The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rummer and Grapes, così chiamate dai locali presso i quali ciascuna si riuniva, decisero di darsi una nuova organizzazione centralizzata, cui dettero il nome di Gran Loggia di Londra, ed elessero come capo, con il titolo di gran maestro, il gentiluomo Anthony Sayer. Nelle quattro logge fondatrici della neocostituita Gran Loggia era netta la prevalenza di speculativi, estranei all'arte della costruzione: gentiluomini, borghesi, intellettuali, tra i quali un ruolo preminente rivestivano il pastore anglicano John Theophilus Desaguliers (1683-1744), membro della Royal Society, brillante volgarizzatore delle teorie newtoniane e letterato ben introdotto nell'alta società londinese, e il pastore presbiteriano James Anderson (1684-1739); a quest'ultimo si devono le Costituzioni adottate il 14 gennaio 1723.
The Constitutions of the Free-Masons, 1723
Significativo è il Titolo I, concernente "Dio e la religione"
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« Un Massone è tenuto, per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se egli intende rettamente l'Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese a essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e leali o uomini di onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o confessioni che servono a distinguerli; per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per annodare una sincera amicizia tra persone che sarebbero rimaste in perpetuo estranee. » |
In un Paese come l'Inghilterra, per quasi due secoli sconvolto da rivolgimenti politici, sociali e dinastici all'insegna delle divisioni religiose, l'autodefinizione della massoneria quale "centro d'unione" tra gli uomini, sulla sola base delle loro qualità morali e di una religiosità non precisamente qualificata, costituiva un netto salto in avanti, semi-utopistico e rivoluzionario.
Di notevole rilievo anche il Titolo II, che tratta "Del magistrato civile supremo e subordinato":
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« Un Muratore è un pacifico suddito dei Poteri Civili, ovunque egli risieda o lavori e non deve essere mai coinvolto in complotti e cospirazioni contro la pace e il benessere della Nazione, né condursi indebitamente verso i Magistrati inferiori; poiché la Muratorìa è stata sempre danneggiata da guerre, massacri e disordini, così gli antichi Re e Principi sono stati assai disposti a incoraggiare gli uomini dell'Arte, a causa della loro tranquillità e lealtà; per cui essi praticamente risposero ai cavilli dei loro avversari e promossero l'onore della loro fraternità, che sempre fiorì nei tempi di pace. Cosicché se un Fratello divenisse un ribelle contro lo Stato, egli non deve essere favoreggiato nella sua ribellione ma piuttosto compianto come uomo infelice; e, se non convinto di altro delitto, sebbene la leale Fratellanza possa e debba sconfessare la sua ribellione e non dare ombra o base per la gelosia politica del governo in essere, egli non può venire espulso dalla Loggia e il suo vincolo rimane irrevocabile. » |
Con tali parole si sanciva il principio dell'apoliticità dell'Ordine nel suo complesso e delle singole logge, che devono vivere nel rispetto delle leggi e delle autorità dello Stato. Al singolo massone è consentito di nutrire convincimenti politici e di tradurli in azione, ma soltanto a titolo personale e sempre che non coinvolga in alcun modo la massoneria, la quale, peraltro, è tenuta a sconfessarne l'operato quando egli si atteggi a ribelle contro i poteri costituiti, pur senza arrivare ad espellerlo dalla fratellanza.
Altri principi fondamentali sono dettati dal Titolo III, "Delle Logge":
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« Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione » |
e dal Titolo IV, "Dei Maestri, Sorveglianti, Compagni e Apprendisti":
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« Tutte le preferenze fra i Muratori sono fondate soltanto sul valore reale e sul merito personale: che così i committenti siano serviti bene, che i Fratelli non debbano vergognarsi né che l'Arte Reale venga disprezzata: perciò nessun Maestro o Sorvegliante sia scelto per anzianità ma per il suo merito. » |
In un periodo compreso tra il 1730 e il 1738, la Gran Loggia inglese, onde impedire la partecipazione ai lavori di loggia a chi non fosse stato debitamente iniziato ed affiliato, compie diverse innovazioni in alcuni importanti elementi rituali. Tali innovazioni determinarono una scissione ad opera dei cosiddetti "Antichi" (Antients), massoni tradizionalisti. Il 5 febbraio 1752, nove logge dissidenti, prevalentemente costituite da massoni irlandesi, dettero vita ad un'altra Gran Loggia, che dal 5 dicembre 1753 prese la denominazione di Gran Loggia dei Liberi e Accettati Muratori secondo le Antiche Istituzioni, da cui il nome di Antients o Ancients, mentre la Gran Loggia del 1717 venne dai dissidenti spregiativamente chiamata dei cosiddetti "Moderni" (Moderns). Le tensioni fra i due gruppi erano talvolta molto forti. Benjamin Franklin, un "moderno" e un deista, non venne riconosciuto al momento della sua morte come un membro della sua loggia, che nel frattempo era diventata "antica" e giunse persino a rifiutargli il funerale massonico.[5]
Lo scisma fu sanato solo il 27 dicembre 1813, quando si pervenne alla fusione delle Grandi Logge dei Moderns e degli Ancients e alla nascita di un'unica Gran Loggia, sotto la denominazione completa di Gran Loggia Unita degli Antichi Liberi Muratori d'Inghilterra. La riunificazione fu possibile grazie a un compromesso accuratamente formulato che sancì la non-cristianità della massoneria inglese, riportò i modi di riconoscimento alle forme precedenti al 1753, mantenne l'esistenza di soli tre gradi nella massoneria "propria", ma con voluta ambiguità permise ai "moderni" di pensare al grado detto Antient Royal Arch come ad un grado superiore facoltativo, mentre gli "antichi" potevano vederlo come il compimento del terzo grado. Tutto ciò venne condensato nelle nuove Costituzioni della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, che furono approvate nel 1815.
Poiché durante lo scisma entrambe le correnti ebbero filiazioni in tutto il mondo, e poiché molte di queste logge esistono tuttora, c'è un notevole grado di variabilità nei rituali oggi in uso, anche tra giurisdizioni riconosciute dalla Gran Loggia Unita. La maggior parte delle logge conducono i loro lavori in osservanza di un singolo rito scelto in precedenza, come per esempio il Rito di York, molto diffuso negli Stati Uniti o il Rito Canadese (che è, in un certo senso, una commistione fra riti usati da "Antichi" e "Moderni").
Interno della Loggia di Niagara-on-the-Lake, Ontario, Canada
La lotta tra Ancients e Moderns non impedì una costante diffusione della massoneria in Europa e negli Stati Uniti, secondo le linee di espansione dell'impero britannico, dei suoi commerci marittimi e delle colonizzazioni. Di questa propagazione, concretizzatasi nella fondazione di logge successivamente regolarizzate mediante la concessione di "patenti" dall'una o dall'altra Gran Loggia inglese – oppure dalle Grandi Logge di Scozia e di Irlanda – strumento molto efficace furono le logge militari, costituite all'interno delle unità dell'esercito britannico e frequentemente trasferite da una parte all'altra dell'impero.
Lo sviluppo della nuova massoneria fuori delle Isole britanniche fu rapidissimo. Nel 1728 furono fondate una loggia a Madrid ed una a Gibilterra; nel 1731 la Gran Loggia di Londra nominò un gran maestro provinciale per la Russia, e sempre nel 1731 una loggia inglese fu fondata a Firenze. Nel 1733 a Boston nacque la prima Gran Loggia provinciale statunitense, mentre nel 1734 i liberi muratori olandesi elessero un gran maestro per le Province Unite. Nel 1735 sorsero logge a Lisbona, Roma, Milano, Verona, Padova, Vicenza, Venezia, Napoli, Stoccolma. Nel 1736 fu fondata la loggia di Genova, e nel 1737 nacque una loggia ad Amburgo.
Il secondo grande scisma nella storia della massoneria, dopo quello inglese del 1752, avvenne negli anni successivi al 1877, quando il Grande Oriente di Francia abolì ogni restrizione all'ammissione di atei. Nonostante la discussione sull'ateismo sia verosimilmente il maggior fattore della frattura con il Grande Oriente di Francia, gli inglesi menzionano anche il riconoscimento da parte dei francesi della massoneria femminile e delle co-massonerie, come anche la tendenza dei massoni francesi a discutere volentieri di religione e politica nella loggia. Anche se i francesi scoraggiano queste discussioni non le bandiscono altrettanto drasticamente quanto gli inglesi.[6] Lo scisma tra i due rami è stato occasionalmente superato, specialmente durante la prima guerra mondiale, quando massoni statunitensi richiesero di poter visitare logge francesi.[6]
Per quanto riguarda i requisiti religiosi, la più antica costituzione massonica (quella di Anderson, 1723) dice solo che un massone "non dovrà mai essere uno stupido ateo né un libertino senza religione" se "comprende l'Arte correttamente". La sola religione richiesta era "quella religione in cui tutti gli Uomini concorrono, tenendo per sé le loro particolari Convinzioni".[7] I massoni non si trovano d'accordo nel definire "stupido" o "senza religione" degli aggettivi necessari o accidentali per "ateo" e "libertino". È possibile che l'ambiguità sia intenzionale. Nel 1815, l'appena riunificata Gran Loggia Unita d'Inghilterra (UGLE) cambiò le Costituzioni di Anderson in senso più ortodosso: «qualunque sia la religione o il modo di praticarla, nessuno sarà escluso dall'Ordine, purché creda nel glorioso Architetto del cielo e della terra, e pratichi i sacri doveri della moralità». Gli inglesi mettono in pratica questo articolo col richiedere al candidato la fede in un Essere Supremo e nella sua volontà rivelata; nonostante ciò possa ancora essere interpretato in modo non-deista, ciò rese più difficile per credenti non ortodossi l'ingresso nella massoneria.
Nel 1849, il Grande Oriente di Francia seguì l'esempio inglese adottando il "requisito dell'Essere Supremo", ma nei paesi latini si registrava già una pressione crescente per ammettere apertamente gli atei. Ci fu un tentativo di compromesso nel 1875 (Congresso dei Supremi consigli federali, al convento di Losanna) con l'uso dell'espressione "Principio Creatore" (che suonava meno deista che non "Essere Supremo") ma alla fine ciò non era abbastanza per il Grande Oriente di Francia, e nel 1877 essi tornarono ad abolire il requisito di religiosità per l'ingresso, adottando l'originale documento di Anderson del 1723 quale Costituzione ufficiale. Venne inoltre creato un rituale modificato che non faceva alcun riferimento diretto al GADU (sebbene, come simbolo, rimanesse probabilmente ancora in uso). Questo nuovo rito non rimpiazzava i vecchi, ma era proposto come alternativa (le giurisdizioni europee in generale non tendono a ridursi all'uso di un solo rito, come la maggioranza delle giurisdizioni nordamericane, ma offrono un assortimento di riti tra cui le logge possano scegliere).
Tomba di Prince Hall nel cimitero di Copp's Hill, a Boston
Nel 1775, un afroamericano di nome Prince Hall fu iniziato in una loggia militare di costituzione irlandese assieme a quattordici altri afroamericani, tutti liberi dalla schiavitù fin dalla nascita. Quando la loggia militare lasciò l'area, agli afroamericani fu concessa l'autorità di incontrarsi come loggia, eseguire processioni nel giorno di San Giovanni e celebrare funerali massonici, ma non quella di conferire gradi o fare altro lavoro massonico. Questi chiesero, e ottennero, un Warrant for Charter dalla Gran Loggia d'Inghilterra nel 1784 e formarono una Loggia Africana numero 459. Benché venga rilevata dai registri come tutte le altre Gran Logge statunitensi dopo la fusione della Gran Loggia "Premier" e la Gran Loggia "Ancient" nel 1813, quando essi formarono la Gran Loggia Unita d'Inghilterra la loggia si ridenominò come la loggia africana numero 1 (da non confondere con le varie Gran Logge africane) e si separò dalla massoneria riconosciuta dall'UGLE. Questo portò alla tradizione di separare le giurisdizioni prevalentemente afroamericane in Nord America, note collettivamente come Massoneria di Prince Hall.
Razzismo e segregazione diffusi in Nord America resero impossibile per gli afroamericani unirsi a molte cosiddette logge "principali", e molte Gran Logge in Nord America rifiutarono di riconoscere come legittime la Loggia Prince Hall e i massoni di Prince Hall nelle proprie giurisdizioni. Attualmente, la Massoneria di Prince Hall è riconosciuta da alcune Gran Logge a loro volta riconosciute dall'UGLE, e non da altre, e sembra poter raggiungere la piena agnizione.[8]
Istituzione quasi ufficiale, dotata di grande prestigio e fortemente selettiva nella scelta dei propri membri, la massoneria inglese è divenuta una componente stabile della società britannica e della sua classe dirigente, atteggiandosi a potenza massonica "madre del mondo" e depositaria della tradizione.
La massoneria inglese afferma esplicitamente a partire dal XIX secolo di avere tra i suoi protettori la monarchia del Regno Unito[9], alla quale riporta anche con i legami di parentela fra i suoi vertici e i Windsor.
L'idea di una massoneria inglese come "madre del mondo", per quanto diffusa sia in ambienti massonici che storici, è quantomeno controversa. Con lo scisma inglese del XVIII secolo fra Antichi e Moderni, infatti, la Gran Loggia di Londra smise di fatto di esistere. L'obbedienza che fu fondata nel 1815 era un'obbedienza diversa, sia dal punto di vista filologico che dal punto di vista rituale. Nacque allora, assieme alla odierna Gran Loggia Unita d'Inghilterra, il Gran Capitolo dell'Arco Reale; spesso confuso con i riti è in realtà una sorta di grado complementare, propedeutico al grado di Maestro Libero Muratore. La nascita dell'Arco Reale e la sua particolare collocazione nell'alveo del rituale Inglese (detto comunemente Emulation Ritual), rappresenta la soluzione di compromesso fra le Grandi Logge degli Antichi e dei Moderni, che con tale modifica fondarono un'obbedienza diversa e terza rispetto alla Gran Loggia di Londra o Loggia Madre del Mondo.
La massoneria inglese, peraltro, non ha alcun tipo di autorità reale sulle altre giurisdizioni massoniche, la cui regolarità, ancorché non riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, può essere peraltro legittima nel giudizio di altre Grandi Logge. Ad esempio, il Grande Oriente d'Italia è regolare (rispetta tutti i requisiti richiesti) e riconosciuta da quasi tutte le Grandi Logge e Grandi Orienti del mondo, ma non da quella inglese che, tra gli attuali Ordini massonici italiani, riconosce, fin dalla sua fondazione, la Gran Loggia Regolare d'Italia.
Il riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, storicamente, è sempre stato molto ambìto peraltro dalle altre massonerie e, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, sono avvenuti interventi ufficiali di scomunica o di disconoscimento, quale strumento di una politica estera sempre più attiva. Il 4 settembre 1929, la Gran Loggia Unita d'Inghilterra ritenne venuto il momento di approvare e pubblicare una dichiarazione unilaterale dei principi fondamentali, ai quali d'allora in avanti avrebbe informato e subordinato il riconoscimento di altre Grandi Logge.[10]
Nell'Europa continentale e in Sud America il numero di massoni è generalmente in ascesa; al contrario, in alcuni distretti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna ed altre giurisdizioni britanniche sta perdendo membri più velocemente di quanto riesca ad attrarre nuovi iniziati. Negli Stati Uniti l'età media dei membri è intorno ai 45 anni.
Molte Gran Logge negli Stati Uniti hanno provato una varietà di misure, spesso controverse, per ovviare al calo di nuovi membri, incluse cerimonie dei tre gradi della durata di un solo giorno per vasti gruppi di candidati (in opposizione alle assegnazioni individuali dei gradi che richiedono mesi o anni per essere completate), pubblicità sui cartelloni ed addirittura reclutamento attivo di nuovi candidati da parte dei membri (in opposizione alla tradizione di considerare solo coloro i quali richiedono l'associazione da sé). Alcuni massoni obiettano che le tradizioni ed i principi della massoneria siano di fatto rese meno severe da queste innovazioni, osservando che la Fratellanza è sopravvissuta a secoli di cambiamenti sociali senza cambiare sé stessa; altri citano un bisogno della massoneria di modernizzarsi e rendersi più adatta alle nuove generazioni. La massoneria statunitense si confronta anche con un problema di immagine, poiché alcuni la percepiscono come razzista. Ciò è dovuto in parte al fatto che, solo tre Gran Logge negli Stati Confederati d'America, oggi riconoscono le loro controparti della massoneria Prince Hall, la massoneria di colore statunitense (mentre tutte le Gran Logge degli stati settentrionali, inclusi Alaska ed Hawaii, riconoscono la Massoneria Prince Hall).[11]
Pur non essendo facile individuare esattamente e riassumere in pochi concetti le finalità massoniche condivise da tutte le logge, si possono elencare con sufficiente approssimazione le seguenti:
edificare il Tempio: questa è una affermazione correntemente utilizzata per identificare la crescita interiore del proprio spirito che tende, senza mai potervi giungere, al perfezionamento dello spirito attraverso processi catartici di riflessione, meditazione e approfondimento dei concetti etici e morali universali;
Questo procedimento e' lo sgrossamento della pietra grezza, inteso come il miglioramento del proprio Io, attraverso i lavori rituali;
divulgare il pensiero positivo finalizzando tale attività al miglioramento dello stato di condivisione dei princìpi morali, etici e di fratellanza, ponendo avanti al proprio io quello dell'intera umanità, al fine di poter essere valore aggiunto nella crescita spirituale;
espandere i princìpi di fratellanza attraverso l'insegnamento iniziatico.
La massoneria persegue i principi di amore fraterno, soccorso e verità e nei suoi rituali vengono impartite lezioni di morale. I seguenti sono i principi fondamentali condivisi da tutta l'organizzazione:
riconoscimento di un ente creatore denominato Grande Architetto dell'Universo (GADU);
nessun limite alla ricerca della verità;
la fratellanza è aperta a tutti gli uomini di ogni nazione, razza e credenza;
lotta contro l'ignoranza in ogni sua forma.
La massoneria non è una religione e lascia liberi i suoi affiliati di seguire la religione che desiderano; proclama la libertà dell'uomo, proscrive ogni discussione politica dalle sue riunioni coltivando solo la dedizione alla patria e la fratellanza universale.
I membri che seguono i rituali vengono suddivisi per gradi. C'è una grande varietà nel privilegiare i vari aspetti della massoneria nel mondo; nell'Europa continentale è privilegiato l'aspetto filosofico, mentre in Gran Bretagna, Nord America e nei paesi anglofoni viene privilegiato quello sociale (club e servizi).
Anche se la massoneria vieta ai propri affiliati di discutere di politica e religione, i suoi membri hanno avuto la tendenza di appoggiare cause politiche legate alla laicità dello stato, alla libertà e tolleranza; a queste sono spesso associate dall'opinione pubblica la separazione tra Chiesa e Stato, la creazione di scuole pubbliche secolari e alcune rivoluzioni democratiche come la rivoluzione americana e la rivoluzione francese e su scala più larga in altri paesi come Messico, Brasile e più volte in Italia.
Molte organizzazioni o movimenti con vari scopi religiosi e politici sono state ispirate dalla massoneria, e a volte sono confuse con essa, come la protestante Loyal Orange Association e nel XIX secolo la carboneria, che perseguiva il liberalismo e l'unità d'Italia. Molte altre associazioni puramente fraterne sono state a loro volta ispirate dalla massoneria in maniera variabile.
Il concetto di landmark (letteralmente "caposaldo"), strettamente connesso con quello di regolarità, fu introdotto nel lessico muratorio dalle costituzioni di Anderson del 1723, che prescrivevano il rispetto degli antichi landmark dell'Ordine, ma senza indicarli in alcun modo. I landmark sarebbero gli antichi e immutabili precetti della massoneria, i termini di riferimento in base ai quali è valutata la regolarità di logge e Gran Logge. In realtà non esiste un'identità di vedute sulla loro enunciazione ed identificazione: molto dopo Anderson ne sono apparse varie liste, anche molto diverse fra loro, proposte da vari autori. Poiché ciascuna Gran Loggia è autogovernata, e non esiste un'autorità massonica "centrale", questi principi in teoria inviolabili hanno quindi differenti interpretazioni, portando a controversie ed incongruenze nei riconoscimenti.
Alcuni esempi di landmark includono:
il credo in un Essere Supremo. Alcune Obbedienze Massoniche accolgono anche gli atei nel loro consesso: ad esempio ciò avviene in alcuni casi nella massoneria francese. Ciò implica che tali obbedienze siano considerate "irregolari", in senso massonico, dalle obbedienze che invece osservano questo landmark.
Il divieto di iniziazione per le donne. Anche su questo elemento esistono differenze tra le varie obbedienze, per esempio nella massoneria cosiddetta "francese" e in Italia nelle obbedienze della Gran Loggia d'Italia o altre minori.
I metodi di riconoscimento devono essere mantenuti inviolati. Questi consistono in gesti nascosti compiuti in genere con le mani, chiamati "segni", modi caratteristici di stringere la mano (chiamati "toccamenti"), emblemi e speciali termini di identificazione, più spesso basati su parole della lingua ebraica tratte dall'Antico Testamento; varianti originate nel tempo nei segni di riconoscimento spesso identificano il massone come proveniente da una specifica giurisdizione.
La leggenda del terzo grado, contemplante la costruzione del Tempio di Salomone, è parte integrante della massoneria.
Il governo delle logge in una determinata località geografica spetta a una Gran Loggia, in particolare del Gran Maestro. Un Gran Maestro governa in maniera autocratica, benché eletto democraticamente; egli ha la facoltà di presenziare a qualunque adunanza nella propria giurisdizione in qualunque momento e può condurre la loggia a propria discrezione.
Ciascuna loggia è governata da un maestro, detto Venerabile, il quale è assistito da due altri ufficiali, detti Primo e Secondo Sorvegliante.
Ciascuna loggia, quando operativa, deve essere "coperta", ovvero con la porta custodita cosicché non entrino o presenzino alle riunioni persone che non siano massoni. Un Copritore o guardia esterna è posto fuori della porta della loggia "armato con spada tratta al fine di tenere lontano tutti gli intrusi e profani dalla massoneria", e può aprire e chiudere a seconda del bisogno per accogliere ritardatari e candidati.
Alla base della massoneria è posto il principio della massima tolleranza, sia nella loggia che nella vita profana. Il modo in cui è disciplinata nei particolari l'accettazione dei candidati dipende dal particolare ramo o giurisdizione della massoneria con cui si ha a che fare.
La massoneria accetta membri da tutte le religioni. I deisti vengono tradizionalmente accettati. Nelle logge derivate dal Grande Oriente di Francia ed in certi altri gruppi di logge, vengono accettati anche gli atei e gli agnostici, senza una particolare abilitazione. La maggior parte degli altri rami, nel rispetto dei landmark, richiede in genere la credenza in una qualsiasi forma di Essere Supremo, anche se si ha un elevato grado di non-dogmatismo, cosicché il termine "Essere Supremo" è spesso utilizzato con accezione molto aperta, che comprende il Deismo e spesso sconfina anche nella visione naturalistica della "Dea/Natura" nella tradizione di Spinoza e Goethe (egli stesso era un massone), e nella visione del Basilare o il tutt'uno cosmico, come si riscontra in alcune religioni orientali o nell'idealismo occidentale (o nella moderna cosmologia). In qualche altra giurisdizione (principalmente quelle anglofone), la massoneria non è così tollerante del naturalismo come lo è stata nel XVIII secolo, e dall'inizio del XIX secolo sono stati aggiunti, principalmente nel Nord America, specifici requisiti religiosi con più toni teistici e ortodossi, come la credenza nell'immortalità dell'anima. La massoneria predominante in Scandinavia accetta soltanto cristiani.
In generale, per diventare un massone, occorrono i seguenti requisiti:
essere un uomo, per potersi affiliare alla maggior parte delle obbedienze massoniche, o una donna, per affiliarsi ad una giurisdizione con logge femminili, a meno di non affiliarsi ad una obbedienza co-massonica che non pone requisiti sul sesso;
credere in un Essere supremo o in un "Principio creativo", a meno di non affiliarsi ad una obbedienza con specifici requisiti religiosi;
avere un'età minima di 18–25 anni, a seconda dalla giurisdizione o obbedienza;
essere sano di mente e di sana costituzione e di buona moralità;
essere "libero e di buoni costumi".
In alcune obbedienze l'inclusione delle donne è motivo di controversia. La "libertà di nascita" non appare nelle logge moderne e non esiste nessuna indicazione che deve essere rispettata. La "sana costituzione" è attualmente concepita come l'essere in grado di prendere parte ai rituali della loggia ed oggigiorno la maggior parte delle logge sono abbastanza flessibili nell'accettare candidati disabili.[senza fonte]
La posizione delle donne all'interno della massoneria è complessa. Per i landmark, solo gli uomini possono diventare massoni.
Si dice che la prima donna ad essere ammessa nella Massoneria fu Elizabeth Aldworth (nata St. Leger) la quale avrebbe assistito alle funzioni di un incontro di una loggia che si teneva a casa di suo padre, primo Visconte Doneraile, un abitante della Contea di Cork, Irlanda. Nella prima parte del XVIII secolo era uso comune che le logge si riunissero regolarmente in case private; questa loggia era debitamente autorizzata come numero 150 nel registro della Grande Loggia d'Irlanda. Elizabeth avrebbe rimosso un mattone e avrebbe visto la cerimonia dalla stanza adiacente; dopo essere stata scoperta, la situazione di Elizabeth fu discussa dalla loggia e fu deciso di iniziarla alla massoneria. Altre fonti narrano come lei fosse una delle firmatarie dell'Irish Book of Constitutions del 1744 e di come spesso frequentasse, con la sua regalia massonica, intrattenimenti patrocinati dalla massoneria a beneficio dei poveri e degli indigenti; è inoltre riportato che quando morì le fu accordato l'onore di una sepoltura massonica.
Maria Deraismes, co-fondatrice della dell'Ordine massonico, Le Droit Humain
La massoneria mista internazionale cominciò in Francia nel 1882 con l'iniziazione di Maria Deraismes nella loggia Libre Penseurs (letteralmente "loggia dei liberi pensatori"), una loggia di uomini sotto la Grande Loge Symbolique de France. Con il Senatore attivista Georges Martin, nel 1893 Maria Deraismes sovrintese l'iniziazione di sedici donne nella prima loggia nel mondo ad avere sia uomini che donne come membri, creando Le Droit Humain. In Francia, Belgio, Inghilterra, Italia, Spagna ed in molti altri paesi, le donne generalmente entrano in logge massoniche, come quelle appartenenti all'Ordine internazionale Le Droit Humain, che ammette sia uomini che donne, oppure entrano in logge che ammettono solo donne, costituite sotto la giurisdizione locale.
In America settentrionale è più comune per le donne non diventare massoni per sé, ma aggregandosi ad un corpo associato con proprie, separate tradizioni, come l'Order of the Eastern Star, in Italia "Stella d'Oriente", che ammette solamente donne parenti di massoni. In Olanda esiste una fratellanza per donne completamente separata, benché alleata, l'Order of Weavers ("Ordine delle Tessitrici"), la quale usa simboli tratti dalla tessitura piuttosto che dalla massoneria artigiana.
La Grande Loge Symbolique de France e altre giurisdizioni che alla corrente massonica di questo fanno riferimento concedono pieno riconoscimento alle donne in massoneria che sono qui perfettamente equiparate agli uomini. L'UGLE e altre giurisdizioni non riconoscono formalmente alcuna entità che accolga donne, sebbene in molti paesi si percepisca e si accetti in modo informale come queste istituzioni co-massoniche siano parte della libera muratoria in un senso più ampio. L'UGLE, per esempio, ha riconosciuto fin dal 1998 due giurisdizioni femminili locali come regolari nella pratica, eccezion fatta per il loro includere donne, ed ha indicato che, benché non formalmente riconosciuti, questi corpi possono essere considerati parte della massoneria. Così, la posizione delle donne nella massoneria sta rapidamente evolvendo nel mondo di lingua inglese. In molti casi il Nord America sta seguendo la tendenza inglese in fatto di donne. I massoni si definiscono tra di loro "fratelli". Le donne (che si definiscono "sorelle") non sono ammesse nelle officine del Grande Oriente d'Italia, così come in quelle della Gran Loggia Regolare d'Italia, ma nei capitoli di un ordine parallelo paramassonico chiamato Ordine della Stella d'Oriente e ufficialmente riconosciuto dal Grande Oriente d'Italia, nel quale però sono ammesse solo donne legate da vincoli di parentela con gli appartenenti al Grande Oriente d'Italia. Sono ammesse invece in altre Comunioni, come la Gran Loggia d'Italia (obbedienza mista, che appartiene al ramo "francese") e l'Ordine Le Droit Humain (attraverso la Federazione Italiana); nelle Comunioni "miste" sono riconosciute alle Sorelle pari dignità iniziatica ed eguali possibilità elettive all'interno delle logge e dell'obbedienza.
La Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia (GLMFI) è attualmente l'unica obbedienza femminile operante in Italia, con statuto e regolamenti riconosciuti a livello internazionale; è retta da un Consiglio Federale democraticamente eletto, al cui vertice è la Gran Maestra; le elezioni delle cariche sono effettuate annualmente, ciascuna di esse non può essere attribuita per più di tre volte consecutive alla stessa sorella. Dall'ottobre 1995 la GLMFI è membro effettivo del CLIPSAS (Centro di cultura e di Informazione delle Potenze Massoniche firmatarie del trattato di Strasburgo del 22 gennaio 1961), e dal marzo 1996 del CLIMAF (Centro di Cultura Internazionale della Massoneria Femminile). Nel novembre 2000 ha partecipato alla fondazione dell'Unione delle Obbedienze Massoniche del Mediterraneo. Ha rapporti di amicizia e scambi culturali con le obbedienze che riconoscono l'iniziazione femminile mettendo in pratica il concetto di ugualianza nella diversità.
Iniziazione massonica (XVIII secolo)
Lo scopo dichiarato dell'iniziazione muratorìa è il perfezionamento spirituale dell'aspirante massone. Consiste nell'ammissione del candidato in un luogo chiamato Tempio (per evidenziarne il carattere sacro, con un riferimento al Tempio di Gerusalemme) edificato "alla Gloria del Grande Architetto dell'Universo". In questo luogo si compiono i momenti più significativi e rituali del perfezionamento morale del singolo e si concretizza anche l'estensione di tale processo all'intera società. Infatti, tra i peculiari caratteri dell'iniziazione muratorìa c'è la sua dimensione collettiva: l'iniziazione è conferita al candidato da una collettività di iniziati e dà inizio a un percorso conoscitivo di natura esoterica che prevede periodici momenti di confronto e di lavoro comune nella loggia. Ciò avviene secondo un piano scandito da un preciso rituale e da un apparato di simboli.
La massoneria ha scelto come simbolo floreale l'acacia, pianticella vigorosa e gentile, che non appassisce mai durante il corso delle stagioni eppure si rinnova sempre.
Impugnatura di spada massonica, 1820 circa (Musée du Grand Orient de France, Parigi)
Il simbolo della squadra e del compasso nei giardini del George Washington Masonic National Memorial
I massoni si rifanno prevalentemente al simbolismo architettonico dei muratori operativi medievali che lavoravano effettivamente la pietra. Uno dei loro simboli principali è squadra e compasso, strumenti della categoria, disposti a formare un quadrilatero. La squadra è talora detta rappresentare la materia, ed il compasso lo spirito o la mente. Ancora, la squadra può esser detta rappresentare il mondo del concreto, o la misura della realtà oggettiva, mentre il compasso rappresenta l'astrazione, o giudizio soggettivo, e così via (essendo la massoneria non dogmatica, non v'è interpretazione data come legge per alcuno di questi simboli). Il compasso può essere sottoposto, sovrapposto o intrecciato alla squadra, a significare l'interdipendenza fra i due. Nello spazio fra i due, è talora posto un simbolo di significato metafisico. Talvolta, questo è una stella risplendente o un altro simbolo di Luce, a rappresentare la verità o la conoscenza. In alternativa, c'è spesso una lettera G.
La squadra e il compasso sono mostrati a tutte le riunioni massoniche, assieme al Libro della Legge Sacra, aperto. Negli ordini appartenenti al ramo "inglese", questo è usualmente la Bibbia, ma può essere qualunque libro o scrittura ispirati, a cui i membri di una particolare loggia o giurisdizione sentono di riferirsi, la Bibbia, il Corano o altre opere. In molte logge di tipo francese sono usate le costituzioni massoniche. In alcuni casi, è stato usato un libro bianco, nel caso in cui la composizione religiosa di una loggia fosse troppo varia da consentire una scelta facile. In aggiunta al suo ruolo di simbolo di sapienza scritta, ispirazione, e talora come volontà rivelata della Divinità, il Libro Sacro è ciò da cui gli obblighi massonici traggono ispirazione.
Molto del simbolismo massonico è di natura matematica, e specialmente geometrico, il che è probabilmente una ragione per cui la massoneria ha attratto così tanti razionalisti quali Voltaire, Fichte, Goethe, George Washington, Benjamin Franklin, Mark Twain ed altri. Nessuna specifica teoria metafisica è sostenuta dalla massoneria, tuttavia sembrano esserci influssi provenienti dai pitagorici, dal neoplatonismo e dal primo razionalismo moderno.
Nell'ambito dei temi architettonico e geometrico della massoneria, l'Essere Supremo (o Dio, o Principio Creativo) è a volte indicato nel rituale massonico come il Gran Geometra o il Grande Architetto dell'Universo. I massoni utilizzano una varietà di etichette per questo concetto al fine di evitare l'impressione di riferirsi al dio o al concetto di divinità specifici di qualche religione.
Tra gli elementi caratteristici, indicativi dell'esoterismo massonico, vi sono i segni di riconoscimento e la Mason Word, o parola di riconoscimento del libero muratore, dalla quale derivano le odierne parole "sacre" e "di passo".
Mozart fu un massone, iniziato a Vienna il 14 dicembre 1784 alla Loggia Zur Wohltatigkeit, e nella sua opera Il Flauto Magico fa ampio uso di simbolismo massonico. Più espressamente compose una serie di undici brani (freimaurermusik) dedicati ai simbolismi ed ai rituali massonici ad essi collegati, uno dei quali, con il testo modificato, è diventato l'inno nazionale austriaco.[12][13]
Lo scrittore britannico Rudyard Kipling, massone, fece largo uso di simboli e miti massonici nel suo romanzo L'uomo che volle essere Re, da cui è stato tratto il film L'uomo che volle farsi re. Due avventurieri sono presi a rappresentare Alessandro Magno per via dei loro emblemi massonici.
I massoni utilizzano il termine "profano" per indicare colui che non appartiene alla fratellanza massonica. È quindi un "profano" qualsiasi uomo (o donna per le logge non regolari che le ammettono) non massone, che non ha quindi ricevuto "la Luce" mediante l'iniziazione rituale.
Un'espressione spesso usata nelle logge massoniche è "essere quadrato", che significa essere un massone che ha raggiunto un particolare livello di consapevolezza nell'arte libero muratoria. Il profano che si presenta in loggia per essere iniziato si trova infatti nella condizione di "pietra grezza": con il lavoro massonico di affinamento delle proprie qualità morali ed intellettuali tende a raggiungere, quadrandosi appunto, lo stato di "pietra cubica", divenendo così persona affidabile, di riferimento e sostegno per gli altri fratelli. Questa espressione è peraltro passata nell'uso comune. Ogni pietra cubica costituisce un mattone che edifica il Tempio morale ed ideale della libera muratoria; il contributo individuale di ciascun fratello è necessario per il conseguimento di un obiettivo superiore e trascendente.
Altra frase in uso tra fratelli liberi muratori è "incontrarsi sulla livella", espressione che fa riferimento alla più complessa simbologia inerente allo strumento utilizzato comunemente nell'arte muratoria e che sta a significare che in loggia ci si ritrova senza tener conto delle differenze sociali, economiche, religiose o culturali.
La pratica della massoneria è chiamata fra i propri membri come "l'Arte".
Banchetto massonico in Francia, circa 1840
Ulteriore espressione caratteristica dei massoni è quella adoperata per il brindisi proprio delle agapi rituali (tornate di loggia particolari dove si dà luogo alla cosiddetta "masticazione", ovvero ad un banchetto le cui portate hanno un significato simbolico e devono essere consumate secondo precise regole) che origina dalla tradizione delle logge militari anglosassoni e che richiama le operazioni di carica di un cannone. La formula si conclude con il grido unanime dei fratelli di: "fuoco!".
Fra i molteplici significati dell'espressione "essere coperto" vi è quello di "appartenere" all'Ordine.
Nel gergo della massoneria si dice di un fratello essere "in sonno" o "dormiente" quando questi non partecipa volontariamente per un protratto periodo di tempo alle tornate rituali. Per motivi di opportunità o per particolari esigenze della vita sociale profana un massone può infatti decidere spontaneamente di autosospendersi dai lavori rituali e dalla vita dell'ordine. Le assenze dai lavori di loggia devono essere normalmente giustificate.
Esistono numerose giurisdizioni di governo della massoneria, ciascuna delle quali sovrana e indipendente dalle altre e di solito definita su base nazionale. Non esiste dunque un'autorità centrale massonica, sebbene ciascuna giurisdizione abbia un elenco delle altre giurisdizioni formalmente riconosciute. Se il riconoscimento formale è reciproco, le due giurisdizioni sono dette "in amicizia", e questo permette ai rispettivi membri di accedere alle Tornate delle rispettive Logge. In linea di massima, per essere riconosciuti da una giurisdizione è necessario per lo meno osservare i criteri riguardo alla regolarità, vale a dire condividere gli antichi simboli di riferimento della massoneria, le caratteristiche essenziali che accomunano i massoni, indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Tuttavia, data la natura decentralizzata e non dogmatica della massoneria, non esiste una lista di simboli universalmente accettata, e persino giurisdizioni tra loro in amicizia possono avere idee completamente differenti riguardo alla natura dei simboli. Molte giurisdizioni non hanno alcuna posizione ufficiale sulla questione.
Anche se spesso si definisce grossolanamente la massoneria come suddivisa in due rami, uno "inglese" ed uno "francese", non è possibile fare una distinzione netta tra le varie giurisdizioni. Per esempio, può accadere che la giurisdizione A riconosca la B, che a sua volta riconosce la C, mentre quest'ultima potrebbe non riconoscere la A. Inoltre, il territorio geografico di una giurisdizione può sovrapporsi a quello di un'altra, comportando conseguenze nelle loro reciproche relazioni per semplici questioni territoriali. Altre volte una giurisdizione può sorvolare sulle irregolarità di un'altra soltanto per il desiderio di mantenere buoni rapporti. Ancora, una giurisdizione può essere formalmente legata ad una tradizione, e contemporaneamente mantenere rapporti informali con un'altra. Per questi motivi etichette come massoneria "inglese" o "francese" possono essere interpretate solo come indicazione generica e non come chiari segni di distinzione.
La massima autorità a capo di una giurisdizione massonica è di solito chiamata Gran Loggia o, a volte, Grande Oriente, e corrisponde normalmente ad una singola nazione, sebbene il territorio possa essere più ampio o più ristretto (in Nord America ogni Stato o provincia ha una propria Gran Loggia).
La più antica giurisdizione nel ramo inglese della massoneria moderna è la Gran Loggia d'Inghilterra (Grand Lodge of England, GLE), fondata nel 1717 e denominata poi Gran Loggia Unita d'Inghilterra (United Grand Lodge of England, UGLE), dopo la fusione con un'altra Grande Loggia inglese (Antients) nel 1813. Attualmente è la più vasta giurisdizione in Inghilterra ed il quartier generale si trova alla Freemasons Hall, a Londra in Great Queen Street. La giurisdizione più antica del ramo "francese" è il Grande Oriente di Francia, fondata nel 1728. Un tempo questi due rami si riconoscevano reciprocamente, ma molte giurisdizioni interruppero i rapporti ufficiali con la loggia francese, dopo che questa, nel 1877 incominciò ad ammettere gli atei incondizionatamente. In molti paesi neolatini ed in Belgio predomina una massoneria di stile francese, mentre tutti gli altri tendono a seguire la guida inglese.
Molte giurisdizioni permettono agli adepti di visitare le logge nelle giurisdizioni riconosciute senza condizioni, lasciando che sia la loggia straniera a confermare l'amicizia tra le due Logge. La UGLE invita i suoi membri a verificare presso di loro se le giurisdizioni sono in amicizia, prima di fare una visita in altre logge; negli Stati Uniti, ad esempio, è sconsigliabile.
A fianco della massoneria esistono vari organismi con essa concordi ed a vario titolo da essa dipendenti.
In primo luogo si hanno i "Riti", ad esempio il Rito Simbolico Italiano, il Rito Scozzese Antico ed Accettato, il Rito Francese, il Rito di York, il Rito di Memphis, il Rito di Misraim Memphis ed altri. Questi organismi consentono ai maestri massoni un ulteriore sviluppo iniziatico, in genere attraverso gradi successivi al terzo, secondo percorsi differenti. La parola "Rito" deriva dal fatto che questi organismi, in genere, storicamente prevedevano rituali diversi anche per i primi tre gradi, che da essi dipendevano; per questo motivo, per evitare malintesi, in massoneria la parola "rito", benché sinonimo di "rituale", viene raramente impiegata in questa accezione.
È abbastanza comune che vari Riti afferiscano ad un'unica comunione massonica, alla quale delegano l'autorità sui primi tre gradi, mediante protocolli d'intesa; questo è ciò che avviene ad esempio nel Grande Oriente d'Italia. I Riti ad esso collegati (che sono numerosi) possono attingere i loro adepti solo fra i maestri del Grande Oriente d'Italia, al quale spetta l'autorità e la direzione delle Logge simboliche, cioè le logge che svolgono i loro lavori nei gradi di Apprendista, Compagno e Maestro. I rituali seguiti in tali logge simboliche sono in genere unificati, indipendentemente dal Rito dal quale hanno eventualmente avuto origine in antico, ma in alcuni casi può anche avvenire che alcune, benché sotto l'autorità del Grande Oriente, seguano rituali particolari, legati ad un Rito specifico, come ad esempio il Rituale Emulation, di derivazione anglosassone, collegato con gli ulteriori sviluppi dell'Arco Reale e del Marchio.
Esistono invece comunioni che ammettono un solo Rito: è il caso ad esempio della Gran Loggia d'Italia, nella quale si pratica solo il Rito Scozzese Antico ed Accettato. Nel caso della Gran Loggia d'Italia (ma non necessariamente in casi analoghi) il Gran Maestro, cioè la massima autorità della Gran Loggia, ha contemporaneamente la carica di Sovrano Gran Commendatore, ovvero è anche la massima autorità del Rito Scozzese.
Oltre ai Riti esistono altri organismi strettamente legati alla Massoneria, in quanto ammettono solo massoni o parenti degli stessi. Tra questi, l'Antico Ordine Arabo dei Nobili del Mistico Velo (Shriners), l'Ordine mistico dei profeti velati del regno incantato (Grotta), gli Alti Cedri del Libano ed altri, che tendono a diffondere l'insegnamento della massoneria, per il miglioramento dei propri membri e dell'intera società, oppure perseguono uno scopo filantropico, come alcune logge dell'America settentrionale.
Le varie giurisdizioni hanno un modo diverso di rapportarsi con tali entità. Alcune le riconoscono formalmente, altre non le considerano propriamente massoniche. Non tutti gli organismi sono ritenuti come affiliati alla massoneria, ma vengono giudicati come associazioni che pongono agli aderenti il requisito di appartenenza alla massoneria; alcune di esse possono richiedere ulteriori requisiti religiosi rispetto alla vera e propria massoneria (o "l'arte della massoneria"), in quanto l'insegnamento massonico viene visto in una prospettiva particolare.
Esistono anche altre organizzazioni giovanili (prevalentemente in Nord America, ma con ramificazioni in Europa e anche in Italia) associate alla massoneria stessa, ma non sono necessariamente massoniche in quanto a contenuti e ritualità; ne fanno parte l'Ordine di DeMolay (per ragazzi tra i 12 ed i 21 anni, aperto a tutti), le Figlie del Lavoro (per ragazze tra i 10 ed i 20 anni figlie di massoni) e l'Ordine internazionale dell'arcobaleno per ragazze (per ragazze tra gli 11 ed i 20 anni e che ha il patrocinio massonico, anch'esso rivolto alle figlie di massoni).
Gran Loggia della Pennsylvania, Filadelfia. Una visita guidata permette di visitare molte sale, tutte riccamente decorate.
Un interno della Gran Loggia della Pennsylvania
Contrariamente alla credenza diffusa, i massoni si incontrano come una loggia e non in una loggia, analogamente alla distinzione fatta dai cristiani che si incontrano come una chiesa, con l'effettivo edificio, considerato non più che un punto di ritrovo.
Secondo la leggenda massonica, le logge operative (le logge medievali degli attuali scalpellini) costruirono un edificio accanto al luogo di lavoro, ove i massoni potevano incontrarsi per ricevere istruzioni e socializzare. Normalmente, l'incontro avveniva nel lato sud dell'edificio (in questo punto le mura sono riscaldate dal sole durante il giorno), e per questo motivo la riunione tra i soci della loggia è ancora oggi chiamato "il Sud".
Le prime logge speculative (i cui affiliati non erano scalpellini o tagliapietre) si riunivano in taverne o in luoghi pubblici adatti, mentre un guardiano (tyler, custode della loggia massonica, oggi in italiano Copritore) vegliava sulla porta per impedire l'ingresso ai curiosi o ai malintenzionati.
Il luogo ove la loggia si riunisce abitualmente in modo rituale, è detto "Tempio", mentre "Centro" o "casa massonica" è l'edificio ove uno o più Templi si trovano e che comprende anche altri ambienti.
All'interno di molte giurisdizioni massoniche esistono alcune logge tipicamente specialistiche, come quelle che assolvono compiti di ricerca ed istruzione (R&I), costituite secondo criteri particolari. Tali tipi di logge collaborano con organizzazioni mondiali alla ricerca massonica, alla scoperta e all'interpretazione di documenti storici e alla comprensione dei simboli massonici non ancora segnalati, ed al mantenimento e sviluppo degli stessi rituali massonici. Aderiscono a queste logge gli adepti interessati provenienti da logge comunemente costituite, ma possono anche essere gruppi aventi gli stessi interessi e formazione culturale, come le logge dei "vecchi ragazzi" (old boys) provenienti da scuole, università, reparti militari o imprese. Inoltre, molte giurisdizioni massoniche nominano conferenzieri incaricati di effettuare ricerche, sviluppare e rilasciare conferenze nelle logge allo scopo di istruire i membri e buona parte delle Grandi Logge e molti centri massonici regionali e templi hanno una biblioteca, che è usata per ricerche.
Una raccolta notevole è la collezione presso la biblioteca dell'Università di Poznan in Polonia;[14] oltre 80 000 libri sono custoditi fra la biblioteca principale ed il Chateau de Ciazen, a circa 80 km di distanza. A quanto risulta, furono raccolti durante la seconda guerra mondiale quando le SS di Heinrich Himmler confiscarono i libri delle biblioteche massoniche in Germania e nelle altre nazioni occupate, per immagazzinarli in questo archivio in Polonia.
Il 5 marzo 2001, l'Università di Sheffield in Inghilterra stabilì il Centre for Research into Freemasonry[15] quale parte dell'Humanities Research Institute, che "intraprende e promuove una ricerca scientifica oggettiva dell'impatto storico, sociale e culturale della massoneria, principalmente in Gran Bretagna". Il centro è guidato dallo storico Andrew Prescott, proveniente dalla British Library e assegnato per tre anni all'Università di Sheffield per stabilirvi il nuovo centro.
Un maestro venerabile
Ci sono tre gradi nella massoneria:
Apprendista Muratore
Compagno d'Arte
Maestro Massone
L'individuo lavora attraverso ciascun grado partecipando ad un rituale, essenzialmente una morality play medievale, in cui ciascuno impersona un ruolo, assieme ai membri della loggia cui si aggrega. L'ambientazione è biblica – la costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme – sebbene le storie stesse non siano direttamente tratte dalla Bibbia, e non siano pensate come necessariamente ebraiche o cristiane. Niente di soprannaturale avviene in queste storie. Il Tempio può essere scelto a rappresentare sia il "tempio" interiore del singolo essere umano, che della comunità umana, o dell'intero universo.
Nel periodo in cui uno lavora attraverso i gradi, studia parimenti le lezioni e le interpreta per sé stesso. Esistono tanti modi per interpretare i rituali quanti sono i massoni, e nessun massone può comandare ad un altro massone come debba interpretare alcunché. Nessuna verità particolare è condivisa, ma una struttura comune, parlando simbolicamente ad archetipi umani universali, fornisce a ciascun massone un mezzo per giungere alle proprie risposte alle domande importanti della vita. Ai massoni che lavorano attraverso i gradi è spesso richiesto di preparare documenti su argomenti filosofici correlati, e di tenere conferenze.
Una frase in inglese e il suo corrispondente utilizzando il cifrario pigpen
Riferendosi all'attività massonica si parla di "segretezza" in luogo della più corretta indicazione di riservatezza, poiché in realtà il "segreto" è limitato al dovere insito nella cultura massonica di non rivelare all'esterno ciò che viene svolto nel tempio dalle logge riunite ritualmente.
Cifrario dei Simboli massonici
La massoneria è spesso definita una società segreta ed è erroneamente[senza fonte] considerata da molti il vero prototipo di questo tipo di società. Molti massoni sostengono che sarebbe meglio descriverla come una "società con segreti". Il livello di segretezza varia decisamente da zona a zona. Nelle nazioni anglofone la maggior parte dei massoni rende pubblica la propria affiliazione con la società segreta, gli edifici massonici sono chiaramente segnati e gli orari delle riunioni sono generalmente di dominio pubblico. In altre nazioni, dove la massoneria è stata soppressa dal governo, la segretezza può essere molto più praticata. Perfino nel mondo anglofono i dettagli precisi dei rituali non vengono resi pubblici, e i massoni hanno un sistema segreto di "metodi di riconoscimento", come la stretta di mano segreta massonica, tramite la quale i massoni possono riconoscersi tra loro "nel buio come nella luce"; tuttavia, i massoni riconoscono che questi segreti sono stati ampiamente resi disponibili tramite letteratura sia massonica che antimassonica, da secoli.
Molte sono le giustificazioni addotte dai massoni in ordine alla riservatezza che caratterizza la sua vita interna dell'organizzazione. La principale di esse è che la massoneria è un ordine iniziatico cui si accede passando attraverso diversi livelli di indagine e conoscenza delle questioni etiche e filosofiche, ossia si procede tramite iniziazioni, le quali permettono il riconoscimento del livello spirituale raggiunto; conoscere in anticipo gli eventi pregiudicherebbe l'efficacia di questo sistema. È spesso definita dai suoi membri "un particolare sistema di moralità mascherato dall'allegoria e raffigurato attraverso simboli".
Così Giacomo Casanova sui misteri della massoneria:
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« Il mistero della massoneria, di fatto, è per sua natura inviolabile. Il massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso, in quanto lo scopre a forza di frequentare la loggia, di osservare, di ragionare e dedurre. Quando lo ha appreso, si guarda bene dal far parte della sua scoperta a chicchessia, fosse pure il suo miglior amico massone, perché se costui non è stato capace di penetrare da solo il segreto, non sarà nemmeno capace di profittarne se lo apprenderà da altri. Il segreto rimarrà dunque sempre tale. Ciò che avviene nella loggia deve rimaner segreto, ma chi è così indiscreto e poco scrupoloso da rivelarlo non rivela l'essenziale. Del resto, come potrebbe farlo se non lo conosce? Se poi lo conoscesse, non lo rivelerebbe. » |
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La Chiesa cattolica ha sempre criticato la concezione mistica propria della massoneria, dichiarandola incompatibile con la propria dottrina,[16] anche perché la massoneria, in Italia e in altri paesi, si è storicamente associata a personalità e movimenti anticlericali.
Appartenenza alla massoneria ed appartenenza alla Chiesa cattolica sono per quest'ultima inconciliabili, e più volte questa inconciliabilità è stata espressa solennemente dal magistero della Chiesa. I documenti principali che lo attestano sono elencati di seguito; a proposito di scomunica o disapprovazione o interdetto, questi riguardano soltanto il cattolico che entra e opera nell'ambito della massoneria:
la lettera apostolica In eminenti apostolatus di papa Clemente XII del 1738
la bolla Providas Romanorum di papa Benedetto XIV del 1751[17]
l'enciclica Humanum Genus di papa Leone XIII del 1884[18]
il Codex Juris Canonici promulgato da papa Benedetto XV nel 1917, nei canoni 1240 §1 1º (negazione delle esequie ecclesiastiche di chi appartenga alla massoneria), 1399 8º (proibizione dei libri che presentino la massoneria come utile e non dannosa), 2335 (scomunica latae sententiae per chi aderisce ad una associazione massonica), 2336 §2 (obbligo di denunciare al Sant'Uffizio chierici e religiosi che aderiscano ad una associazione massonica)
il nuovo Codice di Diritto Canonico, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983, nel quale tuttavia non appare più la parola massoneria; nel canone 1374 si stabilisce che "chi aderisce ad una associazione che complotta contro la Chiesa sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l'interdetto"
la Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede approvata da papa Giovanni Paolo II il 26 novembre 1983. Essa ribadisce la condanna e la diffida relativa all'appartenenza, venendo così a costituire interpretazione autentica del canone 1374. In un articolo del 23 febbraio 1985 su L'Osservatore Romano si forniscono la motivazione della condanna e della diffida espresse nella Dichiarazione del 1983
il documento della Conferenza Episcopale Tedesca, a conclusione di colloqui svolti, dal 1974 al 1980, fra una commissione di dialogo di tale Conferenza, a ciò incaricata dalla Santa Sede, e qualificati esponenti delle Grandi Logge Unite di Germania (massoneria regolare). Il documento conclude per l'incompatibilità fra la professione di fede cattolica e l'appartenenza alla massoneria.
La lettera apostolica di Clemente XII contiene la dichiarazione di scomunica per il cattolico che appartenga a qualunque titolo ad una associazione massonica:
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« [...] decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori o Massoni, o con qualunque altro nome chiamate. Pertanto, severamente, ed in virtù di santa obbedienza, comandiamo a tutti ed ai singoli fedeli di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità o preminenza, sia Laici, sia Chierici, tanto Secolari quanto Regolari, ancorché degni di speciale ed individuale menzione e citazione, che nessuno ardisca o presuma sotto qualunque pretesto o apparenza di istituire, propagare o favorire le predette Società dei Liberi Muratori o Massoni o altrimenti denominate; di ospitarle o nasconderle nelle proprie case o altrove; di iscriversi ed aggregarsi ad esse; di procurare loro mezzi, facoltà o possibilità di convocarsi in qualche luogo; di somministrare loro qualche cosa od anche di prestare in qualunque modo consiglio, aiuto o favore, palesemente o in segreto, direttamente o indirettamente, in proprio o per altri, nonché di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi o ad intervenire a simili Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole, sotto pena di scomunica per tutti i contravventori, come sopra, da incorrersi ipso facto, e senza alcuna dichiarazione, dalla quale nessuno possa essere assolto, se non in punto di morte, da altri all'infuori del Romano Pontefice pro tempore» » |
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(In eminenti apostolatus) |
Tale scomunica venne ribadita dal canone 2335 del Codice del 1917, per poi essere abrogata[19] il 27 novembre 1983 con l'entrata in vigore del nuovo Codice di diritto canonico, che fa un elenco tassativo delle possibili scomuniche e non vi include quella nei confronti dei massoni. Anche se nel Codice promulgato non vi è alcun riferimento esplicito alla massoneria, nel documento emesso nel 1983 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (guidata in quel momento da Joseph Ratzinger) si ribadisce che i cattolici non possono entrare nella massoneria:
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« Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.[20] » |
Non è necessario che la loggia, associazione o qualunque altra denominazione di tipo massonico a cui si appartiene sia apertamente contro la Chiesa per incorrere nel divieto, è sufficiente che abbia le caratteristiche dell'associazionismo di tipo massonico.
Alcuni intellettuali cattolici mettono in risalto i punti di convergenza tra i principi massonici e quei cattolici (ad esempio, l'universalismo, l'eguaglianza universale, i diritti umani), ed anche una attenzione, forse più presente nella massoneria del passato, alla unicità e sovranità di Dio quale unico creatore e giudice.
Alcune delle chiese protestanti scoraggiano a loro volta i propri fedeli dall'entrare nella massoneria; sebbene da parte del Cristianesimo protestante vi siano state condanne,[21][22], nel complesso non esistono tensioni.
Da parte delle istituzioni massoniche invece non vi è alcuna preclusione rispetto alla religione professata dai suoi aderenti, nessuno viene considerato escluso dalla massoneria qualsiasi fede abbracci al momento di entrare a farvi parte, o durante il suo percorso massonico; questo è sancito anche dalle costituzioni di Anderson.
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La critica più diffusa verso la massoneria si focalizza sul carattere segreto ed occulto che essa intende avere circa i propri "misteri", che unito al forte senso di misticismo e al rigido impianto gerarchico la assimila a molte sette religiose. Durante i lavori di loggia sono precluse le discussioni riguardanti la politica e la religione; ad essi può essere accennato solo da un punto di vista storico e/o filosofico per contestualizzare un determinato evento o argomento, o semplicemente come possibile riferimento per un eventuale approfondimento.
Altre critiche sono state mosse alla massoneria a partire dall'individuazione di alcuni elementi e simboli massonici, inseriti talvolta in maniera velata in fumetti (come ad esempio Topolino di Walt Disney[23]), film o videogiochi, difficile comunque dimostrare se questi siano dei veri e propri riferimenti massonici, dal momento che la simbologia usata dalla massoneria, è spesso presa da altre simbologie, e spesso si tratta di oggetti di uso comune.
Inoltre, la massoneria è stata a lungo un bersaglio prediletto per i teorici delle cospirazioni, che la vedono come un potere occulto e malevolo, talvolta associato al giudaismo o al satanismo ed in genere volto al "dominio del mondo" o già in grado di controllare o influenzare segretamente la politica mondiale. Una critica mossa ai complottisti è che gli stessi confondono la correlazione statistica, vale a dire l'affiliazione di taluni personaggi alla massoneria, con la causa degli eventi storici.
I massoni sono spesso accusati di costituire una potente lobby, teatro di scambio di favori e raccomandazioni tra persone potenti allo scopo di favorire in ogni modo i propri membri, arrivando in taluni casi a costituire una rete parallela, clandestina o comunque occulta rispetto ai poteri dello stato, talvolta – secondo alcuni critici – con il coinvolgimento in operazioni illegali. I sostenitori di questa teoria considerano una loggia massonica una società di mutuo soccorso, nella quale persone consapevoli di scopi comuni (anche il semplice arricchimento, ad esempio) e mezzi per raggiungerli si aiutano l'un l'altra nell'ambito delle proprie rispettive disponibilità; tutto ciò nascosto da un paravento di riti ed idealismo illuministico. Secondo queste teorie, il coordinamento è appositamente affidato a gerarchie di persone che fanno da collegamento tra la domanda e l'offerta di servigi, in modo tale che chi detiene un potere può scambiare favori con un altro potente, tramite la loggia, nella reciprocità di un'adesione consapevole ad un determinato scopo. Esistono diverse logge e diversi gruppi di logge, ed anche tra esse avvengono gli scambi di favori tramite i capi, restando gli usufruitori e gli applicatori dei vari favori reciprocamente sconosciuti.
In Italia alla fine degli anni settanta e nei primi anni ottanta la P2 ("Propaganda Due"), una loggia coperta del Grande Oriente d'Italia, il cui maestro venerabile era Licio Gelli, fu al centro di uno dei più grossi scandali della storia della Repubblica, con indagini che condussero alla scoperta di una lista di mille nomi (tra cui esponenti politici, militari ed istituzionali di primo piano come Silvio Berlusconi, tessera 1816) e il "piano di rinascita democratica", una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato. Il nome della P2 ricorre più volte nelle cronache nel corso della storia italiana, dato che suoi esponenti sono stati coinvolti in vari episodi non completamente spiegati della storia della Repubblica (dal Golpe Borghese all'operazione Gladio). Le indagini collegarono inoltre alcuni membri della loggia anche all'imponente scandalo finanziario internazionale della bancarotta del Banco Ambrosiano del banchiere Roberto Calvi e all'assassinio suo (inizialmente ritenuto un suicidio) e di Michele Sindona, entrambi appartenenti alla P2. Come risultato, fu emanata nel 1982 la legge Spadolini che sciolse la loggia e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete. Licio Gelli, in seguito alla vicenda, era stato espulso dal Grande Oriente d'Italia nel 1981.
In Gran Bretagna nel 1990 una parte minoritaria del partito laburista al governo tentò invano di far passare una legge che richiedeva a tutti i pubblici ufficiali che fossero massoni di dichiararlo apertamente.
Templo Massonico di Santa Cruz de Tenerife, Spagna.
Negli stati totalitari la massoneria è quasi sempre bandita. Nella Germania nazista i massoni venivano inviati nei campi di concentramento e tutte le logge massoniche furono chiuse e spesso distrutte. I massoni tedeschi adottarono il "nontiscordardimé" come modo segreto di riconoscimento e come sostituto per il troppo noto e riconoscibile simbolo della squadra e del compasso. Così anche per quanto riguarda i regimi totalitari comunisti, con l'eccezione di Cuba dove la massoneria è sempre stata ammessa. In Italia, la massoneria è stata dichiarata fuorilegge nel 1925, durante il fascismo. Negli ultimi anni l'Italia, caso unico tra i paesi democratici, è stata ripetutamente condannata dalla Corte di giustizia europea per violazione dei diritti umani poiché alcune leggi dello stato e di alcune regioni risultavano discriminatorie nei confronti dei massoni.[24][25][26] Sul punto è da rilevare che pronunzie del Consiglio Superiore della Magistratura degli anni novanta del secolo scorso ritennero censurabile finanche la remota affiliazione di un Magistrato all'istituzione. [27][28][29]
Alcuni valori della massoneria sono condivisi da altre associazioni internazionali; in alcuni casi risultano anche legami personali. Tuttavia nessuna di queste associazioni appartiene alla massoneria.
Lo scautismo internazionale, che non è un gruppo massonico, fu fondato da Robert Baden-Powell che, secondo varie ricerche, non fu mai massone, pure esistendo varie logge a lui intitolate[30]. Tuttavia, alcuni fra i fondatori di associazioni scout nazionali probabilmente ritennero di poter mettere in pratica molti degli ideali massonici attraverso lo scautismo, come nel caso del massone Daniel Carter Beard, fondatore di un'organizzazione giovanile (i Figli di Daniel Boone) che nel 1910 si fuse con i Boy Scouts of America. Anche Sir Francis Vane e James Spensley, fra i pionieri dello scautismo in Italia, furono massoni.
Tra i fondatori del Rotary International vi era un massone, così come nel Lions Club e nel Kiwanis International.[senza fonte] L'Avis è stata fondata in Italia da un massone, come anche la Croce Rossa Internazionale, fondata dal massone Jean Henri Dunant.[senza fonte]
Disambiguazione
– Se stai cercando la rappresentazione teatrale sulla vita dei
santi, vedi Miracolo
(teatro).
Si definisce miracolo (dal latino «miraculum», cosa meravigliosa) un evento a volte attestato, a volte asserito, difficilmente spiegabile secondo cause conosciute, e quindi attribuito a qualche causa paranormale, e specificamente ad un intervento soprannaturale o divino, e che appare svolgersi in contrasto con le leggi naturali. Nel linguaggio comune, per estensione, il termine miracolo indica anche un evento straordinario, che desta meraviglia.
Nel Cristianesimo la definizione tecnica di "miracolo" è quella di "interruzione della legge naturale ad opera di un intervento divino"[1]; per questo motivo appare vano e riduttivo cercare di spiegare i veri miracoli con spiegazioni scientifiche o pseudo-tecniche, perché essi sono di fatto non spiegabili secondo le leggi scientifiche.
In varie religioni il termine ha un significato più tecnico e la ricerca teologica preferisce utilizzare il termine più generico di segno. Colui che si ritiene abbia compiuto dei miracoli di natura medica è detto taumaturgo.
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Nell'ebraismo, così come nell'Islam, i miracoli sono considerati segni dell'onnipotenza di Dio.
Nella Bibbia svariati eventi vengono presentati come miracolosi. Si deve tuttavia fare una differenza tra l'interpretazione ebraica, ovviamente limitata all'Antico Testamento, e l'interpretazione cristiana, che abbraccia soprattutto il Nuovo Testamento, del quale l'Antico è letto come prefigurazione.
Per quanto riguarda l'Induismo, si sarebbero verificati recentemente miracoli da parte del dio Ganesha; tra i più rilevanti quello del 21 settembre 1995, quando ogni statua della divinità - dall'Asia alle comunità induiste europee ed americane - avrebbe bevuto del latte.
Nel Nuovo Testamento i principali miracoli sono opera di Gesù, e sono accompagnati da un valore simbolico; spesso capita che lo stesso Gesù si rifiuti di fare miracoli per fare proseliti. Da ricordare, come momento topico, la tentazione di satana che nel deserto propone a Gesù di cambiare i sassi in pane; Gesù rifiuta, con questo e altri segni, di far diventare i miracoli segni per convincere i testimoni. Da ricordare, dopo la moltiplicazione dei pani, come Gesù si nasconda per fuggire alla gente che voleva farlo re. Gesù evita che i miracoli da lui operati possano venir equivocati dalla folla. Numerose sono le volte che Gesù chiede ai miracolati di rimanere in silenzio e di non dirlo, è sempre fatto divieto a chi riceve un miracolo di seguirlo. Nell'ottica complessiva del messaggio evangelico, l'unico segno attorno a cui ci si deve convertire è quello duro e crudo della croce. Riferisce anche di miracoli operati dagli Apostoli, attribuendoli esplicitamente al potere concesso loro da Gesù, perché potessero testimonare la loro fede e annunciare il regno di Dio. Essi vengono presentati dagli evangelisti come opere di Gesù, il Cristo, termine greco che traduce l'ebraico Messia, e sono considerati come parte della proclamazione del regno divino, a solo scopo di sollecitare il pentimento e la conversione a Dio.
Sono quattro i termini Greci usati solitamente per indicare i miracoli nella Scrittura:
Semeion, "segno", cioè l'evidenza empirica di intervento o presenza divina (Matteo 12,38-39;16,1-4
).
Terata, "miracoli", cioè portenti, eventi che causano stupore. (Atti 2,19
).
Dynameis, "potenze", cioè opere che presuppongono una forza, o meglio, un potere sovrumano o sovrannaturale (Atti 2,22
).
Erga, "opere", cioè le azioni dei santi o di Gesú e i suoi discepoli.
Il miracolo è sempre opera di Dio anche se può avvenire tramite l'intercessione dei Santi. La Chiesa cattolica romana richiede due distinti eventi miracolosi, avvenuti dopo la morte e riferibili alla sua intercessione, come presupposto per la causa di canonizzazione dei santi, uno per la Beatificazione, più un secondo per la Canonizzazione.
Secondo la procedura attuale, definita nel 1983,[2] l'inchiesta compiuta dalla Chiesa per accertare la verità del miracolo si basa, nei casi di guarigione inspiegabile, su un'attenta analisi dei fatti da parte di una consulta medica nominata dalla Congregazione per le cause dei santi composta da specialisti sia credenti sia non credenti, la quale verifica se il caso in esame soddisfi i sette criteri definiti dal cardinale Prospero Lambertini, poi papa Benedetto XIV, nel De servorum beatificatione et beatorum canonizatione (1734).[3] Fondamentale il 7º e ultimo punto: la guarigione deve dimostrarsi permanente, e ciò richiede un periodo d'osservazione (follow up) notevole, convenzionalmente sui 20-25 anni.
In caso di responso positivo, si valuta se le circostanze dell'evento sono compatibili con un intervento divino, ad esempio se la persona guarita miracolosamente stava pregando o era in pellegrinaggio in un santuario, o se qualcuno aveva fatto una di queste cose per lei, altrimenti la guarigione, anche se avente tutte le caratteristiche oggettive per esser dichiarata miracolosa è archiviata come remissione spontanea.
Taluni sostengono che l'obiezione secondo la quale tra i vari casi miracolosi non si annoverino, tuttavia, casi di ricrescita di arti mutilati o amputati[4] sarebbe falsa, perché almeno un caso di presunto reimpianto miracoloso di una gamba amputata tre anni prima, e seppellita nel campo dell'ospedale, è stato sufficientemente documentato a Calanda in Spagna, nel Seicento, cfr. nella bibliografia Vittorio Messori, Il Miracolo, Rizzoli 1998. In tal senso il CICAP ipotizza oggi la non veridicità della documentazione da cui è attestato l'evento, oppure ipotizza oggi che l'evento sia stato a suo tempo interpretato in modo fuorviante.
In senso lato, parte della Chiesa cattolica considera come miracoli anche eventi non prettamente fisici come le guarigioni corporali ma vi include anche i così detti "miracoli spirituali" o "interiori", come per esempio l'improvvisa e completa conversione alla fede di persone fino a un istante prima incredule, atee, fortemente e dichiaratamente ostili e nemiche della fede. Il caso più famoso è, nella Bibbia, la Conversione di Saulo sulla via di Damasco. Altri casi moderni sono state le conversioni di Alphonse Marie Ratisbonne, André Frossard e Bruno Cornacchiola. Naturalmente per tali "miracoli" non sono possibili verifiche da parte di commissioni mediche.
La Chiesa cattolica non impone nessun miracolo come obbligatorio da credersi, in quanto ritiene che la Fede in Dio può essere aiutata, ma non sostituita, da un evento materiale ancorché miracoloso.
I filosofi razionalisti, in particolare David Hume, identificando il Creatore con le sue leggi, hanno opposto obiezioni alla possibilità di eventi miracolosi. La tesi razionalista indica che un evento si può considerare miracoloso solamente perché l'uomo in quel momento non possiede una conoscenza piena ed esaustiva delle leggi della natura che lo regolano. Rifacendosi a Spinoza, che afferma che il richiamo alla volontà divina non sarebbe altro che una scusa per i limiti della nostra conoscenza, il razionalismo afferma che appellarsi a un miracolo è semplicemente un'ammissione di ignoranza.
Tale punto di vista è condiviso da una larga parte degli scienziati contemporanei, per i quali non è possibile parlare di miracolo. Ciò che alcuni considerano un miracolo è semplicemente un fatto per cui ancora non sono note le leggi naturali ordinarie che lo regolano, oppure un fatto la cui spiegazione con leggi naturali ordinarie è ben nota alla comunità scientifica, ma questa spiegazione è ignorata dalle persone che credono a quel miracolo, oppure una leggenda non avvenuta realmente. La scienza rifiuta infatti di considerare qualsiasi ipotesi di intervento soprannaturale e quindi il concetto stesso di miracolo inteso come intervento divino, perché tale concezione contraddirebbe il metodo scientifico e l'approccio razionalista che non contempla la possibilità di una causalità non materiale.[senza fonte] Alcuni scienziati sono però possibilisti, tenendo comunque sempre ben distinti il campo dei fenomeni (talora apparentemente inspiegabili) e quello delle possibili interpretazioni.[senza fonte]Thomas Paine, uno dei padri fondatori della Rivoluzione Americana, scrisse [5]
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(EN) « All the tales of miracles, with which the Old and New Testament are filled, are fit only for impostors to preach and fools to believe. » |
(IT) « Tutti i racconti di miracoli, di cui l'antico e il nuovo testamento sono colmi, sono adatti solo a impostori che predicano e stolti che credono. » |
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(Thomas Paine) |
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Anche taluni teologi (come Hans Küng) sposano la tesi dell'inviolabilità delle leggi naturali e quindi dell'impossibilità dei miracoli.
Nell'esoterismo si definiscono due concetti contrapposti di eventi miracolosi:
i miracoli veri e propri, prodotti dalla teurgia, di competenza della religione;
i prodigi, prodotti dalla taumaturgia, di competenza della magia.
(Reindirizzamento da Misticismo)
Disambiguazione
– Se stai cercando il wrestler messicano, vedi Místico.
Disambiguazione
– Se stai cercando il personaggio degli X-Men,
vedi Mystica
(fumetto).
San Francesco in meditazione con teschio, Francisco de Zurbaràn, 1658, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera
La mistica (dal greco mystikòs = misterioso, e questo da myein = chiudere, tacere)[1] è la contemplazione della dimensione del sacro e ne comporta una esperienza diretta, "al di là" del pensiero logico-discorsivo e quindi difficilmente comunicabile.
Nell'estasi mistica l'uomo si unisce con la "Verità ultima" della propria esistenza e dell'intera realtà cosmica.
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L'estasi mistica si può ottenere al termine di un procedimento di progressivo distacco sia dalla conoscenza sensibile sia da quella razionale, fino alla perdita dell'"io" nel "tutto", ma può essere anche raggiunta spontaneamente, improvvisamente e senza cause apparenti. Gli episodi di estasi spontanea sono le apparizioni ai semplici pastorelli come i momenti fondanti nel percorso di un grande maestro o, addirittura, di una religione.
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« L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. » |
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(Esodo 3:2) |
Si possono distinguere tre fasi dello sviluppo di una religione. Il primo stadio è quello primitivo, nel cui contesto Levy-Bruhl parla di "partecipazione mistica", dove il divino è semplicemente presente ovunque, nelle piante, nei fiumi, nella terra, in cielo, negli animali, in ogni cosa e non vi sono distinzioni nella coscienza umana. Il secondo stadio è il momento creativo, a seguito di una rottura con lo stato primordiale diventa necessaria una ricomposizione, questo è il momento creativo di una religione in cui le energie sono rivolte allo sviluppo dei temi e dei miti relativi, la mistica non ha un ruolo in questa fase perché le energie sono dedicate alla costruzione ma quando una religione ha raggiunto un impianto consolidato, una diffusione ed una istituzionalizzazione con gerarchie e riti, in quel momento si sente il distacco dal contatto originale con il divino e lo si ricerca di nuovo, per colmare il baratro che si è venuto a creare. E si sviluppano le mistiche.[2]
In tutte le grandi religioni del mondo vi sono correnti mistiche. Fondate sulla ricerca personale e sul contatto diretto col divino, le correnti mistiche possono apparire anarchiche ed in contrasto con le istituzioni delle Chiese, e se è vero che queste ultime hanno compiuto forme di repressione verso i movimenti estremistici o verso singoli esponenti che esprimevano una teologia "eretica", è vero anche che tutte le Chiese hanno eletto mistici come i massimi esempi della propria fede[2]. Come scrive Giordano Berti nel "Dizionario dei Mistici" (Milano 1999, p.7), "ogni religione è in grado di offrire diverse strade mistiche, che possono assumere toni estremi, persino aberranti, ma che corrispondono evidentemente a una necessità interiore (si pensi solo alle penitenze cui si sottopongono certi monaci medioevali, alle torture sciamaniche, ai prolungati digiuni degli asceti induisti e jainisti). Dunque, la mistica può essere al tempo stesso un punto di contatto oppure un fattore di netto distacco e fra le diverse religioni proprio perché è relativa a differenti bisogni spirituali, in parte innati e in parte indotti dalle culture e dalle tradizioni locali.
Nel Cristianesimo fin dai primi tempi si ritrovano correnti mistiche, alcune integrate e altre espulse come eretiche, lo gnosticismo, in Asia minore ed in Egitto i Padri del deserto. Nell'Ortodossia sono ammesse forme di ricerca mistica come l'esicasmo. In ambito cattolico, tra le personalità mistiche si possono ricordare Ildegarda di Bingen, Meister Eckhart, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, in quello protestante Jakob Böhme; ma la mistica non disdegna gli umili, per esempio la piccola Bernedetta di Lourdes. San Tommaso d'Aquino, la cui opera non è certo di stampo mistico, pure sembra avere vissuto alcune intense esperienze mistiche verso la fine della sua vita[3]. Nel 1900 si è sviluppata in Italia una corrente mistica all'interno del movimento pentecostale guidata da Domenico Zaccardi inquadrabile però di più nell'incavo mistico rigorista; questo movimento che esiste ancora oggi cercava di cancellare dall'uomo tutti i suoi desideri, a cominciare dalla sessualità per sostituirli con un amore totale verso Cristo Gesù.
Nell'ebraismo, la cabala è la corrente esoterica che affonda le radici negli stessi luoghi e negli stessi tempi della formazione delle correnti mistiche cristiane ma si sviluppa vigorosamente dal X secolo in poi (Abramo Abulafia), vi è poi cassidismo nato in Polonia nel XVIII secolo e l'anomalo movimento del sabbatianismo di Sabbatai Zevi nel XVII secolo.
Nell'islam, le correnti mistiche si raccolgono attorno al sufismo, ma tutta la religione ha una impronta mistica. Le personalità: Al Ghazali, Gialal al-Din Rumi, Ibn Arabi
Il manicheismo si strutturava in classi dove potevano diventare sacerdoti solo i predestinati scegliendo una via di ascesi.
Il buddhismo basato "teologicamente" sulla ricerca individuale ha consentito lo sviluppo di correnti mistiche come, ad esempio, lo Zen.
Nelle religioni dei popoli primitivi, lo sciamanesimo consente il contatto diretto con le divinità.
I mistici possono avere comportamenti semplicemente anticonformisti o estremi. Nei primi secoli del cristianesimo gli stiliti vivevano sulle colonne una vita di digiuno e di preghiera, i maestri zen impartivano insegnamenti con azioni che erano apparentemente contro ogni logica.
La mistica ha influenzato l'alchimia in una fase prescientifica e poi la psicologia con Carl Gustav Jung.
(Reindirizzamento da Occultismo)
La parola occulto deriva dal latino occultus (nascosto) e si riferisce alla 'conoscenza di ciò che è nascosto', o anche 'conoscenza del sovrannaturale', in antitesi alla 'conoscenza del visibile', ovvero alla scienza.
Il significato moderno del termine è spesso tradotto in modo errato, intendendo 'sapere nascosto', 'conoscenza riservata a pochi' o 'sapere che deve rimanere nascosto'. Per gli occultisti invece si tratta dello studio di una realtà spirituale più profonda che non può essere compresa usando puramente la ragione o la scienza materiale.
Il termine occultismo viene generalmente utilizzato per
indicare un complesso di pratiche che spaziano dall'alchimia
all'astrologia,
alla magia, a
quelle scienze o
pseudoscienze,
che si basano sul principio che esistano analogie ed omologie tra
l'uomo e realtà soprasensibili. L'elaborazione teorica sulla
quale si fonda l'occultismo è l'esoterismo,
l'insieme dei sistemi di pensiero filosofico
- religiosi che
costituiscono la base delle tecniche occulte. La creazione del
termine francese
occultisme si deve ad Eliphas
Lévi (1810-1871),
che lo derivò probabilmente dalla filosofia occulta di
Agrippa von
Nettesheim. L'occultismo è lo studio dell'occulto
supposto e della saggezza nascosta. Per l'occultista è lo
studio della Verità, o piuttosto di una verità più
nascosta che esiste sotto la superficie delle cose: 'La Verità
è sempre nascosta ad una visione superficiale'. Può
essere considerata un'area 'oscura', forse più grande di
qualunque altra nel campo della religione. Può avere a che
fare con oggetti come talismani,
alla stregoneria
ed al voodoo, ma
anche a percezioni extra-sensoriali ed alla numerologia.
Quasi
tutto quello che non è contemplato dalle maggiori religioni
(e anche qualcosa che lo è) è incluso nel regno
dell'occulto. Anche la cabala
è stata considerata uno studio occulto, forse per la sua
popolarità presso i magi (i seguaci di Aleister
Crowley), ma più probabilmente perché ha a che
fare con tematiche esoteriche.
In seguito fu adottata dall'Ordine
Ermetico dell'Alba Dorata (Golden Dawn) e portata alla luce da
Aleister Crowley. Da allora molti autori hanno dato il loro
contributo all'Occulto tracciando dei parallelismi tra differenti
discipline. Una delle organizzazioni più importanti è
l'Ordo Templi Orientis che creò un sistema magico ispirandosi
a molti e differenti stili e sistemi.
Le credenze e le pratiche di quelli che considerano le proprie attività 'occulte' secondo l'interpretazione occidentale moderna, sono lontane dall'essere segrete: possono essere trovate facilmente sulla stampa o su internet. Questa disponibilità è molto recente e corrisponde ad un interesse ridotto nella religione tradizionale e nella promulgazione da parte degli occultisti della percezione dell'occulto come termine molto largo che rappresenta una percezione alternativa all'ortodossia.
Viene chiamata percezione extrasensoriale o ESP (acronimo dell'espressione inglese Extra-sensory perception) ogni ipotetica percezione che non possa essere attribuita ai cinque sensi. Un sinonimo diffuso a livello popolare è anche sesto senso. L'uso di questo termine sottintende la ipotetica esistenza di canali di informazione estranei e sconosciuti alla scienza e, infatti, gran parte degli studi al riguardo si muovono al di fuori del metodo scientifico.
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Le percezioni extrasensoriali vengono chiamate in modi diversi a seconda della loro natura:
capacità di prevedere il futuro (precognizione)
capacità di percepire visivamente cose non visibili naturalmente (chiaroveggenza)
Il campo di studio delle percezioni extrasensoriali (e di altre presunte manifestazioni paranormali come la psicocinesi) è chiamato parapsicologia. La persona che si ritiene possieda tali facoltà è detta esper o sensitivo (anche paragnosta, soprattutto se collegato alla retrocognizione; medium se invece afferma di comunicare con entità spirituali, quali ad esempio i defunti). Il termine anglosassone esper, in particolare, pare essere stato coniato dallo scrittore di fantascienza Alfred Bester nel suo racconto Oddy and Id del 1950.[1]
Il dibattito sull'esistenza o meno delle percezioni extrasensoriali è molto acceso. Da un lato i sostenitori dell'esistenza di questi fenomeni portano a sostegno delle loro tesi alcune ricerche, dall'altro vengono sollevati dubbi significativi sulla validità metodologica di questi studi.
Più in particolare se da un lato i parapsicologi affermano che taluni esperimenti come gli esperimenti ganzfeld mostrerebbero prove dell'esistenza delle percezioni extrasensoriali, dall'altro la comunità scientifica contesta questi esperimenti gravemente carenti di rigoroso metodo scientifico oltre che di solida base teorica [2][3][4][5][6][7].
(Reindirizzamento da Precognizione)
La prescienza (dal latino præ-, "prima" + scio, "sapere"; il quale traduce il greco prògnosis: pro-, "prima" + gnòsis, "conoscere, sapere") o preconoscenza (dal latino præ-, "prima" + cognosco, "conoscenza") o precognizione (dal latino præ-, "prima" + cognitio, "conoscenza") o preordinazione (dal greco pro-, "prima" + horizo, "delimitare o stabilire dei limiti"), o preveggenza[1], è la presunta facoltà di avere conoscenza del futuro.
L'individuo in possesso di tale ipotetica capacità, che rientra nella chiaroveggenza, sarebbe in grado di acquisire conoscenze di eventi prima che accadano e di luoghi od oggetti situati in un futuro più o meno lontano.
Dal punto di vista scientifico non esistono studi in grado di dimostrare l'esistenza di tale facoltà, che si fa rientrare nel campo della pseudoscienza assieme alle altre ipotetiche facoltà paranormali.
Da un punto di vista teologico la prescienza è la conoscenza che ha Dio degli eventi a venire.
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Mosè Maimonide, nella sua Dalālat al-hā'irīn (Guida dei perplessi), la definisce come un attributo di Dio secondo il quale, per la religione ebraica, egli conosce già tutte le cose possibili senza che con questo le privi della loro possibilità e privi l'uomo perciò della responsabilità delle sue azioni.
Nel pensiero di Sant'Agostino d'Ippona la libertà umana è definita dal libero arbitrio. Dio, che è onnisciente e conosce il futuro, ha dato piena libertà all'uomo, ma sa che, lasciandolo libero, questi peccherà. L'uomo, così peccando, ha commesso il peccato originale, e sebbene egli sia divenuto indegno di ricevere la salvezza, Dio, conoscendo le sue possibili scelte verso il male o verso il bene, dona ad alcuni, con la Grazia, la possibilità di salvarsi, mentre ad altri lascia la libertà di dannarsi; questa non è però una scelta divina arbitraria, ma è semplicemente la prescienza di Dio che, nell'eternità, vede coloro che possono ricevere la Grazia e coloro che non possono.
La capacità di vedere nel futuro è un tema che è stato sviluppato in molti modi nelle storie di fantascienza, dove in genere apporta un potere importante e spesso decisivo.
Frank Herbert, nel Ciclo di Dune, non ne parla come la capacità di vedere un futuro statico ma piuttosto quella di indovinare i diversi cammini possibili, con le loro conseguenze e la loro probabilità. Questo dono è però anche un grave peso da portare; il Sentiero Dorato ne è l'esempio migliore.
Isaac Asimov, nel Ciclo della Fondazione ne fa un approccio matematico: la Psicostoria, una scienza immaginaria in grado di prevedere l'evoluzione della società umana.
Philip K. Dick, in Rapporto di minoranza (adattato da Steven Spielberg nel film Minority Report) utilizza la prescienza come uno strumento della polizia per eliminare i crimini.
Nel romanzo L'uomo stocastico (The Stochastic Man, 1975) di Robert Silverberg il protagonista (un abile ricercatore statistico) apprende che la prescienza è una capacità latente in tutti gli esseri umani e che può essere sviluppata. Nel romanzo tale capacità è descritta come la possibilità di richiamare propri ricordi provenienti dal futuro.
Yoda in Guerre stellari spiega a Luke Skywalker che la visione è una delle facoltà derivate dal controllo della Forza, commentandola con un sofismo: "sempre in movimento il futuro è".
Il Dottor Fate della DC Comics può prevedere il futuro, o il destino delle persone, anche se non le conosce.
L'Oracolo nel film Matrix è un meta-programma che garantisce l'equilibrio del sistema informatico globale nel mondo, capace di leggere il futuro.
Destiny, un personaggio degli X-Men (Marvel Comics), è un mutante col potere della prescienza. Utilizzerà questo dono per scrivere articoli che profetizzano, in particolare, l'avvento dei Dodici.
Alice Cullen nel ciclo di romanzi di Twilight riesce a vedere le conseguenze delle decisioni nel momento stesso che le prendono. Tale dono è spiegato come un'amplificazione di un aspetto dominante della persona da umana e sarà molto utile in tutti e quattro i libri del ciclo.
Sette note in nero di Lucio Fulci è un film del 1977. Virginia (O'Neill) è la giovane moglie veggente di un nobile (Garko). Recatasi in una delle proprietà del marito durante la sua assenza, Virginia scopre grazie a una visione rivelatrice un cadavere murato in una delle camere. Il marito viene arrestato e Virginia è decisa a tutto pur di liberarlo. Dopo innumerevoli avvenimenti, visioni e fatti inspiegabili, si giungerà ad una verità molto più sconcertante di quanto si poteva supporre.
Marion Zimmer Bradley, nel ciclo di romanzi di Darkover, include questa capacità nella popolazione darkovana naturalizzata sul pianeta. I discendenti della nave stellare caduta sul pianeta sviluppano e affinano (nel corso di migliaia di anni) poteri PSI come telepatia, telecinesi, pirocinesi e chiaroveggenza.
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La psicocinesi (derivante dal greco psyche ovvero mente e kinesis cioè movimento quindi letteralmente "muovere con la mente") nota anche come telecinesi è quel fenomeno paranormale per cui un essere vivente sarebbe in grado di agire sull'ambiente che lo circonda, manipolando oggetti inanimati, attraverso mezzi fisici invisibili e secondo modalità sconosciute alla scienza. La modalità più intuitiva per definire la psicocinesi è la capacità di spostare oggetti con il pensiero.
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Il termine psicocinesi deriva dalle radici greche ψυχή- psico- e κίνησις -cinesi che significano, rispettivamente, anima e movimento. Ha soppiantato il vecchio termine telecinesi, ossia "movimento a distanza". Attualmente i fenomeni legati alla psicocinesi vengono identificati dai parapsicologi nella sigla Pk o, a volte, TK (in riferimento a telekinesis).
Il termine telecinesi venne coniato nel 1890
dal ricercatore britannico Frederic
William Henry Myers (1843-1901), uno dei fondatori della Society
for Psychical Research, in
Inghilterra. Tra le altre cose coniò anche il termine
telepatia.
Il
termine psicocinesi venne usato per la prima volta nel 1914
dall'autore americano Henry
Holt. Venne presto adottato dal famoso parapsicologo americano
J. B. Rhine.
Secondo i parapsicologi esisterebbero numerose forme diverse di psicocinesi (psicocinesi vera e propria, levitazione, apporto, asporto, ectoplasma, materializzazione, smaterializzazione, poltergeist, psicofonia, psicografia, teleplastia). A differenza di fenomeni quali telepatia e chiaroveggenza, rappresenta una forma di medianità fisica.
La psicocinesi fa parte della numerosa serie di manifestazioni classificate nella parapsicologia, ma si manifesta anche in altri ambiti che non sono sempre naturali. Analoga manifestazione è quella della bilocazione, cioè la contemporanea presenza in più posti nello stesso momento. Gli ambienti mistici a sfondo religioso di matrice non essenzialmente cristiana sono stati interessati da questa fenomenologia.
Esisterebbero due categorie di psicocinesi:
Macro-Psicocinesi: interessa fatti che possono essere verificati ad occhio nudo, come la levitazione del medium, lo spostamento di un oggetto.
Micro-Psicocinesi: riguarda fenomeni non direttamente osservabili, come deboli modifiche della temperatura di un corpo o di un campo magnetico, o l'intervento in fenomeni probabilistici.
Psicocinesi è un termine usato per indicare anche vari fenomeni paranormali tra i quali:
Telecinesi, ovvero muovere la materia col pensiero (micro e macro: spostare, sollevare, agitare, creare vibrazioni, girare, piegare, spezzare, o frantumare).
Deformazione degli Oggetti (soprattutto dei metalli)
Alterazione delle Probabilità
Guarigione
Alterazione della Materia (detta anche Alchimia)
Biocinesi (Manipolazione della materia organica)
Atmocinesi (Controllo del clima col pensiero, per esempio la "danza della pioggia" degli indiani d'America)
Magnetismo (Controllo sui campi magnetici)
Fotocinesi o Lumocinesi (Controllo sulla luce)
Forme di Pensiero (proiezione nella reatà di un'immagine tridimensionale presente solo nella mente di una persona, per esempio i tulpa tibetani)
Occorre notare che da numerosi anni a questa parte non vi sono
stati esperimenti che, in condizioni rigorosamente controllate,
abbiano avuto esiti eclatanti.
Si sottolinea inoltre che quelle
che un tempo potevano essere ritenute 'condizioni controllate', oggi
non lo sono più e, inoltre, un esperimento scientifico deve
poter essere replicato in condizioni controllate e standard. Cosa
che con gli esperimenti psicocinetici non avviene.
Esistono almeno due diverse interpretazioni di questo ipotetico fenomeno, da parte di chi crede nella sua esistenza.
Secondo quella spiritica, si hanno fenomeni psicocinetici quando un'entità disincarnata prende possesso di un medium, per esempio durante una seduta spiritica.
Secondo la parapsicologia, la psicocinesi rappresenterebbe una manifestazione delle "energie mentali" del medium senza bisogno di interventi di entità soprannaturali.
A queste due interpretazioni sarebbe legato il fenomeno dei poltergeist, che, in base alle due teorie, potrebbe essere spiegato come un fenomeno di psicocinesi spontaneo causato da una entità spirituale che agirebbe senza un tramite umano o da un soggetto inconsapevole delle proprie capacità psichiche latenti.
Daniel Dunglas Home, spiritista scozzese.
Uri Geller, di nazionalità israeliana, famoso per la presunta capacità di piegare un cucchiaio con la mente e di far ripartire orologi fermi.
Nina Kulagina, medium sovietica.
Raimondo di Sangro, alchimista italiano.
Chizuko Mifune (御船千鶴子), chiaroveggente giapponese del periodo Meiji.
Ted Owens, di nazionalità americana, sosteneva di avere acquisito la capacità di predire eventi futuri e di avere poteri psicocinetici dopo essere venuto in contatto con entità aliene.
Ted Serios, medium americano in grado, secondo alcuni, di impressionare una pellicola fotografica con la forza del pensiero.
Paul Twitchell, scrittore americano.
Aleister Crowley, fondatore dell'Astrum Argentinum.
Gustavo Adolfo Rol, sensitivo italiano.
Disambiguazione
– Se stai cercando l'omonima
facoltà paranormale,
vedi Psicometria
(paranormale).
La psicometria è il campo di studio della teoria e della tecnica della misura in psicologia, incluse la misura della conoscenza, delle abilità, degli atteggiamenti e delle caratteristiche della personalità. Il campo di studio è particolarmente volto verso lo studio delle differenze fra gli individui. Coinvolge due aspetti importanti della ricerca, vale a dire:
la costruzione degli strumenti e delle procedure per la misura;
lo sviluppo ed il perfezionamento dei metodi teorici della misura.
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Gran parte del lavoro teorico ed applicativo della psicometria è stato svolto nel tentativo di misurare l'intelligenza. L'origine della psicometria è collegata alla psicofisica. Charles Spearman, pioniere della psicometria che ha sviluppato i metodi della misura dell'intelligenza, ha studiato sotto gli insegnamenti di Wilhelm Wundt. Louis Leon Thurstone successivamente ha sviluppato ed applicato un metodo teorico della misurazione denominato come "legge di giudizio comparativo", un metodo che ha collegamenti vicini alla teoria psicofisica sviluppata da Weber e da Fechner. In più, Spearman e Thurstone hanno entrambi dato contributi importanti alla teoria ed all'applicazione dell'analisi fattoriale, un metodo matematico - statistico usato estesamente in psicometria.
Più recentemente, la teoria psicometrica è stata applicata nella misura della personalità, degli atteggiamenti e delle credenze, nel successo accademico e nei campi correlati con la salute. La misura di questi fenomeni psicologici è difficile e gran parte della ricerca accumulata in questa disciplina, è stata sviluppata nel tentativo di definire e misurare correttamente tali fenomeni. I critici di questo approccio, compresi i professionisti delle scienze fisiche e delle scienze sociali, hanno sostenuto che tali definizioni sono impossibili e la quantificazione è talmente difficile che tali misure sono da ritenersi invalide.[senza fonte] Gli autori delle tecniche psicometriche rispondono, che non sempre in natura la teoria della misura è relativa a misure come la lunghezza, direttamente osservabili. Molte variabili fisiche vengono misurate senza che esse siano direttamente osservabili, come ad esempio le forze o il calore. Quest'ultime si misurano mediante i loro effetti e non direttamente. In psicologia, con le opportune tecniche psicometriche, si effettua lo stesso tipo di misurazione. Anzi, spesso nelle scienze fisiche non vengono tenuti in considerazione tutti i criteri metodologici e statistici che invece vengono utilizzati normalmente in psicometria.
Fra le figure che hanno dato contributi significativi alla psicometria si possono includere Karl Pearson, Louis Leon Thurstone, Georg Rasch ed Arthur Jensen.
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La definizione della misura nelle scienze sociali ha una lunga storia. Una definizione attualmente diffusa, proposta da Stanley Smith Stevens (1946), è che la misura sia:
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« l'assegnazione dei numeri agli oggetti o agli eventi, secondo una certa regola » |
Questa definizione è stata introdotta nel testo in cui Stevens ha proposto le quattro scale di misura: Scala Nominale, Scala Ordinale, Scala ad Intervalli, Scala a Rapporti. Anche se ampiamente adottata, questa definizione differisce dalla definizione più classica della misura adottata le scienze fisiche, che è:
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« la misura è la valutazione e l'espressione numerica della grandezza di una quantità riguardante un altro evento » |
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(Michell, 1997) |
Effettivamente, la definizione data da Stevens della misura è stata proposta in risposta al comitato britannico di Ferguson, di cui il presidente (A. Ferguson) era un fisico. Il comitato è stato nominato nel 1932 dall'associazione britannica per l'avanzamento della scienza per studiare la possibilità di misurare quantitativamente gli eventi psichici. Anche se la presidenza ed altri membri della commissione erano fisici, vi erano anche parecchi psicologi. La relazione del comitato ha evidenziato l'importanza della definizione della misura. Mentre la risposta di Stevens doveva proporre una nuova definizione per ottenere un'influenza considerevole, questa era di fatto l'unica risposta al rapporto. Un'altra definizione, assai differente, era di accettare la definizione classica, come enunciata nella seguente dichiarazione:
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« Le misure in psicologia e in fisica non sono in alcun modo differenti. I fisici possono misurare quando possono trovare i funzionamenti mediante i quali possono rispondere ai test di verifica necessari; gli psicologi anche ma non sempre. Non devono preoccuparsi delle differenze ignote fra il significato della misura nelle due scienze » |
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(Reese, 1943, p. 49) |
Queste risposte divergenti sono dovute largamente alle metodiche che intercorrono nel misurare un evento. Per esempio, i metodi basati sulle tabelle di covarianza sono impiegati tipicamente su gruppi di numeri, i cui segni grezzi derivati dalle valutazioni rappresentano le misure. Tali metodi richiedono implicitamente la definizione di misura dello Stevens, la quale richiede soltanto che i numeri siano assegnati secondo una certa regola. L'operazione principale di ricerca, allora, è considerata, generalmente, come la scoperta delle associazioni fra simboli e fra i fattori che si presuppone siano alla base di tali associazioni. D'altra parte, quando la misura si adatta al modello de Rasch, i numeri non sono assegnati basandosi su una regola, bensì in armonia con la dichiarazione di Reese, ossia, i test di verifica specifici per la misura, sono dichiarati e l'obiettivo è costruire le procedure che forniscono i dati, procedure che meglio rispondono ai test di verifica relativi. Le misure sono valutate basandosi sui modelli, e le prove sono effettuate per accertare che sia stato possibile rispondere ai test di verifica relativi.
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I primi strumenti psicometrici sono stati utilizzati per misurare il concetto di intelligenza. Il metodo storicamente più conosciuto consiste nella scala Stanford-Binet per la misurazione del Quoziente di intelligenza, sviluppata originalmente dallo psicologo francese Alfred Binet. Il contrario ad un'idea sbagliata ragionevolmente diffusa, là è prova costringente che è possibile misurare l'intelligenza innata tramite tali strumenti, nel senso di una capienza imparante innata inalterata per esperienza, né era questa l'intenzione originale quando sono stati sviluppati. Tuttavia, le prove di quoziente d'intelligenza sono strumenti utili per vari scopi. Una concezione alternativa di intelligenza è che le proprietà conoscitive degli individui sono una manifestazione di un componente generale, o fattore generale di intelligenza, così come capienza conoscitiva specifica ad un dato dominio.
La psicometria è applicata ampiamente nella valutazione dell'educazione, specificatamente alla lettura, scrittura e alla matematica. I metodi principali nell'applicazione delle prove in questi dominii sono stati modelli di teoria classica della prova e di misura più moderna di teoria e de Rasch di risposta dell'articolo. Questi metodi moderni consentono lo scaling unito delle persone e degli articoli di valutazione, che fornisce una base per il tracciato delle continuità inerenti allo sviluppo permettendo le descrizioni delle abilità visualizzate ai vari punti lungo una continuità. Tali metodi forniscono le informazioni potenti per quanto riguarda la natura di sviluppo inerente allo sviluppo all'interno di vari dominii.
Un altro fuoco principale in psicometria è
sui test di personalità. C'è una vasta letteratura
riguardante la concettualizzazione della personalità e la
relativa misurazione. Alcuni degli strumenti meglio conosciuti
includono l'inventario di personalità del Minnesota
Multiphasic, il così detto MMPI,
e l'indicatore dei tipi psicologici del Myers-Briggs. Gli
atteggiamenti inoltre sono stati studiati estesamente in
psicometria. Un metodo comune alla misura degli atteggiamenti è
l'uso della scala
Likert.
In estrema sintesi, specifici test psicometrici
valutano specifiche funzioni della mente:
Test delle aree cognitive (l'attenzione, la percezione, la memoria, il linguaggio, le capacità attitudinali).
Test di profitto (incentrati sui risultati di un apprendimento specifico, come per esempio dopo un momento formativo).
Test di personalità, (indagata mediante inventari o test proiettivi).
Le teorie psicometriche derivano da una molteplicità di aree scientifiche. Primariamente gli psicometristi hanno sviluppato la gran parte delle teorie sviluppando e analizzando i test mentali. Gran parte del lavoro può essere suddiviso nella teoria del test classica (in inglese CTT) e nella teoria di risposta degli item (in inglese IRT). Un altro modello di misura simile al modello degli item è il modello di Georg Rasch della misurazione.
Gli psicometristi hanno sviluppato metodi per lavorare con grosse matrici di correlazione e covarianza. Tecniche originali sviluppate in quest'area sono l'analisi fattoriale (trovare dei fattori sottostanti che spieghino i dati), lo scaling multidimensionale (trovare una rappresentazione semplice per una molteplicità di dati) e l'analisi dei cluster (trovare oggetti simili ad altri).
In questi modelli descrittivi multivariati lo scopo finale è quello di dare un senso logico e semplificare una grande quantità di dati. Più recentemente i modelli ad equazioni strutturali e la path analysis rappresentano i modelli multivariati più sofisticati per risolvere matrici di dati molto grandi e complesse. Questi modelli prevedono sia un'analisi di tipo confermativo (quanto i dati siano attenenti ad un modello teorico) sia di tipo esplorativo (determinare il modello dai dati).
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Il test, lo strumento chiave di valutazione della mente, nonché principio chiave di tutta la psicometria, può essere definito come un insieme di stimoli, o item, standardizzati per tipologia, durata, ordine, sequenza e istruzioni. Questi stimoli sono costruiti in maniera tale da rappresentare, in base al modello teorico che li ha edificati, una determinata funzione cognitiva o di personalità. Le risposte del soggetto vengono anch'esse codificate in maniera standardizzata, ottenendo specifici punteggi assegnati in base alle indicazioni teoriche e metodologiche fornite dal manuale del test. Tali punteggi vengono sia confrontati nelle sotto-aree che li compongono, sia convertiti in valori standard (vedi standardizzazione) e confrontati con un campione normativo. Tale campione, costruito nella fase di taratura del test, è di solito rappresentativo della popolazione nazionale di riferimento. In base ai punteggi ottenuti, e a tutti i confronti su di essi svolti, è possibile definire in maniera quantitativa le differenze ottenute dai rispondenti al test.
I concetti fondamentali nella teoria classica della misura sono l'attendibilità e la validità. Una misura certa sta misurando costantemente qualcosa, mentre una misura valida sta misurando la cosa che si è supposto di misurare. Una misura certa può essere costante senza necessariamente essere valida, ad esempio, uno strumento di misura come un righello rotto può sempre sotto-misurare una stessa quantità ogni volta (costantemente), ma la quantità risultante sarà errata, cioè, non valida.
Sia l'attendibilità che la validità possono essere valutate matematicamente. La consistenza interna può essere valutata correlando le prestazioni su due metà di una prova (attendibilità split-half); il valore del coefficiente di correlazione prodotto-momento di Pearson è registrato con la formula Spearman-Brown di previsione, per corrispondere alla correlazione fra due prove integrali. Altri metodi includono la correlazione intra-codice categoria (il rapporto della varianza delle misure di dato obiettivo alla varianza di tutti gli obiettivi). Una misura comunemente usata è l'alfa di Cronbach, equivalente alla media di tutti i coefficienti possibili di split-half. La stabilità di misure ripetute è valutata con il coefficiente di Pearson, ossia come equivalenza di versioni differenti della stessa misura (ad esempio tra forme differenti di una prova di intelligenza).
La validità può essere valutata correlando le misure con una misura di verifica del test, già conosciuta come valida. Quando la misura del test di verifica è raccolta nello stesso momento, l'obiettivo è quello di stabilire la validità simultanea; quando il test di verifica è raccolto successivamente, l'obiettivo è di stabilire la validità preventiva. Una misura ha validità di costrutto se il test risponde alle esigenze della teoria o del modello che ne sta alla base.
La validità preventiva o simultanea non può eccedere il quadrato della correlazione fra due versioni della stessa misura.
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« È vero, inizialmente risero di Copernico e di Albert Einstein, ma è altrettanto vero che risero pure di Bozo il pagliaccio... » |
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Pseudoscienza è ogni teoria, metodologia, pratica che afferma di essere scientifica o vuole apparire scientifica e che tuttavia non ha alcuna aderenza col metodo scientifico (o metodo sperimentale)[1][2][3], che è alla base della scienza moderna per dimostrare le proprie affermazioni. Tra i primi ad usare il termine ci fu François Magendie[4], pioniere della fisiologia. Il termine deriva dal greco ψεύδω pseudo (falso) e dal latino scientia (conoscenza).
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Come insegnato in alcuni corsi scientifici introduttivi, pseudoscienza è qualsiasi cosa che in superficie appare essere scientifica o che ha dei presupposti scientifici e che tuttavia contravviene ai requisiti di testabilità richiesti dalla scienza o comunque devia sostanzialmente da altri fondamentali aspetti del metodo scientifico[2].
In epistemologia tuttavia non c'è unanime accordo su fino a che punto sia possibile distinguere tra scienza e pseudoscienza in modo oggettivo[5]. Il termine pseudoscienza ha oggi una connotazione negativa poiché va a indicare che gli argomenti definiti pseudoscientifici sono inaccurati o ingannevolmente presentati come scienza[6].
Martin Gardner definisce la pseudoscienza una teoria interpretativa della natura che, partendo da osservazioni empiriche per lo più fortemente soggettive, tramite procedimenti solo apparentemente logici, giunge a una arbitraria sintesi, in stridente contrasto con idee comunemente condivise[7].
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Per approfondire, vedi la voce Problema della demarcazione. |
Gli standard per determinare se una conoscenza, una metodologia o pratica siano scientifiche possono variare da una campo scientifico all'altro, tuttavia, esistono una serie di principi base sui quali gli scienziati concordano come la riproducibilità e la verificabilità intersoggettiva.[3][8] Questi principi mirano ad assicurare che prove rilevanti possano essere riprodotte e/o misurate nelle medesime condizioni. Ci si aspetta inoltre che ogni dato sia documentato al fine di potere essere sottoposto a revisione paritaria così consentendo successivi e ulteriori esperimenti volti a confermare la veridicità o falsità dei risultati dichiarati e l'influenza che altri fattori, come la significatività o l'intervallo di confidenza, possono avere sul risultato[3].
Alla metà del XX secolo Karl Popper suggerì il criterio della falsificabilità per distinguere la scienza da ciò che non è scienza[9]. Affermazioni come "Dio ha creato l'universo" possono essere vere o false ma nessun test può provare che esse siano false quindi tali asserzioni non sono scientifiche, queste affermazioni si pongono fuori dai confini propri della scienza[10].
Mappa frenologica del XIX secolo. La frenologia fu definita una pseudoscienza nel 1843 e continua anche oggi ad essere considerata tale.[4]
Gli scettici come Richard Dawkins, Mario Bunge, Carl Sagan e James Randi considerano dannose tutte le forme di pseudoscienza anche se tale danno non ha il carattere dell'immediatezza.
La scienza va distinta dalla rivelazione, dalla teologia o dalla spiritualità. Tuttavia quando la ricerca scientifica produce risultati che contrastano ad esempio con la interpretazione creazionista delle scritture, la reazione dei creazionisti è quella sia di rigettare le conclusioni della ricerca[11] e dei suoi fondamenti scientifici[12] sia di rigettare la metodologia[13]; per questi motivi il creazionismo è considerato pseudoscienza da gran parte della comunità scientifica[14]. È questo uno dei casi in cui il termine di "pseudoscienza" viene utilizzato dai seguaci di una teoria giudicata pseudoscientifica per negare tale attribuzione ribaltando invece la stessa accusa sulla teoria scientifica dalla quale si differenziano. Posizione analoga a quella dei creazionisti è tenuta anche dagli scientologist che credono nelle teorie dianetiche.
Una pseudoscienza può essere caratterizzata da alcuni dei seguenti aspetti:
affermazioni vaghe, imprecise prive di specifiche misurazioni[3] o per le quali si sostiene che non siano misurabili[15];
affermazioni prive di verifica sperimentale oppure in contraddizione con altri risultati sperimentali;
tendenza a modificare abitualmente la natura delle proprie asserzioni per sfuggire alle critiche;
presentazione di risultati sperimentali privi di qualsiasi forma di peer review (la cosiddetta "scienza delle conferenze stampa");
violazione del rasoio di Occam, ovvero il principio secondo il quale per spiegare un dato fenomeno si debba preferire, tra le teorie possibili, quella con meno assunzioni possibili[17];
denuncia di un presunto ostracismo della "scienza ufficiale", dovuto a chiusura mentale e interessi economici[18];
mancanza di effettivo controllo sui risultati come l'utilizzo del doppio cieco nella sperimentazione;
asserzioni che si afferma non siano state dimostrate come false e che quindi devono essere vere (o viceversa). È il cosiddetto caso dell'argumentum ad ignorantiam[19]
asserzioni eccessivamente legate a prove testimoniali o esperienze personali. Tali prove possono essere utili per contestualizzare la scoperta ma non devono essere usate per il test di verifica d'ipotesi[20].
Dipinto di Alexander Beydeman nel quale gli omeopati osservano le brutalità della medicina del XIX secolo
asserzioni che presentano dati che sembrano comprovare il risultato ma che non tengono conto di altri dati che confliggono con esso[21]. Questo è un esempio di effetto di selezione ovvero una distorsione della prova o dei dati che ha origine nel modo in cui i dati sono raccolti.
richiamare l'olismo come opposto al riduzionismo; coloro che propongono teorie pseudoscientifiche, in particolar modo nel campo della medicina alternativa spesso ricorrono al "mantra dell'olismo" per spiegare i risultati negativi[22];
mancanza di evoluzione e progressi nel proprio campo[23]. Terence Hines ha, ad esempio, rilevato che l'astrologia non è pressoché mutata negli ultimi duemila anni.[24]. Di contro la conoscenza che la scienza produce è attendibile ma non infallibile e, di conseguenza, essa può essere mutevole nel tempo. Analogo discorso può essere fatto per l'omeopatia i cui principi fondanti sono praticamente immutati dalla fine del Settecento[8];
incapacità di autocorreggersi. Nelle ricerche scientifiche si commettono errori che tendono a essere eliminati nel tempo[25], al contrario, le pseudoscienze sono accusate di rimanere inalterate nel tempo a dispetto delle contraddizioni intrinseche;
Argumentum ad populum (principio di maggioranza): ad esempio, nella medicina alternativa, il soggetto fa leva su un ragionamento: se migliaia di persone vi ricorrono, qualche cosa di vero deve pur esserci[8][15];
principio d'autorità: nella pseudoscienza si riscontra la tendenza a fare accettare, senza possibilità di critica, il pensiero di una data persona (l'autorità) sulla base del fatto che questa deve essere considerata superiore[26].
Neurologi, psicologi e altri membri del mondo accademico si dicono preoccupati[27] per l'incremento di ciò che loro considerano pseudoscienza promossa in ambito psicoterapico e psicologico e attraverso terapie pseudoscientifiche come la programmazione neurolinguistica, l'EMDR[28], il rebirthing, il reparenting, e altre pratiche adottate anche da enti pubblici, governativi e professionali[28]. Gli accademici affermano che tali terapie, prive di base scientifica, utilizzate da sedicenti psicologi, possono determinare danni, screditano le terapie legittime e tendono a diffondere nella società falsi concetti relativi alla natura della mente e del cervello.[29]
Il pensiero pseudoscientifico è stato spiegato in termini psicologici e sociologici. La tendenza umana di ricercare conferme piuttosto che confutazioni (cd. effetto di selezione)[30], la tendenza a mantenere credenze confortanti e la tendenza a generalizzare sono alcune delle ragioni poste alla base del pensiero pseudoscientifico. Secondo Beyerstein, gli esseri umani sono portati ad associazioni fondate sulle sole somiglianze e spesso sono portati a sbagliare l'attribuzione dell'effetto a una data causa.
Lindeman sostiene che le motivazioni sociali (ad esempio: comprendere se stessi e il mondo, avere il senso del controllo sulle cose, sentirsi accettati e mantenere la propria autostima) sono più facilmente appagate dalle pseudoscienze che non dalla scienza[31]. Inoltre le spiegazioni pseudoscientifiche generalmente non sono analizzate razionalmente ma solo con il metro dell'esperienza; si ritiene valido ciò che "funziona ed è soddisfacente e sufficiente per se stessi", offrendo così una descrizione del mondo semplicistica e riducendo l'ammontare di lavoro necessario per comprendere situazioni ed eventi complessi[31].
Odo Marquard[32] ritiene che i vantaggi che la scienza fornisce all'uomo sono dapprima accolti con entusiasmo, poi con indifferenza, quindi con ostilità. Nella società attuale, tale ostilità si manifesta o con l'aderenza a movimenti New Age o con l'adesione a discipline alternative più a "misura d'uomo", spesso l'essere umano manifesta questa ostilità aderendo a entrambe[33].
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« La pseudoscienza è un despota tale che fino ad oggi non se n'erano ancora conosciuti. Un despota che ha i suoi sacerdoti e i suoi schiavi » |
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La scienza non afferma l'assoluta verità delle proprie affermazioni; infatti una teoria scientifica deve essere ritenuta valida fino a quando essa riesce a spiegare i fenomeni noti e riesce a fornire previsioni che siano verificabili sperimentalmente. Una nuova teoria potrà superare le precedenti solo qualora riesca a prevedere o spiegare fenomeni non previsti o non spiegati fino ad allora. Inoltre una teoria scientifica non è ritenuta "vera" fino a quando riesce a resistere i tentativi di "falsificazione"; per tale motivo, l'attività degli scienziati, se da un lato consiste nel raccogliere nuovi dati e nel formulare nuove teorie, dall'altro, si svolge nel cercare di falsificare le teorie e le affermazioni altrui. Quindi, in ambito scientifico, il ruolo della critica reciproca è di fondamentale importanza[8].
Galileo Galilei iniziatore del metodo scientifico
La teoria newtoniana della gravitazione universale, che sembrava poter spiegare ogni fenomeno fisico legato all'interazione tra corpi celesti (determinismo), è stata inglobata dalla teoria della relatività di Einstein, che ha previsto e spiegato nuovi fenomeni di origine gravitazionale (ad esempio, la precessione del perielio di Mercurio e la deflessione dei raggi luminosi ad opera dei campi gravitazionali, per ricordarne alcuni).
La comunità scientifica è stata ripetutamente ed in varie epoche accusata di "assolutismo" o "autoritarismo"[8], che avrebbe spinto gli scienziati a considerare inattendibile quanto estraneo alla scienza, magari anche per mantenere i privilegi di casta; e in effetti, la citata rivoluzione copernicana demolì le convinzioni di generazioni di scienziati. A questa tesi si risponde affermando che all'epoca la scienza non si avvaleva ancora di un vero metodo scientifico, basando le sue nozioni astronomiche sulle affermazioni della Bibbia, adattando le proprie teorie alle affermazioni bibliche.
Solo successivamente la rivoluzione copernicana prima e l'introduzione del metodo scientifico poi, conducono alla separazione tra gli ambiti della scienza e della religione cristiana.
Secondo i sostenitori delle pseudoscienze la scienza non accetterebbe l'esistenza dei fenomeni che non riesce a spiegare, la pseudoscienza vorrebbe quindi spiegare con metodi alternativi taluni fenomeni. Tuttavia tali fenomeni sono finora risultati inesistenti se indagati tramite il metodo scientifico[35] (ad esempio, gli influssi degli astri sulla personalità degli individui, oppure la capacità di comunicare con il pensiero o di prevedere il futuro). La scienza inoltre risponde a simili obiezioni richiedendo la prova scientifica per le pretese fenomenologie pseudoscientifiche. La questione pertanto si riduce a una scelta fra chi ammette la sola oggettiva razionalità scientifica e chi afferma che gli eventi si possono spiegare attraverso altre vie non necessariamente razionali e oggettivate dalla rilevazione empirica o sperimentale.
La deviazione della luce così come teorizzata da Einstein e che trovò conferma per la prima volta durante l'eclissi del 1919
Il termine "pseudoscienze" è stato coniato per sgombrare il campo da discipline che, presentandosi al pubblico come scientifiche, pretendono di fornire risultati che avrebbero un grado di verificabilità e quindi di autorevolezza pari a quello delle scienze, ma che tuttavia rifiutano di applicare i metodi rigorosi richiesti dal metodo scientifico.
Molti sostenitori delle pseudoscienze sono tali perché ritengono desiderabile poter oltrepassare i limiti che la conoscenza scientifica impone; lo scontro verte tuttavia sul fatto che le pseudoscienze pretendono di esibire l'etichetta di scienza senza essere disposte a pagare il prezzo, in termini di metodo rigoroso, che questa etichetta richiede[8]. Ma se anche le scienze ufficiali fossero tanto ottuse e conservatrici quanto vengono dipinte dagli adepti delle pseudoscienze, non si capirebbe allora il senso di tanta insistenza nel volersi definire scienze.
La scienza non può spiegare tutto. Esistono campi molto importanti della vita umana su cui la scienza non può dire nulla, semplicemente perché il suo metodo non è adatto a fare le domande e trovare le risposte[8]. La scienza non può ad esempio stabilire se una musica è bella o no. Questo perché i concetti di "bello" o "brutto" non appartengono alla scienza, ma all'estetica, che non è una scienza formale in quanto non adotta il metodo scientifico, ma che tuttavia pone e cerca di risolvere questioni di indubbio interesse.
Nello stesso modo, la scienza non ha nulla da dire né pro né contro l'esistenza di Dio[10]. Il concetto di Dio appartiene a campi diversi della conoscenza, come la religione e la metafisica, da cui la scienza formale - o in linea generale tutte le discipline che adottano il metodo scientifico - si è metodologicamente dissociata in tempi relativamente moderni. Ciò non toglie che comunque esistano parecchi pareri contrari, come ad esempio il pensiero di Sam Harris:
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« immaginate: ...abbiamo tutti questi uragani nel Golfo, ed immaginate che qualche senatore dicesse che in realtà dobbiamo tutti pregare Poseidone, che dopotutto quella è la sua giurisdizione, che l'oceano si sta riprendendo le nostre città. Chiaramente questa sarebbe la fine della carriera politica di quella persona. E guardate, non è che qualcuno abbia scoperto nel III secolo che il Dio biblico esiste e Poseidone no: le due affermazioni hanno esattamente la stessa dignità intellettuale.Sono possibili due casi: o hai delle buone ragioni per credere ciò che credi, oppure non le hai. Se hai buone ragioni, la tua credenza fa parte del panorama generale della razionalità scientifica, e quindi non c'è bisogno della fede perché ciò che credi dia i suoi frutti. [...]La religione è l'unica area della nostra vita dove non avere ragioni, o avere ragioni che non stanno in piedi, è considerato una cosa buona e nobile. Anzi viene considerato ancor più nobile se credi solo per fede, senza evidenza... è proprio questo il messaggio della parabola di San Tommaso che dubitava. » |
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(da un discorso di Sam Harris per presentare il suo libro La fine della fede) |
Analoga è la posizione di Hilary Putnam, che ritiene in linea di principio le verità religiose non in conflitto con la scienza[36]. Altri tuttavia sono di diversa opinione e indicano teorie come il creazionismo e il disegno intelligente quali esempi di pseudoscienze[37].
Esistono inoltre casi in cui una teoria in passato ritenuta pseudoscientifica sia poi divenuta "scienza". La transizione tra i due campi è caratterizzata dall'incremento degli esami scientifici e delle prove a supporto della teoria; la deriva dei continenti, un tempo ritenuta una teoria pseudoscientifica[38] è oggi parte integrante del patrimonio scientifico soprattutto dopo la scoperta delle prove paleomagnetiche che sostengono il concetto di tettonica a zolle.
Tra le pseudoscienze più diffuse nella cultura popolare contemporanea si annoverano l'astrologia (con innumerevoli seguaci in tutto il mondo, benché nulla di quanto affermi sia dimostrato scientificamente), il creazionismo, la lottologia. Anche l'omeopatia è considerata una pseudoscienza in quanto è incompatibile con le attuali conoscenze biochimiche e non fornisce dimostrazioni sperimentali dei suoi effetti curativi.
Esperimento di deprivazione sensoriale volto a dimostrare la telepatia
Le discipline pseudoscientifiche sostengono di basarsi su fatti ed eventi apparentemente reali e dimostrati, anche se talvolta si fondano solo su sensazioni, impressioni e desideri dei cosiddetti "ricercatori" che se ne occupano.
Sensazioni:
quando una persona "si sente osservata", spesso avverte "una strana sensazione" (alcuni dicono addirittura "uno strano pizzicore sul collo"); questo fenomeno sarebbe dovuto, sempre secondo gli pseudoscienziati, a una capacità telepatica del nostro cervello, che tutte le persone avrebbero, la maggior parte delle quali però senza rendersene conto.
Impressioni:
altre pseudoscienze, come l'oniromanzia, affermano che durante il sonno le capacità del cervello si amplificano, per cui è possibile avere sogni premonitori attraverso i quali prevedere il futuro. Tuttavia, da Sigmund Freud in poi si è iniziato ad interpretare i sogni da un diverso punto di vista, tentando di spiegare da un punto di vista scientifico il modo in cui il cervello rielabora ricordi e sensazioni per formare dei sogni legati sia ad elementi di realtà esterna che ad elementi endopsichici. La validità scientifica di tali risultati è tuttavia altamente controversa. Basti pensare che le modalità d'interpretazione dei sogni da parte di Freud e di Carl Gustav Jung (fondatori rispettivamente della psicoanalisi e della psicologia analitica) sono profondamente diverse, e non vi è un criterio oggettivo e valutabile sperimentalmente per discernere tra le due, così come tra le altre teorie che sono state formulate in proposito. Oggi anche molti psicoanalisti sostengono che l'interpretazione dei sogni, e la psicoanalisi in generale, sia più "arte" che scienza; in ciò distanziandosi dallo stesso Freud, secondo cui la psicoanalisi sarebbe una scienza, basata in ultima istanza sull'osservazione imparziale dei dati clinici.
Desideri:
la psicologia rileva, a proposito delle pseudoscienze, che esse si basano fondamentalmente sul desiderio innato, più o meno cosciente, che l'uomo ha di spiegare tutti i fenomeni del mondo che lo circonda. Le dottrine delle pseudoscienze, essendo talvolta molto vaghe e approssimative (proprio perché spesso basate su impressioni e sensazioni, in contrasto col metodo scientifico), sono alle volte più semplici di un'equazione matematica, di una legge fisica o di una dimostrazione geometrica.
Anche nell'architettura si hanno alcune teorie discutibili e discusse, come quella che vorrebbe indagare presunti benefici effetti dell'opportuna esposizione dell'abitazione rispetto alla rete di Hartmann, secondo il quale tutta la Terra sarebbe percorsa da un "reticolo di energia" (chiamato appunto rete di Hartmann); alcuni nodi di questa rete sarebbero "positivi", mentre altri sarebbero "negativi" e costruire una casa su un nodo "negativo" risulterebbe in effetti disastrosi sugli abitanti. Analoghi concetti sono espressi dal feng shui cioè l'arte di arredare basata sull'ascolto delle energie che pulsano tra le mura delle nostre case e nei luoghi in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo[39].
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« Ritenni necessario rigettare come interamente falso tutto ciò in cui potessi immaginare il minimo dubbio » |
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(Cartesio Discorso sul metodo) |
Le "pseudoscienze" non sono "discriminate" dalla comunità scientifica per via dei loro campi di studi, nei quali avrebbero dato risultati talmente sconvolgenti da mettere in pericolo la carriera degli scienziati ufficiali. Le pseudoscienze sono definite "pseudo" per via del loro metodo di ricerca, ossia non per ciò su cui ricercano, ma per il modo in cui lo ricercano[35]. Senza metodo sperimentale non c'è conoscenza di tipo scientifico, dunque le discipline che non si basano sul metodo sperimentale non possono ambire a fornire risultati definibili "scientifici".
Manoscritto del XIV secolo descrivente l'influenza dei segni astrologici sul corpo umano
La scienza compie continuamente errori, tuttavia ammette la correzione degli errori, e se dimostra che una certa teoria è errata, il sapere scientifico si corregge[25]. Se una teoria viene smentita (attraverso gli esperimenti e le verifiche), tutta quella parte di una scienza che si basava su di essa deve cambiare. Al contrario, tutte le pseudo-scienze hanno la caratteristica di rimanere valide e di non cambiare anche se si dimostra sperimentalmente che le basi stesse su cui si fondano sono errate[25]. Ne consegue che la conoscenza che esse forniscono non può essere di tipo scientifico, dato che per la scienza può essere definito "vero" solo ciò che è dimostrato: la loro sarà una conoscenza simile a quella della religione, in cui è "vero" ciò a cui si crede, e non ciò che si è in grado di dimostrare. Un vero scienziato accetta qualsiasi fenomeno, anche se inspiegato, purché sia accertato che tale fenomeno esista[40].
Un esempio di questo fenomeno è quello dell'astrologia, che nell'antichità veniva considerata una scienza poiché inglobava quegli studi che anche oggi appartengono ad una scienza, cioè l'astronomia. L'accumularsi di queste conoscenza ha diviso l'astronomia, che si è attenuta ai dati scientifici via via accumulati, dall'astrologia, che invece è rimasta fedele al modello superato.
L'astrologia è oggi considerata unanimemente "non scientifica"[41][42] ed è considerata tout court una pseudoscienza.[43]. Nel 1975 l'American Humanist Association pubblicò un manifesto sull'astrologia, firmato da 186 scienziati e tra questi 18 premi nobel, in cui era scritto che la comunità scientifica era preoccupata dell'aumento delle persone che credono nell'astrologia pur in mancanza di basi e prove scientifiche e nonostante ci siano forti prove contrarie sulla sua validità scientifica[44]. Il manifesto suscitò l'attenzione del filosofo della scienza Paul K. Feyerabend che lo criticò nel suo libro La scienza in una società libera (1978), per il tono autoritario delle affermazioni e per la mancanza di prove a sostegno delle tesi sostenute[45]. Più in generale Feyerabend affermava che la stessa scienza è più aggressiva e dogmatica delle istituzioni religiose[46].
Nella scienza la teoria di partenza e la motivazione alla ricerca in sé sono certo importanti (un'ipotesi di partenza sbagliata può fare sprecare tutto il tempo e tutto il denaro seguendo false piste), ma non essenziali: quello che conta è infatti un risultato che sia scientificamente verificabile, anche se contrasta con l'ipotesi di partenza (che verrà cambiata dal nuovo risultato, se si dimostra dopo verifiche che era corretto). Al contrario, nelle pseudoscienze la teoria di partenza è sempre più importante del risultato, al punto che si piegano le osservazioni in modo di adattarle alla teoria di partenza. Ogni volta che una dottrina non ammette di modificare le proprie tesi di partenza in caso di risultati contrastanti con esse, si tratterà di una pseudoscienza[25].
Il celebre fisico Richard Feynman, in occasione del suo discorso di inaugurazione dell’anno accademico 1974-75 al Caltech, conia il termine “scienze da cargo cult” per spiegare l’approccio errato che le pseudoscienze assumono nell’indagine dei fenomeni. Il termine “cargo cult” (culto del cargo), si riferisce ai riti praticati da alcune popolazioni polinesiane, le quali durante la seconda guerra mondiale vennero in contatto con la civiltà occidentale, beneficiando delle merci (vestiario, cibo in scatola, ecc.) che venivano portate dagli aerei (i cargo, appunto) come approvvigionamento per i soldati. A guerra terminata, tali popolazioni istituirono dei rituali per tentare di evocare nuovamente l’atterraggio dei cargo, costruendo piste di atterraggio e finte torri di controllo, imitando cioè quello che avevano visto fare dai militari. Ecco un passaggio del discorso di Feynman:
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« Gli studi pedagogici e psicologici che ho citato sono esempi di quelli che chiamerei una scienza da cargo cult. Nei mari del Sud vive un popolo che pratica infatti il culto dei cargo: durante la seconda guerra mondiale hanno visto atterrare aerei carichi di ogni ben di Dio, ed ora vorrebbero che la cosa continuasse. Hanno tracciato sul terreno delle specie di piste; accendono fuochi ai loro lati; hanno costruito una capannuccia in cui si siede un uomo con due pezzi di legno a mo' di cuffie, e da cui sporgono dei bambù a mo' di antenne radio (l'uomo rappresenta il controllore di volo); ed aspettano che gli aerei atterrino. Fanno tutto correttamente; la forma è perfetta e rispetta quella originale: ma la cosa non funziona. Non atterra nessun aereo. Così parlo di scienze da cargo cult: sono scienze che seguono i precetti e le forme apparenti dell'indagine scientifica ma alle quali, però, manca un elemento essenziale, visto che gli aerei non atterrano. » |
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Tramite questa analogia Feynman intende mettere in evidenza come le pseudoscienze, nonostante tentino di scimmiottare il metodo scientifico, manchino totalmente o parzialmente dell’elemento essenziale che dovrebbe caratterizzare una scienza, ovvero l’integrità scientifica, la capacità di mettere continuamente in discussione le supposizioni iniziali sulla base dei risultati sperimentalmente ottenuti.
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« Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie » |
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La storia della scienza ha conosciuto numerosi casi di fenomeni che era impossibile studiare per l'assenza di strumenti adatti a farlo. Ad esempio, in epoca antica era impensabile studiare i raggi X o le onde radio, che oggi fanno parte della vita di tutti i giorni. Dunque, affermano i cultori delle pseudoscienze, è del tutto possibile che i fenomeni delle "scienze alternative" siano reali, ma sia la scienza tradizionale ad essere incapace di studiarli coi suoi metodi, che si rivelano insufficienti.
Questa osservazione è sensata: la scienza non è in grado di escludere che alcuni o anche tutti i fenomeni ipotizzati dalle pseudo-scienze siano "veri", dato che la scienza può fare affermazioni esclusivamente su ciò che sia possibile sperimentare. Il problema è semmai di tipo epistemologico: per poter studiare questi pretesi fenomeni occorre come prima cosa dimostrare che esistono. E questa dimostrazione tocca ai sostenitori della loro esistenza[35].
Gli strumenti per studiare onde radio e raggi X non si sono assemblati da soli, ma sono stati costruiti per amplificare fenomeni che erano stati riscontrati dagli scienziati nel corso delle loro ricerche. Tocca ai cultori delle pseudoscienze riuscire a costruire gli apparecchi che rendano percepibile ciò che non lo è, o almeno proporre teorie che riescano a spiegare perché risulti impossibile registrare sperimentalmente tali fenomeni.
La stessa scienza patologica offre esempi di come entusiasmo e "abbagli collettivi" diano vita a fenomeni in realtà inesistenti, come fu, ad esempio, per i raggi N, ritenuti esistenti e oggetto di pubblicazioni scientifiche per un paio di anni fino a quando nel 1905 il fisico americano Robert W. Wood non smentì sperimentalmente ogni probabile esistenza di tali raggi[47].
Il campo delle pseudoscienze ha visto all'opera, nel dopoguerra, ad esempio nel campo della parapsicologia, un nucleo di ricercatori onesti, preparati, e determinati ad applicare il metodo scientifico al campo di ricerca da essi scelto. Tuttavia, nel campo delle pseudoscienze quando si applica, come nel caso di tali ricercatori, un rigoroso metodo scientifico non si ottengono mai, in nessun caso, risultati significativi[15]
Anche l'interesse, spesso citato dai cultori delle pseudo-scienze, da parte degli eserciti sovietico e statunitense nel periodo della Guerra Fredda, che consentì lo stanziamento di fondi per ricerche estese in questo campo, ebbe vita piuttosto breve proprio per la totale assenza di risultati in condizioni scientificamente controllate, al punto che questa esperienza meritò all'ESP (acronimo di Extra Sensorial Perception, percezione extrasensoriale) il nomignolo di "Error Some Place" ("c'è un errore da qualche parte")[48].
Il problema fondamentale delle pseudo-scienze, in conclusione, non è quello di "produrre risultati non spiegabili in base alla scienza tradizionale": il problema è non riuscire a produrre risultati di sorta in condizioni scientificamente controllate. Ad esempio, l'omeopatia non è mai riuscita a dimostrare la proprietà curative dei propri prodotti, in misura superiore a quella del semplice effetto placebo, ogni volta che si è operato in condizioni di doppio cieco[49][50].
Al fine di mettere alla prova la presunta esistenza del paranormale, ma anche le teorie pseudoscientifiche, è stato istituito il "premio Randi": da diversi anni è in palio la cifra di un milione di dollari che verrà consegnata a chiunque sia in grado di dimostrare sperimentalmente l'esistenza di poteri paranormali o la validità delle affermazioni di molte pseudoscienze (come, ad esempio, prevedere il futuro con l'oroscopo o distinguere una soluzione omeopatica con diluizione superiore a 12 CH dall'acqua distillata). Nessuno ha ancora vinto il premio.
Harry Houdini fu tra i primi a interessarsi di debunking.
In Italia opera il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che, sulle orme dell'omologo CSICOP (Committee for the Scientific Investigation of Claims Of the Paranormal) cerca di diffondere la pratica della sperimentazione e dell'osservazione oggettiva di fronte a presunti fenomeni paranormali.
In alcuni casi viene sollevato nei confronti delle pseudoscienze, soprattutto alla luce dei flussi di denaro che provocano, il sospetto di malafede, spesso suffragato da coerenti esiti giudiziari.
Ad esempio esistono alcune discipline che si occuperebbero degli influssi negativi che influenzerebbero il destino delle persone. Si parla in concreto di alcune correnti dell'occultismo, dello spiritismo, della magia bianca e della magia nera, che avrebbero come funzione primaria quella di rimuovere fastidiosi inconvenienti della quotidianità come il malocchio oppure il superamento degli ostacoli per la comunicazione con i propri defunti. Su tali materie opera infatti un numero ingente di sedicenti maghi e medium; pochi tra questi rifiutano una congrua remunerazione, il che legittima il dubbio sulle loro reali finalità.
Se da un lato tali attività sono sospette di frode a danno della buona fede dei clienti va però rilevato che a un così vasto numero di operatori corrisponde un ben più vasto uditorio di potenziali clienti i quali vanno a costituire un vero e proprio mercato a causa della loro superstizione. Coloro cioè che "tolgono il malocchio" esistono poiché vi sono coloro che credono in primo luogo che il malocchio esista e, in secondo luogo, che il malocchio stesso possa esser tolto così come sarebbe stato applicato. Una delle linee difensive più comuni di tali operatori è infatti che essi andrebbero a soddisfare un fabbisogno che non è stato creato da loro (sebbene si astengano in genere dal compiere azioni che tale fabbisogno potrebbero sopprimere).
Allo stesso modo le medicine alternative, come l'Omeopatia o i fiori di Bach, muovono ingenti quantità di denaro al punto che ci sono persone che hanno come unico lavoro la messa in atto di terapie basate su principi pseudoscientifici, riviste specializzate e rubriche dedicate anche in giornali quotidiani a tiratura nazionale come La Stampa[51].
Pseudoscienza sarà per forza di cose anche ogni scienza la cui verità è imposta per decreto dal potere politico, come la "biologia" di Trofim Lysenko sotto Stalin (il dissenso con tale "teoria scientifica" comportava non articoli scientifici di smentita, bensì l'internamento in un gulag), che praticamente demolì la biologia sovietica e inflisse danni enormi all'agricoltura dell'URSS.
Lo stesso va ovviamente detto della pretesa del comunismo del periodo staliniano di avere trovato una forma di "materialismo scientifico" in grado di analizzare la società e le sue dinamiche con risultati e certezze assolutamente "scientifiche".
Infine, pseudoscienza si rivela qualsiasi scienza nella quale l'agenda politica prevale sul bisogno di conoscenza. Questo è per esempio il caso del razzismo scientifico, che oggi è facilmente riconoscibile come pseudoscienza, ma che ottenne all'inizio del Novecento uno status di tutto rispetto in cerchie piuttosto ampie, pur non avendo mai ottenuto il consenso pieno della comunità scientifica. Caratteri simili presenta oggi, per molti versi, anche la sociobiologia.
Pur essendo estranee al campo delle pseudoscienze, taluni campi del sapere sono discussi nella loro qualificazione di scienza in senso proprio. Alcune dottrine umanistiche, per il loro campo di studio (la psiche umana, la società umana, la politica...), secondo alcuni (essenzialmente di estrazione positivista) non potrebbero ambire ad uno status scientifico in senso stretto[52][53], non essendo in grado di produrre dati sperimentali, verificabili e falsificabili, come ad esempio, talune scienze sociali quali:
Ognuno di questi ambiti di conoscenza troverebbe una migliore collocazione nell'ambito della filosofia che della scienza. Esse sarebbero "scienze" solo nel senso antico del termine ("sapere", "conoscenza"), ma non in quello moderno.
Un caso a sé è quello della psicoanalisi, che pur essendo normalmente esercitata da persone con una formazione di tipo scientifico (in molte nazioni l'abilitazione all'esercizio di tale ruolo professionale è aperto esclusivamente ai medici e agli psicologi) storicamente non è stata solitamente considerata essere in grado di fornire dati ottenuti secondo le regole del metodo scientifico, pur proponendosi come "scienza". Secondo l'interpretazione classica di Karl Popper, la psicoanalisi così come il materialismo dialettico e lo storicismo, che si sono presentati come teorie scientifiche, sono pseudoscienze in quanto non soddisfano il requisito fondamentale di controllabilità sperimentale, che sta alla base del metodo scientifico. Si tratta di cosiddette "teorie altamente esplicative", nel senso che sembrano avere una spiegazione valida per ogni fenomeno da esse preso in considerazione. Questo è però anche il loro punto debole, in quanto il loro potere esplicativo si sottrae a qualsiasi controllo empirico riproducibile sperimentalmente; cioè, per usare la terminologia di Popper, non sono "falsificabili". Secondo l'epistemologo austriaco, infatti, ogni teoria scientifica deve essa stessa offrire i criteri in base ai quali possa essere controllata, messa in discussione ed eventualmente confutata su base sperimentale (criterio di falsificazione).
Lo statuto epistemologico della psicoanalisi è quindi stato variamente criticato e lungamente dibattuto, anche in parallelo alle sue diverse evoluzioni teoriche e metodologiche. Mentre in un primo tempo le osservazioni popperiane sulla sua scarsa falsificabilità avevano dunque portato ad una visione piuttosto critica del suo status epistemico[54][55], a partire dagli anni '80 e '90 del XX secolo la maggiore attenzione che ha iniziato ad essere rivolta alla verifica empirica dei suoi risultati clinici[56][57][58], all'integrazione della modellistica teorica psicoanalitica con altre linee di ricerca psicologica e psichiatrica[59][60][61], ed agli spunti integrativi con le neuroscienze[62][63][64] hanno portato ad una visione più articolata ed in forte evoluzione del suo statuto scientifico, nel contesto dei più ampi studi psicodinamici.
Uno status ambiguo ha la grafologia che, se in ambito giudiziario (intesa nell'accezione esclusiva di perizia grafica, ad esempio nelle valutazioni di corrispondenza di campioni di grafia) è ritenuta sostanzialmente valida e gode di una certa attenzione, in ambito psicologico e personologico[65], è tuttavia (ad esempio per la parte che dovrebbe svelare la personalità dello scrivente) priva di qualsiasi supporto scientifico e sperimentale[66][67] ed è considerata tout court una pseudoscienza[68][69].
Non tutta la non-scienza è pseudoscienza. Così come metafisica e pseudoscienza non sono necessariamente concetti analoghi o similari. La differenza tra l'una e l'altra è data dalla circostanza che la seconda non teme di essere smentita poiché non si presta al confronto e cresce "cancerosamente" su se stessa; [...] la linea di demarcazione tra la metafisica e la pseudoscienza sta nella loro fecondità o sterilità nei confronti delle teorie confutabili da esse generate[70]. La metafisica diventerà pseudoscienza quando, invece di anticipare i fatti, li rincorrerà creando una serie di ipotesi ad hoc[70].
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Per approfondire, vedi la voce Protoscienza. |
Da non confondere con la pseudoscienza è la protoscienza; quest'ultimo è un termine usato per descrivere ipotesi che non sono ancora state adeguatamente testate con metodo scientifico poiché risultano "immature" e non pronte per essere testate. Tale termine può inoltre descrivere la transizione di un corpo di conoscenze pratiche verso l'area scientifica[71]. Di contro il termine pseudoscienza è riservato a quelle teorie che non sono sperimentabili (in pratica o in principio) o per le quali i test svolti hanno dato esito negativo. Ciò non toglie che un'area di conoscenza definita protoscienza possa, una volta sperimentata con esito negativo, confluire nel campo delle pseudoscienze, così è stato ad esempio per l'alchimia.
Da un punto di vista sociologico, il proliferare delle pseudoscienze nel XX secolo può essere spiegato col tentativo di fornire, a dottrine che un tempo sarebbero rientrate senza alcuna incertezza nel campo della religione, l'autorevolezza della scienza, percepita a livello popolare come fonte di "certezze" più della religione (una percezione questa che non è invece condivisa dal mondo scientifico stesso, che non ha certezze definitive, ma solo teorie dimostrate fino a prova contraria).
In un certo senso le pseudo-scienze sono una risposta pseudo-religiosa alla crisi d'autorevolezza delle religioni, un esempio ne sono i cosiddetti movimenti del potenziale umano[72].
Le pseudoscienze hanno una visione al tempo stesso atea e religiosa della vita[72]. Postulano una realtà in cui la vita umana è sì pervasa e spesso condizionata da immani energie (cosmiche, psichiche, eteree... o più banalmente magnetiche, radioattive e simili), ma nella quale la felicità non è garantita dall'obbedienza cieca a un Dio[72].
Al contrario le pseudoscienze pongono l'enfasi sulla capacità dell'individuo di comprendere caso per caso, situazione per situazione, ma soprattutto (pseudo) razionalmente e con atteggiamento di ricerca per così dire "scientifica", gli elementi che permettono l'armonia fra l'essere umano e l'ambiente che lo circonda, "personalizzando" su misura il rapporto con il trascendente[73]. Le pseudoscienze hanno insomma subito l'innegabile fascinazione delle scienze nella loro visione della Natura come immenso orologio i cui meccanismi sono studiabili e comprensibili, e di conseguenza nel loro bisogno di esaminare la realtà circostante per capirla, e per capirne le leggi, in modo da piegarle a favore degli esseri umani.
D'altro canto le pseudoscienze, come le pseudoreligioni, preferiscono sempre il metodo deduttivo[74]: una "antica tradizione" (la cui "verità" si basa esclusivamente sull'autorevolezza derivata dalla sua antichità o, in casi come il "marxismo scientifico" da quella indiscutibile del suo fondatore), stabilisce alcuni principi generali astratti, a partire dai quali si scelgono selettivamente i fenomeni adatti a confermare la tradizione stessa, che quindi si auto-conferma, senza bisogno di un confronto coi dati sperimentali della realtà. Il metodo scientifico viene anzi disprezzato, svalutato e definito "inadatto a capire le verità davvero profonde" ogni volta che produce risultati che contraddicono le "verità" che non si ha intenzione di mettere in discussione[75].
Da questo punto di vista, insomma, più che di "pseudoscienze" sarebbe opportuno parlare di "religioni scientiste-meccaniciste", su base atea, che concepiscono la realtà come un immenso meccanismo, per spiegare il quale non hanno bisogno di fare ricorso a una divinità, ma che al tempo stesso rifiutano di usare il metodo scientifico per dimostrare quelli che affermano - a torto - essere "fatti" "scientificamente dimostrabili"[76].
Questa contaminazione di due piani, quello religioso e quello scientifico, che nella cultura ufficiale sono invece separati[72], spiega anche come mai le pseudo-scienze arrivino spesso a contaminare in modo sincretistico elementi religiosi ed elementi scientifici[77]: ad esempio il guaritore che pretende di curare imponendo le mani potrà far precedere il rito da una preghiera o usare la bibbia come talismano, mentre poi indossa guanti o mascherina chirurgica. Oppure le dottrine New Age mescolano buddhismo, astrologia, numerologia e varie altre dottrine[73].
Nelle pseudoscienze si incontrano in effetti tutti i gradi di mescolanza fra linguaggio scientifico e contenuto religioso, fino al caso estremo delle vere e proprie religioni scientiste, come Scientology[76].
Rappresentazione della reincarnazione secondo l'induismo.
Per reincarnazione si intende la rinascita dell'anima, o dello spirito di un individuo, in un altro corpo fisico, trascorso un certo intervallo di tempo dopo la sua morte terrena.
Il termine reincarnazione è considerato sinonimo di metempsicosi ed è riferito in particolare al mondo culturale e religioso orientale e a movimenti spiritistici.[1] Si ritrova anche il termine con significato simile di metemsomatosi, letteralmente «passaggio da un corpo all'altro».
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È una delle credenze più diffuse in ambienti legati all'Induismo, al Giainismo, al Sikhismo e al Buddhismo, anche se in quest'ultimo caso non riguarda la reincarnazione dell'anima ma quella del karma[2], ad alcune religioni africane e altre filosofie o movimenti religiosi. La maggior parte dei pagani contemporanei crede nella reincarnazione. Nell'antichità occidentale questa credenza era molto diffusa nelle scuole filosofiche, si ricorda lo stesso Platone. Divenne poi fondamentale nel misticismo neoplatonico pagano con Plotino, Giamblico e Proclo.
Nel secolo scorso, uno dei più importanti propugnatori della reincarnazione in Occidente è stato il filosofo austriaco Rudolf Steiner (1861-1925), nell'ambito della sua corrente di pensiero denominata antroposofia.
Più di recente, la dottrina della reincarnazione ha formato parte integrante del movimento New Age.
La reincarnazione è inoltre riconosciuta principalmente nelle società che praticano o praticavano la cremazione dei defunti, basata sulla convinzione che lo spirito del defunto dopo la morte si distaccasse dal corpo, ragion per cui quest'ultimo non avrebbe avuto alcun valore e poteva per questo essere cremato.
La reincarnazione nella filosofia occidentale viene indicata con il termine metempsicosi (dal greco antico μετεμψύχωσις metempsicosis, "passaggio delle anime") intendendo la trasmigrazione dell'anima o dello spirito vitale dopo la morte in un altro corpo di essere umano, animale o vegetale.
Erodoto riferisce di una credenza nella metempsicosi presso gli egizi e ritiene che da questi si sia trasmessa ai greci. Gli storici hanno dimostrato che quanto riportato da questo autore non sia attendibile in quanto non è stata rinvenuta nessuna concezione simile alla metempsicosi nella religione egiziana.[3]
Nell'ambito della filosofia occidentale, Pitagora e la sua scuola sembrano essere stati fra i primi a sostenere la dottrina della reincarnazione o metempsicosi seppure sulla base di culti orfici preesistenti.
Aristotele[4] cita la metempsicosi come un "mito" della scuola pitagorica mentre Platone, il più noto per la sua dottrina della trasmigrazione delle anime[5] non nomina mai Pitagora ma piuttosto indica Filolao, membro della scuola pitagorica.[6]
Alcuni versi di Senofane, riportati da Diogene Laerzio[7] alludono alla metempsicosi riferendola a un aneddoto con protagonista Pitagora:
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« Si dice che un giorno, passando vicino a qualcuno che maltrattava un cane, [Pitagora], colmo di compassione, pronunciò queste parole: "Smettila di colpirlo! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce." » |
Oltre a questo riferimento lo stesso Diogene Laerzio scrive:
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« Si narra che Pitagora sia stato il primo presso i greci ad insegnare che l’anima deve passare per il cerchio delle necessità e che veniva legata in vari tempi a diversi corpi viventi...[8] » |
Nell'orfismo e nella scuola pitagorica la metempsicosi era collegata alla loro cosmologia poiché essi sostenevano che questa avvenisse ciclicamente al compimento di un corso astronomico dell'universo.
L'uomo secondo i pitagorici è precipitato sulla terra a causa di una colpa originaria, per via della quale è costretto a trasmigrare da un corpo a un altro, non solo di umani ma anche di piante e animali. Per liberarsi da questa catena di morti e rinascite occorre ritornare allo stadio di purezza originaria dedicandosi alla contemplazione disinteressata della verità, praticando dei rituali esoterici di iniziazione e di catarsi, di purificazione. I pitagorici ritenevano che la vita del matematico fosse quella che più si avvicinasse alla condizione libera e divina in cui l'anima si trovava prima della sua caduta.
Empedocle nelle sue Purificazioni riprenderà la dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi, sostenendo sulla scia di Parmenide che nulla si crea e nulla si distrugge, aggiungendo però che tutto si trasforma sulla base di due forze soprannaturali, Amore e Odio, le quali determinano l'aggregazione o la disgregazione dei quattro elementi. L'anima dunque è immortale, e la sua nascita e la sua morte sono solo aspetti passeggeri dovuti all'intervento di quelle due forze. L'uscita dal ciclo dipende per ognuno dal comportamento tenuto in vita.
Riappropriandosi della tradizione orfica e pitagorica, Platone fece della reincarnazione il perno della sua dottrina della conoscenza, basata sul concetto di reminiscenza o anamnesi.[9] L'esistenza della reincarnazione, secondo Platone, è testimoniata dal fatto che le nostre conoscenze del mondo sensibile si basano su forme e modelli matematici che non trovano riscontro in esso, ma sembrano provenire da un luogo iperuranio dove il nostro intelletto doveva averli contemplati prima di nascere. Nel mito del carro e dell'auriga, da lui esposto nel Fedro, egli immagina che l'anima, in seguito all morte, sia simile a una biga che cerca il più possibile di risalire al cielo iperuranio, dimora delle Idee, per assorbirne la sapienza. A causa della propria concupiscenza però, simboleggiata da un cavallo nero, l'anima è facilmente soggetta a precipitare nuovamente verso il basso, cioè a reincarnarsi. Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l'Iperuranio per un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. La reincarnazione consente secondo Platone di spiegare anche l'innatismo della conoscenza, concezione secondo la quale l'apprendimento consiste propriamente nel ridestarsi di un sapere già presente in forma latente nella nostra anima, ma che era stato dimenticato al momento della nascita ed era perciò inconscio: conoscere significa dunque ricordare.
Dopo Platone, la dottrina della reincarnazione o metempsicosi passerà nei neoplatonici e in varie correnti gnostiche, esoteriche ed ermetiche, proprie del tardo ellenismo. Filone di Alessandria fu tra i primi a conciliare la religione ebraica con la reincarnazione platonica.[10] Plotino, Giamblico, Proclo, ripresero sostanzialmente da Platone la concezione che l'anima si reincarni e ritorni sulla terra a causa di una colpa originaria, per espiare la quale occorre compiere un lungo cammino di ascesi, liberandosi dagli affetti terreni che altrimenti potrebbero indurre l'anima a restare vincolata alla materia.[11]
La reincarnazione fu accolta solo presso ambienti cristiani poi ritenuti eterodossi. Origene sembrava accettare la possibilità di una preesistenza dell'anima anteriore alla nascita,[12] ma contestava che lo spirito umano potesse reincarnarsi nel corpo di animali. In seguito la reincarnazione fu ribadita dal filosofo Scoto Eriugena.[13] Secondo i sostenitori della reincarnazione nel Cristianesimo,[14] alcuni passi del Vangelo farebbero indurre questa possibilità, ad esempio:
Quando Gesù chiede agli apostoli: «Chi credete che io sia?», essi rispondono: «Alcuni dicono che sei Giovanni Battista, altri Elia ed altri Geremia o uno dei Profeti».[15] Ciò testimonierebbe l'accettazione della possibilità che un profeta del passato potesse reincarnarsi nel Cristo.
L'episodio della trasfigurazione sul monte Tabor: «“Ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto”, allora i discepoli compresero che aveva parlato di Giovanni il Battista».[16]
«“Tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni e, se volete accettarlo, egli è quell’Elia che doveva venire”».[17]
L'episodio del nato cieco, che testimonierebbe la possibilità di aver peccato in una vita precedente: «E mentre passava, vide un uomo cieco dalla nascita. E i suoi discepoli gli chiesero: “Maestro, chi ha peccato, quest’uomo o i suoi genitori?”».[18](Il "maestro" afferma a seguire nel testo "Né lui né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio"[19], Gesù pertanto in questo testo elimina ogni possibilità di dolore e sofferenza conseguente al peccato del cieco magari in una vita precedente, così facendo confuta anche la concezione farisaica, per cui le menomazioni o i difetti di nascita siano attribuibili al peccato;Gesù in questa frase quindi da un senso alla sofferenza nel cieco, dicendo che il cieco con tutti i suoi limiti e difetti, rende con la sua vita comunque manifestazione dell'opera di Dio, insomma la sofferenza dell'uomo è e rimane per Gesù un modo in cui si può testimoniare l'opera di Dio e non un frutto di un "karma" per una cattiva condotta in una vita precedente)
Quando i farisei interrogano il cieco che annuncia la guarigione: «“Tu sei venuto al mondo ricoperto di peccati e vuoi farci da maestro”».[20]
Quando i farisei interrogano il Battista su chi egli sia e con quale autorità compia il suo ministero, gli prospettano tre personaggi di cui uno sicuramente morto ovvero Elia, il Messia o il Profeta.
Nell'incontro con Nicodemo Gesù sembrerebbe suggerire una rinascita immediata ovvero una conversione dell'anima all'ipotesi di reincarnazione, come un metodo per spezzare la catena delle rinascite.[21]( la rinascita in un altro corpo non è mai menzionata all'interno dei Vangeli ,si fa invece solamente riferimento come in[22],ad una rinascita interiore da realizzarsi in questo corpo.Gesù in[23] parla non di una rinascita nella carne ma di una nascita da acqua e Spirito in questa vita!Questa è la dottrina Cristiana della rinascita, abbandonare l'uomo vecchio e con il Battesimo in acqua e Spirito far nascere l'uomo nuovo, uomo che può vedere il regno di Dio)
Anche in un testo gnostico denominato Pistis Sophia verrebbe prospettata la possibilità della reincarnazione, sempre però in vista di un suo superamento finale.Va però precisato che tra i tanti testi gnostici ed apocrifi la quasi totalità di questi, riprende l'idea della rinascita in questa vita(come detto sopra o in[24]) e non in un'altra.
Alcune delle prime sette Cristiane come i Sethiani, e a seguire la corrente gnostica di Valentino, credevano nella reincarnazione. Probabilmente, nel clima del sincretismo ellenistico, la reincarnazione era insegnata da alcune delle stesse chiese cristiane, ma a causa di pregiudizi o omissioni di copiatura dei testi, questi insegnamenti sarebbero andati persi o esposti in maniera oscura[senza fonte]. Fra le varie testimonianze vi è quella di San Gregorio Nisseno, fratello minore di Basilio di Cesarea, che affermò: «È una necessità di natura per l'anima immortale essere guarita e purificata, e quando questa guarigione non avviene in questa vita, si opera nelle vite future e susseguenti»[25]. Così Giustino: «Alcune anime che si credono indegne di vedere Dio a seguito delle loro azioni durante le reincarnazioni terrene, riprenderanno i corpi»[26]. Origene sostenne che «in quanto a sapere perché l’anima ubbidisce talvolta al male, talvolta al bene bisogna cercare le cause in una nascita anteriore alla nascita corporea attuale»[26]. Persino Sant'Agostino, che pure respinse la dottrina platonica della reminiscenza, si domandava: «Non ho vissuto in un altro corpo prima di entrare nel seno di mia madre? Quando, Signore, io ho peccato, quand’ero nell’utero di mia madre o prima ch’io fossi?»[27].
Fra gli avversari della dottrina della reincarnazione vi fu invece Tertulliano. La disputa di fatto si concluse con la definitiva condanna della reincarnazione nel sinodo di Costantinopoli del 553. Per ordine dell'imperatore Giustiniano, che si riteneva capo supremo della chiesa d'oriente, venne condannata la dottrina di Origene con nove anatemi del patriarca Menas. Il primo di questi recitava:
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« Contro chiunque dichiari o pensi che l'anima umana preesistesse, ossia che sia stata spirito o sacra podestà, ma che sazia della visione di Dio si sia volta al male e che in questo modo il Divino amore si sia raffreddato in lei e sia pertanto divenuta anima, precipitando per castigo nel corpo, anatema sia. » |
In seguito la credenza nella reincarnazione riemerse nelle eresie dei Catari e degli Albigesi, diffuse nella Linguadoca, e quindi nei pensatori cristiani rinascimentali.
Oggi la dottrina della reincarnazione è ufficialmente respinta dalla Chiesa cattolica[28] e dalla Chiesa ortodossa. Anche alcuni Evangelici e Fondamentalisti Cristiani considerano ogni fenomeno che riguarda la reincarnazione come inganno del diavolo.
Vari contemporanei hanno tentato una conciliazione tra cristianesimo e reincarnazione. Geddes Macgregor scrisse un libro intitolato Reincarnazione nella cristianità: una nuova visione della Rinascita nel pensiero Cristiano,[29] Rudolf Steiner è stato l'autore di Cristianità come fatto mistico, e Tommaso Palamidessi ha scritto Memorie di vite passate e le sue Tecniche, che contengono alcuni metodi attraverso i quali sarebbe possibile ottenere memorie dalle vite precedenti.[30]
Tra i gruppi che si considerano Cristiani e credono nella reincarnazione, si ricordano la Chiesa Cattolica Liberale, La Chiesa Unitaria, I Movimenti Spiritualisti Cristiani, la Compagnia Rosacruciana ed Lectorium Rosicrucianum.
Il sensitivo americano Edgar Cayce, che si considerava cristiano sia quando era in stato di trance che fuori, affermava l’idea della reincarnazione. Mentre era in trance avrebbe dato "letture vive" durante le quali avrebbe discusso delle precedenti reincarnazioni sue e di chi gli stava intorno.
Col Rinascimento tornarono in voga le dottrine platoniche della reincarnazione soprattutto in Giorgio Gemisto Pletone, Marsilio Ficino e Giordano Bruno, insieme alle correnti esoteriche dell'alchimia. Di nuovo nel Romanticismo la reincarnazione fu sostenuta da Schopenhauer, e da Giuseppe Mazzini.[31]
Bassorilievo buddhista: Yama, signore della morte, stringe la ruota dell'esistenza.
Più che di reincarnazione, nel
Buddhismo sarebbe corretto parlare di "rinascita". Il
Buddhismo
infatti sostiene che non ci sia alcun sé, anima, spirito
individuale o ātman
e tantomeno che trasmigri di corpo in corpo.
Nella scuola
Yogacara
del Buddhismo
Mahayana ha avuto origine la dottrina dell' ālāyavijñāna,
la "coscienza deposito", l'ottava delle "coscienze",
Vijñāṇa,
quale responsabile del trasferimento dei semi,
o impressioni,
che gli atti volitivi lasciano sul loro autore, anche alle rinascite
successive. Questa coscienza successivamente venne identificata da
alcuni autori yogacara come uguale al concetto del Tathāgatagarbha,
la "Matrice dei Così-Venuti/Andati", e pertanto è
ritenuta assolutamente identica alla Vacuità.
È da tener presente che la dottrina dell' ālāyavijñāna
fu tuttavia criticata e rigettata dagli autori madhyamaka,
un'altra importante scuola mahayana,
come "sostanzialista" in quanto sostanziava la vacuità.
La legge che regola il ciclo di rinascite o samsara è il karma, altrimenti conosciuto come legge di causa ed effetto, in virtù della quale ciò che l'uomo semina raccoglierà. Diverse tradizioni buddhiste, in luoghi e tempi diversi, hanno posto l'accento sulla raggiungibilità del nirvana in modo istantaneo, in questa vita, o come processo lentissimo da compiersi in numerose vite, accentuazioni che dipendono anche dalle diverse culture e società in cui il buddhismo si è radicato.
Il Manusmṛti (Leggi di Manu) afferma esplicitamente: «Considera attentamente le trasmigrazioni degli uomini, cagionate dalle loro azioni colpevoli… lo spirito vitale che esce dal corpo per rinascere nel grembo di una creatura umana… le sciagure che soffrono gli esseri animati a cagione delle loro iniquità e la felicità inalterabile che invece provano nella contemplazione dell’essere divino che conferisce ogni virtù».[32]
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« Il Creatore del mondo e di tutte le anime sa quello che accadde tra gli individui nelle vite precedenti » |
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(Zohar) |
La credenza nella reincarnazione non è
estranea nemmeno all'Ebraismo.
Definita Ghilgul
(גלגול)
è insegnata infatti dalla Qabbalah,
la componente mistico-esoterica (una sorta di livello superiore,
tutt'altro che eretico) della religione ebraica. La Qabbalah si basa
in buona parte sul valore mistico-occulto dei numeri e delle lettere
alfabetiche ebraiche, grazie al quale vengono estratti dai testi
sacri dei significati nascosti e più profondi rispetto a
quelli ottenibili dallo studio ordinario.
Benché sia una
concezione non esplicitamente presente nella Torah
scritta o nel Talmud,
non secondo il livello
di interpretazione letterale degli insegnamenti ma rivelata
tramite i livelli più alti, si tratta appunto di un
insegnamento rivelato nella dottrina esoterica e mistica suddetta
tradizionalmente segreto e trasmesso oralmente da maestro a
discepolo, linguaggio che ha cominciato ad essere divulgato
pubblicamente a partire dal medioevo attraverso dei libri scritti
con un linguaggio simbolico, pressoché incomprensibile ai
profani.
Il principale continuatore della dottrina della reincarnazione secondo l'esegesi ebraica è l'Arizal anche attraverso uno dei suoi testi edito anche in Inglese, Gate of reincarnation, dall'originale ebraico. Accettando il presupposto secondo cui non tutti gli uomini sono soggetti alla reincarnazione, spiegando poi che lo scopo del ghilgul è il tiqqun, in questo caso la rettificazione delle differenti anime Nefesh, Ruach e Neshamah, che possono essere raggiunte e completate in una stessa persona, egli enumera differenti concezioni di reincarnazione, facendone esempi pratici: dice ad esempio che ogni tipo di anima delle persone soggette alla reincarnazione dev'essere rettificato in vite differenti ed in rari casi tutte in una vita successiva soltanto e sottolineando anche che ne esiste una tipologia in cui due persone si corrispondono senza per forza di cose essere stretti dalla stessa anima venuta al mondo due volte o più in situazioni differenti; la persona nasce e muore in più vite; più anime di persone differenti potrebbero essere rettificate nel corso di un unico ciclo di reincarnazioni.
Rabbi Shimon bar Yochay, rabbino del Talmud ed autore dello Zohar, fu a conoscenza del mistero della reincarnazione.
Anche il Gaon di Vilna ha scritto un commento al Libro di Giona adattandolo alla reincarnazione secondo l'interpretazione iniziale che trova l'analogia di Giona con l'anima dell'uomo, della barca come il suo corpo, del mare come questo mondo e della Terra asciutta come il Mondo Futuro.
Tra gli altri si ricordano Rabbi Isaia Horowitz e Rabbi Shlomo Alkabetz il quale afferma che vi sono tre tipologie di reincarnazione rapportate con le caratteristiche dei tre patriarchi del popolo d'Israele: ad Avraham corrisponde il tipo in cui nelle vite successive si compiono buone azioni e si realizzano i precetti non compiuti o quelli trasgrediti nelle vite precedenti; ad Isacco, simbolo di timore e potenza, corrispondono le vite di anime reincarnate in animali puri, "rettificate" dai peccati dagli Ebrei; infine a Giacobbe, segno di bellezza ed armonia, corrispondono vite successive, fino a 2000, in cui si possono compiere Mizvot non compiute precedentemente per mancanza di opportunità.
Nel testo dell'Arizal e dello Zohar vengono espressi i seguenti princìpi:
Il primo caso riguarda la corrispondenza
tra l'anima di Adamo,
primo uomo e padre dell'Umanità, ed Avraham,
primo padre del popolo d'Israele da cui sorsero anche altri popoli.
Considerando che Avraham ebbe maggiori meriti di Adamo, ci si
chiese allora perché non fosse stato creato come primo uomo;
i maestri mistici
ed i rabbini
del Talmud considerano che, nel caso Avraham avesse commesso
l'errore di Adamo come primo uomo, sarebbe stato quasi impossibile
il tiqqun, la rettificazione del peccato
originale. Questo è un ulteriore motivo per cui Avraham
e Sarah,
corrispondendo appunto ad Adamo ed Eva
ed associati al tiqqun suddetto, vennero sepolti in Machpelah
anche assieme al primo uomo ed alla prima donna dell'umanità.
Questa corrispondenza non vale come reincarnazione vera e propria,
ma vuole evidenziare come valga lo stesso principio, ossia quello
della crescita spirituale e morale delle vite successive.
La
serva di Iesse è
il Ghilgul di Agar.
Un esempio analogo è quello della corrispondenza tra Mosè ed Abele o di Core e Caino; anche Esaù è il Ghilgul di Caino mentre Jetro è il Ghilgul soltanto del bene di Caino. Secondo un'altra opinione anche Hillel in parte corrisponde a Mosè.
Un caso molto vicino alla concezione comune di reincarnazione è quello della corrispondenza di Pinchas [o Fineas] e del profeta Elia.
Ancora il caso dell'affinità di reincarnazione tra Nimrod e Nabucodonosor.
Balaam è il Ghilgul di Labano infatti da questo ereditò la magia, appresa anche dall'angelo caduto Azazel.
Non è comunque esclusa la possibilità che una stessa anima possa vivere più vite in periodi storici differenti e sia soggetta a più rinascite dopo la morte:
a questo proposito si parla di anime nuove che non subiranno o non hanno subito sino a quel momento vissuto alcun tipo di reincarnazione; esse sono più forti delle altre;
vi è poi il caso di anime che, mancanti della forza necessaria ad ascendere al Cielo, vagano per il mondo a volte in gruppi in cielo, come turbini, ed a volte stazionando accanto ad animali, piante o oggetti inanimati per averne riferimento per il proprio movimento spirituale: l'Arizal ritiene che lo stazionamento ed il passaggio dal regno minerale al regno vegetale sino al regno animale e poi dell'uomo possa durare dai 20 anni o 100 sino a 1000 in ciascuno di essi;
simile a quest'ultimo caso è quello della sosta di un'anima di una persona spirata presso un uomo vivente: non si tratta di un vero e proprio possesso del corpo di quest'ultimo quanto piuttosto di qualcosa simile ad un accompagnamento senza alcun danno per l'uomo o la donna che ne sono il riferimento sovrannaturale. Dunque l'accompagnatore ospitante e l'anima accompagnatrice dovranno avere molte somiglianze nella propria natura spirituale, anime dello stesso genere;
l'ibbur
riguarda il sostegno divino dato ad una persona con la
collaborazione di un'anima di una persona spirata che sia Zaddiq,
un giusto: viene insegnato in molti testi
rabbinici, tra cui il Tanya,
che gli Zaddiqim continuano la loro assistenza al mondo anche dopo
la morte, ché anzi è ancor più completa perché
libera dai peccati ed unita in modo perfetto all'Unità
divina in collaborazione assoluta con Dio,
ciò non escludendo l'impedimento di rivolgersi in preghiera
a persone spirate o ad angeli, divieto che prevale secondo la fede
unica in Dio il cui Regno regge ogni cosa, anche il Mondo
dell'Aldilà.
Spesso l'anima ospitata potrebbe invece necessitare del supporto
dell'ospitante per un proprio tiqqun. Una volta rettificati tutti i
gradi delle anime proprie, nell''Olam
Ha-Ba quella persona potrà raggiungere lo stesso livello
dello stesso Zaddiq o dei vari Zaddiqim che lo supportarono durante
i cicli di reincarnazione e rettificazione delle anime.
L'assistenza dell'anima di uno Zaddiq ad una persona viva viene
paragonata al caso Talmudico del prestito il cui credito viene poi
estinto nel Gan Eden secondo i meriti fatti ottenere al secondo dal
primo attraverso le Mitzvot
e di cui entrambi potranno godere i benefici in quanto entrambi
capaci di ciò durante quel ciclo o i più cicli di
reincarnazione.
Uno degli esempi di ibbur è quello dei i
figli di Giacobbe
sui principi delle dodici tribù d'Israele entrati ad
esplorare la Terra
d'Israele per ordine di Mosè: essi furono loro di
supporto sino a quando decisero però di parlare male della
Terra d'Israele, ciò avvenne da parte di tutti i principi ad
eslcusione di Caleb
e Giosuè;
dei colpevoli l'Arizal dice che vennero abbandonati dal supporto
delle anime dei figli di Giacobbe loro assegnato e questa
maldicenza fu infatti uno dei peccati principali che impedirono poi
a quella generazione di entrare in Terra d'Israele.
Le discussioni ammettono 3 possibili cicli di reincarnazione per persone non rette nei casi in cui ve ne sia necessità, numero, anche questo, che ha rilevanza simbolica anche secondo l'aspetto del ciclo di vita vissuto. Per le persone rette può avvenire un numero superiore di reincarnazioni;
vi è poi l'Yibbum che, precetto della Torah oggi non più possibile per insufficienza nei livelli di purità e santità, riguarda il matrimonio di un uomo con la sposa del proprio fratello dopo la morte di quest'ultimo: questo precetto veniva comandato non solo per onorare la memoria spirituale del fratello ma anche per rendergli meriti ed onori con la nascita di figli che poi sarebbero stati dunque discendenza sua. Sebbene non si tratti di reincarnazione, l'Arizal sottolinea che questo vale come suo paragone. L'Yibbum non presenta una reincarnazione all'interno della famiglia lasciata e ciò sebbene il cognato faciliti in questo modo una modalità simile alla reincarnazione ma di questa assente ed intesa come rettificazione per il fratello morto: l'Yibbum è necessario al fine di avere figli in nome del fratello che altrimenti sarebbe considerato morto senza una discendenza; particolare la tradizione secondo la quale il primo figlio nato da questa nuova coppia di sposi avrebbe ricevuto il nome del fratello che non riuscì ad adempiere in vita al precetto biblico della procreazione perché morto prima.
Il processo di reincarnazione così descritto riguarda il tiqqun, la rettificazione dell'anima dai peccati commessi nelle vite precedenti non con l'intento di punire durante le vite successive ma con quello di purificazione ed aumento dei meriti: secondo questa teoria le vite successive delle sole anime coinvolte in questi cicli saranno sempre purificate dai peccati delle vite precedenti o attraverso la rinascita stessa o tramite il compimento di azioni che aggiungano un numero di meriti sempre maggiore. Non è presente quindi il rischio che gravi o lievi peccati commessi nelle vite precedenti possano influenzare il corso delle vite successive o, come anche i peccati o le sofferenze patite, possano danneggiare l'anima ospitata nel caso di un ibbur; anche per questo viene insegnato che è molto difficile che una persona divenga consapevole delle vite vissute in precedenza.
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« ...preservando la misericordia per 1000 (2000) generazioni... » (Esodo 34.7
) |
Secondo questo versetto (in ebraico per mille, אלפ (alaf), al plurale, אלפים, si può intendere duemila) per l'Arizal ci si riferisce al ciclo di reincarnazione dei retti che può contare sino a 2000 vite per una stessa persona mentre per i non retti vale il versetto che afferma: sino alla quarta generazione, contando quindi 3 reincarnazioni in un totale di 4 vite.
Vi possono essere quindi cicli di tre reincarnazioni ma si può arrivare sino a venti, trenta ed oltre: questo dipende dal tipo di reincarnazione, se si tratta di un caso tra i vari ibburim o tra i vari ghilgulim. La Qabbalah esclude quindi che un'anima di uomo o donna possa divenire, nella sua interezza, un essere completo differente come animali, piante o oggetti perché, ad esempio, di natura superiore a quella degli animali comunque esistente. Nel ciclo delle reincarnazioni la sola interazione tra uomini ed animali, piante o altro, come nel caso sopra descritto, avviene per "anime vaganti" che non sono ancora giunte in Gan Eden. Anche gli ebrei di oggi usano chiedere a Dio un sostegno spirituale per queste anime durante la Benedizione degli alberi, benedizione che viene effettuata al principio della Primavera di ogni anno.
Il motivo della reincarnazione come modo per
poter rettificare la propria anima, secondo i meriti aggiunti e per
acquisirne un numero più alto, passaggio aggiunto
all'espiazione completa dei propri peccati solo dopo la morte nel
Ghehinnom,
è il privilegio di avere un'opportunità in più
in un'altra vita anche per compiere maggiori buone azioni, in
particolare quelle non compiute nelle vite precedenti; la ricompensa
di questi sarà manifesta nell'era messianica e nell''Olam
Ha-Ba in modo da potervi giungere completamente rettificata
grazie al percorso durante la propria vita o le molte
reincarnazioni, ciò anche per rettificare le trasgressioni
compiute in precedenza; nel caso invece di un'anima di una persona
non retta occorre invece un intervento divino di maggior forza
individuato nell'espiazione nel Ghehinnom che ha una durata massima
di un anno e che nella Tradizione ebraica, inteso come Inferno e
Purgatorio contemporaneamente, permetterà a quest'anima di
espiare grazie all'intervento divino suddetto per poi giungere
comunque nel Gan Eden finalmente rettificata e purificata. Come
detto quindi ciò non esclude che anche l'anima di chi è
sottoposto a reincarnazione debba espiare i propri peccati nel
Ghehinnom infatti nelle vite successive, oltre a meriti comuni, si
deve aderire a quelli mancati precedentemente.
Anche se per
motivi differenti, similmente l'Arizal ammette che l'uomo soltanto è
passibile di reincarnazioni perché il fuoco dello studio
della Torah lo protegge dal fuoco del Ghehinnom, studio che per la
donna non è considerato obbligo e per la quale, dopo la
morte, vige invece l'espiazione dei peccati tramite il fuoco del
Ghehinnom e non attraverso reincarnazioni successive: la donna non è
quindi soggetta al ciclo delle reincarnazioni perché di animo
più delicato e quindi con un bisogno maggiore della
protezione e dell'intervento divino, ciò escludendo rari casi
per aver avuto rapporti sessuali proibiti con altre donne quando è
quindi necessaria la reincarnazione per la gravità del
peccato.
Questo assunto non esclude l'espiazione dei peccati nel
Ghehinnom anche per gli uomini.
Quando l'era messianica sarà completata, e tutto il mondo vivrà nella completa rettificazione, non vi sarà più bisogno del ciclo delle reincarnazioni. Nella resurrezione, con la rivelazione del Messia, potrà succedere che due corpi possano ricevere comunque le due anime distintamente anche se della stessa persona sostenuta da un ibbur soltanto che ha contribuito alla rettificazione delle due stesse. Un corpo di una persona potrà ricevere soltanto un'anima definita Nefesh mentre un altro potrà ricevere sia Nefesh che Ruach o Nefesh, Ruach e Neshamah anche rettificate nel corso di una stessa reincarnazione se espressioni originarie di quell'anima principalmente attiva alla sua creazione al principio di tutto; può succedere poi che in seguito ad una reincarnazione in un secondo corpo l'anima della persona nell'era messianica risorga nel secondo corpo e non più nel primo maggiormente macchiato dalle colpe della prima vita e ciò nel caso di un'unica anima nefesh in entrambe le vite.
I maestri insegnano che prima di nascere le
anime di ogni sposo ed ogni sposa sono unite sino a quando, una
volta presenti nel mondo, in vita Dio si occupa di farli incontrare
affinché si riuniscano come individui nuovamente divenuti
un'entità completa. In un commento ad una parte del Talmud, a
tal proposito l'Arizal spiega che il versetto che afferma come Dio
li riunisca contro la loro volontà
non si riferisce ad anime gemelle ma all'anima di un uomo
reincarnato che, per adempiere alla Mizvah
della procreazione, si riunisca con una donna diversa da quella a
cui era unito nel corso della prima vita, sua sola anima gemella.
L'Arizal insegna infatti che la potenza della Volontà divina
è tale da permettere che essi possano vivere assieme in modo
corretto e conforme accettando poi senza astio o disprezzo questa
possibilità; ciò è vero alla luce
dell'insegnamento secondo cui soltanto l'uomo, e non la donna, è
soggetto alla reincarnazione. Questo tipo di coppia, riunita da Dio,
nell'Halakhah
presenta la medesima valenza giuridica del caso di matrimonio tra
individui le cui anime erano unite prima di nascere.
Vi è
poi il caso di due coniugi che si reincarnano per non essere
riusciti ad avere figli, obbligo biblico, nella vita precedente:
essi si riuniranno rincontrandosi anche nella reincarnazione al fine
di adempiere all'obbligo di questa Mizvah.
Chaim Vital racconta che spesso il suo maestro Arizal scorgeva anche le anime di Zaddiqim o studiosi di Torah stare in piedi sulle loro tombe inoltre poteva intravedere anime sostare presso oggetti inanimati ed indicare i nomi di tali persone nonché le loro mancanze in vita per quelle reincarnazioni.
Nell'ambito dell'esercizio della professione medica, alcuni professionisti hanno riportato i risultati di estese ricerche basate sulla presunta regressione a vite passate, ottenuta con l'ipnosi o con tecniche di rilassamento guidato, nel corso delle quali i soggetti coinvolti descrivevano con notevoli dettagli esperienze di vita che si sarebbero svolte sino a diversi secoli, o anche millenni, anteriori alla loro nascita. Tra questi studiosi si possono ricordare:
Helen Wambach, che ha condotto studi su 1.088 soggetti;[33]
Brian Weiss, che ha pubblicato diversi best seller sulla sua attività di psichiatra basata sulla tecnica della regressione;[34]
lo psichiatra Ian Stevenson;[35]
Jim B. Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile della Virginia University.
Quest'ultimo ha effettuato uno studio in particolare sui bambini che affermano di ricordare vite precedenti. Nel suo saggio Life before Life: a scientific investigation of children's memories of previous life,[36] egli descrive quarant'anni di ricerche compiute in tal senso. I bambini da lui analizzati provengono da ogni angolo del pianeta e da diverse tipologie di famiglia. L'età di questi bambini varia dai due ai sei anni, dopodiché tali ricordi verrebbero dimenticati. I ricercatori, una volta raccolte le testimonianze, sono andati personalmente nei posti indicati dai bambini ad incontrare le persone di cui avevano parlato, riscontrando, a loro dire, che avevano detto la verità.[37] Psicologi come Tucker analizzano i casi di centinaia di pazienti, e spesso per verificare le informazioni che i bambini ricordano devono interrogare almeno una cinquantina di persone diverse. Stevenson per primo fa notare che organizzare una truffa coinvolgendo più di cinquantamila persone è quantomeno difficile, se non impossibile.
Secondo la testimonianza di Jim B. Tucker, i bambini analizzati non usano mai l'espressione "vita precedente" pur descrivendo con chiarezza ciò che sarebbe loro avvenuto in passato. Un bambino turco, per esempio, avrebbe fornito molti dettagli circa la sua famiglia passata residente nella città di Istanbul, che si trovava molto lontano dal luogo dove abitava adesso, aggiungendo particolari di parenti avuti in passato, citando i loro nomi armeni assieme ai relativi indirizzi di casa. Ricordava anche i nomi della moglie e dei figli.
Non tutti i bambini però ricorderebbero le vite precedenti. Tucker avrebbe notato che nel 70% dei casi i bambini ricordano morti avvenute soprattutto in circostanze non naturali, quali incidenti, episodi traumatici improvvisi e morte violenta.
A fronte dei suoi vari esperimenti, che lo hanno portato a ritenere che la coscienza non sia un prodotto del cervello bensì dell'anima, e che quindi sia immortale, Jim B. Tucker non vuole usare il termine "reincarnazione", pur affermando che tale possibilità non possa essere esclusa del tutto; egli preferisce parlare di prove concrete sulla sopravvivenza delle emozioni umane in presenza di specifiche circostanze.
Poseidone fece reincarnare il figlio Cicno, che era stato ucciso da Achille durante la guerra di Troia, in un cigno. L'episodio è narrato nelle Metamorfosi di Ovidio: « Con le ginocchia il corpo, e con la palma / Con più forza, che può, stringe la gola, / Tanto, che toglie quella strada à l’alma, / Che suol dar fuor lo spirto, e la parola. / Al fin con questo modo à lui la palma / De la vittoria il forte Achille invola./ Cerca poi trargli il vincitor Acheo / L’arme, perpetua à lui gloria, e trofeo. / Ma tosto, ch’apre l’arme, intende il lume / Quivi entro, volar fuor vede un augello. / Spiega lontan da lui le bianche piume, / Grande, ben fatto, à maraviglia bello: / Il Re, che tributario have ogni fiume, / Volle, ch’entrasse in quel corpo novello. / Hor le cagnate sue terrene some / Non ritengon di prima altro, che ’l nome.»[38]
Un altro grande protagonista della guerra di Troia, anch'egli semidio e vittima di Achille, fu fatto reincarnare dopo la morte: Memnone, il bellissimo re degli Etiopi, che era figlio di Eos (anche stavolta la fonte è il testo ovidiano). La dea era inconsolabile, e Zeus decise di alleviarne il dolore: mentre la pira stava per ardere la testa e il corpo di Memnone (il sovrano era morto tramite decapitazione) si levò improvvisamente dalle fiamme uno stormo di uccelli. Memnone da quel momento avrebbe vissuto in ognuno di essi, e per sempre: «De la prima favilla ogni sorella/Nel revoluto fumo un’alma informa./Da questo, e da quel lato esce una ascella,/ Fin che di vero augel mostra la forma./Quante scintille alzar fa la facella,/Tante in augelli il fato ne trasforma/Nel modo stesso in aere in un momento/Se ne veggon formare, e cento, e cento./Sì gran numero al ciel se’n vede asceso,/Che fan quasi oscurar ne l’aere il giorno./Fan sopra mille giuochi al rogo acceso,/Indi il giran tre volte intorno intorno./Tre volte il grido lor fan, che sia inteso/Insino al piu beato alto soggiorno/L’essercito in due campi poi si parte/E forman le battaglie al fiero Marte./Indi crudeli ad affrontar si vanno,/E con gli urti, e co’ rostri, e con gli artigli,/Et ogni estrema ingiuria empi si fanno/Del bruggiato Mennone in novi figli./Tanto che molti con disnore, e danno/Del proprio sangue lor cadon vermigli./E fan l’essequie con la lor tenzone/A la cognata polve di Mennone.»[39]
Nel VI libro dell'Eneide, durante la discesa agli Inferi di Enea e della Sibilla Cumana, dalle parole che Anchise rivolge al figlio traspare la concezione pitagorico-orfica di Virgilio: Anchise descrive una teoria dei cicli e delle rinascite spiegando come molte ombre dei Campi Elisi si immergano nel fiume Lete per dimenticare le vite precedenti e poter dunque reincarnarsi in nuovi corpi terreni.[40] Secondo vari studiosi, la descrizione della sofferenza di queste anime per gli errori delle vite passate (quisque suos patimur Manes, v.743) è una reminiscenza del Gorgia platonico, dove si parla delle sofferenze animiche di purificazione per un perfezionamento della vita successiva.[41]
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La retrocognizione è la ipotetica capacità che permetterebbe di rivedere eventi passati (vicini o lontani), intesi come immagini di un tempo remoto non appartenenti al patrimonio di memoria individuale bensì a quello della memoria collettiva.
Indice[mostra] |
Secondo alcune teorie riguardo a questo
argomento[senza fonte],
le capacità retrocognitive deriverebbero dalla capacità
di alcuni soggetti di attingere, per l'appunto, a un serbatoio di
memoria universale,
collegandosi attraverso canali di trasmissione sconosciuti. Per i
fautori della teoria della memoria universale, il soggetto
retrocognitivo (comunemente indicato come paragnosta),
riuscirebbe ad avere accesso all'inconscio
collettivo, una sorta di serbatoio cosmico contenente appunto la
memoria universale, o spontaneamente oppure mediante un "oggetto
psicometrico"
usato come induttore.
Nella
letteratura
pseudoscientifica,
sono descritti anche casi in cui è l'intero ambiente a
fungere da oggetto induttore.
Presente a livello inconscio,
la retrocognizione sarebbe attivabile anche mediante tecniche di
regressione ipnotica.
La battaglia di Maratona
Altre teorie elaborate per spiegare il fenomeno della retrocognizione sono:
la teoria dell'impregnazione - nota anche come psicoscopia d'ambiente, dove l'oggetto induttore è l'intero ambiente in cui si ritrova il paragnosta. Un esempio riportato di frequente è quello dei nitriti di cavalli che ancora qualche sensitivo riuscirebbe a sentire sul campo di battaglia di Maratona. Tale teoria si aggancia al concetto di cronotopo. Questa teoria viene esemplificata con la similitudine dell'orario ferroviario, dove le stazioni e le fermate dei treni, pur successive nel tempo, appaiono tutte contemporaneamente presenti sulla pagina.
un contatto telepatico tra il sensitivo ed un altro soggetto che, anche se non presente all'evento, conoscerebbe in qualche modo la storia dell'oggetto induttore.
un contatto telepatico tra il sensitivo e un'altra persona, senza la mediazione di un oggetto. In questi casi, sembra che l'altra persona comunichi telepaticamente al paragnosta cose di sua conoscenza e che egli ignora. Nella letteratura pseudoscientifica, sono riportati casi in cui la retrocognizione riguarda persone defunte, e si pensa che sia il defunto stesso ad intervenire a livello telepatico.
Secondo la tesi della chiaroveggenza tattile, nei casi di persone scomparse il soggetto accederebbe alla quarta dimensione (continuum spazio-tempo), seguendo la cosiddetta "linea mondiale" dell'oggetto induttore per arrivare al punto nel passato in cui questo è stato in possesso di quella persona, per seguire poi la "linea mondiale" di quella stessa persona fino al presente.
In ogni caso di retrocognizione, la fonte di informazione di eventi passati andrebbe controllata. Se ciò accade, ossia se vi è possibilità di controllo e verifica, può essere che la "fonte" esista ancora, nel tempo e nello spazio: in tal caso, potrebbe essere verosimile che il sensitivo l'abbia captata o da un’altra mente o da un ambiente o da un oggetto.
Questo episodio di retrocognizione è citato in molte pubblicazioni sull'argomento. In breve, due insegnanti inglesi, Miss Moberly e Miss Jourdan, nel 1901 assistettero a Versailles a scene che sembravano risalire al 1792.
Alcune perplessità nascono dal fatto che le due ragazze non erano sensitive, e che per loro quell'episodio fu isolato. Questa circostanza da un lato rafforzerebbe in alcuni la convinzione dell'esistenza di una memoria collettiva (tanto più che il fenomeno pare abbia avuto dei riscontri successivi da parte di altre persone), dall'altro indurrebbe a pensare ad un fenomeno di infestazione di luoghi.
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Figure differenti che in varie culture ricadono nei ruoli degli "sciamani". (La prima immagine rappresenta uno sciamano sami con il proprio tamburo).
Sciamanesimo, in antropologia culturale, è un termine che indica l'insieme delle credenze ed il modo di vivere e di vedere il mondo, di società animiste non alfabetizzate, imperniato intorno ad una particolare figura di guaritore-saggio ed alla sua attività magico-religiosa: lo sciamano.
Lo sciamanesimo si riferisce a una vasta gamma di credenze e pratiche tradizionali che comprende la capacità di diagnosticare e curare malattie, nonché tutti i possibili problemi della comunità e del singolo, dal come procurarsi il cibo al come sbarazzarsi dei nemici. Ciò attraverso l'asserita capacità dello sciamano di "viaggiare" in stato di trance nel mondo degli spiriti e di utilizzare i loro poteri. È questa la principale caratteristica dello sciamano che lo contraddistingue da altre forme di guaritore.
Lo sciamanesimo è un'antichissima pratica transculturale che presenta caratteri distintivi ben precisi e comuni, all'interno di una struttura flessibile, capace cioè di adattarsi a diverse culture e religioni.
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Secondo svariati dizionari etimologici, la parola sciamano (per la prima volta attestata nel 1698) sarebbe entrata nell'italiano dall'inglese shaman, questo (attraverso lingue slave e germaniche) dal tunguso šaman, a sua volta dal pali samana, derivato dal sanscrito sramana che significa "monaco". Da notare la radice indoeuropea sa- legata al verbo "sapere" e mánu con significato di uomo.
Un tamburo sciamano in cui è rappresentata la cosmologia sciamanica.
La figura dello sciamano nasce nelle società primitive con lo scopo di risolvere problematiche di base per la sopravvivenza di qualsiasi società, ovvero:
Secondo queste società primitive, in ultima istanza, erano gli spiriti ultraterreni a determinare la sorte e gli avvenimenti terreni; ogni problema poteva perciò essere risolto solo da qualcuno che avesse la capacità ed i mezzi per entrare in contatto con tali spiriti, affrontando un "viaggio" ultraterreno nel loro mondo, trovando lì la soluzione ai problemi. Questo è lo sciamano, un "ponte" tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Secondo la cultura sciamanica, non si può diventare sciamani per scelta o per semplice iniziazione, ma si deve ricevere una "chiamata" da parte degli "spiriti" e a questa chiamata non si può rispondere negativamente. Detto ciò, è comunque possibile che alcune culture prevedano un qualche tipo di iniziazione per lo sciamano. Per chi la riceve, la "chiamata" è spesso un dramma: essa ne sconvolge la vita e ne mina seriamente la stabilità e l'integrità fisico-psichiche; il chiamato ne farebbe volentieri a meno. Tuttavia, il non accettare, sempre secondo la tradizione sciamanica, avrebbe conseguenze molto più gravi, che potrebbero portarlo fino alla follia ed alla morte.
Generalmente nello sciamanesimo classico, gli sciamani sono di sesso maschile, ma esistono anche sciamani di sesso femminile ed il loro numero aumenta man mano che ci si avvicina ai gruppi sedentari, soprattutto nelle società agricole e contadine (p. es. Uzbeki e Tagiki, ma anche Estremo Oriente e Sudest asiatico). Il loro ruolo però è generalmente più marginale rispetto a quello degli sciamani maschi perché, sempre secondo la tradizione sciamanica, il "viaggio" dello sciamano di sesso maschile sarebbe di ben più ampio respiro, avrebbe un raggio d'azione molto più vasto e la sua azione sarebbe molto più potente. Le sciamane (dove esistono) sarebbero invece generalmente più "specializzate" in quelle cure che prevedono l'uso dell'erboristeria.
Lo sciamano, diversamente da quanto succede per il sacerdote o il re, non deriva da un'istituzione, ma ha base empirica, possiede facoltà innate o trasmesse e, a differenza invece dello stregone-medico, ha un comportamento di carattere estatico, in trance è ponte fra le energie spirituali e quelle terrene, un canale della volontà divina e delle forze della natura che mette a disposizione dell'umanità attraverso l'amore e la comprensione. Durante l'estasi si impadronisce di lui una forza (che può essere concepita sia dinamisticamente come impersonale, sia animisticamente come spirito o demone): con questo aiuto lo sciamano influisce sulla vita dei compagni. Il legame fra lo sciamano e il potere che lo invade è molto stretto, perde la sua personalità e diventa temporaneamente l'"altro". Sciamani dell'America settentrionale e della Groenlandia portano maschere proprio per sottolineare questo significato. Non sempre tutto questo viene sentito come un dono ma anche temuto come la morte, per la sua potenza. Alcune culture sciamaniche fanno risalire le loro origini alle donne, per esempio lo sciamanesimo che opera tramite l'aquila oppure in Cile, dove le sciamane Mapuche da 25.000 anni praticano guarigioni seguendo la luna. Addirittura presso i Ciukci dell'Asia settentrionale o i Daiaki delle coste della Malesia, lo sciamano si "trasforma" a volte in donna e come tale si sposa.[senza fonte]
Gli Sciamani sono protettori della mitologia dei raccoglitori – cacciatori (la cui vita era basata sull'economia di sussistenza, sulla predizione e sul rapporto diretto con la natura) con un ruolo fondamentale sull'evoluzione delle società di cui facevano parte. Le regole fondamentali della pratica sciamanica sono il rispetto dell'individualità e della libertà di ogni singolo individuo; divieto per lo sciamano è nuocere a sé e agli altri, mancare di rispetto alla Madre Terra e a qualsiasi espressione di vita, nonché ricevere compensi in denaro. Aspetto significativo della "cura" nella credenza sciamanica è che la guarigione è sia fisica che psichica.
Parte della psichiatria moderna attribuisce le eventuali guarigioni ad ipnosi o autoipnotismo o anche ad ipnotismo collettivo. Gli strumenti musicali, per esempio, con il frastuono violento che spesso accompagna queste pratiche, "strappano" il guaritore ed il paziente dalla loro solita esistenza, con funzione terapeutica.
Lo sciamanesimo, originariamente legato alle culture di cacciatori-raccoglitori, appare diffuso quasi ovunque nel mondo, dall'Australia alle Americhe con caratteristiche comuni. Lo sciamanesimo è presente nel continente africano sotto diversi aspetti e forme e spesso usato a scopo di lucro ai danni della popolazione molto povera e credente[senza fonte], né presso le società di coltivatori di Melanesia e Nuova Guinea e neppure nelle zone delle grandi civiltà dell'antichità, come quella cinese, le grandi civiltà del Mediterraneo, quelle mesoamericane e andine. Presso le grandi civiltà è possibile che sia originariamente esistito, ma che poi sia stato rimosso. In Africa, invece, dove è presente un'altra figura, quella dello stregone, non vi è alcuna traccia di sciamanesimo, nemmeno le più antiche pitture rupestri forniscono alcuna indicazione in proposito (nonostante vi siano ipotesi occasionali di segno contrario).[senza fonte] Sepolture in caverne del nord dell'Iraq, a Shanidar, datate 150.000 anni fa, come petroglifi di 7000 anni fa del Nord America, recano tracce di riti sciamanici. Particolarmente radicato appare invece in Asia, specialmente in Siberia, dove non c'è è stata la minima la sovrapposizione di altre culture; lo sciamanesimo siberiano è pertanto considerato dagli studiosi quello classico, il meno "contaminato" da altre culture. Sappiamo che lo Stretto di Bering, spesso ghiacciato, era l'itinerario seguito dai cacciatori del paleolitico (homo sapiens sapiens) per penetrare nel continente americano; dal sud-est dell'Asia penetrano fino in Australia, 53.000 anni prima della nostra era e gli attuali aborigeni sono i diretti discendenti.
Pratiche sciamaniche si ritrovano quasi ovunque: presso i Ciukci, gli Inuit, gli Yupik, i Samoiedi, i Cumani, i Tartari e i Mongoli, i Buriati, i Daigate del Borneo, in Oceania, nel Sud-Est Asiatico, in India, Tibet, Giappone e nel continente americano ma si hanno anche forme più "raffinate" come presso gli Yoag Indiani, oppure i Berserkr germanici che infuriano durante le battaglie o addirittura gli eroi invasati dallo spirito di Jahvè nell'antico Testamento (Gedeone e Saul che è poi messo fra i profeti). Riti sciamanici avevano continuato ad essere praticati nel corso della storia in Cina: la loro presenza è confermata dalle fonti storiche Han, secondo cui numerosi sciamani che abitavano il territorio cinese nel III secolo a.C. erano invitati dagli imperatori per la costruzione di altari e templi nella capitale. Nonostante l'ostilità dei funzionari di corte essi mantennero un ruolo importante per oltre un millennio fino all'emanazione di un editto del 1023 che rimandava gli sciamani nelle loro province d'origine, decretando l'abbattimento dei loro altari; in un'epoca in cui lo stato si era ormai completamente confucianizzato lo sciamanesimo venne abolito dalla corte, continuando però ad essere praticato a livello popolare fino ai giorni nostri, seppur con una estensione molto minore. [1] Gli indigeni della Nuova Guinea, sotto l'effetto di alcune sostanze psichedeliche, erano convinti di entrare in contatto con i parenti defunti: il problema che sorgeva era che un morto tornato tra i vivi cambiava il proprio carattere, così da buono sarebbe potuto divenire cattivo e viceversa; questo cambiamento era alla base dei riti funerari, tesi a prevenirlo o ad assecondarlo. I Roro della Nuova Guinea inscenavano una strana cerimonia per richiamare al villaggio gli spiriti dei morti, considerandoli loro alleati. [2]
Esistono diverse teorie per spiegare la diffusione quasi globale dello sciamanesimo, le principali sono:
La cosiddetta teoria diffusionista, ipotizza che il fenomeno, nato presso un popolo, si sia diffuso da un popolo all'altro, da un luogo all'altro.
La teoria della derivazione da una fonte comune, ipotizza cioè che ogni popolazione abbia attinto alla stessa fonte.
La cosiddetta teoria strutturalista, ipotizza che il fenomeno sia sorto contemporaneamente in vari luoghi e presso varie popolazioni perché innato nella struttura mentale umana.
Probabilmente (come spesso accade) il giusto sta nel mezzo e cioè che tutte e tre le teorie sono valide e non incompatibili, quindi si possono integrare tra loro.
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Per approfondire, vedi la voce Musica sciamanica. |
Secondo l'antropologia ufficiale, gli elementi fondamentali caratterizzanti dello sciamano, comuni a tutti i luoghi ove la credenza sciamanica si sia diffusa e pressoché identici dall'Australia alle Americhe, all'Asia, sono:
La chiamata sciamanica. Lo sciamano, prima di diventare sciamano, asserisce di ricevere una "chiamata" da parte degli "spiriti", alla quale non può rifiutarsi di rispondere positivamente.
Il viaggio sciamanico. Un "viaggio" mentale, onirico nel "mondo degli spiriti", che lo sciamano compie alla propria investitura e successivamente, con modalità differenti (a volte anche per mezzo di allucinogeni), ad ogni suo intervento volto a risolvere problemi propri, della comunità o di singoli. Le fasi caratteristiche del "viaggio" sono:
trance (stato psichico alterato che in alcuni casi viene raggiunto tramite l'uso di allucinogeni e che permane per tutta la durata del "viaggio"),
metamorfosi, lo sciamano si trasforma (durante il viaggio, quindi in sogno) nell'animale che lo protegge e da cui deriva il proprio potere.
combattimento (compie durante il viaggio combattimenti contro gli spiriti ed altri sciamani).
ritorno (lo sciamano "rientra" dal "viaggio" con la soluzione al problema)
Anargirismo, ovvero il divieto per lo sciamano di ricevere compensi in denaro (pena la perdita del potere sciamanico).
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La scrittura automatica è il processo di scrivere frasi che non arrivano dal pensiero cosciente dello scrittore. Può avvenire in stato di trance, oppure in maniera cosciente ma senza la consapevolezza di quello che si sta scrivendo. È stata a volte utilizzata in psicoanalisi come possibile strumento per fare emergere conflitti inconsci. È uno degli strumenti più importanti della tecnica di scrittura surrealista.
A parte i casi di frode, la scrittura automatica avviene spesso in totale buona fede: gli psicologi la interpretano come il frutto dei cosiddetti automatismi, comportamenti guidati da associazioni inconsce (effetto ideomotorio)[1].
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Secondo la parapsicologia, questo fenomeno potrebbe permettere di entrare in contatto non solo con i propri cari già trapassati ma anche con personaggi noti della storia e persino con sconosciuti non solo al soggetto ma a tutti. Non esistono però prove scientifiche che la scrittura automatica trasmetta altre informazioni oltre a quelle contenute nella mente dell'individuo che sta scrivendo.
Il termine "scrittura automatica" fu usato per la prima volta nel 1861 da Allan Kardec, considerato il padre dello spiritismo francese, che lo riteneva il mezzo più semplice e più completo per poter stabilire relazioni con gli spiriti. Nello spiritismo si usano anche le espressioni "scrittura medianica" o "scrittura spiritica". Nel 1934 Gino Trespoli definì il fenomeno come "psicografia", comprendendo anche la presunta capacità di un sensitivo di influenzare la materia fotosensibile di una lastra fotografica, imprimendovi un'immagine di una scena pensata.
Oltre che nello spiritismo, la scrittura automatica è praticata anche nella New Age: secondo i suoi sostenitori, attraverso questo tipo di scrittura si può diventare "canali" (in inglese "channeler") e comunicare con le divinità, gli spiriti della natura, i defunti, entità multipersonali, extraterrestri, e l'inconscio collettivo.
Con Sigmund Freud la scrittura automatica viene considerata l'espressione del subconscio, che poteva far emergere conflitti psicologici non risolti o traumi infantili.
La scrittura automatica è usata da alcuni psicanalisti come uno strumento per accedere facilmente alle memorie represse, ma l'attendibilità di questa tecnica terapeutica è molto discussa.[2].
La scrittura automatica è stata usata come metodologia artistico-letteraria da alcune correnti letterarie, in particolare dal surrealismo che, facendo riferimento proprio alla psicoanalisi, voleva ridurre ogni frapposizione censoria di tipo razionalistico tra l'artista e la creatività scaturente dall'inconscio.
Lo scrying è la pratica occulta di usare un medium, in genere una superficie riflettente o un corpo traslucido, per facilitare delle abilità fisiche, sentite come tali, quali la chiaroveggenza.
In italiano, talvolta, si preferisce usare il termine cristallomanzia, anche se propriamente questa è una pratica divinatoria che rappresenta solo una parte delle pratiche di scrying.
L'arte e il processo di vedere immagini espressive in specchi d'acqua o cristalli prende il nome di scrying (termine di origine inglese che si avvicina di più al significato di veggenza e preveggenza). Queste immagini vengono interpretate con simboli e icone tradotte in azioni future riguardanti i temi della vita dell'individuo preso in esame (per esempio: l'amore, la fortuna o la carriera). Quando queste espressioni vengono interpretate da corpi incolori come i cristalli, la tecnica di scrying viene chiamata cristallomanzia.
(EN) Andrew Lang in Crystal visions, savage and civilised
, The Making of Religion, Capitolo 5, Longmans, Green, and C°, London, New York and Bombay, 1900, pp. 83-104.
Disambiguazione
– Se stai cercando il trofeo sportivo, vedi Coppa
di cristallo.
Disambiguazione
– Se stai cercando la palla di vetro, gioco natalizio, vedi
Palla
di vetro con neve.
Una sfera di cristallo in quarzo ialino è completamente trasparente
La sfera di cristallo, talvolta chiamata anche palla di cristallo, è uno strumento che alcuni chiaroveggenti, indovini e medium adoperano in quanto lo ritengono in grado di aiutarli ad esercitare le proprie pratiche.
Si tratta di un oggetto sferico di materiale cristallino più o meno trasparente (cristalli artificiali o spesso cristalli di rocca, ovvero quarzi ialini) e può essere pieno o, molto più raramente, cavo. Può essere anche di vetro, e in questi casi si preferisce chiamarlo palla di vetro o sfera di vetro.
A seconda delle dimensioni e della consistenza dell'oggetto, anziché "palla" o "sfera" si può trovare scritto anche "globo", "boccia", "bolla" e così via.
La pratica che utilizza questo strumento a scopo divinatorio è la cristallomanzia; in parapsicologia si preferisce dire cristalloscopia[1] o usare il termine inglese scrying.
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L'uso di oggetti di materiale trasparente a scopi magici o divinatori è praticato fin dall'antichità ed è comune a diverse civiltà;[2][3][4] tuttavia sembra che l'uso di oggetti trasparenti di forma sferica risalga solo all'alto Medio Evo, se non più tardi.[5]
Nella tomba del re dei Franchi Childerico I, vissuto nel V secolo, fu ritrovato un globo di berillo trasparente del diametro di 3,8 cm;[4] da questo ritrovamento nacque la leggenda che il re lo utilizzasse per predire il futuro.[6] L'oggetto è simile ad altri globi che furono in seguito trovati in tombe del periodo merovingio (in Francia) e sassone (in Inghilterra), alcuni dei quali completi di una montatura che fa pensare a un oggetto ornamentale.[4] Tuttavia è stato fatto notare che tali montature sono identiche a quelle di altri globi usati per la magia o la divinazione; quindi è possibile, anche se non è certo, che questi globi di cristallo fossero usati per la cristallomanzia.[4][7]
La prima notizia storicamente documentata riguarda dunque il matematico e occultista britannico John Dee, il quale sostenne di aver ricevuto una sfera di cristallo da un angelo il 21 novembre del 1582 e di averla usata in seguito più volte per mettersi in collegamento con gli angeli, assistito dal medium Edward Kelley.[5] La pietra di berillo che probabilmente fu usata da Dee ha un diametro di 6 cm ed è oggi conservata al British Museum insieme con i supporti, finemente lavorati, sui quali la appoggiava durante le sue pratiche.[8]
Altre due sfere di cristallo contemporanee di Dee sono conservate una nel Museo di Storia della Scienza di Oxford e l'altra nel Museo della Scienza di Londra; entrambe furono usate, dai rispettivi proprietari, anche come strumento diagnostico in ambito medico.[5][9] Insieme alla seconda sfera è conservato anche il manoscritto con le istruzioni per l'uso.[9]
Al berillo furono in seguito preferiti il quarzo ialino e il vetro in quanto materiali perfettamente trasparenti.
Gli antropologi Andrew Lang e Ada Goodrich-Freer nel XIX secolo condussero numerosi esperimenti sulla cristalloscopia utilizzando palle di vetro, oltre a studiare approfonditamente la storia mondiale delle tecniche di scrying.[2][3] Fu la Goodrich-Freer a scoprire che i globi di cristallo più antichi, compresa la pietra di Dee, erano in berillo e non in quarzo come erroneamente si era ritenuto fino a quel momento.[2]
John William Waterhouse La sfera di cristallo (1902)
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Per approfondire, vedi le voci cristallomanzia, scrying e spiritismo. |
La sfera di cristallo è usata in diversi modi da diversi praticanti e per diverse finalità.
La finalità più comune è quella di ricavarne visioni o immagini di vario tipo le quali, secondo ciò che i praticanti riferiscono, possono formarsi sia all'interno della sfera, sia sulla superficie della stessa, sia altrove. Le visioni possono riguardare avvenimenti passati o luoghi lontani[2][3], oppure possono essere predizioni o presagi sul futuro[5], oppure possono essere immagini di tipo simbolico che dovranno essere interpretate secondo le abilità e le conoscenze del praticante[10] o dell'eventuale destinatario del messaggio simbolico.
Altri praticanti usano la sfera di cristallo per mettersi in collegamento con persone defunte o con entità soprannaturali, in quanto credono che le caratteristiche dell'oggetto possano facilitare la comunicazione; il praticante può percepire l'immagine del defunto o dell'entità come pure non percepire alcuna immagine durante il collegamento.
In ambito magico o religioso la sfera deve essere consacrata tramite rituali più o meno complessi prima di poter produrre il suo effetto.[11]
Il collegamento tra il praticante e la sfera di cristallo può avvenire tramite la vista, ossia il praticante guarda l'oggetto, tramite il tatto, ossia il praticante tocca l'oggetto spesso restando in contatto con esso, o tramite entrambi i sensi. Quando la usa per ottenere una visione, il praticante generalmente la fissa intensamente finché le immagini non cominciano a formarsi e non distoglie lo sguardo finché le immagini non spariscono.
Per favorire la formazione delle immagini, alcuni praticanti la avvicinano a una parete scura oppure la avvolgono in un panno nero,[1] altri prediligono le ore della luce del giorno e in particolare l'alba[10], ma esistono anche altre tecniche.
Alcuni praticanti cadono in stato di trance durante l'uso della sfera mentre altri praticanti restano coscienti.
Al di fuori dell'ambito religioso, in cui il praticante crede che le immagini abbiano un'origine soprannaturale, sono state avanzate diverse ipotesi sull'origine delle visioni nella sfera di cristallo.
Il primo, nel XVI secolo, fu il medico e alchimista Paracelso, il quale riteneva, secondo le conoscenze dell'epoca, che la struttura della sfera di cristallo potesse interagire con ciò che egli chiamava il magnes microcosmi ossia il magnetismo umano e provocare le visioni.[12]
Nel XIX secolo l'antropologa Ada Goodrich-Freer ipotizzò che le immagini che i praticanti raccontano di vedere fossero allucinazioni le cui origini possono essere:
memorie provenienti dal subconscio;
oggettivazioni di idee o immagini, a livello conscio o inconscio;
immagini che la studiosa non esclude che possano essere chiaroveggenze o percezioni extrasensoriali.
La Goodrich-Freer conclude dicendo che le immagini di quest'ultimo tipo sono di scarsa rilevanza.[2]
Al giorno d'oggi, la possibilità che il praticante possa ricevere immagini dell'ultimo tipo è ancora controversa; gli studiosi concordano sull'origine soggettiva della maggior parte, se non di tutte, le visioni, le quali potrebbero essere indotte da uno stato di leggera trance.[12]
Lo spiritismo è una dottrina filosofica apparsa nel 1857 in Francia, codificata da Allan Kardec (pseudonimo del pedagogista francese Hippolyte Léon Denizard Rivail).
Allan Kardec, fondatore dello spiritismo
Nelle sue ricerche egli osservò una serie di fenomeni e formulò l'ipotesi che tali fenomeni potessero essere attribuiti solamente a intelligenze incorporee (spiriti). Le comunicazioni spiritiche avverrebbero "grazie all'intervento di un medium", ossia una persona con particolari doti che fungerebbe da mediatore fra spiriti e viventi, durante la cosiddetta seduta spiritica. La sua ipotesi di comunicazione con gli spiriti fu inoltre oggetto di studio da parte di alcuni istituti privati di ricerca parapsicologica [1] che hanno studiato tali fenomeni e che ne continuano le ricerche tuttora in vari paesi del mondo. La sua opera fu successivamente proseguita da Leon Denis, Sir Arthur Conan Doyle, Ernesto Bozzano, Chico Xavier, Divaldo Pereira Franco, Raul Teixeira e altri.
Lo Spiritismo ha decine di milioni di seguaci in molti paesi del mondo, inclusa Francia, Spagna, Stati Uniti, Giappone, Germania, Inghilterra, Argentina, Portogallo e soprattutto Brasile, dove ha la diffusione maggiore che in ogni altro Stato. [2].
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Il termine spiritismo (fr. spiritisme) fu utilizzato da Allan Kardec nella sua introduzione de Il libro degli spiriti (Le Livre des Esprits), pubblicato il 18 aprile 1857, nel quale egli riportò i risultati di due anni delle sue investigazioni sui cosiddetti fenomeni paranormali e di interviste nelle quali Kardec e il suo gruppo dialogavano con gli spiriti, attraverso svariati medium francesi. Le questioni contenute nel libro riguardano Dio, cosa accade prima della nascita e dopo la morte, le leggi alla base dei fenomeni paranormali, il messaggio del Cristo, la responsabilità per le azioni degli uomini, la descrizione del mondo dell'aldilà, l'evoluzione morale e spirituale dell'uomo.
Tuttavia, proprio come il termine demone (il quale nella mitologia greca indicava semplicemente entità sovrannaturali e spiriti, senza nessuna connotazione maligna), la parola "spiritismo" fu adottata dai non spiritisti come un termine dispregiativo per tutti i movimenti e religioni che praticavano la medianità attribuendo loro il concetto del male, nel tentativo di demonizzare lo Spiritismo e le altre religioni, come Candomblé, Cao Dai, Santería, Quimbanda, Santo Daime.
Lo spiritismo iniziò come parte del movimento spiritualista che sorse nella metà del 1800. In senso lato, spiritualismo è un qualsiasi movimento filosofico o religioso che si oppone al materialismo. In senso stretto, è un qualsiasi movimento che crede all'esistenza di entità spirituali e che gli esseri umani possano comunicare con loro e avere facoltà medianiche. Perciò lo Spiritismo è Spiritualista.
Kardec e Sir Arthur Conan Doyle[3] confermarono che lo Spiritismo è Spiritualista (ma non viceversa). Come conseguenza, molti studi sullo spiritualismo furono largamente accettati nello spiritismo, in particolare gli studi dei fisici Sir William Crookes[4], Sir Oliver Lodge e altri.
Le sorelle Fox. Gli scettici ritengono che usassero dei trucchi. Una delle sorelle confessò tale circostanza, ritrattando poco dopo
Dopo il 1848, con gli apparenti fenomeni paranormali prodotti dalle sorelle Fox, l'America e in seguito l'Europa furono invase da pratiche somiglianti che erano diffuse nelle diverse classi sociali [5]. Nel giornale L'Illustration del 14 maggio 1853 si leggeva: "Tutta l'Europa, cosa dico, l'Europa? Tutto il mondo ha oggi lo spirito disturbato da una esperienza che consiste in farsi muovere dei tavoli. Galileo fece meno rumore quando provò che era infatti la Terra che girava intorno al sole".[6]
Allan Kardec fu il primo a tentare di indagare in modo sistematico i fenomeni spiritici; dopo anni di ricerche si convinse della loro realtà iniziò a divulgarne gli insegnamenti, pubblicando a proprie spese Il libro degli spiriti, considerato il testo base dello spiritismo, che ottenne subito un enorme successo. Nel 1861 pubblicò quindi Il libro dei medium, dove descrisse i vari tipi di facoltà medianiche e i metodi per dar modo a chiunque di dialogare con gli spiriti ed apprendere la dottrina direttamente da essi. Questo scatenò immediatamente la reazione degli ecclesiastici cattolici, i quali iniziarono una durissima repressione in tutta Europa, mettendo all'indice i libri di Kardec e vietando categoricamente ogni tipo di pratica spiritica. Si arrivò persino a bruciare in piazza a Barcellona i libri di Kardec, considerandoli opera diabolica.[7]
Kardec completò i cinque principali testi chiave dello spiritismo con le opere Il Vangelo secondo gli spiriti, Il cielo e l'Inferno (La Giustizia Divina secondo gli spiriti) e La Genesi (Miracoli e premonizioni secondo gli spiriti). Dopo la pubblicazione di questi testi sorsero migliaia di centri spiritici in molti paesi del mondo, nonostante la repressione cattolica, e in particolare in Brasile, dove lo spiritismo si integrò facilmente con la cultura e la tradizione locali. Nel 1870 lo spiritismo contava già 10 milioni di seguaci, che diventarono oltre 15 milioni nel 1890.[8].
Dopo Kardec, l'elaborazione della dottrina spiritista fu proseguita dall'ing. Gabriel Delanne e da Ernesto Bozzano negli aspetti scientifici e da Leon Denis e Chico Xavier negli aspetti filosofici.
Lo spiritismo, come dottrina filosofico-religiosa derivante dagli insegnamenti degli spiriti, predica la carità, l'umiltà, la solidarietà, l'abnegazione e la fratellanza universale per il progresso morale dell'umanità, in contrapposizione all'egoismo, all'orgoglio e al materialismo, richiamandosi agli insegnamenti di Gesù Cristo, al quale gli spiritisti sono devoti.
Lo spiritismo si basa sulla convinzione che gli spiriti non siano altro che le anime disincarnate degli uomini. L'unica differenza tra uomini e spiriti è solo quella che i primi sono temporaneamente incarnati in un involucro corporeo. Già lo scienziato Emanuel Swedenborg scriveva: "Dopo che lo spirito si è separato dal corpo (il che succede quando una persona muore), quella persona è ancora viva, proprio com'era prima"[9].
La dottrina non ammette la presenza di angeli o demoni come esseri separati dalla creazione divina, ma solo come spiriti con maggiore o minore evoluzione spirituale. I demoni quindi sarebbero spiriti non ancora moralmente evoluti e gli angeli al contrario spiriti già arrivati a un alto livello di perfezione morale. Lo spiritismo parimenti non ammette l'inferno come luogo di espiazione eterna delle pene, in quanto secondo la dottrina Dio vuole l'evoluzione spirituale di tutti i suoi figli e non sarebbe logico condannarli per l'eternità sulla base di errori momentanei.
Lo spiritismo si fonda sui concetti di immortalità dell'anima, di pluralità delle esistenze, della non eternità delle pene e offre una spiegazione razionale della reincarnazione, vista non come un infinito ciclo di sofferenze senza scopo, ma come un progressivo perfezionamento morale di esperienze terrene, il quale termina una volta raggiunto uno stadio di progresso morale avanzato. Secondo la dottrina, in altri termini, si incarna solo chi ha la necessità di purificarsi da difetti morali.
La dottrina spiritista studia tutta la fenomenologia riguardante l'evento della nascita (cd. incarnazione) e della morte (cd. disincarnazione) o ritorno allo stato di spirito, tutti i fenomeni relativi alle apparizioni, materializzazioni, infestazioni, possessioni e alle comunicazioni spiritiche.
Lo spiritismo è stato criticato aspramente sin dai suoi inizi, sia da parte degli scettici, sia da parte dei religiosi cattolici e protestanti.
Secondo diversi studiosi di parapsicologia [10] lo spiritismo sarebbe una scienza, in quanto gli esperimenti sarebbero condotti con metodo scientifico e in quanto le ricerche mirerebbero a spiegare le leggi naturali alla base dei fenomeni, considerati naturali e non sovrannaturali.
Per la comunità scientifica, lo spiritismo invece non può essere considerato una scienza poiché non c'è alcuna pubblicazione o sperimentazione che comprovi la ripetibilità del fenomeno in condizioni di controllo; ogni qual volta gli scettici hanno effettuato esperimenti, nessun fenomeno è stato osservato. [11] [12] Gli stessi parapsicolgi hanno ammesso la difficoltà di fare accettare le loro ricerche alla comunità scientifica. [13]
Nessuna rivista indipendente riconosciuta dalla comunità scientifica, come ad esempio Nature, ha mai pubblicato studi volti a provare l'esistenza dello spiritismo o di altri fenomeni paranormali.
Esiste inoltre un "Premio di un milione di dollari" messo in palio dal prestigiatore e debunker James Randi a chiunque sia in grado di produrre un qualsiasi fenomeno paranormale purché in condizioni di controllo.
Analogo "Premio di un milione di dollari" è stato istituito per chi riesca a confutare una qualsiasi delle prove a sostegno del paranormale raccolte dal ricercatore e scienziato Victor Zammit.
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Per approfondire, vedi le voci James Randi e Victor Zammit. |
La religione cristiana, in ogni sua confessione, ha sempre combattuto la comunicazione con gli spiriti, considerata di per sé reale, ma interpretata come opera di natura luciferina e demoniaca, pertanto vietata poiché considerata pratica satanica eminentemente maligna, e come tale potenzialmente pericolosissima[14] per via di un divieto biblico della legge mosaica[15] che proibisce ogni forma di divinazione.
Kardec obietta ai cristiani che, se le comunicazioni sono precedute da sincere preghiere a Dio e fatte rispettosamente con ottime intenzioni, non vi sarebbe nulla di diverso da una comunicazione tra persone civili viventi, in quanto, secondo l'ottica spiritista, gli spiriti non sono altro che le anime degli uomini. Al contrario, secondo gli spiritisti, se condotte al di fuori di un contesto di preghiera a Dio e solo per frivola curiosità o per divinazione allora il rischio di imbattersi in entità malevole è molto elevato e pericoloso. Anche gli spiritisti condannano senza riserve la divinazione, ossia la richiesta di prevedere il futuro o la fortuna, in quanto, secondo la dottrina, gli spiriti non conoscerebbero affatto il futuro [16].
Malgrado la posizione nettamente contraria allo spiritismo da parte del magistero, non sono mancate alcune limitate eccezioni di ecclesiastici cattolici che hanno manifestato alcune aperture e si sono interessati al colloquio con i defunti, rimanendo sempre all'interno di un contesto di preghiera e di rispetto a Dio. Tra questi vengono ricordati padre Ulderico Pasquale Magni e padre Andreas Resch, il quale condusse esperimenti in prima persona e tenne persino dei corsi in Vaticano [17].
Il teologo padre François Brune, autore del libro I morti ci parlano, ha sostenuto che gli studi di padre Agostino Gemelli rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e padre Pellegrino Ernetti sarebbero stati appoggiati da papa Pio XII il quale avrebbe detto: "Caro padre Gemelli, non ha davvero nessun motivo di preoccuparsi. L'esistenza di queste voci è un fatto rigorosamente scientifico. Questo esperimento potrebbe divenire la pietra angolare di un edificio per gli studi scientifici che rafforzerà la fede della gente nell'Aldilà".[17] Tale posizione non è condivisa dalla storiografia.
Papa Paolo VI avrebbe scritto inoltre che "In Vaticano ho incontrato un atteggiamento favorevole nei confronti della metafonia"[18] quando nominò Friedrich Jürgenson, famoso ricercatore del fenomeno delle voci elettroniche, Cavaliere dell'Ordine di S. Gregorio.
Padre Pistone, Superiore della Società di San Paolo in Inghilterra, dopo i colloqui con i defunti rilasciò la seguente dichiarazione: "Nelle Voci non vedo niente di contrario agli insegnamenti della Chiesa Cattolica; sono qualcosa di straordinario ma non c'è ragione di temerle, né vedo alcun pericolo"[19][20].
Il Giusto Reverendo Mons. Prof. C. Pfleger commentò: "I fatti ci hanno dato la consapevolezza che fra la morte e la risurrezione c'è un altro stadio di esistenza post mortem. La teologia cristiana ha poco da dire riguardo a questo stadio" [19]
Padre Gino Concetti, uno dei teologi più competenti del Vaticano, ha detto in una intervista: "Secondo il catechismo moderno, Dio consente ai nostri cari defunti, che vivono in una dimensione ultra-terrena, di inviare messaggi per guidarci in certi momenti difficili della nostra vita. La Chiesa ha deciso di non proibire più il dialogo con i morti, a condizione che questi contatti siano motivati da seri propositi religiosi e scientifici"[21].
Il cugino di papa Pio XII, Gebhard Frei, noto parapsicologo a livello internazionale e presidente della Società Internazionale dei Parapsicologi Cattolici affermò: "Tutto ciò che ho letto e sentito mi obbliga a credere che le voci provengono da entità trascendentali e individuali. Mi piaccia o no, non ho il diritto di dubitare della genuinità delle voci"[17].
La Chiesa d'Inghilterra istituì un comitato per esaminare le prove sulla medianità. Dopo due anni di approfonditi studi e sedute con i più dotati medium d'Inghilterra, giunse alla conclusione che "L'ipotesi che, in alcuni casi, le comunicazioni spiritiche provengono da spiriti disincarnati, è corretta"[22]
Tuttavia, nonostante queste aperture, la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica e Protestante rimane quella di proibire i tentativi di comunicazione tra fedeli e spiriti in ogni caso.
La fenomenologia medianica si afferma che sia notevolmente ricca e varia ed in continuo aggiornamento grazie agli studi effettuati dagli parapsicologi.
Sicuramente è la pratica più nota e la sua scoperta come possibile mezzo di comunicazione con l'aldilà risale alle sorelle Fox. I fautori dello spiritismo sostengono che al culmine di un crescendo di vibrazioni e di battiti sulle pareti e sui mobili, anche il tavolino comincia a sollevarsi e a ricadere battendo le lettere dell'alfabeto.
Gli scettici affermano che esiste un trucco dietro ad ogni atto anche dato dal fatto che tali fenomeni, non sono stati mai rilevati in condizioni di controllo. [23]
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Per approfondire, vedi la voce Ouija. |
Sono strumenti utilizzati per le comunicazioni medianiche: la ouija è una tavoletta rettangolare sulla quale sono incisi numeri,lettere e altri simboli. Tramite l'uso di un puntatore la "presenza" può formare, muovendolo, frasi di senso compiuto.
La planchette è un ouija con in più una matita, per consentire la scrittura automatica.
Il tabellone è un foglio di carta con sopra lettere e i numeri sul quale si appoggia un bicchiere (o si utilizza un pendolo) che muovendosi forma parole una dopo l'altra.
Gli scettici affermano che questi fenomeno sono frutto di suggestione: è lo stesso soggetto a muovere inconsapevolmente l'oggetto tramite quelli che vengono chiamati movimenti muscolari involontari o reazioni ideomotorie [24]
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Per approfondire, vedi la voce Scrittura automatica. |
Secondo gli spiritisti, è il fenomeno secondo cui un medium scrivente, ossia una persona dotata di questo particolare dono, scrive dei testi, guidata da un'intelligenza estranea, o spirito, che prenderebbe il controllo del braccio e della mano.
Gli scettici attribuiscono l'origine delle parole direttamente allo scrivente attraverso i cosiddetti automatismi. Gli automatismi sono particolari comportamenti guidati da associazioni inconsce. [25]
Si tratta dell'insieme di opere artistiche letterarie, musicali, pittoriche, scultoree realizzate dai medium in stato di trance. Secondo i fautori dello S. gli autori delle opere sarebbero in realtà gli spiriti di artisti defunti, i quali si servirebbero del medium in modo meccanico. I medium in genere, al di fuori dello stato di trance, non avrebbero doti artistiche di rilievo.
La tecnica utilizzata è quella usata per ottenere stampi
di paraffina. Durante le sedute dei medium le entità
vennero invitate ad immergere una parte di se nella baccinella e
alla fine del processo tecnico uscirono fuori stampi di dita e di
mani.
Il fenomeno è riproducibile utilizzando un trucco
consistente nell'uso di un guanto di gomma dapprima pieno d'acqua e
poi svuotato in un secondo tempo.
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Per approfondire, vedi la voce Xenoglossia. |
Generalmente, si parla di xenoglossia quando il medium si esprime e/o scrive in una lingua straniera che, in condizioni normali, a detta degli studiosi, non conosce e che neppure i presenti conoscono.
Secondo gli scettici un esame dettagliato di questi casi ha portato a concludere che le persone oggetto dei suoi studi non sembravano conoscere veramente la lingua in questione, ma sembravano piuttosto conoscere un numero limitato di parole di quella lingua e utilizzavano sempre queste per rispondere, in modo stereotipato, alle domande degli studiosi. [26]
Consisterebbe nella formazione concreta di oggetti o di entità provviste di corpo tangibile durante le sedute. Gli studiosi sostengono che dagli orifizi del medium fuoriesca un ectoplasma, cioè una misteriosa sostanza bianca, luminosa e semifluida, proveniente dal pancreas. L'ectoplasma è sensibile alla luce e mostra, affermano gli esperti, una certa intelligenza per i movimenti e per le forme visualizzate. Il fenomeno può durare anche delle ore e può essere fotografato e ripreso con telecamere.
Il Dott. Glen Hamilton nel suo laboratorio e in condizioni che lui afferma essere rigorosamente controllate collocò una batteria di quattordici macchine fotografiche dotate di flash e azionate elettronicamente che fotografavano le apparizioni simultaneamente da tutti gli angoli[27]. Ciascuno degli otto ricercatori affermò con forza e in maniera inequivocabile: "Ho visto ripetutamente persone decedute materializzarsi"[28]
Spostamento della realtà è un'espressione utilizzata dai proponenti dei fenomeni anomali per descrivere ciò che essi pensano essere cambiamenti enigmatici nella realtà fisica, spaziale o temporale. Questo potrebbe includere cambiamenti fisici non responsabili della realtà percepita, l'apparizione o la sparizione non spiegabile di oggetti di qualsiasi dimensione, guarigioni spontanee e forme di sincronicità.
Le cause di queste ipotetiche anomalie sono frequentemente disputate sia dai proponenti che dai denigratori.
Il termine è usato marginalmente. Vi sono pochi casi pubblicati in cui un cambiamento della realtà improvviso è stato considerato oggettivamente reale, e anche quelli sono considerati controversi. In questi casi, termini più popolari sarebbero fenomeni anomali o paranormali.
In molti casi l'esperienza è considerata dagli scettici un'allucinazione soggettiva che ha origine da una distorsione mentale della realtà.
I proponenti degli spostamenti di realtà credono in una realtà dinamica malleabile e soggetta ad alterazioni dinamiche rispetto al suo "stato normale".
Tra coloro i quali sostengono questa ipotesi c'è lo scienziato informatico statunitense Rudy Rucker, che ha attribuito gli spostamenti di realtà ad "una sequenza di universi possibili, simili alle bozze di un romanzo". Nel suo libro La scatola della vita, la conchiglia e l'anima ("The Lifebox, the Seashell")[1] paragona ogni "lenzuolo della realtà" rigorosamente deterministico con una enorme trama di "coinvolgimenti" sincronici le cui cause ed effetti fluttuano avanti ed indietro attraverso il tempo in modo che cambiando qualcosa si cambia tutto attorno ad esso, nel futuro e nel passato.
Similmente, Michael Talbot, che ha scritto su questo argomento in diversi libri tra cui L'universo olografico,[2] ha proposto l'ipotesi che la realtà sia flessibile e capace di una grande scala di alterazioni, così come l'apparizione e la sparizione di intere file di alberi.[3] In particolare ha utilizzato la frase spostamenti nella realtà ("shifts in reality") per descrivere le sue opinioni sugli spostamenti della realtà che considera alterazioni radicali nel mondo, e include nel libro presunti miracoli ed eventi psicocinetici come esempi.
Talbot basa la maggior parte delle sue idee sui lavori del fisico David Bohm e del neurofisiologo Karl Pribram, i quali hanno entrambi proposto teorie olografiche o modelli dell'universo. Talbot ha sostenuto che gli esempi paranormali della realtà "suggeriscono che la realtà, in un senso prettamente reale, è un ologramma, un'idea complessa (construct).[3]
Un esempio personale che Michael Talbot ha condiviso ne L'universo olografico fu l'esperienza in cui lui ed il suo professore furono testimoni del caso di una donna la quale gettò in terra ai loro piedi un ombrello che emise strani e sfrigolanti suoni e si trasformò in un ramo nodoso.[3]
Naturalmente la teoria di Talbot dell'universo proposta come essenza in forma olografica in natura è solo una spiegazione per come tali alterazioni radicali siano possibili. Altri proponenti dell'ipotesi hanno presentato opinioni differenti.
Nel 1993 il sociologo David Erlandson ed un suo collega hanno posto le basi per condurre una ricerca alternativa, con uso di tecniche di indagine naturalistiche, e con menzione del significato del ruolo che gli spostamenti di realtà possono assumere nella ricerca naturalistica.[4] Erlandson mette in evidenza che il ricercatore naturalistico crede che l'instabilità osservata possa essere attribuita non solo ad un errore di misura, ma anche a spostamenti di realtà.
Disambiguazione
– Se stai cercando l'omonimo romanzo di Terry Pratchett, vedi
Stregoneria
(romanzo).
Disambiguazione
– "Stregone" rimanda qui. Se stai cercando altri
significati, vedi Stregone
(disambigua).
Il termine stregoneria, sta ad indicare un insieme di pratiche magiche e rituali, spesso a carattere simbolico; questo termine nel corso dei secoli ha assunto diverse valenze negative o positive a seconda del punto di vista degli autori che hanno trattato l'argomento.
Ad esempio presso le religioni monoteiste le pratiche stregonesche sono state etichettate in maniera spregiativa, considerate distinte dalla religione vera e propria in quanto, sempre dal punto di vista dei monoteismi, collegata a forze occulte che l'officiante (strega) cerca di dominare e di utilizzare per i propri fini.
Invece ad esempio dal punto di vista del neopaganesimo il termine stregoneria è stato rivalutato ed usato per indicare quelle pratiche antichissime (soprattutto rurali), che sopravvissero all'avvento dei monoteismi ed all'estirpazione violenta degli antichi culti pagani e che in seguito vennero perseguitate con forme di violenta intolleranza come la caccia alle streghe.
Inoltre nel vocabolario comune il termine viene spesso usato in senso figurato (soprattutto nei modi di dire) per indicare un'azione o realizzazione che appare prodigiosa, ma di cui si è portati a diffidare, ad esempio "le stregonerie della chimica".
Il termine deriva dal latino strix con cui si indicava un rapace notturno (lo strige o barbagianni) dal verso acuto (da cui il nome), che le leggende popolari accusavano (erroneamente) di succhiare il sangue delle capre. A questo uccello venne associata successivamente la strega una donna che prevedeva il futuro e praticava la magia e che, secondo gli autori cristiani, aveva affari con il diavolo, perciò venne considerata malvagia e le sue pratiche definite come stregoneria.
The Magic Circle (1886) di John William Waterhouse
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La stregoneria può essere considerata una particolare branca della magia. Essa però assume forme e significati diversi a seconda del contesto (storie, miti, favole o leggende) in cui essa è presente.
In senso stretto e soprattutto un tempo, si confondeva la stregoneria con la magia nera, ma il termine viene ormai largamente usato per indicare tutti quegli interventi nella vita di un gruppo umano tendenti a dare il benessere (oppure il male) e a rendere propizie (oppure ostili) le forze naturali, sia per un singolo sia per tutto il gruppo umano.
Il primitivo e negativo significato di stregoneria è stato definito intorno all'Alto Medioevo dalla Chiesa, che considerava coloro che la praticavano (o anche presunti praticanti) esseri malvagi in contatto con Satana. Questo significato, largamente diffuso anche nei secoli successivi, è stato contestato dai movimenti neopagani nel XX e XXI secolo.
La stregoneria legata ai moderni culti neopagani viene infatti interpretata come celebrazione della natura attraverso una nuova esaltazione del culto della Dea Madre (Terra e/o Luna e le varie personificazioni del divino femminile) e del Dio Padre e Figlio (il dio Sole e/o le varie personificazioni del divino maschile), soprattutto attraverso alcuni rituali che implicano l'utilizzo della propria magia per scopi personali, altruistici o quotidiani. In senso stretto essi sono soprattutto una riscoperta e reinterpretazione di antichi culti della fertilità e di tipo sciamanico, accompagnati da pratiche magiche o teurgiche che derivazione spesso dall'esoterismo e dall'occultismo ottocenteschi. In questo caso i praticanti seguono la Stregoneria Tradizionale (un termine vago per indicare una varia serie di molte pratiche) o la Wicca (detta in certi casi anche Stregoneria Moderna).
Anche alcuni aspetti della medicina primitiva, che agiscono a livello psicologico, riguardano la stregoneria nel senso più ampio del termine, per cui si differenziano dalle pratiche empiriche (cioè dai semplici gesti) seguite dalle genti allo stato di natura: esistono specifici individui (sciamani o medici-stregoni) che si occupano di questi particolari aspetti adottando un rituale tipico della stregoneria. Data la loro funzione di dominare le forze occulte, gli officianti devono essere persone adatte e specificatamente preparate allo scopo, spesso con un tirocinio lungo, duro e complicato; la loro funzione, quando è svolta nell'interesse della comunità, viene considerata come un sacerdozio e lo stregone viene punito se non svolge efficacemente i propri doveri; non di rado la professione viene conservata nell'ambito di un solo clan o trasmessa per via ereditaria. Poiché gli spiriti, secondo le credenze popolari, sono entità bizzarre e complesse, la stregoneria deve avvalersi di pratiche magiche e rituali, spesso incomprensibili agli occhi degli altri, che sono accuratamente determinate in funzione degli scopi e degli spiriti interlocutori: si hanno così rituali per ottenere l'aiuto nelle varie attività umane, rituali per tutte le manifestazioni sociali, rituali per le pratiche richieste dai singoli (malattie, viaggi, nascite).
Al contrario della precedente, la stregoneria intesa come magia nera viene praticata al di fuori del gruppo umano e i suoi officianti non hanno funzioni sacerdotali: questi uomini (stregoni, fattucchieri, ...) sono odiati e temuti e non di rado, se oltrepassano certi limiti, vengono messi a morte. Le loro pratiche, spesso dai profani confuse con quelle descritte in precedenza, si avvalgono esclusivamente della magia e del terrore, indotto con mezzi sia psicologici sia materiali (atti di violenza, veleni, ecc.).
A volte i capi di un gruppo umano ricorrono alla stregoneria per motivi esclusivamente politici e in tal caso lo stregone assume le funzioni sia di sacerdote che di consigliere; questo aspetto è frequente in quei gruppi etnici retti da re divini oppure organizzati in chefferies (ovvero insieme di famiglie che dipendono da un medesimo capo tribale).
La stregoneria, intesa come pratica magica, è praticata in tutto il mondo; nel significato etnologico è forma diffusa soprattutto in Africa, sebbene non sia rara in America, in Oceania e in casi circoscritti in Asia.
Nel mondo occidentale, dal 1951 si possono identificare elementi di stregoneria, intesa come culto, nella Wicca ed altri culti neopagani, molto diffusi nei paesi europei ed anglosassoni e meno in Italia. Va sottolineato che nessuno dei due gruppi è in relazione con il satanismo, con le messe nere o con i sacrifici cruenti.
Sul finire del Medioevo il mondo dell'arte cominciò ad interessarsi alla stregoneria in modo crescente, probabilmente in concomitanza con la diffusione di fobie antistregoniche generate dalla battaglia contro le eresie condotta dall'Inquisizione. Stando agli studi approfonditi di Giordano Berti si possono individuare varie correnti iconografiche, distinguibili secondo l'epoca e l'area geografica. Tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento si evidenzia una tipologia mediterranea, ispirata ad opere letterarie classiche, e una tipologia germanica derivante dalla commistione della tradizione biblica e di miti germanici. Tra gli autori di quel tempo spiccano i cicli stregoneschi incisi dai tedeschi Albrecht Durer e Hans Baldung Grien; per il Seicento vanno ricordati, per la consistente serie di opere sul tema, almeno l'italiano Salvator Rosa, i fiamminghi David Teniers il Giovane e Frans Francken II. Un forte impulso alla definizione dell'immagine della strega venne dai manuali ad uso degli inquisitori, grazie ai quali si diffusero le più svariate fantasie sul volo magico, sul Sabba e sui riti negromantici. A partire dal Settecento l'iconografia delle streghe diventò progressivamente meno cruenta, e quelle che prima erano dipinte come seguaci di Satana cominciarono ad essere dipinte come guaritrici di campagna, prosecutrici di antichi riti agresti, più tardi, anche come donne affette da problemi psichici. Un caso a se stante è quello di Francisco Goya, che nelle sue numerose raffigurazioni stregonesche, sia incisioni sia dipinti, volle censurare allo stesso tempo l’ignoranza del popolo e l’ipocrisia dei potenti. Nel primo Novecento la stregoneria diventò allegoria delle forze oscure che si stavano addensando sull'Europa; si vedano ad esempio le opere di Paul Klee e Alfred Kubin. Poi, sul finire del secolo prese vigore un'immagine più positiva, legata alla Pop Art e al Neo-simbolismo, che vedeva la strega come rinnovatrice di antichi culti femminili.
La telepatìa, detta anche trasmissione del pensiero, è la ipotetica capacità di comunicare con la mente, cioè senza l'utilizzo di altri sensi o strumenti.[1][2] Il termine "telepatia" venne introdotto nel 1882 da Frederic William Henry Myers e deriva dal greco τηλε, tèle (lontano) e πάθεια, pàtheia (sentimento). Come la precognizione e la chiaroveggenza, la telepatia fa parte delle cosiddette percezioni extrasensoriali o ESP e più in generale, di quello delle presunte "facoltà paranormali". Rientra nel campo di indagine della parapsicologia.[3]
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Per approfondire, vedi le voci Parapsicologia e Joseph Rhine. |
I primi studi su questa presunta facoltà paranormale furono condotti dalla Società per la Ricerca Psichica di Londra, verso la fine dell'Ottocento.
Il primo laboratorio di parapsicologia fu costituito negli anni 1930 negli Stati Uniti d'America, quando il pioniere della parapsicologia Joseph Rhine della Duke University di Durham (Carolina del Nord) condusse numerosi esperimenti, con l'ausilio ad esempio delle carte Zener, per accertare l'effettiva realtà della telepatia. Un esempio degli esperimenti con le carte è la serie Pearce-Pratt (dal nome rispettivamente del soggetto, lo studente Hubert Pearce, e dello sperimentatore, J. Gaither Pratt). Secondo quanto riportato da Rhine, nell'arco di oltre 300 esperimenti, Pearce avrebbe ottenuto una media di 9,9 successi per prova su 25. In una serie di 4 esperimenti, si ebbero 558 successi su 1.850 prove: l'aspettativa casuale era nettamente inferiore[4]. Martin Gardner rileva che i risultati di Rhine non furono mai duplicati[5]; Rhine più volte riprovò l'esperimento ma non mostrò mai i dati dei fallimenti[6].
Una completa e dettagliata presentazione degli esperimenti di Rhine è contenuta nel libro Extra-Sensory Perception After Sixty Years (a volte abbreviato come ESP-60), pubblicato nel 1940. L'opera fu accolta con interesse e recensita da varie riviste di psicologia, e nell'anno accademico 1940-1941 fu perfino adottata come libro di testo per corsi introduttivi di Psicologia a Harvard[7].
Secondo una concezione filosofica indiana antica e parzialmente rimodernata, la comunicazione telepatica si effettuerebbe attraverso una immensa rete di cui le persone costituirebbero le maglie, rete che comprende l'universo e nella quale il sensitivo è collegato con le altre parti e ogni cosa è collegata con il tutto[8].
Negli anni sono state condotte diverse sperimentazioni volte a dimostrare l'esistenza della telepatia. Se da un lato i parapsicologi affermano che dei risultati sono stati prodotti[9][10] dall'altro la comunità scientifica critica la stessa esistenza di tali risultati che sono da imputare a errori di metodo se non a vere e proprie frodi[11].
Nei primi anni sessanta il parapsicologo Charles T. Tart ricercatore dell'Istituto di Scienza Noetica condusse un esperimento:
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« La persona A viene introdotta in una camera di deprivazione sensoriale e collegata elettricamente in modo da rilevare le onde cerebrali, la resistenza della pelle, il ritmo cardiaco, l'attività muscolare e le variazioni del respiro. La persona B viene introdotta in un'altra camera analoga, viene anch'essa collegata e colpita a intervalli casuali da scosse elettriche. Viene poi chiesto alla persona A di indovinare esattamente quando la persona B riceve la scossa » |
I risultati, stando a quanto riporta Tart, furono i seguenti: le ipotesi coscienti di A "non mostrarono alcuna relazione con gli eventi reali". Invece, i suoi "tracciati presentavano variazioni fisiologiche significative proprio in corrispondenza dell'istante in cui B riceveva la scossa. La conclusione: "Possiamo affermare che l'evento non viene registrato dalla 'mente cosciente' del soggetto, il quale, invece, è evidentemente cosciente dell'evento, a un livello biologico fondamentale. A quanto pare il corpo del soggetto sa di questi avvenimenti dei quali, invece, non è a conoscenza lo strato alto del cervello"[12] e discusso da Joseph Chilton Pearce in Exploring the Crack in the Cosmic Egg).[13]»[14]
Negli anni settanta un altro parapsicologo americano, Charles Honorton, si interessò di telepatia introducendo una nuovo metodo di studi, chiamata tecnicamente Ganzfeld (dal tedesco "campo uniforme"). Negli esperimenti di Honorton un soggetto ("percipiente") veniva isolato sensorialmente applicando ai suoi occhi due mezze palline da ping-pong e alle sue orecchie una cuffia che emetteva un "rumore di fondo". In queste condizioni di deprivazione sensoriale, il soggetto doveva cercare di recepire immagini o informazioni inviate da un'altra persona ("agente") posta in un'altra stanza.
Anche Honorton pensava di aver trovato risultati statisticamente positivi a favore dell'esistenza della telepatia, ma di nuovo le critiche furono numerose. In particolare, lo psicologo scettico Ray Hyman intavolò un serrato dibattito con Honorton, rifiutando le conclusioni di quest'ultimo e la significatività dei risultati.[15][16]
Le critiche di Hyman vertevano sul fatto che i resoconti degli esperimenti non descrivevano protocolli ottimali né i dati erano accompagnati dalle appropriate analisi statistiche. Hyman presentò quindi un'analisi in cui si sosteneva che i risultati positivi degli esperimenti erano da imputare a tre difetti (errata randomizzazione della scelta del target, errore nella randomizzazione delle procedure di giudizio e insufficiente documentazione). Honorton da parte sua sottopose lo studio di Hyman a un esperto di statistica (David Saunders) che affermò che lo studio di Hyman era errato poiché si fondava su pochi casi e che aveva sbagliato nella procedura di analisi[17].
In un comunicato congiunto pubblicato nel 1986, Honorton e Hyman concordarono nell'affermare che i dati complessivi "non possono ragionevolmente essere spiegati dalla pubblicazione selettiva o dalle analisi multiple" e che per potere trarre delle conclusioni gli esperimenti andavano replicati. Nello stesso comunicato, i due proposero standard metodologici più stringenti ai quali i futuri esperimenti si sarebbero dovuti conformare[18].
Nel 1999 Milton e Wiseman hanno pubblicato un articolo che sottolineava la non replicabilità dei risultati di Bem e Honorton[19].
La comunità scientifica ad oggi non ritiene provata l'esistenza della telepatia. Gli scettici da parte loro affermano che gli esperimenti che evidenzierebbero l'apparente esistenza della telepatia sono il risultato di auto-convincimento o di veri e propri imbrogli[20]. Nella comunità parapsicologica invece c'è un largo consenso sulla affermazione che taluni fenomeni telepatici sono esistenti e reali[9][10].
Sia i parapsicologi che gli scettici concordano sul fatto che molte manifestazioni presentate come prove di telepatia altro non sono che frutto di tecniche quali il cold reading.[21][22][23]
Gli scettici aggiungono inoltre che non è stata ancora elaborata una tecnica in grado di dare risultati staticamente significativi. Questa mancanza di riproducibilità del fenomeno spinge a concludere che non esiste prova dell'esistenza di tali poteri telepatici[24], ponendo altresì l'accento su tutti quei casi in cui si sono scoperte falle ed errori negli esperimenti oltre che, più raramente, delle frodi[24].
Disambiguazione
– "Macchina del tempo" rimanda qui. Se stai cercando
altri significati, vedi Macchina
del tempo (disambigua).
Disambiguazione
– Se stai cercando il racconto di Georges
Simenon, vedi Le
lacrime di cera.
Il viaggio nel tempo è l'ipotetico spostamento tra diverse epoche temporali, verso il passato o il futuro. Per "visualizzarlo" si usa comunemente l'analogia dello spostamento su un filo, una linea che rappresenta il tempo nella sua totalità.
Alcune teorie scientifiche ammettono la possibilità del viaggio nel tempo, ma solamente attraverso condizioni estreme impossibili da realizzare con le tecnologie disponibili.
La teoria della relatività ristretta prende in esame il fenomeno della dilatazione del tempo, registrabile soprattutto da osservatori che si spostino a velocità prossime a quella della luce (299 792,458 km/s), fenomeno verificato da numerosi esperimenti e che sembrerebbe lasciare la porta aperta all'ipotesi dello spostamento nel futuro. Tale spostamento, tuttavia, non ha probabilmente nulla in comune con l'idea dei viaggi nel tempo usata nella fantascienza.
Il viaggio nel tempo nella narrativa e nell'immaginario collettivo viene utilizzato come espediente sia verso il futuro sia indietro fino ad un'epoca precedente.
Il concetto di viaggio nel tempo è un'idea che affascina da tempi immemorabili l'umanità ed è presente in svariati miti e tradizioni religiose, che sia mago Merlino a sperimentare delle regressioni temporali, o Maometto in viaggio a Gerusalemme che ascende al Paradiso ritornando prima che un bicchiere spezzato abbia versato il suo contenuto.
Dato il naturale evolvere del presente verso l'immediato futuro, tutti gli esseri viventi viaggiano comunque già di per sé attraverso il tempo, dal concepimento fino alla completa disgregazione dell'organismo.
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Una "macchina del tempo" nell'allestimento del Museo di storia di Valenza.
La macchina del tempo "classica" a cui il cinema e le storie di fantascienza hanno abituato è solitamente rappresentata come un qualche veicolo o apparecchio dalle dimensioni di una piccola stanza. Si entra, si configurano i parametri di viaggio e si aziona il dispositivo: dopo pochi secondi si può uscire e ci si ritrova nell'epoca richiesta.
Qualora ciò fosse possibile, non sarebbe tuttavia sufficiente. Il pianeta Terra infatti occupa, secondo per secondo, una posizione diversa lungo l'orbita intorno al sole. A sua volta, il sole orbita intorno al centro galattico e così via. In conclusione, un viaggio nel tempo così concepito dovrebbe necessariamente essere anche un viaggio nello spazio, altrimenti il crononauta si ritroverebbe sperduto nel vuoto spaziale al momento dell'arrivo.
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Questa voce o sezione sull'argomento fisica è ritenuta da controllare. Motivo: Cito: "La possibilità realmente offerta dalle due grandi teorie relativistiche di Albert Einstein permettono di sperimentare quasi ordinariamente già oggi piccoli viaggi nel tempo" e varie altre affermazioni di questo tipo sono da controllare Partecipa alla discussione e/o correggi la voce. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. |
Nel campo della fisica, l'esperimento ideale del viaggio nel tempo è talvolta usato per esaminare le conseguenze di teorie scientifiche come, per esempio, la relatività speciale, la relatività generale e la meccanica quantistica.
È stato ampiamente comprovato con prove sperimentali che lo scorrere del tempo non esiste come tempo assoluto: infatti, come previsto dalla relatività ristretta, lo scorrere del tempo è differente per osservatori che siano in moto l'uno rispetto all'altro.
Le teorie della relatività einsteiniane sono ad oggi il maggiore strumento utilizzato per poter ipotizzare condizioni realmente possibili di "viaggio nel tempo". Uno dei principi fondanti di tali teorie è la costanza della velocità della luce nel vuoto; tale principio permette già di identificare tre condizioni possibili legate alla possibilità di viaggio nel tempo:
Alle velocità infraluminali, al di sotto della soglia della velocità della luce nel vuoto, esistono corpi dotati di massa, sia a riposo che accelerata, superiore a zero: tali corpi possono muoversi avanti ed indietro nello spazio ma non nel tempo (nel nostro "universo" la direzione del tempo è preordinata e corre dal "passato" al "futuro").
Alla velocità della luce, lo spazio e il tempo si annullano: il fotone, dotato di massa a riposo nulla, può muoversi a questa velocità in quanto virtualmente privo di inerzia. Alla velocità della luce la contrazione del tempo è zero, e la dilatazione dello spazio è infinita. In queste condizioni, è impossibile identificare la posizione del corpo con un insieme di quattro coordinate: la coordinata temporale sarebbe la stessa in qualunque punto venisse a trovarsi, ossia, un orologio alla velocità della luce continuerebbe a segnare lo stesso orario; le tre coordinate spaziali non sarebbero un numero finito. Ciò equivale a dire che il corpo si trova contemporaneamente dappertutto e in un eterno presente. Un corpo dotato di massa superiore a quella del fotone non può raggiungere la velocità della luce, in quanto, come compendio della legge einsteiniana dell'equivalenza tra materia ed energia (E = mc2), tutta l'energia fornita per accelerare il corpo massivo a velocità prossime a quelle luminali viene convertita automaticamente in materia andando, in ultima analisi, a massificare ulteriormente il corpo stesso, accrescendone l'inerzia, il che richiede ulteriore energia per accelerarlo (in pratica si crea un circolo vizioso in cui l'energia non accelera più il corpo ma al contrario ostacola l'accelerazione del corpo stesso incrementandone la massa, in quanto convertita in materia).
A velocità sopraluminali, invece, l'ipotetico corpo dovrebbe possedere soltanto una massa virtuale, sia a riposo sia accelerata. A questa ipotetica particella è stato attribuito il nome di "Tachione". Esso si muoverebbe in uno spazio ancora nullo (in realtà, dovrebbe muoversi in uno spazio negativo, il che non ha senso) e in un tempo "invertito". Praticamente, non sarebbe libero di muoversi nello spazio, e la sua successione temporale andrebbe dal futuro al passato. Nel "mondo sopraluminale", in pratica le conseguenze precederebbero la causa generante; l'effetto precederebbe la causa. Anche il secondo principio della termodinamica verrebbe ad esser invalidato: per esempio, i cocci di vetro si ricomporrebero per generare un bicchiere infranto; oppure un cadavere riprendere vita e ringiovanire fino al momento del concepimento.
A proposito dei tachioni bisogna notare che, a rigore, la teoria einsteiniana non vieta velocità superiori a quella della luce: il raggiungimento di tali velocità è infatti vietato solamente ai corpi aventi massa. Esistono quindi degli oggetti nell'universo per cui tale divieto non è valido.
Inoltre, tutte le formule della teoria della relatività contengono un termine temporale elevato alla seconda potenza, per cui la definizione di un tempo negativo non crea particolari problemi al modello fisico-matematico.
Per quanto riguarda il "mondo infraluminale", si sa, dalla relatività ristretta, che il tempo rallenta in un sistema di riferimento in movimento. In altri termini, più un oggetto si sposta velocemente rispetto a un altro, più il tempo per il primo oggetto passa lentamente se confrontato con il tempo del secondo, spostando in pratica il primo oggetto nel futuro del secondo.
Nella pratica, ponendo un orologio di precisione su di un mezzo ad alta velocità, tipicamente un velivolo o nel sistema GPS, è normale riscontrare una discrepanza tra di esso e il rispettivo orologio di riferimento con cui è stato precedentemente sincronizzato, posto in un sistema in quiete (per esempio sulla pista), dimostrando evidentemente che l'orologio del velivolo, spostandosi ad alta velocità dal suo riferimento, ha viaggiato qualche frazione di secondo indietro rispetto all'orologio posto a terra.
A tale proposito dobbiamo pensare che la "velocità" con cui scorre localmente il tempo in un sistema in quiete è di un secondo al secondo, prendendo come sistema di riferimento lo stesso sistema (in quiete) in cui ci si trova. Nel precedente esempio sul velivolo il tempo scorre a meno di un secondo (tempo locale, sistema del velivolo) al secondo (tempo del sistema di riferimento, in quiete, sulla pista) in quanto sul mezzo in movimento la dimensione temporale è allungata e dunque il suddetto orologio impiega un tempo maggiore per emettere un "tic", ovvero per scandire un secondo; in altre parole c'è un lievissimo ritardo riscontrabile da evidenze strumentali sperimentali (gli orologi in movimento nel velivolo ci diranno che è passato meno rispetto a quanto ci direbbe un orologio in quiete), ma non dalla mente umana. Ciò corrisponde a dire che, viaggiando a elevate velocità, è possibile "risparmiare" qualche secondo.
Per quanto riguarda i viaggi temporali riscontrabili dall'esperienza umana, le teorie einsteiniane della relatività ci dicono che per i corpi dotati di massa essi sono possibili solo per corpi che si spostino a velocità commensurabili con quella della luce nel vuoto oppure per corpi immersi in campi gravitazionali significativi (come in prossimità di un buco nero o di una stella di neutroni); il tempo viene in questi casi enormemente influenzato nel suo scorrere, fino ad arrivare addirittura a fermarsi in taluni casi estremi, come in prossimità dell'orizzonte degli eventi.
Non a caso, i buchi neri, che sono gli oggetti fisici dove sono massime densità di materia e campo gravitazionale, sono associati alla possibilità di creare ponti spazio-temporali (ponti di Einstein-Rosen).
Per capire un po' meglio il concetto di "tempo influenzato dalla gravità" dobbiamo raffigurarci lo spaziotempo (o "cronotopo", mutuando il termine dalla geometria) come un telo perfettamente elastico, ben tirato, increspato in qualche punto da alcuni gravi (un'increspatura è detta "curvatura spaziotemporale").
La gravità è rappresentata dalla deformazione di questo telo (per l'appunto, dalla curvatura spaziotemporale) che si flette, ad esempio, nei dintorni della massa di una stella, proprio come farebbe una palla da biliardo su un telo elastico. Il tempo può essere visto invece come l'inclinazione di questo tessuto, che in prossimità delle infossature si accentua (si dilata e si allunga).
Se le teorie einsteiniane pongono un limite teorico alle velocità, che non possono superare quella della luce nel vuoto, non vi sono limiti teorici all'intensità di un campo gravitazionale e, quindi, alla deformazione dello spazio-tempo. Le speculazioni teoriche sulla creazione di "macchine per il viaggio nel tempo" sono quindi incentrate sull'ipotizzazione di deformazioni spazio-temporali di varia natura (oltre che su alcune soluzioni particolari delle equazioni presenti nelle teorie di Einstein, come ad esempio la Curva spaziotemporale chiusa di tipo tempo). La realizzazione di tali deformazioni, sempre estreme, necessita però di quantità immense di energia, che eccedono di gran lunga persino quelle prodotte nel Sole.
Un esempio di costruzione spazio-temporale in grado di produrre viaggi nel tempo anche "all'indietro" è il Ponte di Einstein-Rosen.
I buchi neri, gli unici corpi presenti in natura tali da creare possibilità concrete di viaggio nel tempo, non sarebbero comunque facilmente sfruttabili in tale veste per vari motivi. Quelli che seguono sono alcuni tra i più intuitivi.
Di buchi neri ne esistono una grande quantità, di dimensioni estremamente variabili, tuttavia è sempre molto difficile collocarsi sul cosiddetto "orizzonte degli eventi" senza ricadere all'interno di esso. In realtà gli effetti gravitazionali del buco nero sono avvertibili anche prima di giungere all'orizzonte stesso, e non è facile quantificare la massa della singolarità centrale da cui dipende l'area coperta dall'orizzonte e il volume del buco nero medesimo. Anche un minimo errore nei calcoli porterebbe un ipotetico sperimentatore a cadere nel buco nero e a non uscirne più.
Come macchina del tempo un buco nero sarebbe limitato, nel senso che potrebbe portare indietro nel tempo uno sperimentatore non oltre il momento della sua formazione.
Se il buco nero fosse di tipo "non rotante" - cosa non determinabile a priori - non vi sarebbe alcuna possibilità di attraversare indenni l'orizzonte degli eventi: il verso preso sarebbe inevitabilmente diretto sulla singolarità centrale e lo sperimentatore risulterebbe ridotto a una stringa monodimensionale per ipercompressione a densità infinita.
Quanto detto prima è applicabile, sia pure parzialmente, anche a un buco nero cosiddetto "rotante". Negli anni sessanta il matematico neozelandese Roy Kerr congetturò che l'impatto sulla singolarità può anche non avvenire se il buco nero è rotante. In tal caso si forma pur sempre una singolarità, ma sotto forma di anello toroidale e non come punto adimensionale (si immagini una ciambella; approssimativamente è questa la forma che assumerebbe la singolarità). In via puramente teorica sarebbe possibile immergersi in un buco nero di tale tipo e passare attraverso l'anello per emergere in un altro luogo e in un altro tempo, probabilmente in un universo parallelo, purché la direzione d'incontro col buco nero rispetti un certo angolo d'incidenza. Questa "soluzione Kerr" fu il primo esempio matematico di macchina del tempo. Negli anni ottanta, comunque, Kip Thorne (uno dei principali esperti al mondo di Teoria della relatività generale), del CalTech, e i suoi colleghi, tentarono di confutare tali conclusioni sostenendo che non erano ammesse realmente dalle equazioni di Einstein, ma giunsero alla conclusione che non esisteva realmente nulla, in tali equazioni, che vietasse il viaggio nel tempo, sempre ammesso che si abbia la tecnologia per manipolare i buchi neri.
Nelle immediate vicinanze del sistema solare non è presente alcun buco nero candidato a possibile "macchina del tempo".
Non esistono allo stato attuale tecnologie capaci di generare buchi neri artificiali in laboratorio.
I fisici Paul Davies, Kurt Gödel, Frank Tipler e John Richard Gott III (vedi Bibliografia) hanno proposto delle metodologie necessariamente ideali (ossia non realizzabili nella pratica - si veda in proposito la sezione Il viaggio nel tempo secondo la fisica attuale) per costruire una macchina del tempo.
Descriveremo brevemente le macchine del tempo di Gödel, di Tipler e di Gott.
La prima è basata sull'ipotesi di un universo chiuso in rotazione, dove muovendosi a velocità prossime a quella della luce si potrebbe raggiungere ogni istante di tempo dell'universo semplicemente viaggiando continuamente sempre in una stessa direzione.
Quella di Tipler è una variante di questa che però si basa sull'esistenza di un corpo materiale e non utilizza dunque l'intero universo come nel precedente esempio: un ipotetico cilindro rotante di massa esorbitante (si parla di miliardi di masse solari), ma di densità inferiore a quella necessaria perché si trasformi in un buco nero, creerebbe un'attrazione gravitazionale tale da far sì che un corpo che si muova intorno ad esso a velocità elevatissime anche se non necessariamente prossime a quella della luce si sposti nel passato o nel futuro, a seconda che si muova nel verso opposto o uguale a quello della rotazione del cilindro[1].
Come per il caso dei buchi neri, questo modello pone però due importanti limitazioni: non si può andare in un passato precedente la creazione del cilindro, e non si può andare in futuro successivo la sua distruzione.
Il modello matematico, inoltre, presuppone un cilindro infinitamente lungo, e non è ancora chiaro se questa condizione sia necessaria per il viaggio nel tempo.
Un altro modello di macchina del tempo è stato proposto da Gott, e si basa sul fatto che la forza di gravità dei corpi massivi influenza lo scorrere del tempo. In breve, il modello prevede di usare Giove per creare una sfera cava, all'interno della quale porre il "crononauta". Da calcoli fatti, il campo gravitazionale della sfera cava (generata dalla massa di Giove fortemente compressa) rallenterebbe il tempo di un numero variabile di volte (massimo quattro) a seconda della densità della sfera, che deve essere sempre inferiore a quella necessaria per la contrazione in un buco nero.[2]
I risultati del 23 settembre 2011 del Cngs (Cern Neutrin to Gran Sasso), hanno rilevato che un fascio di neutrini ha effettivamente superato la velocità della luce, percorrendo i 730 km che separano i due centri in 2,4 millisecondi anticipando di 60 nanosecondi le velocità prevista. Per raggiungere tali velocità è stata necessaria un'energia pari a 3536 GeV. Secondo Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica italiana, se tale notizia fosse vera e la velocità della luce fosse superabile, tale scoperta aprirebbe le porte al viaggio nel tempo. Una delle possibilità ancora da verificare è che il fascio di neutrini viaggi effettivamente nel tempo. Una curvatura spazio-temporale sarebbe infatti sufficiente a generare lo scarto di 60 nanosecondi. Il fascio infatti potrebbe aver raggiunto velocità così prossime alla velocità della luce da consentirgli un piccolo salto in avanti nel tempo, anticipando così il suo arrivo ai rilevatori del Gran Sasso, i quali misurando la velocità con il classico m/s utilizzando la distanza dal CERN al CNGS (approssimativamente 780 Km) e il tempo di percorrenza (2,4 millisecondi) hanno rilevato una velocità superiore a quella della luce, anche se effettivamente i neutrini non l'hanno mai superata.
Riassumendo, i principali mezzi ipotetici capaci di realizzare un viaggio nel tempo sono:
Wormhole, altre deformazioni spazio-temporali di vario genere e di varia origine (passato e futuro)
Velocità prossime alla Velocità della luce (futuro attraverso effetto di dilatazione temporale di Albert Einstein)
Intensi campi gravitazionali (futuro attraverso effetto di dilatazione temporale di Einstein)
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Vari esperimenti realizzati nel corso degli ultimi dieci anni danno l'impressione di un effetto retrogrado, ossia di un viaggio nel tempo verso il passato, ma sono interpretati in modo diverso dalla comunità scientifica. Ecco alcuni esempi: l'esperimento di Marlan Scully (che è ispirato al paradosso EPR e richiede l'utilizzo di fessure di Young) lascia supporre che su scala quantica una particella nel futuro determini il suo passato. Secondo alcuni, questo mette semplicemente in evidenza le difficoltà di qualificare la nozione di tempo all'interno della scala quantica; in ogni caso, quest'esperimento non costituisce una violazione della causalità.
Si è potuto registrare che nell'esperimento del fisico Lijun Wang, l'invio di pacchetti di onde attraverso una lampada al cesio a cX310 ha avuto come conseguenza l'uscita dei pacchetti di onde stessi 62 nanosecondi prima della loro entrata. Alcuni scienziati ritengono però che questo sia semplicemente dovuto ad un effetto d'ultra-rifrazione, e avanzano l'obiezione che questi pacchetti di onde, non essendo oggetti costituiti da particelle ben definite, non possono trasportare né energia né informazione dei futuri eventi, per cui non è possibile confermare in modo esaustivo che arrivino dal futuro.
Infine, il programma "Effetto STL" effettuato dal medico Ronald Mallett ha lo scopo ufficiale di osservare una violazione della causalità mediante il passaggio di un neutrone attraverso un cristallo fotonico che rallenta la luce. Si è potuto constatare che il neutrone riappare nel dispositivo prima di essere disintegrato. La relazione è uscita nel novembre 2006 e beneficia del sostegno di molte università degli Stati Uniti.
Il teletrasporto e il viaggio temporale sono temi collegati, che presuppongono la copertura di enormi distanze nello spazio piuttosto che nel tempo. Le tematiche del viaggio nel tempo e nello spazio vengono a essere in stretta relazione, per almeno due ragioni:
secondo la relatività generale, spazio e tempo sono parte di un continuo a quattro dimensioni;
il paradosso dei gemelli ammette la possibilità teorica di un viaggio nel futuro;
i ponti di Einstein-Rosen sono una costruzione fisica e matematica che ammette la possibilità teorica di un viaggio nel passato e nel futuro. I ponti di Einstein-Rosen descrivono sia un collegamento fra due punti arbitrariamente distanti nello stesso universo, oppure che possono distare arbitrariamente nel tempo. I punti possono appartenere allo stesso universo o a due universi paralleli.
La massa che è oggetto del teletrasporto può comparire nel punto di arrivo in un tempo superiore a quello che impiegherebbe muovendosi alla velocità della luce, rispettando il limite teorico imposto dalla relatività generale. Esiste però una variante del teletrasporto che presuppone di collegare due punti a velocità inferiori a quella della luce, riproducendo l'informazione della massa nel punto di arrivo.
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Per approfondire, vedi la voce Teletrasporto. |
La realizzazione di un viaggio nel passato o nel futuro, oltre ai problemi teorici, presenterebbe notevoli difficoltà tecniche. Secondo le teorie che ammettono la possibilità di un viaggio nel tempo, come quella dei ponti di Einstein-Rosen, sarebbe necessaria una quantità enorme di energia, pari alla potenza elettrica mondiale.
Alla difficoltà di produrre enormi quantità di energia, si aggiungono quella di produrla in tempi brevi di pochi minuti, in un solo sito (il luogo dell'esperimento), e di non disperderla su grandi distanze.
L'alternativa alla produzione in un solo sito è quella di convogliare nel luogo dell'esperimento l'energia prodotta altrove da una moltitudine di centrali, tramite un numero opportuno di accumulatori ad alta capacità collegati in serie. L'energia sarebbe sottratta alla rete di distribuzione, con un apparente blackout elettrico.
Le potenze in gioco sono simili a quelle che
un'esplosione
nucleare produce in pochi minuti. Onda d'urto e radiazioni
di una bomba
atomica, tuttavia, si disperdono a distanza di migliaia di
chilometri e di anni. In base alla formula E=mc^2,
600 grammi di
massa
d'uranio possono
infatti produrre un'energia pari a
Joule, per un tempo
di 10 minuti (assumendo una velocità
della luce pari a 300.000 km/s).
Oltre a un'enorme densità di energia occorre generare una curvatura negativa dello spazio-tempo. La materia e l'energia nell'universo producono solamente una curvatura positiva. In base al principio di indeterminazione di Heisenberg, energia e tempo non possono essere misurate simultaneamente con precisione infinita. È impossibile verificare, per ogni particella di massa presente in una regione a scelta dello spazio-tempo, se tutta l'energia genera una curvatura positiva.
La curvatura positiva dello spazio-tempo è positiva per la maggioranza dei punti, ma può essere trovato qualche punto dove non lo è. Nei punti a curvatura negativa, si è in presenza di un varco spazio-temporale, che può essere tenuto aperto con una fortissima densità di energia.
Un ulteriore modalità di viaggio nel tempo è l'attraversamento di dimensioni esterne allo spazio-tempo. La teoria delle stringhe ipotizza l'esistenza di 16 dimensioni. Le dimensioni aumentano a seconda della lente, della scala di misura con la quale si osserva l'universo. Dodici di queste dimensioni sono in più rispetto a quelle note dello spazio tempo, "arrotolate" e compresse in un piccolissimo raggio di materia, per cui punti diversi dello spazio-tempo potrebbero essere collegati da una di queste dimensioni. Viaggiando attraverso di esse, si otterrebbe una "scorciatoia" per collegare due punti, nello spazio e/o nel tempo, senza superare il limite teorico della velocità della luce.
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Per approfondire, vedi la voce Paradosso del nonno. |
Esistono numerose speculazioni teoriche sui paradossi che potrebbero insorgere quando si ha a che fare con i viaggi nel tempo.
Ad esempio, supponiamo che voi decidiate di utilizzare una macchina del tempo per tornare a fare visita a vostro nonno, nel passato. Il viaggio riesce e vi trovate finalmente a tu per tu con vostro nonno, che però è giovane e non si è ancora sposato con quella che diventerà, in seguito, la vostra nonna. Ebbene, mentre sbalordite il nonno con particolari che solo lui può conoscere della sua famiglia, ecco che egli si distrae e si dimentica dell'appuntamento con una bella ragazza che sarebbe potuta diventare sua moglie. La signorina, indispettita dal comportamento del giovanotto, non lo vuole più vedere. Ed ecco quindi che per colpa vostra il nonno non si sposerà più e di conseguenza voi stessi non sareste più potuti nascere; ma se non foste mai nati, come avreste potuto impedire ai nonni di incontrarsi? Tale paradosso è comunemente definito Paradosso del nonno.
Un esempio di questo problema è rappresentato nei film della serie di fantascienza Ritorno al Futuro: il viaggiatore nel tempo, impedendo ai suoi genitori d'incontrarsi, sarebbe dovuto scomparire dalla realtà in quanto mai nato. Questo tipo di paradosso è detto di "coerenza". Il paradosso è stato ripreso anche in una puntata del cartone animato Futurama, creato da Matt Groening, quando il protagonista, Fry, viaggiando indietro nel tempo, uccide suo nonno, ma continua a vivere in quanto ha messo incinta sua nonna, scoprendo cosi di essere sempre stato il nonno di sé stesso.
Una situazione d'incoerenza analoga a quella del Paradosso del nonno si verificherebbe qualora l'ipotetico viaggiatore nel tempo incontrasse sé stesso in un momento in cui aveva un'età minore uccidendolo.
Un'altra variante di paradosso è quella proposta dal filosofo Michael Dummett.
Un critico d'arte torna nel passato per conoscere quello che diventerà il più famoso pittore del futuro. Ebbene, questo pittore quando incontra il critico dipinge quadri in verità molto mediocri, ben lontani dai capolavori che il futuro potrebbe conoscere. Ed ecco quindi che il critico d'arte gli mostra delle stampe dei futuri capolavori. Il pittore ne è talmente entusiasta che glieli sottrae e li va a ricopiare. Nel frattempo, il critico d'arte si deve reimbarcare nella macchina del tempo per tornare alla sua epoca e lascia quindi le copie nel passato.
La domanda è questa: considerando l'intera vicenda globalmente, da dove arriva, in definitiva, la conoscenza necessaria a creare i capolavori? Dal pittore o dal critico d'arte?
Nella fantascienza questo problema viene ad esempio ripreso nel film Terminator con i suoi seguiti: il microchip che sta alla base tecnica degli androidi che vengono sviluppati è copiato da un androide che ha viaggiato nel tempo. Il medesimo problema viene riproposto nel racconto La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn.
Questo tipo di paradosso viene affrontato marginalmente nella trilogia di Ritorno al futuro: quando Marty (Michael J. Fox) alla fine del primo film suona la canzone Johnny B. Goode, un membro della band che assiste alla sua esibizione fa sentire la canzone al parente Chuck Berry. In molte altre occasioni sebbene i personaggi nel passato vengano messi al corrente di fatti importanti della loro vita, nel loro futuro sembrano non saperne niente.
Lo stesso tipo di paradosso appare nel film Rotta verso la Terra della saga di Star Trek: l'equipaggio dell'Enterprise viaggia indietro nel tempo, fino alla San Francisco del 1986, e Scotty fornisce la formula dell'alluminio trasparente alla ditta che ne risulterà l'inventrice, creando così un paradosso di conoscenza.
Un altro esempio di paradosso di conoscenza presente in Star Trek lo si trova infine nel film omonimo del 2009: Spock, tornato indietro nel tempo, rivelerà la formula per trasportare oggetti su navi che viaggiano in curvatura.
Un altro paradosso è questo: supponiamo, di nuovo, che il viaggio nel tempo sia possibile e che un oggetto qualsiasi torni indietro nel tempo. Limitiamo l'infinita gamma di momenti passati in cui potrebbe tornare, a quelli in cui l'oggetto già esisteva. Dal punto di vista dell'universo al momento di arrivo nel passato, la massa costituente l'oggetto comparirebbe praticamente dal nulla; la "copia ridondante" sarebbe dunque priva di passato. Ciò sembra inconcepibile in quanto violerebbe molte delle leggi fisiche (oltre che logiche) esistenti.
Bisogna tuttavia osservare che, se un corpo viaggia nel tempo, viene meno una quantità di massa e energia nel punto di partenza che però ricompare nel punto di arrivo. La massa non viene creata, c'è una trasformazione dello spazio-tempo in cui si trova, un cambio di coordinate. La conservazione della massa e la conservazione dell'energia sono rispettate se sono estese da tre a quattro dimensioni, includendo quella temporale: non sono rispettate nelle tre dimensioni dello spazio di arrivo dove una massa, sembra comparire dal nulla, mentre lo sono nello spazio-tempo di partenza e di arrivo.
Un esempio di questo problema è rappresentato dal film della serie di fantascienza Ritorno al Futuro Parte II: il 12 novembre 1955 si trovano contemporaneamente tre macchine del tempo: la DeLorean al plutonio che riporta Marty nel 1985, la DeLorean volante guidata da Doc che, colpita da un fulmine, lo porta nel 1885, durante il vecchio West, la DeLorean danneggiata che Doc del 1985 (intrappolato nel 1885) ha lasciato nel vecchio cimitero abbandonato dei pistoleri, la quale apparirà solo dopo che la DeLorean volante verrà colpita ed infine la DeLorean volante guidata dal Biff del futuro che è tornato indietro nel tempo per dare al "se stesso" del 1955 un almanacco.
Il paradosso fisico si fa ancora più intricato se coinvolge persone. In Ritorno al Futuro, Marty, nel tentativo di salvare Doc, anticipa il momento del suo rientro nel futuro. Riesce quindi a vedere sé stesso salire sulla DeLorean e dare inizio al ciclo di eventi che egli conclude col suo ritorno. Se, per assurdo, il Marty ritornato al futuro avesse impedito la partenza del Marty del presente, l'intera linea temporale non sarebbe mai esistita: il Marty del presente avrebbe assistito alla sparizione del suo doppio proveniente dal passato e tutte le varianti nella vita della famiglia McFly sarebbero state annullate.
A proposito di varianti nella vita dei McFly, esse sono una sorpresa per Marty. In effetti, se un individuo tornasse indietro nel tempo e cambiasse la linea temporale per produrre significative variazioni nella propria vita, tornando nel futuro avrebbe comunque coscienza e memoria della sua vita originaria e non di quella alternativa provocata dalle variazioni. È quindi singolare che Marty abbia una stanza identica a quella originaria e non si accorga subito che molto è cambiato per la sua famiglia.
Un altro paradosso offerto dal film è relativo al viaggio nel futuro. Supponiamo che un uomo voglia vedere se stesso nel futuro, e allora entra nella macchina del tempo e parte. Dal punto di vista dell'universo la linea degli eventi continua senza di lui e se ammettiamo che nel futuro l'uomo ritorni sulla stessa linea egli non potrà mai rivedere se stesso, in quanto lui è sparito tempo prima nella macchina del tempo.
Nel film L'uomo che visse nel futuro di George Pal è chiaramente espresso questo concetto: George, il viaggiatore del tempo, tornato per un breve momento nella sua vecchia casa, alcune decine di anni dopo la sua partenza, incontra James, il figlio del suo vecchio amico Filby, che racconta con un velo di tristezza, dell'amico del padre, partito tanti anni prima e mai più tornato. Quindi, anche qui, la linea degli eventi è continuata senza il viaggiatore del tempo, del quale se ne ha solo più il ricordo.
In Timecop - Indagine dal futuro il paradosso è risolto con l'assunto che la stessa materia non può occupare nello stesso tempo lo stesso spazio: il contatto tra due doppi ne provoca il reciproco annichilimento.
Altro argomento interessante sul viaggio nel tempo è dato dalla serie di videogame Assassins's Creed. L'idea è legato alla genetica. Viaggiare nel tempo con una macchina che sposti fisicamente persone crea una serie di già elencati paradossi. Il protagonista di Assassin's Creed, Desmond, viaggia ai tempi dei suoi antenati attraverso la lettura del suo DNA. Fisicamente il pianeta Terra non conserva gli avvenimenti del proprio passato piuttosto siamo noi che registriamo e cataloghiamo gli avvenimenti della nostra storia; attraverso la riproduzione il nostro codice genetico viene tramandato e sviluppato quindi può essere la banca dati non solo del nostro corpo ma anche dei nostri predecessori.
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Per approfondire, vedi la voce Congettura di protezione cronologica. |
Alcuni scienziati come i celebri Stephen Hawking e Roger Penrose ritengono che, qualora tentassimo in qualche modo di fare qualcosa in grado di mutare significativamente il passato, ad impedirlo interverrebbe una sorta di "censura cosmica".
Nell'esempio sopra esposto del "Paradosso del nonno", la nostra voce potrebbe, secondo qualche meccanismo fisico ancora ignoto, affievolirsi o essere proprio il motivo per cui la conversazione tra il potenziale (a questo punto) nonno e il nipote potrebbe finire esattamente nel momento giusto, cosicché il nonno potrebbe essere puntuale all'appuntamento con la ragazza e tutto andrebbe al meglio.
Un esempio di questo problema è rappresentato dal film di fantascienza L'esercito delle 12 scimmie: nonostante i viaggi a ritroso nel tempo non era possibile modificare il presente in quanto tutto ciò che faceva il viaggiatore era già accaduto e documentato nella storia. Egli poteva soltanto raccogliere informazioni nel passato per modificare il futuro agendo dal presente da cui proviene. Domande che sorgono partendo dalla censura cosmica sono: che ne sarebbe del libero arbitrio? E poi in che modo questa censura agirebbe? Come farebbe l'universo ad "accorgersi" che qualcosa non va e che c'è il rischio che un piccolo crono-vandalo provochi seri guai alla storia futura? E funzionerebbe con azioni drastiche come l'assassinio del nonno prima del suo matrimonio, o in maniera ancora più surreale, uccidendo sé stessi prima della partenza nel tempo? L'argomento è ulteriormente trattato nella serie televisiva Lost. In essa i personaggi riescono a tornare indietro nel tempo, e Jack, uno di essi, cerca di cambiare il futuro detonando una bomba a idrogeno. Non ci è dato di sapere se riesce a cambiare lo scorrere degli eventi. È assumibile però che lui sia già parte integrante del passato, considerato che altri personaggi hanno tentato di cambiare il passato ma hanno constatato che il fatto di tornare nel passato era già contemplato nel passato. Questo, comunque, comporta un gravoso paradosso che è riassumibile nella domanda: "qual è stato il primo Jack che ha deciso di tornare nel passato?" Infatti, dato che nel suo passato il suo io-futuro è già presente, non si riesce a discriminare il primo Jack che decide di cambiare lo scorrere degli eventi.
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Per approfondire, vedi la voce Dimensione parallela. |
Per evitare la bizzarra "censura cosmica" si può utilizzare una teoria quantistica nota come "teoria a molti mondi" che fu proposta nel 1956 da Hugh Everett III.
Questa teoria ci dice che ci sono tante copie del nostro mondo quante sono le possibili variazioni quantistiche delle particelle che lo compongono. Ne risulterebbe dunque un numero altissimo di mondi (o dimensioni) paralleli.
Per chiarirci le idee pensiamo ad un elettrone che ruota intorno ad un protone nell'atomo di idrogeno. Tale elettrone - secondo la meccanica quantistica - non ha un valore dell'energia ben determinato, ma si può solo dire che quella energia sarà contenuta in un certo set di valori con una certa distribuzione di probabilità: l'impredicibilità della natura a livello quantistico è una caratteristica intrinseca.
Ebbene, secondo la teoria a molti mondi, per ogni livello di energia dell'elettrone esiste un differente universo; lo stesso per tutte le altre particelle. Quindi, nelle variazioni più evidenti, ci saranno mondi in cui il nonno si sposa con la nostra nonna e mondi in cui questo fatto non avviene più.
Tornando al nostro ipotetico viaggio nel tempo, qualora facessimo perdere l'appuntamento al nonno approderemmo in un mondo variante in cui "noi" non siamo mai nati, e quindi non si genererà alcun paradosso temporale grossolano.
Ovviamente in questo caso ci si sposterà nelle dimensioni parallele e non nel tempo, e comunque rimane da spiegare quale sia il principio (e quali le forze) di carattere generale che ci permettano di scegliere l'universo "giusto"; in questo caso, però, sia il libero arbitrio che il principio di causalità sono salvi, anche se le varianti possibili sarebbero potenzialmente infinite.
Questo problema nella fantascienza è trattato nel libro La fine dell'eternità di Isaac Asimov; nelle serie televisive I viaggiatori (Sliders) e Star Trek; nella serie di Matt Groening Futurama; nei manga La malinconia di Haruhi Suzumiya e Dragon Ball Z e nell'anime Steins;Gate.
Solo per fare qualche esempio: il viaggiatore visita mondi possibili, anche coevi del presente, ma sempre con variabili parallele rispetto alla realtà, e spesso il malcapitato non riesce a ritornare al suo universo di partenza tra tutte le infinite possibilità. Particolarmente inerente all'episodio 11, Universi paralleli (Parallels), della settima stagione di Star Trek - The Next Generation, dove Worf passa di continuo da una linea temporale all'altra, finché lo spazio non si riempie di Enterprise appartenenti alle molteplici varianti quantiche temporali.
Il viaggio nel tempo è un tema tipico della fantascienza, tanto che alcuni lo considerano un vero e proprio sottogenere.
Ai giorni nostri, un meccanismo narrativo spesso utilizzato nella fantascienza e in molti film o serie televisive è quello di portare un personaggio in un particolare tempo a cui non appartiene, ed esplorare le possibili ramificazioni dell'interazione del personaggio con le persone e la tecnologia dell'epoca (una derivazione del campagnolo che va nella grande città, o viceversa). Questo espediente narrativo si è evoluto per esplorare le idee di cambiamento e le reazioni ad esso, ed anche per esplorare le idee di universi paralleli o ucronia dove alcuni piccoli eventi avvengono, o non avvengono, ma causano massicci cambiamenti nel futuro (a causa dell'effetto farfalla).
Tra le macchine del tempo più famose della fantascienza vi sono l'auto sportiva DeLorean della trilogia cinematografica di Ritorno al futuro e il TARDIS della longeva serie televisiva britannica Doctor Who ma anzitutto, come dice il titolo, La macchina del tempo del romanzo di H. G. Wells del 1895.
Il concetto di viaggio nel tempo applicato alla letteratura ed alla sceneggiatura consente di sviluppare trame particolarmente elaborate ed avvincenti, con elementi ricorsivi, possibilità di analizzare evoluzioni parallele di un evento, colpi di scena estremi, come la riapparizione di personaggi scomparsi.
Il viaggio avviene, a volte nel tempo a volte anche nello spazio, per mezzo di:
Captare le onde sonore e visive lasciate tramite visori cronologici (cronovisore)
Rotazione ad elevata velocità
Apposite macchine del tempo
Wormhole, detto anche cunicolo spaziotemporale o tunnel spaziale
Passaggio nel campo gravitazionale di corpi celesti
Eventi non meglio precisati legati a fenomeni associati ad energia (fulmini ecc.)
In genere i personaggi viaggiano deliberatamente nel tempo, altrimenti possono essere trasferiti inconsapevolmente, creando situazioni di crisi da risolvere. In altre opere si ha il contatto con l'altra epoca/luogo, unidirezionale o bidirezionale, senza spostamento fisico dei protagonisti.
Con il termine viaggiatori extratemporali, sopratemporali oppure extratopici ci si riferisce alla presenza ipotetica o immaginaria di persone, oggetti o fatti "al di fuori della storia", ovvero apparentemente estranei alla dimensione temporale o spaziale alla quale la storiografia o la scienza comunemente li ascrive.
Un esempio - in questo caso una congettura del tutto immaginaria - potrebbe essere costituito dal resoconto di un colloquio tra Napoleone e un faraone dell'antico Egitto.
Molti oggetti archeologici o anche personaggi storici sono stati descritti da autori di romanzi di fantascienza o in opere di fantarcheologia come extratemporali ed hanno anche ispirato vari tipi di teorie. In ogni caso sia le opere letterarie sia le teorie descritte qui di seguito non sono mai state dimostrate e sono quindi da considerarsi a seconda dei casi letteratura fantastica o pseudoscienza.
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Per approfondire, vedi la voce OOPArt. |
Il termine "extratemporali" può essere usato anche per indicare quegli oggetti o meccanismi reali oppure ipotetici, che a rigore di logica non potrebbero trovarsi in un dato luogo in una certa data storica, perché o anticipano la storia dello sviluppo e diffusione della tecnologia per come è conosciuta, o perché addirittura sono del tutto inspiegabili con le attuali conoscenze scientifiche, oppure perché superano le più elevate capacità tecnologiche note o ragionevolmente ipotizzabili nei tempi antichi.
Questi vengono definiti "oggetti fuori dal loro tempo" (in inglese Out of Place Artifacts, abbreviato in OOPArt) e vengono interpretati da alcuni come oggetti extratemporali in quanto si troverebbero in un contesto non manipolabile, "congelato nel tempo". Come esempi vengono riportati alcuni relitti sottomarini, oggetti apparentemente moderni trovati in stratificazioni geologiche antiche.
Alcuni di questi oggetti, ad esempio l'antichissima Colonna di ferro inossidabile presente a Qutb in India, potrebbero essere semplicemente delle leghe metalliche ottenute casualmente per la presenza di vene metallifere con le proprietà giuste oppure per la verniciatura con una sostanza che ha conservato la superficie del metallo. Altri sono il risultato di tecnologie avanzate ma non impossibili, ad esempio gli ingranaggi in bronzo della macchina di Anticitera.
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Per approfondire, vedi la voce Archeologia misteriosa. |
Nel campo dell'archeologia misteriosa (detta anche fantarcheologia) si è spesso immaginata la presenza sulla Terra di civiltà preistoriche molto evolute per i loro tempi, tanto da essere considerate per questo al di fuori del loro tempo. Uno degli esempi più noti è la leggendaria civiltà di Atlantide.
Le poche ed "enigmatiche" tracce lasciate da queste civilizzazioni sarebbero dovute alla loro distruzione per immani cataclismi, le cui cause vengono variamente indicate: grandi tsunami causati dall'impatto di un asteroide o dal crollo di vulcani sottomarini (come quello storicamente noto che distrusse l'isola di Santorini e la civiltà minoica), e secondo alcuni autori addirittura le distruzioni causate da veri e propri conflitti nucleari.
Vengono inoltre considerati extratemporali le conoscenze che si presumono possedute da alcune popolazioni storicamente esistite, di tipo geografico, storico, tecnologico e scientifico, oppure alcune caratteristiche dei resti che questi hanno lasciato: oggetti e loro lavorazioni, edifici oppure loro particolarità architettoniche e/o ingegneristiche, resti umani con evidenti alterazioni chirurgiche o danni ossei particolari, ecc.
Esempi di presunti oggetti extratemporali, sarebbero l'uomo di Palenque (raffigurazione su una tomba maya che viene immaginosamente interpretata come un uomo alla guida di un'astronave), la Sfinge di Giza (che secondo la fantarcheologia sarebbe più antica della datazione archeologica, a causa del suo orientamento astronomico, considerato allineato con la posizione che la costellazione del Leone aveva 10.000 anni fa), la "Puerta del Sol" della civiltà Tiahuanaco (che anch'essa avrebbe un orientamento astronomico indicante una datazione più antica di quella archeologica).
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Per approfondire, vedi la voce Ufologia. |
Alcuni avvistamenti di UFO (oggetti volanti non identificati) sono stati a volte immaginati come prova di viaggi temporali e/o spaziali da parte di civiltà aliene, i cui esploratori avrebbero visitato la Terra in passate epoche storiche, anche remote.
Presenze di UFO nel passato, precedenti ai primi avvistamenti documentati e all'invenzione del volo, secondo i sostenitori dell'ufologia sarebbero testimoniate da dipinti di varie epoche. Si tratta spesso di piccoli particolari sullo sfondo del dipinto, a volte semplici macchie dovute allo stato di conservazione, o di raffigurazioni simboliche della presenza divina, che vengono invece interpretate come oggetti volanti non identificati. Dagli ufologi è talvolta usato il termine clipeologia per indicare lo specifico studio degli UFO del passato.
Il termine extratemporale può riferirsi anche a personaggi dei quali si conosce perfettamente luogo e data di nascita, ma che si immagina dimostrino la conoscenza di fatti o di tecnologie ritenute improbabili per il loro tempo.
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Per approfondire, vedi la voce Papa Silvestro II. |
La trasmissione televisiva Voyager ha presentato papa Silvestro II (Gerbert d'Aurillac, nato intorno al 940-950 e morto il 12 maggio 1003) come un "mago", quasi un "viaggiatore nel tempo". Fu il papa che celebrò l'ultima messa dell'anno 999, che secondo le profezie millenaristiche doveva precedere la fine del mondo.
In realtà si trattava semplicemente di un uomo di grande cultura, che era stato precettore dell'imperatore Ottone III. Introdusse la scienza araba in Europa: dall'aritmetica basata sui numeri interi indo-arabici, all'astrologia e all'astronomia. Avendo appreso in Spagna il sistema arabo dei digiti non-zero, poteva effettuare a mente dei calcoli che erano estremamente difficili per quelli che ancora ragionavano in termini di numeri romani. Nella città di Reims, in Francia, costruì un organo idraulico che eccelleva su tutti gli strumenti precedentemente noti.
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Per approfondire, vedi la voce Mormoni. |
Un'intera religione, quella dei Mormoni, si basa sul racconto di un fatto extratemporale, vale a dire la presenza di Gesù Cristo tra i nativi americani del Nordamerica nel IV secolo.
Secondo i Mormoni, la storia di quell'evento extratemporale sarebbe narrata in una serie di piastre d'oro consegnate nel 1823 dall'angelo Moroni al profeta Joseph Smith; il testo di tali piastre (mai mostrate in pubblico) costituisce quello che è noto come il Libro di Mormon. Secondo gli scettici, in questo caso si rasenterebbe il concetto di leggenda.
Nel libro di Michael Drosnin Codice Genesi conto alla rovescia (pubblicato nel 2003 da Rizzoli), riprendendo alcuni lavori di studiosi ebraici (Doron Witztum, Eliyahu Rips e Yoav Rosenberg), si immagina che l'intero Pentateuco (la Tanach ebraica), contenga un codice criptato. Il codice potrebbe essere decrittato con un sistema ad estrazione saltatoria, a chiave numerica variabile (ma costante per "sessione") e con possibilità di incrocio e verifica col testo in chiaro.
Il testo sarebbe stato portato da viaggiatori (terrestri o extraterrestri) provenienti dal futuro e l'astronave e/o capsula del tempo, sarebbe tuttora conservata in un' "arca di acciaio", sotto profondissimi ed insondabili strati di sale, a Mazra nella penisola salina di Lisan (satellite
) (la lingua), sul Mar Morto, in Giordania vicino al confine con Israele. Nel libro si descrive anche un immaginario "futuro ramificato", con cinque opzioni, e che certi eventi si possano rimandare, ma non per sempre.
In risposta alle numerose critiche sul metodo utilizzato, Michael Drosnin lanciò una sfida: "When my critics find a message about the assassination of a prime minister encrypted in Moby Dick, I'll believe them" ("Quando i miei critici troveranno un messaggio sull'assassinio di un primo ministro criptato in Moby Dick, io crederò loro"). La sfida fu raccolta e con lo stesso metodo utilizzato da Drosin furono trovati riferimenti in Moby Dick alle morti di Indira Gandhi, Leon Trotsky, Martin Luther King, John F. Kennedy, Abraham Lincoln, Yitzhak Rabin ed altri.
Nonostante la dimostrazione dell'inattendibilità del metodo, ci si occupa ancora delle presunte profezie contenute nel testo criptato. Per il 2006, (anno ebraico 5766) il codice decrittato prevedeva una "catastrofe nucleare". La previsione incrocia nel testo in chiaro la frase di Mosè che afferma "la sventura vi colpirà alla Fine dei giorni". Questa è stata messa in relazione da alcuni con la ripresa dell'arricchimento dell'uranio da parte dell'Iran di Mahmud Ahmadinejad e le paure per le possibili reazioni di Israele ed USA.
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Per approfondire, vedi la voce Vaticinia di Nostradamus. |
Il manoscritto Vaticinia Michaelis Nostredami de Futuri Christi Vicarii ad Cesarem Filium è un codice illustrato del XVII secolo, scoperto nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che secondo alcuni studiosi di Nostradamus preannuncerebbe i papi del futuro ed altri eventi ad essi connessi, come la rivoluzione francese. Su questo argomento l'autore Ottavio Cesare Ramotti ha scritto una elaborata interpretazione pubblicata in un libro distribuito negli USA.
Un disegno del codice sarebbe interpretabile da alcuni come una raffigurazione della reale natura astronomica della Via Lattea, ovvero una galassia a spirale con due grandi braccia contenenti stelle e gas interstellare. Tale conoscenza mancava all'epoca della redazione del codice (le galassie a spirale, modello per la comprensione della nostra, come la galassia di Andromeda vennero accuratamente osservate con i telescopi riflettori soltanto dopo gli anni venti).
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Oggetti per il rito Vodou, Port-au-Prince, Haiti.
Cerimonia Vodou, Jacmel, Haiti.
Il Vudù
[1],
è una religione
afroamericana
dai caratteri
sincretici e fortemente esoterici.
La
si ritiene generalmente come una delle religioni più antiche
al mondo, sempre se si vuole considerare la forma moderna —
nata tra il 1600 e
il 1700 pressoché
contemporaneamente in America
latina e in Africa
occidentale — come una continuazione diretta della forma
originale. La religione vuduista attuale combina infatti elementi
ancestrali estrapolati dall'animismo
tradizionale africano che veniva praticato nel Benin
prima del colonialismo,
con concetti tratti dal Cattolicesimo.
Oggi il Vudù è praticato da circa sessanta milioni di
persone in tutto il mondo, ed ha recentemente acquisito il
privilegio di essere riconosciuto come religione ufficiale in Benin
— dove è fiorentemente organizzato in una Chiesa
alla quale aderisce l'ottanta percento della popolazione — e
ad Haiti dove è
praticato da gran parte della popolazione, contemporaneamente alla
religione cattolica. Il Vudù ha attraversato tre secoli di
persecuzioni e mistificazioni; è stato fortemente screditato
e sono state diffuse — probabilmente anche consciamente —
molte illazioni e disinformazioni che ne hanno portato una generale
visione decisamente distorta. Al contrario di come comunemente si
ritiene, il Vudù è una religione a tutti gli effetti,
non un fenomeno legato alla magia
nera, ed è dotato di un profondo corpus di dottrine
morali e sociali,
oltre che di una complessa teologia.
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Il moderno Vudù è la derivazione di una delle religioni più antiche del mondo, presente in Africa sin dai primordi della civiltà umana. Diffusa in varie aree del Continente Nero già da prima delle colonizzazioni europee, la profonda saggezza filosofica del Vudù si è poi diffusa nelle Americhe, in conseguenza alla deportazione degli schiavi neri nelle nuove colonie, dove venivano sfruttati per il lavoro forzato. Risale proprio a questo periodo — tra il XVII e il XVIII secolo — la codifica del Vudù così come lo si può conoscere al giorno d'oggi: nato dalla sintesi delle varie espressioni spirituali africane e di alcuni elementi cattolici.
Il Vudù rappresentò per gli schiavi africani uno spiraglio di luce nella miseria della schiavitù[2]; una fede comune che poteva farli sentire parte di una cultura valorizzata, nonché parte di una comunità. Tuttavia il Vudù dovette affrontare una dura lotta contro l'oppressione esercitata dal Cattolicesimo: la Chiesa cattolica combatté strenuamente contro l'espressione religiosa africana, additandola come un insieme di superstizioni e magia nera. Il Vudù venne — a partire dal 1800 circa — presentato al mondo sotto una luce negativa. Con le deportazioni nelle Americhe, il Vudù iniziò a diffondersi nelle isole caraibiche, e successivamente in tutta l'America centrale. Col tempo la religione vuduistica si ibridò con quella Cattolica, che di fatto presentava numerose similitudini, quali la presenza di un Dio supremo e di numerosi intermediari ; ebbero origine quindi religioni sincretiche afroamericane, quali la Santeria e il Candomblé. L'avversione per questo culto proseguì attraverso i tre secoli che separano la nascita del Vudù moderno e l'epoca attuale, con un apogeo da parte dei cattolici riscontrato negli anni cinquanta, e una prosecuzione sino ai tempi correnti per quanto riguarda l'avversione dei protestanti.
Le repressioni resero però il Vudù più forte, capace di attrarre un numero sempre maggiore di adepti, proprio grazie a quell'alone di proibito e misterioso che la sua condanna aveva originato. In tempi moderni il Vudù sta godendo di una discreta diffusione negli Stati Uniti e nell'America meridionale: ad Haiti il riconoscimento ufficiale della religione vuduista — praticata da quasi tutta la popolazione, parallelamente al Cristianesimo — risale al 2003. In Africa occidentale è in corso un revivalismo: in Benin è riconosciuto in qualità di religione ufficiale dal 1996 ed è praticato dai quattro quinti della popolazione; viene inoltre amministrato da una Chiesa organizzata e viene insegnato nelle scuole. Numerose comunità sono infine presenti in Ghana e in Togo.
La teologia vuduista si presenta come estremamente complessa e ricca, molto simile a quella delle altre grandi religioni mistiche del mondo. Il Vudù concepisce infatti la molteplicità dell'universo come una realtà illusoria, intendendo il cosmo come un "tutt'uno". Le tante cose che costituiscono il mondo non sono slegate e distinte tra loro, la differenziazione è infatti il velo di Maia (dalla religione induista) che copre quella che è la realtà, ovvero il fatto che tutto ciò che esiste è parte e manifestazione di un'entità ancestrale, ineffabile ed eterna, ovvero Dio — che nella tradizione africana è indicato con nomi quali Mawu, Olorun o Gran Met (dal francese Grand Maître, ovvero "Grande Maestro"), e viene anche designato spesso con il nome Bondyè, mutuato dal francese Bon Dieu (letteralmente "Buon Dio"), in utilizzo da quando il Vudù si ibridò col Cristianesimo.
La Divinità suprema è concepita dalla religione vuduista come un principio primordiale che crea l'universo attraverso un processo di manifestazione, di espressione dello spirito divino, un processo che dà ordine, vita e moto alla materia. Dio è il creatore, il motore, la fonte mistica di tutta l'esistenza, è l'essenza che nutre la materia dell'universo, nonché la potenza che dà forma alla sostanza. Quest'ultima, infatti, senza la forma conferitale da Dio, non sarebbe altro che caos.
La teologia vuduista concepisce Dio come un ente inarrivabile, inconoscibile, il quale tuttavia si può rendere accessibile alla mentalità umana manifestandosi nell'universo infinito che è sua emanazione. Lo stesso termine dal quale la religione trae il nome, ovvero vodun o vodu, sta ad indicare lo spirito misterioso che permea e fertilizza la materia cosmica, attivandola e donandole la vita. Nelle lingue africane tale termine significa letteralmente "segno del profondo" ed è generalmente utilizzato in alternativa a Obatala o Yevhè, un altro termine quest'ultimo dal significato misterioso, vale a dire "potenza astuta della buca".
Queste espressioni sintetizzano la natura dello spirito divino manifesto nel mondo, perché il vodun è occulto, nascosto nella terra e nel cosmo che permea e di cui è l'essenza. Il vodun ha una duplice natura: da una parte è spirituale, dall'altra è materiale, ma si tratta di una distinzione pratica, dato che nel Vudù, materia e spirito, sono considerati come la medesima realtà, dato che la materia non è altro che una forma condensata dello spirito cosmico. Il vodun è la forza segreta che presenzia in tutte le cose e che si manifesta all'uomo attraverso i profondi rituali, ricchi di simbolismi esoterici e di enfasi estatica. Tali riti permettono all'essere umano di oltrepassare il velo di Maia, di entrare in contatto diretto con la Divinità, contemplandola ed intravedendone il mistero.
Nella religione vuduista, il serpente è considerato una rappresentazione ideale e sacrale del vodun. Come il serpente costrittore si avviluppa attorno alle sue prede, così Dio avviluppa il suo spirito attorno al cosmo ed adempie perennemente al processo mistico della creazione — o forse sarebbe meglio dire della manifestazione molteplice.
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« Il Serpente sotto i cui auspici si riuniscono tutti coloro che condividono la fede. » |
Le spire del serpente rappresentano la forza mistica attraverso la quale la Divinità esprime la propria luce, emanando l'universo che permea e nutre in eterno con il suo spirito, il vodun. L'anima che compone tutte le cose tesse tra queste un inscindibile legame: lo spirito di una pietra è identico all'anima di un albero, l'anima di un albero è identica allo spirito di un animale, lo spirito di un animale è parte della stessa anima universale che possiede anche l'essere umano. Ogni cosa, sia essa animata o inanimata, è parte di Dio ed è parte dell'eterno ciclo della creazione.
Stando a tutto questo, il Vudù è una religione panteistica, in quanto concepisce tutte le cose come tasselli di un'unica anima cosmica; parallelamente è però anche una religione monistica. La teologia vuduista include infatti il concetto di manifestazione pluralistica di Dio: esso è unico e unitario, è la fonte ancestrale di tutte le cose che esistono, ma non può essere compreso dalla mente umana se non attraverso la molteplicità delle sue manifestazioni. Il Vudù contempla infatti la presenza di una schiera di varie divinità, che designa con il termine specifico di loa, che letteralmente vuol dire "misteri", ma che viene spesso tradotto anche come "santi" o "angeli", per sottolineare la similitudine col Cristianesimo. Questi spiriti della natura (in parte derivati dagli Orisha della tradizione yoruba) sono le sfaccettature, i vari aspetti, attraverso i quali Dio si manifesta nel mondo. L'uomo, che secondo quanto detto sarebbe limitato nel comprendere il mistero dell'assoluto, può entrare in contatto con Dio solo passando attraverso il molteplice, essendo questo l'unica mezzo che può condurlo al divino, il veicolo che permette la comprensione della realtà. La molteplicità è illusione ma, relativamente al punto di vista umano, è la maschera attraverso cui la Divinità si rende manifesta.
I rituali fortemente esoterici e mistici fanno sì che l'uomo possa comprendere il fatto che non esiste distinzione tra il mondo divino e il mondo umano, che ogni cosa è divina in quanto ogni cosa è parte attiva dell'unità. L'uomo può condurre una vita che lo porti alla stretta relazione estatica con le manifestazioni di Dio, con le divinità e gli spiriti dei morti, ma nel momento in cui l'uomo comprende il segreto del molteplice e del vario, si rende anche pienamente consapevole del fatto che il molteplice è costituito dai tanti tasselli di un unico mosaico divino. Tra gli spiriti della natura venerati dai fedeli del Vudù si trovano divinità che fungono da patrone e personificazioni di elementi e forze della natura.
Gli spiriti del cosmo venerati dai vuduisti, sono stati etichettati, nel Vudù centroamericano, con denominazioni in francese o spagnolo, ed associati a santi e figure cattoliche. Pertanto, i "santi" vengono considerati o come incarnazioni terrestri delle divinità, oppure come alternative raffigurazioni delle divinità stesse.
Tra queste entità spirituali — i loa, i "misteri" di Dio — si possono trovare:
Agwé, spirito dei mari;
Ayida Wedo, spirito dell'arcobaleno;
Ayzan, divinità protettrice;
Baron, uno spirito considerato capace di manifestarsi in molteplici forme, protettore delle anime dei morti;
Damballa, divinità serpentina, incarnazione del vodun;
Erinle, spirito delle foreste e dei luoghi naturali;
Papa Legba, spirito mediatore tra l'uomo e il dio supremo, invocato durante le cerimonie per permettere la comunicazione con gli spiriti;
Lisa, spirito della creazione;
Ogun o Ogoun, spirito della pace e della guerra;
Shango o Sango, spirito delle tempeste;
Zaka o Oko, divinità della natura campestre;
Maman Brigitte, dea dei morti, spesso associata a Baron;
Marinette, una dea malvagia;
Mademoiselle Charlotte, una dea molto amata dalle popolazioni bianche, proprio per il suo aspetto occidentale;
Yemaja (chiamata anche Mami Wata, adattamento del nome inglese Mommy Water, ovvero Mamma Acqua; o La Sirena, dal nome La Siren), grande dea madre delle acque.
Il culto di quest'ultima divinità è il più amato e il più diffuso sia in Africa occidentale sia in America.
Le divinità sono considerate delle entità indescrivibili, senza aspetto o caratteristiche fisiche; sono semplici essenze della Divinità suprema. Per questo motivo, nonostante la diffusa iconografia, dovuta in particolare alle commistioni cattoliche, per rappresentarle in via ufficiale, ad esempio per le decorazioni dei templi vuduisti, vengono utilizzati i veve, i disegni geometrici sacri. Questi sono ritenuti il miglior modo attraverso cui esprimere l'aspetto del divino, in quanto sono sintetizzazioni simboliche delle funzioni e delle caratteristiche che contraddistinguono gli spiriti della natura.
Il Vudù si presenta generalmente con un'organizzazione costituita da un sistema di congregazioni. Ad Haiti e in Benin esistono due vere e proprie Chiese vuduiste che amministrano molte di queste congreghe e gestiscono le cerimonie religiose, oltre che i seminari per la formazione del clero vuduista. In Benin la Chiesa del Vudù è un'istituzione molto importante nella società e nella vita dei cittadini; essa gestisce infatti parecchi servizi pubblici, quali ospedali, scuole e college, oltre a garantire un supporto caritatevole in grado di alleviare le condizioni di povertà in cui verte il Paese. Il clero vuduista è costituito da sacerdoti e sacerdotesse, che svolgono generalmente le medesime funzioni; i sacerdoti di sesso maschile vengono chiamati oungan (anche ungan o houngan), le donne vengono chiamate mambo. Ogni congregazione vuduista possiede poi i propri alti sacerdoti e alte sacerdotesse, chiamati rispettivamente papaloa e mamaloa; questi sacerdoti capi hanno il compito di gestire al meglio gli interi collegi clericali, avendo alle spalle molti anni di esperienza. Esistono inoltre alcune decine di cosiddetti "Roi" (Re), che godono di un prestigio particolare e insieme formano la leadership della cosiddetta "Chiesa" Beninese. Sono i discendenti degli antichi sovrani del Dahomey e hanno diverse specializzazioni. Towakon Guedehongue II, ad esempio, benché gli sia spesso attribuito il titolo di "Papa" del Vodou, non è altro che uno dei tanti Roi, specializzato nella supervisione sulla correttezza dei rituali nei vari Hounfour. Il clero offre servizio in templi, gestiti dalle congregazioni e diffusi sul territorio; oggi esistono templi vuduisti in particolare in America centrale e in Africa occidentale, sebbene luoghi di culto si possano trovare anche in tutti gli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, in particolare in quelli in cui le attività del Vudù sono più radicate. Ad esempio esiste un Hounfour a Fyé, in Francia, chiamato"La Mandragore". È l'unico Hounfour europeo ufficialmente riconosciuto in Benin. I templi sono considerati dei luoghi in cui l'essere umano può entrare in contatto con la Divinità, ed è per questo che vi si svolgono i rituali. Gli edifici di culto sono decorati con vari elementi, tra cui un ingente quantità di candele, raffigurazioni di santi e oggetti considerati legati ai loa. Questi ultimi, in quanto non rappresentabili, sono celebrati di solito mediante l'utilizzo dei veve, le geometrie sacre. Durante i rituali sono molto frequenti i sacrifici animali, in particolare — tipico della tradizione vuduista — è il rituale che prevede lo sgozzamento del galletto. Possono essere utilizzate anche le famose bambole vudù, dei feticci che — a differenza di quanto è stato fatto credere per secoli mediante la disinformazione e, successivamente, con l'acquisizione del tema da parte dei film hollywoodiani — servono unicamente in funzione di oggetti in grado di mediare tra l'uomo e la Divinità e non vengono assolutamente utilizzate per scopi negativi o cerimonie legate alla magia nera[senza fonte]. Altra caratteristica importante dei riti vuduisti è il forte misticismo, vale a dire il forte contatto che viene teso tra il mondo divino e il mondo umano, portando ad un'unione rituale tra uomini e dèi. Le liturgie prevedono infatti anche la possessione divina, attraverso cui una divinità loa o lo spirito di una persona defunta si impossessa del corpo del celebrante — solitamente un membro del clero — interagendo con i partecipanti al rito. Nei momenti di estasi il posseduto viene detto uno zombi ovvero una persona viva sotto il controllo di un ente che in realtà non appartiene al suo corpo. Si crede infatti che durante i rituali di possessione, una delle due anime del posseduto lasci il corpo per permettere alla divinità di penetrarvi.
Nel Vudù o Voodoo, il concetto della salvezza e del raggiungimento della salvezza è molto complesso. La visione si può dire che, a grandi linee, abbia alcuni punti in comune con quella cattolica: infatti entrambe le escatologie di queste religioni si basano sulla credenza in una vita dopo la morte. Nel Vudù tuttavia esiste una concezione molto diversa per quanto riguarda l'anima: mentre infatti nel Cattolicesimo l'anima viene considerata il "principio spirituale dell'uomo" (Catechismo della Chiesa Cattolica - CCC n. 363), o la "forma del corpo" (CCC n. 365), destinata a ricongiungersi ad esso dopo la morte con la risurrezione, (cfr. CCC n. 990), nel Vudù essa è concepita come distinta in due corpi numistici, vale a dire il grande angelo guardiano e il piccolo angelo guardiano. La prima parte dell'anima è considerata quella più materiale, e per questo strettamente legata al corpo, tanto da lasciarlo solo in seguito alla morte. La seconda è considerata invece la parte più sottile, in grado di lasciare spesso il corpo — anche durante il sonno —, e quella più soggetta ad influssi esterni, tanto che si ritiene se ne possano impossessare, imprigionandola, persone che praticano la magia nera, attraverso la quale riuscirebbero a controllare il piccolo angelo guardiano e, direttamente, la persona cui l'anima appartiene, rendendola uno zombi. I sacerdoti vuduisti possono, in questo caso, proteggere il malcapitato preparando un vaso della testa (in francese pot de tête), ovvero una sorta di amuleto nel quale racchiudono anticipatamente il piccolo angelo guardiano impedendo che venga catturato. Quando una persona muore, la sua anima ascende al paradiso. Durante la vita ogni essere umano possiede inoltre un proprio maestro della testa (met tet, derivato dal francese maître tête). Questa entità corrisponde all'angelo custode della tradizione cristiana, un nume dunque che porta consiglio e protezione alla persona cui è associato. Eticamente il Vudù esercita una morale che enfatizza la valorizzazione della vita umana e il rispetto della natura. Quest'ultima, essendo il Vudù una religione panteistica è considerata sacra e permeata dalle divinità. La religione vuduista sta rappresentando, in particolare nelle regioni meridionali del Togo, una forza particolarmente fervente che lotta per la salvaguardia delle aree naturali, in particolare le zone boscose. Queste ultime sono considerate sacre e al contempo vi si celebrano molto spesso i rituali vuduisti. Le associazioni che organizzano il Vudù in Benin e in Togo stanno manifestando sempre più interesse riguardo a queste tematiche, intessendo rapporti con le associazioni ambientaliste e difendendo la biodiversità. Per quanto riguarda la vita umana, un insegnamento che può essere utilizzato come esempio principale della forza etica che caratterizza il Vudù, è il valore che questo dà alle persone con handicap fisici o mentali. Queste persone sono amate e valorizzate nelle comunità vuduiste in quanto la religione del Vudù considera sacra e potente espressione manifestativa del divino, qualsiasi cosa che sia speciale o semplicemente diversa.
Per quanto oggi le alte cariche della religione vuduistica tendano a negare l'esistenza della magia vudù, preferendo predicare che si tratti di una cattiva pubblicità operata dal Cristianesimo, sembra indubbia la presa che tale fenomeno abbia sulla popolazione da secoli. Come tutte le religioni antiche anche il vuduismo ha numerosi cerimoniali legati alla magia e particolarmente vasto sembra essere l'arsenale della magia distruttiva o nera. Per quanto non esistano prove dell'efficacia di tali magie, non vi possono essere dubbi sulla presa di queste superstizioni sul popolo: numerosi dittatori hanno approfittato di cio' per rinsaldare il loro potere, spacciandosi per potenti stregoni.
Secondo la tradizione magica del vudù, alcuni potenti stregoni sarebbero in grado di riportare alla vita i morti, creando i cosiddetti zombi. Sembrerebbero esserci numerose testimonianze a tal proposito; la scrittrice americana Zora Hurston , ad esempio, riuscì a fotografare una zombie ad Haiti: si sarebbe trattata di Felicia Felix Mentor, deceduta nel 1907, ricomparsa misteriosamente nel 1936 sotto forma di zombi. Al di là delle leggende, il professor Heinz Lehamann, dopo aver esaminato diversi zombi, afferma che in realtà si tratterebbe di malcapitati a cui è stata somministrata una potente droga che indurrebbe uno stato di morte apparente prima e di vita vegetativa poi.
Nonostante alcune persone affermino che i Cristiani avessero convertito sotto minaccia di morte gli schiavi e che questi avessero adottato l'iconografia Cristiana per camuffare gli antichi riti africani, non v'è nessuna prova che le cose siano andate così. Vi è prova che i Cristiani obbligarono gli schiavi a battesimi di massa, ma la loro influenza si limitò a questo. C'è da ricordare che il Vuduismo originale africano era già di per sè una mescolanza di varie religioni native e che per gli schiavi immigrati in America era del tutto normale e spontaneo accettare nuove religioni ed integrarle al Vuduismo: questo fu probabilmente il destino anche del Cattolicesimo. D'altro canto il Cattolicesimo ed il Vuduismo hanno una base pressoché identica: un Dio supremo iperscrutabile che comunica con gli esseri umani tramite messaggeri semi-divini (i Loa nel caso del Vuduismo, Angeli e Santi nel caso del Cattolicesimo). E' però indubbio che il Cattolicesimo perseguitò alcuni aspetti del Vudù, che presentava forti connessioni con il Satanismo tradizionale: sacrifici animali, l'importanza ritualistica del sangue e di animali che i Cristiani considerano maligni (serpenti e galli neri), possessioni e magia nera. Un rapporto quindi doppio: da una parte una persecuzione degli aspetti più incomprensibili e presumibilmente malvagi, dall'altra una integrazione spontanea degli elementi simili.
Xenoglossia, o xenolalia, è il termine con cui si indica la presunta capacità paranormale di parlare o scrivere una lingua al soggetto sconosciuta. Deriva dal greco xenos, straniero, e glossa, lingua.
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Solitamente si suppone sia una capacità acquisita per via paranormale, come nel caso di sedute spiritiche. La xenoglossia sarebbe inoltre una possibile conseguenza della possessione demoniaca. Inoltre, il "dono delle lingue" figura fra i carismi dei Cristiani, basti pensare ai riferimenti presenti nelle lettere di San Paolo e negli Atti degli Apostoli. Bisogna stare attenti a non confondere la xenoglossia con la glossolalia, cioè la presunta capacità di parlare lingue inesistenti.
In base ai criteri della parapsicologia, esisterebbero due tipi di xenoglossia. Il primo tipo consisterebbe nella pronuncia di frasi di senso compiuto in una lingua sconosciuta. La seconda tipologia, detta "Responsive Xenoglossia" in inglese, consiste in uno scambio di domande e risposte immediate e coerenti fra lo sperimentatore e l'entità disincarnata che sta possedendo il medium.
Il fenomeno non riguarda solo l'ambito della parapsicologia, ma ha interessato anche il mondo dei mistici.
Anna Caterina Emmerich (1774-1824) fu una religiosa tedesca, monaca agostiniana, beatificata da Papa Giovanni Paolo II, sofferente a causa della presenza delle stigmate negli arti e alla testa, divenuta famosa per le sue presunte doti di veggente.
La mistica fu seguita, tra gli altri, dal poeta Clemens Brentano che trascrisse i racconti delle sue visioni, nelle quali avrebbe rivissuto la Passione di Cristo e proprio in quei frangenti di estasi, sarebbe stata in grado di capire i discorsi dei contemporanei di Gesù.
Nella storia della xenoglossia si sarebbero verificati altri presunti casi, più recenti, come quello della mistica tedesca cattolica Teresa Neumann, alla quale vengono attribuiti oltre alla stigmate, ritenute autentiche da una commissione medica presieduta dall'autorità cattolica di Ratisbona ma ritenute false da altre fonti[1], altri presunti fenomeni sovrannaturali come bilocazioni, profezie, e la presunta conoscenza di lingue a lei ignote, come ad esempio l'aramaico, il latino ed il greco.[2]
La maggior parte dei linguisti e degli psicologi ritiene che la xenoglossia non esista (Samarin 1976, Thomason 1984, 1987, 1996). Fa eccezione lo psichiatra Ian Stevenson, il quale ritiene di avere documentato diversi casi che considera autentici (Stevenson, 2001). Tuttavia, secondo il CICAP «un esame dettagliato di questi casi ha portato a concludere che le persone oggetto dei suoi studi non sembravano conoscere veramente la lingua in questione, ma sembravano piuttosto conoscere un numero limitato di parole di quella lingua e utilizzavano sempre queste per rispondere, in modo stereotipato, alle domande degli studiosi.» [3]
L'argomento dal punto di vista psichiatrico e sociale
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« La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia. » |
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(A. Schopenhauer) |
Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1861) è stato un filosofo tedesco.
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Per approfondire, vedi la voce Pensiero di Schopenhauer. |
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Figlio di un ricco mercante, Heinrich Floris, e di una scrittrice, Johanna Henriette Trosiener, nel 1805, alla morte del padre, si stabilì a Weimar con la madre. Qui conobbe Christoph Martin Wieland e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Con buoni studi alle spalle, dopo la morte del padre nel 1805, decise di dedicarsi alla filosofia e frequentò i corsi tenuti da Gottlob Ernst Schulze a Gottinga e quelli di Johann Gottlieb Fichte a Berlino. Nei confronti di questi, ma anche di Schelling e di Hegel, Schopenhauer nutrì sempre disprezzo e avversione, definendo Hegel "Il gran ciarlatano".
Nel 1809 s'iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga. Due anni dopo, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), nel 1813 si laureò a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1819, pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione che ebbe tuttavia scarsissimo successo tra i suoi contemporanei e che incominciò a ricevere qualche attenzione solo vent'anni dopo. Infatti anche le successive edizioni del trattato furono accolte assai sottotono, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali, primo fra tutti la vittoria di un concorso indetto dalla Società delle Scienze norvegese, che egli conseguì nel 1839 con un trattato Sulla libertà del volere umano.
Dopo aver girato in lungo ed in largo l'Europa, e dopo una breve parentesi da libero docente universitario a Berlino (1820), dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario borghese, celibe, misogino. La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, data della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo, ma che venne accolto come un'opera a sé stante, uno scritto forse più facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, ebbe quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Fondamentalmente in pieno accordo con i dettami della sua filosofia, manifestò un sempre più acuto disagio nei confronti dei contatti umani (ciò che gli procurò, in città, la fama di irriducibile misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell'epoca quali furono, ad esempio, i moti rivoluzionari del 1848; i tardi riconoscimenti di critica e pubblico servirono, suppositivamente, ad attenuare i tratti più intransigenti del carattere del filosofo, ciò che gli procurò negli ultimi anni della sua esistenza una ristretta ma interessata e fedelissima cerchia di (come egli stesso amò definirli) devoti "apostoli", tra cui il compositore Wagner. Morì di pleurite acuta nel 1860.
Nasce a Danzica il 22 febbraio Arthur, figlio di Heinrich Floris Schopenhauer (1747-1805), ricco commerciante appartenente a una delle famiglie più antiche e ben in vista della città, e da Johanna Henriette Trosiener (1766-1839), donna vivace e salottiera dalle evidenti velleità letterarie. Il nome è scelto dal padre, uomo colto e illuminato che intrattiene conoscenze in tutta Europa, in quanto la sua pronuncia rimane identica in francese come in inglese, ed è dunque un buon biglietto da visita per il futuro erede di un'impresa commerciale a carattere internazionale.
La "città libera" Danzica entra a far parte dell'orbita dello stato prussiano, sicché Heinrich Floris, spirito eminentemente liberale, decide di trasferirsi, famiglia a seguito, ad Amburgo, ben accolto peraltro dalla borghesia cittadina. Gli Schopenhauer intessono relazioni amichevoli con personalità di spicco tra cui il pittore Tischbein, il poeta Klopstock e il filosofo Reimarus.
È l'anno della nascita della sorella minore di Arthur, Louise Adelaide (Adele). Heinrich Floris esprime il desiderio di impartire al figlioletto una cultura quanto più cosmopolita possibile: «Mio figlio deve leggere nel libro del mondo». Arthur segue dunque il padre in un viaggio in Francia e ivi rimane, nella città di Le Havre, per ben due anni presso la casa d'un amico di famiglia, imparando così perfettamente la lingua francese e acquisendo i primi rudimenti di quella latina.
Ritratto del giovane Schopenhauer.
Arthur fa ritorno ad Amburgo e comincia la frequenza del prestigioso Istituto Runge, compiendo studi a carattere squisitamente commerciale.
Durante le vacanze estive Arthur accompagna i genitori a Weimar, (dove fa la conoscenza di Schiller), Karlsbad, Praga, Berlino e Lipsia.
Il giovane Schopenhauer prosegue i suoi studi presso l'Istituto Runge, ma non è soddisfatto: vorrebbe iscriversi al ginnasio. Il padre lo convince a proseguire i suoi studi con un piccolo raggiro: potrà seguirlo in un lungo viaggio attraverso l'Europa se deciderà di proseguire la sua pratica commerciale. Arthur accetta e, per il momento, rinuncia ad intraprendere gli studi umanistici.
Gli Schopenhauer sono in viaggio per l'Europa; li ritroviamo dapprima in Gran Bretagna, a Wimbledon, dove il giovane Arthur rimane a pensione presso il Rev. Lancaster e ha così modo di approfondire la sua conoscenza della lingua e soprattutto della letteratura inglese: legge Shakespeare, Byron, Burns, Sterne, Scott e altri ancora. In una lettera alla madre deplora la bigotteria inglese, un tema che spesso si riscontrerà nelle sue opere. Da novembre il viaggio prosegue verso Olanda e Belgio, quindi Parigi e, fino all'estate successiva, nelle altre regioni della Francia. In estate gli Schopenhauer sono a Vienna, a Dresda e infine a Berlino: da qui la signora Schopenhauer e Arthur si recano a Danzica. A fine anno i due fanno ritorno ad Amburgo.
Arthur inizia il tirocinio commerciale presso la ditta Jenisch. Il 20 aprile il padre ha un grave incidente: viene ventilata l'ipotesi d'un suicidio, ufficialmente per questioni economiche, ma molto più probabilmente a causa dell'apatia e dell'insofferenza dimostrategli da parte della moglie, cosa che il filosofo, anche in futuro, non le perdonerà mai.
L'ormai vedova signora Schopenhauer si trasferisce a Weimar con la figlia Adele dove, grazie alle sue qualità di intrattenitrice e al suo fascino, riesce ad accattivarsi l'amicizia e la frequentazione del suo salotto da parte di personaggi di assoluta eccellenza, primo fra tutti Goethe, ma anche i due fratelli Schlegel e Wieland. Arthur intanto è rimasto ad Amburgo a curare gli interessi dell'attività del defunto padre; non trascura però il suo sempre vivo interesse per la cultura umanistica: legge Wackenroder e Sulzer.
Il giovane filosofo è tormentato da un dilemma: è legato alla promessa fatta al padre, anni prima, di proseguire l'attività di commerciante, ma brama anche d'intraprendere gli studi classici; teme però sia ormai troppo tardi per dare alla sua vita una svolta così radicale. Nel dubbio atroce un soccorso gli viene dallo storico e studioso d'arte Carl Ludwig Fernow, il quale lo esorta a compiere il gran passo; Arthur si reca dunque a Gotha e diviene allievo dell'umanista Fr. Jacobs e del latinista Fr. W. Doering, sotto la cui guida si esercita nella composizione in lingua tedesca e latina; ben presto però è costretto a lasciare la città, a causa soprattutto delle sue caustiche satire che gli inimicano l'ambiente. A fine anno si trasferisce a Weimar, ma rinuncia a stabilirsi dalla madre e preferisce prendere alloggio dal grecista Passow.
Arthur Schopenhauer ritratto da Ludwig Sigismund Ruhl (1815)
Sono, questi, i mesi di più intenso studio, sempre sotto la guida di Passow per quanto riguarda la lingua greca, mentre Cr. Lenz lo segue nel latino. Intanto Fernow (di cui Johanna Schopenhauer ha nel frattempo scritto una biografia) lo avvicina alla cultura italiana e, in particolare, all'opera petrarchesca (fra quelle dei poeti italiani, la preferita dal filosofo). Gli intensissimi studi non gli precludono però la vita sociale: Arthur si reca spesso a teatro e ai concerti, e s'innamora di Karoline Jagemann, un'attrice cui dedica una piccola poesia sentimentale. Al compimento del ventunesimo anno riceve il suo terzo dell'eredità paterna, circa 19.000 talleri.
Si iscrive alla facoltà di medicina della prestigiosa Università di Gottinga: segue lezioni di fisiologia, anatomia, matematica; s'interessa di fisica, chimica e botanica; segue anche storia, psicologia e metafisica, ed è soprattutto la passione per quest'ultima che lo spinge ad abbandonare definitivamente gli studi medici e a dedicarsi completamente alla filosofia. Sotto la guida di Schulze studia Leibniz, Wolff, Hume, Jacobi e, infine, Platone e Kant, che possono a tutti gli effetti essere considerati come suoi veri e propri maestri.
Trascorre le vacanze a Weimar, dove incontra Wieland che gli pronostica un futuro di sicuro successo. In autunno è a Berlino per ascoltare le lezioni di Fichte, fino ad allora venerato alla stregua d'un grande pensatore. Dallo studio dell'opera di Fichte emerge però un certo disappunto, che presto si tramuta in ostilità. Il filosofo prova allora a consolarsi con le scienze, una materia di studio che sarà sempre tra le sue preferite: si interessa di elettromagnetismo, di astronomia, fisiologia, anatomia e zoologia; segue con grande interesse persino i corsi di archeologia e di letteratura greca, nonché quelli di poesia nordica. Ha l'occasione di ascoltare le lezioni di Schleiermacher, che però non apprezza e, anzi, contesta nei riguardi della teoria della coincidenza fra religione e filosofia, sostenendo che un uomo religioso non ha bisogno di filosofia, mentre il vero filosofo non cerca sostegni (Schopenhauer paragonerà le religioni ad una sorta di "stampella" per spiriti inetti) ma procede libero da imposture dottrinali, affrontando ogni pericolo.
In seguito alla ripresa delle guerre napoleoniche (Napoleone sarà in seguito aspramente criticato dal filosofo), Schopenhauer abbandona Berlino e si reca nuovamente a Weimar, dove approfondisce lo studio di Spinoza; si trasferisce poi a Rudolstadt, dove lavora al suo trattato Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, che spedisce poi all'Università di Jena ottenendo con ciò la laurea in filosofia in absentia. A fine anno ritorna a Weimar dove ha l'opportunità di rivedere l'ormai maturo Goethe, sicuramente il personaggio a cui il filosofo sarà più legato nel corso della sua esistenza (le sue opere saranno sempre abbondantemente arricchite di citazioni e appunti presi dalle opere del grandissimo poeta). Assieme all'"eletto dagli Dei" Schopenhauer approfondisce la teoria dei colori in accesa critica antinewtoniana. Nel contempo s'avvicina alle culture d'oriente: legge con crescente entusiasmo, su suggerimento dell'orientalista Fr. Majer, le Upaniṣad indiane.
Nel maggio si trasferisce a Dresda. È un periodo di intensissimo lavoro, interrotto per alcuni sporadici viaggi estivi. Frequenta la galleria d'arte e la biblioteca; legge moltissimo, specie i grandi classici latini (Virgilio, Orazio e Seneca), i classici del Rinascimento italiano (Machiavelli), della letteratura tedesca contemporanea (Jean Paul) e, in generale, della filosofia d'ogni tempo (Aristotele, Bruno, Bacone, Hobbes, Locke, Hume e, ovviamente, Platone e Kant). Il suo interesse per l'ottica lo spinge a pubblicare, nel 1816, un trattato Sulla vista e sui colori. Inizia la stesura della sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, che porta a termine all'inizio del 1818 e che fa pubblicare, per i tipi della casa editrice Brockhaus di Lipsia, nel dicembre dello stesso anno. Questa prima edizione sarà un totale fiasco economico, e buona parte di essa andrà al macero.
Nel settembre 1818 Schopenhauer lascia Dresda e, dopo un breve soggiorno a Vienna, varca le Alpi e raggiunge l'Italia. A novembre è a Venezia, nello stesso periodo in cui in città si trova il grande poeta inglese Byron, tra l'altro molto ammirato dal filosofo. Per una serie di ragioni non ben chiare [cfr. "La vispa Teresa" di A. Verrecchia (2006)], i due non si incontrano, nonostante Schopenhauer abbia una lettera di presentazione datagli da Goethe in persona. Ha una breve ma molto intensa relazione amorosa con una gentildonna veneziana, tale Teresa Fuga, che gli rimarrà nei pensieri fino a vecchiaia inoltrata. Visita poi Bologna, Firenze, Roma e Napoli: maneggia con una certa abilità la lingua italiana, e s'interessa sempre più ad altri autori del panorama poetico della penisola, tra cui ovviamente Dante, Boccaccio, Ariosto e Tasso, nonostante il preferito rimanga comunque Petrarca. Nel giugno del 1819 gli vien recapitata una lettera della sorella che lo informa dell'avvenuto fallimento della banca Muhl di Danzica, cui le due familiari avevano affidato la totalità dell'eredità e Arthur 8.000 talleri: Schopenhauer rientra frettolosamente in Germania nella speranza di ottenere il capitale versato, rifiuta di giungere ad un accordo con i curatori fallimentari (cosa che gli permetterebbe di rientrare subito in possesso di almeno una parte della somma perduta) e, per due anni, orbita in una situazione piuttosto complessa dal punto di vista economico: nonostante propugni l'impossibilità dell'insegnamento filosofico (così come l'assoluta inutilità dell'apprendimento delle virtù, che egli giudica innate, ovvero fornite a priori solo ad alcuni eletti), pensa d'ottenere una cattedra di filosofia e di dedicarsi alla carriera universitaria: le opzioni sono Heidelberg, Gottinga e Berlino. Decide infine di stabilirsi in quest'ultima.
Nella primavera del 1820 è libero docente all'Università di Berlino: con inverosimile cipiglio fissa gli orari delle sue lezioni in concomitanza con quelle dell'odiato Hegel, il che gli procura, almeno in principio, un pubblico esiguo ma relativamente fedele; in seguito le sue orazioni verranno per lo più disertate. Incontra Caroline Richter, detta Medon, corista dell'Opera di Berlino: la loro relazione, tra alti e bassi, si concluderà definitivamente nel 1826. Nell'agosto del 1821 è protagonista di un evento increscioso: disturbato e irritato dai continui rumori che la sua vicina di casa, Caroline Louise Marquet, continua a fare davanti alla soglia della sua abitazione, il filosofo la spintona facendola rovinare a terra e causandole leggere ferite. In prima istanza Schopenhauer viene assolto, ma è poi condannato in appello e costretto a versare alla donna un'indennità di cinquanta talleri al mese, fino alla morte della stessa.
Il 26 maggio 1822 il filosofo riparte per l'Italia: in agosto, dopo qualche tempo di svago passato sulle Alpi svizzere, è a Milano; prosegue poi per Venezia, per Firenze, dove rimane a lungo, e per Roma. Nell'estate del 1823 fa ritorno in Germania, passando per Monaco, dove trascorre qualche tempo, e per Dresda, in cui si stabilisce: le sue condizioni di salute non sono delle migliori, ma ciò non ostacola la sua sete di sapere: legge La Rochefoucauld e Chamfort, progetta di tradurre Hume e Bruno.
Ad aprile è a Berlino con la speranza di tenere nuovi, più fruttuosi corsi universitari. Conosce Alexander von Humboldt; decide di imparare lo spagnolo: legge Calderón de la Barca, Lope de Vega, Cervantes e s'appassiona per l'opera di Baltasar Gracián.
Vorrebbe lasciare definitivamente Berlino e trasferirsi, come docente, ad Heidelberg; i contatti col decano dei filosofi di quell'università, di posizione spiccatamente hegeliana, sono scoraggianti. Si dedica dunque agli studi scientifici e alle traduzioni: completa la versione tedesca dell'Oràculo manual y arte de prudencia di Graciàn e lo propone all'editore Brockhaus, che lo rifiuta; l'opera apparirà postuma.
Nell'agosto del 1831 fugge da Berlino, colpita dal colera, e si rifugia a Francoforte sul Meno, dove resta fino al luglio dell'anno successivo. Trascorre quindi un anno a Mannheim e, dal giugno 1833, è nuovamente e definitivamente a Francoforte, città che non abbandonerà più fino alla morte. In questo periodo la sua titanica curiosità lo porta ad occuparsi di filosofia cinese, magnetismo e letteratura mistica.
Lavora al trattato Sulla volontà nella natura, opera che rappresenta una summa dei suoi precedenti studi di anatomia, fisiologia, patologia, astronomia, linguistica, magnetismo animale e sinologia. Secondo la formulazione del sottotitolo, l'opera vuol essere «un'esposizione delle conferme che la filosofia dell'Autore ha ricevuto da parte delle scienze empiriche, dal tempo in cui è comparsa».
Nel 1837 esprime la sua personale opinione circa la costruzione e la dedica a Goethe di una statua da parte della città di Francoforte; secondo il filosofo dovrebbe trattarsi di un busto, come si confà «ai poeti, ai filosofi e agli scienziati, che hanno servito l'umanità solo con la testa», e recare sullo zoccolo non il nome, bensì la scritta «Al poeta dei tedeschi - La sua città natale». I suoi suggerimenti non vengono accolti. Maggiore successo riscuote il suo parere sull'edizione delle Opere complete di Kant, a cura di Karl Rosenkranz e Wilhelm Schubert. Convinto che la prima edizione della Critica della ragion pura, ormai introvabile, sia di gran lunga superiore a tutte le successive, scrive alcune lettere a Rosenkranz per indurlo a ripubblicare lo scritto, cosa che avviene nel 1838. Medita di partecipare a due concorsi, banditi l'uno nel 1837 dalla Reale Società delle Scienze di Norvegia e l'altro l'anno successivo dalla Reale Società delle Scienze di Danimarca per saggi rispettivamente sui temi della libertà del volere e del fondamento della morale.
Nel 1839 viene premiato dalla Società norvegese per il suo saggio Sulla libertà del volere umano: è il primo riconoscimento ufficiale. 17 aprile: muore a Jena la madre Johanna. L'anno successivo invia alla Società danese la sua opera sul Fondamento della morale, ma questa volta non gli viene assegnato alcun premio. Nel 1841 i due trattati vengono pubblicati assieme sotto il titolo I due problemi fondamentali dell'etica, ma l'accoglienza della critica è come sempre poco favorevole. Continua la sua attività di studio, da tempo ormai concentrata sulle civiltà orientali.
Friedrich Dorguth pubblica la sua opera La falsa radice dell'ideal-realismo, dove parla con ammirazione del filosofo di Danzica: è il primo di una lunga serie di scritti con i quali l'autore cercherà di rompere la cortina di silenzio innalzata attorno a Schopenhauer dalla "congrega dei cialtroni", come il filosofo spesso avrà modo di definire la triade Fichte, Schelling ed Hegel.
Brockhaus pubblica una seconda edizione del Mondo, con l'aggiunta dei cinquanta capitoli di Supplementi ai quali Schopenhauer lavora già da una decina d'anni: l'opera, tuttavia non riscuote successo
Durante i moti rivoluzionari di settembre il filosofo è profondamente turbato dall'idea che la massa possa prendere il potere, tanto che prevede di dover abbandonare Francoforte.
Muore la sorella Louise Adelaide. Schopenhauer incontra il futuro discepolo Adam Ludwig von Doß.
Prima edizione, un giorno in cui pioveva di novembre dei Parerga e Paralipomena, opera alla quale lavora già dal 1845. Finalmente arriva il successo, e con immensa soddisfazione del filosofo i complimenti più calorosi gli giungono proprio dall'amata Inghilterra.
Esce a Francoforte la seconda edizione de La volontà nella natura. Si fa più stretta l'amicizia con l'avvocato e romanziere Wilhelm Gwinner, primo biografo del filosofo. Wagner gli fa avere il libretto della sua opera L'anello del Nibelungo: Schopenhauer, che tra i musicisti predilige Rossini, Mozart e Bellini, apprezza di Wagner più i versi che la musica.
Schopenhauer ha adesso settant'anni. Alla morte dell'avvocato Martin Emder, uno degli amici più cari e suo esecutore testamentario, con il quale aveva tenuto una fitta corrispondenza fino a pochi mesi prima, l'incarico passa a Gwinner, che da ora fino alla fine sarà la persona più vicina al filosofo. La schiera dei discepoli comincia ad infoltirsi: vi entrano a far parte il giornalista Otto Lindner, lo scrittore David Asher e il pittore Johann Karl Bähr. La sua vita è da tempo piuttosto ritirata: lunghe passeggiate solitarie o in compagnia del suo fedele cane Atma (= anima del mondo, in hindi) (Schopenhauer, nella sua Eudemonologia, raccomanda almeno due ore di moto continuo e vivace al giorno, per meglio ossigenare tessuti e muscoli), pasti all'"Englischer Hof", molto lavoro e tante letture: legge con regolarità il Times, il Frankfurter Postzeitung, riviste scientifiche e letterarie tedesche, inglesi e francesi. In questo periodo scopre Giacomo Leopardi, immergendosi «con molto diletto» nella lettura delle Operette morali e dei Pensieri. La seconda edizione del Mondo si esaurisce.
Terza edizione del Mondo. La giovane e bella scultrice Elisabeth Ney modella un busto di Schopenhauer.
Dal mese di aprile si manifestano problemi di salute: difficoltà respiratorie e tachicardia. Il 9 settembre il filosofo si ammala di polmonite: frequenti sbocchi di sangue. Con Gwinner, Schopenhauer si intrattiene parlando di politica e della questione dell'unità d'Italia. Il 21 settembre il grande filosofo muore. Viene seppellito cinque giorni dopo nel cimitero di Francoforte, alla presenza di pochi fedelissimi. Sulla pietra sepolcrale nessuna epigrafe, solo il suo nome: Arthur Schopenhauer.
Il filosofo danese Søren
Kierkegaard (1813 - 1855), anche se, come ammette nel suo Diario
(1834-1855): "Come ho detto A.S. mi ha interessato molto. E
pertanto naturalmente anche la sua "sorte in Germania",
muove due principali critiche alla sua filosofia:
"Contro la
sua etica ho specialmente due obiezioni da fare. In primo luogo la
sua concezione si riassume così : o attraverso
l'intelletto, quindi intellettualmente, o attraverso le sofferenze,
l'individuo arriva a scandagliare tutta la miseria di questa
esistenza, e risolve allora di uccidere ovvero di mortificare il
desiderio di vivere. Di qui l'ascesi; e così si arriva ad una
contemplazione, ad un quietismo a traverso la perfetta ascesi. E
questo l'individuo lo fa per 'simpatia' ( qui sta il principio
morale di A.S.): per simpatia, perche' egli simpatizza con tutta
quella afflizione ch'e' l'esistenza, quindi simpatizza con
l'afflizione di tutti gli altri, la quale consiste nell'esistere".
Secondo Kierkegaard, Schophenauer con questa concezione della ascesi
e della mortificazione con cui 'simpatizza', nasconde la
'furfanteria' di chi 'non vuole arrischiare per conto suo la cosa
estrema'. La seconda feroce accusa ha a che fare con la 'onesta'
ipocrisia del filosofo tedesco:
" In secondo luogo (e questa
è un'obbiezione capitale) quando si è letta da capo a
fondo l'Etica di A.S., si arriva a sapere (onesto fin qui egli
naturalmente lo è) che per suo conto egli non è un
simile asceta. Dunque lui stesso non è la contemplazione
raggiunta per via dell'ascesi, ma una contemplazione che si rapporta
contemplando quell'ascesi.......Ma anche a questo modo la cosa non
va, perché è sempre uno sbaglio esporre un'etica che
non esercita sul maestro tale potere così che egli stesso
l'esprima nella sua vita. A.S. però fa dell'Etica una specie
di genialità: ma è proprio questa la considerazione
amorale della morale." (Diario
di Søren Kierkegaard, a cura di Cornelio Fabro, Rizzoli,
Milano 1975, pagine da 227 a 233) ISBN
978-88-17-17330-8.
Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente (titolo originale: Über die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichenden Grunde), 1813.
Sulla vista e i colori (titolo originale: Über das Sehen und die Farben), 1816.
Il mondo come volontà e rappresentazione (titolo originale: Die Welt als Wille und Vorstellung), 1818/1819, secondo volume, 1844.
Sul volere nella natura (titolo originale: Über den Willen in der Natur), 1836.
Sulla libertà del volere umano (titolo originale: Über die Freiheit des menschlichen Willens), 1839.
Sul fondamento della morale (titolo originale: Über die Grundlage der Moral), 1840.
Parerga e paralipomena (titolo originale: Parerga und Paralipomena), 1851.
Carl Gustav Jung nel 1912
Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero. La sua tecnica e teoria di derivazione psicoanalitica è chiamata "psicologia analitica" o, più raramente, "psicologia complessa"[1]
Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud se ne allontanò definitivamente nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia personale del singolo alla storia della collettività umana. L'inconscio non è più solo quello individuale, ma nell'individuo esiste anche un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi. Disse di sé:
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« La mia vita è la storia di un'autorealizzazione dell'inconscio » |
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(Ricordi, sogni, riflessioni) |
In Italia l'orientamento junghiano della psicoanalisi è stato introdotto da Ernst Bernhard.
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Nacque nel 1875 da Paul Achilles Jung (1842-1896), un teologo oltre che pastore protestante, e da Emilie Preiswerk (1848-1923) a Kesswil, nel cantone svizzero di Turgovia. Dopo pochi mesi la famiglia si trasferisce a Sciaffusa e nel 1879 a Klein Hüningen (un paese ora inglobato nella periferia di Basilea) dove il padre diventa rettore della pieve esercitando in seguito anche la funzione di cappellano nel manicomio della città.
È un bambino solitario, sarà figlio unico per nove anni fino alla nascita della sorella Johanna Gertrud, detta "Trudi" (1884-1935). Il suo amico d'infanzia Albert Oeri (1875-1950) ricorda il primo incontro con Carl, quando entrambi erano molto piccoli: lo descrive come "un mostro di asocialità", concentrato sui propri giochi e tutto il contrario di quello che aveva conosciuto all'asilo del paese, dove i bambini giocavano, si picchiavano e comunque stavano sempre insieme. I due resteranno legati da amicizia per tutta la vita.[2]
Durante il liceo ebbe tra gli insegnanti Jacob Burckhardt che gli parlò di Johann Jakob Bachofen, mentre le sue letture spaziavano da letteratura a filosofia, da teoria della religione allo spiritualismo (Mörike, Goethe, soprattutto il Faust e le conversazioni con Johann Peter Eckermann, Kant, Swedenborg, Schopenhauer ecc.). Il libro che lo colpì di più fu Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche[3].
Nel 1895 si iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Basilea e nel 1900 si laureò in medicina con la tesi Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti una trattazione sui fenomeni medianici della cugina, Hélène Preiswerk detta "Helly" (1880-1911), che pubblicò nel 1902.
Nel dicembre 1900 cominciò a lavorare all'istituto psichiatrico di Zurigo, il Burghölzli, diretto da Eugen Bleuler. Nell'inverno 1902-1903 Jung fu a Parigi per frequentare le lezioni di Pierre Janet. Nel 1903 sposò Emma Rauschenbach (1882-1955), che rimase con lui fino alla morte. Nel 1905 fu promosso ai vertici del Burghölzli e divenne libero docente all'Università di Zurigo, dove rimase fino al 1913. Tra il 1904 e il 1907 pubblicò vari studi sul test di associazione verbale e nel 1907 il libro Psicologia della dementia praecox.
La personalità scientifica di Jung si manifesta con il concetto di "complesso". Esso è un insieme strutturato di rappresentazioni, consce e meno consce, dotate di una forte carica affettiva. La psiche umana è un insieme indeterminato ed indeterminabile di complessi, tra i quali è da considerarsi lo stesso "Io", il complesso che ha l'appannaggio della coscienza ed è in relazione con tutti gli altri. Quando questa relazione si indebolisce o si spezza, gli altri complessi si fanno autonomi, inconsci, e si arrogano la possibilità di dirigere l'azione, con un processo di dissociazione che è all'origine del disagio psichico.
Nel 1906 aderì alla psicoanalisi e iniziò la corrispondenza con Freud, che incontrò personalmente per la prima volta a Vienna nel 1907. In seguito lo incontrò nuovamente in Svizzera a Zurigo, dove scrissero un libro assieme.
Nel 1909 Jung, assieme a Freud e Ferenczi, si recò alla Clark University di Worcester, nel Massachusetts, dove ricevette la laurea honoris causa in legge. Nel 1910 fu eletto presidente della Associazione psicoanalitica internazionale e direttore dello "Jahrbuch", la rivista ufficiale della società. In questo periodo, iniziò a essere descritto come il "delfino" della psicoanalisi, il possibile successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico.
Nel 1909 si ebbero però le prime avvisaglie della separazione, che in seguito sarà all'origine dell'articolarsi dei due principali orientamenti storici della psicoanalisi, intesa tanto come terapia quanto come via per la conoscenza della psiche. Nel 1909, infatti, la Clark University invitò sia Freud sia il suo più importante collaboratore, Jung, a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti.
Carl Jung nel 1910
Durante il lungo viaggio in nave i due pionieri della psicoanalisi analizzarono reciprocamente i rispettivi sogni. In questa psicoanalisi sull'oceano, dove i due fungevano entrambi da psicoanalisti e da pazienti, Freud manifestò, a detta di Jung, un atteggiamento di reticenza su alcuni particolari della sua vita privata che invece sarebbero serviti a Jung per una più attenta interpretazione. Ad aggravare questa situazione però fu il fatto che Freud su questo punto fu molto chiaro: il motivo della sua reticenza era che non poteva permettersi la libertà di mettere a repentaglio la sua autorità. Fu proprio in quel momento invece che Jung cominciò a mettere in discussione la stima che fino a quel momento aveva avuto per Freud.
Foto di gruppo alla Clark
University (1909).
Da sinistra in basso: Sigmund
Freud, Stanley
Hall, Carl Gustav Jung.
Fila
in alto da sinistra: Abraham
Brill, Ernest
Jones, Sandor
Ferenczi
Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale Trasformazioni e simboli della libido, dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a New York. L'aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il "motore primo" dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi "dell'energia psichica".
La "sessualità" passa così a essere davcostrutto unico e centrale nella metapsicologia freudiana a costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica in quella junghiana. La libido è l'energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, compresa la sessualità. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue "trasformazioni", necessarie a spiegare l'infinita varietà di modi in cui si dà l'uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell'energia, la funzione simbolica.
Il termine "simbolo" è poi inteso secondo una concezione del tutto opposta a quella di Freud, il quale aveva assimilato il concetto di simbolo a quello di segno, sulla base dell'elemento comune del rinvio. Ma mentre il segno compone in modo puramente convenzionale qualcosa con qualcos'altro (aliquid stat pro aliquo), il simbolo è un caso particolare del segno in cui, pur rimanendo l'elemento genericamente semiotico del rinvio, questo rinvio non è diretto a una realtà determinata da una convenzione, ma alla ricomposizione di un intero, come vuole l'etimologia della parola. Ecco qui un'altra differenza con Freud: se egli interpretava le fantasie inconsce alla stregua di meri segni di pulsioni, inaccettabili per la coscienza, per Jung esse sono, se interpretate adeguatamente dall'Io, simboli di nuove realizzazioni psichiche. Solo così si rende conto del carattere costitutivamente aperto al nuovo della psiche, invece di ancorare quest'ultima al passato in un'inarrestabile coazione a ripetere. La funzione trascendente è capace di superare le opposizioni di cui la psiche è costituita proprio attraverso la produzione di simboli. Essa opera affinché possa avere luogo l'individuazione, cioè quel processo sintetico che coinvolge gli opposti che costituiscono l'uomo, e nel quale l'individuo si riconosce nella sua autonomia dagli stereotipi culturali. L'adattamento trova la sua ideale prosecuzione in questo processo, diviso in un momento di distinzione degli opposti (da cui si fa un "passo indietro") e in uno di integrazione di questi ultimi.
Il conflitto tra Freud e Jung crebbe al quarto congresso dell'Associazione Psicoanalitica, svoltosi a Monaco nell'agosto del 1913 contro le posizioni psicoanalitiche espresse da Janet durante la sessione dedicata alla psicoanalisi. Nell'ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello "Jahrbuch". Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell'Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico.
La psicoanalisi, quale creatura i cui meriti di gestazione erano ascritti al solo Freud, per la cui nascita aveva pagato con l'isolamento e l'ostracismo da parte del mondo accademico ufficiale, questa psicoanalisi quale nuova via della conoscenza, per Jung era divenuta più importante dello stesso padre che l'aveva generata. Era nata dal lavoro di Freud, ma adesso si trattava di farla crescere.
L'aspetto che li differenziava di più era la concezione dell'inconscio. Freud affermava che l'inconscio alla nascita era un contenitore vuoto e durante la vita si riempiva delle cose che la coscienza riteneva "inutili" o dannose per l'Io, attraverso la rimozione. Al contrario, Jung asseriva che la coscienza nasceva dall'inconscio, che aveva quindi già una sua autonomia. Inoltre, secondo Jung, la psicoanalisi di Freud era schematica e teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, diede via alla sua "psicologia analitica", che voleva essere non solo uno strumento per guarire da patologie psichiche, ma anche una concezione del mondo, o ancor meglio uno strumento per adattare la propria anima alla vita e poterne cogliere tutte le potenzialità di espressione e specificità individuale. Egli chiamò questo percorso "individuazione".
Al concetto di individuazione si lega la nozione di archetipo. Jung ipotizza che alla trasformazione della libido e ai suoi simboli sia sottesa una pluralità indeterminata di "immagini primordiali", collettiva e immutabile, intese come una sorta di kantiane "forme a priori" che concorrono, come serbatoio originario dell'immaginazione, alla formazione dei simboli. La funzione trascendente proietta l'individuo al di fuori di sé, sul piano di un pensiero inconscio collettivo. Se la coscienza riesce a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti dei prodotti di questa facoltà, i simboli, l'individuo può liberarsi del suo disagio riaffrontandolo da un punto di vista diverso, "trascendentale". Inoltre egli, nel differenziarsi da queste matrici collettive di senso e dagli istinti primordiali, può integrare i valori universali custoditi dalla cultura, trovando una modalità personale di attuarli.
Jung alla Clark University nel 1909 (particolare della precedente foto di gruppo)
Dopo la separazione da Freud, Jung ebbe una crisi nervosa che risolse in breve tempo. Alla fine del 1913, Jung, che aveva già quattro figli (Agathe Regina, Anna Margaretha, Franz Karl e Marianne, detta "Nannerl") e aspettava da Emma la quinta e ultima figlia (Emma Helene, detta "Lil"), incontrò Antonia Wolff (1888-1953), detta Toni, che da paziente si trasformò in analista e amante dello stesso in un triangolo emozionale che non escludeva la moglie, la quale reagì secondo quel che ci si sarebbe aspettati da una rappresentante alto-borghese della dignità familiare, ossia fingendo di ignorare.
Una volta staccatosi da Freud, Jung cominciò ad attrarre attorno a sé un proprio gruppo di pazienti, studenti e analisti, tra i quali vanno ricordati Franz Beda Riklin (1878-1938), Maria Moltzer (1874-1944), Hans Trüb (cognato di Toni Wolff), Emilii Medtner (1872-1936), Linda Fierz-David (1891-1955) ed Edith Rockfeller McCormick (1872-1932), che con la sua ricchezza quasi smisurata aiutò il già (per via della moglie) ricco Jung a sviluppare ulteriormente una scuola analitica, fondando lo "Psychologischer Club" di Zurigo (nato nel 1913 e ancora attivo).
Altre persone che aiutarono in qualche modo lo sviluppo del pensiero junghiano negli anni 1913-1920 furono il pastore Adolf Keller (la cui moglie Tina rimase amica di Emma anche dopo la rottura fra lui e Jung), Alphons Maeder (1882-1971), Oskar Pfister (1873-1956, che rimase più fedele a Freud) e Hans Schmid-Guisan (1881-1932) che, seppure residente a Basilea, rimase sempre in stretto contatto con Jung (tanto che la figlia, Marie-Jeanne Schmid, fece poi da segretaria[4] a quest'ultimo dal 1932 al 1952).
Un altro concetto fondamentale, il tipo, viene introdotto da Jung con la pubblicazione di Tipi psicologici. L'oggetto dell'opera è una classificazione degli individui secondo "tipologie psicologiche", che prendono le mosse dalle caratteristiche del loro adattamento. Essi si articolano attorno alla fondamentale polarità "Introverso/Estroverso", ed alla conseguente distinzione di due individui tipici fondamentali. Individuati dall'opposto orientamento generale della loro libido primaria (intro-versa o estro-versa) riprendono, in individui diversi, il ritmo sistole/diastole tematizzato da Goethe.
Per spiegare le rilevanti differenze individuali all'interno dei gruppi, Jung incrocia l'iniziale modello bipolare con una ulteriore quadripartizione in "funzioni" psichiche (il pensiero, il sentimento, la sensazione e l'intuizione).
L'appartenenza ad uno di questi quattro sottogruppi è motivata dalla funzione che nel corso dell'adattamento viene privilegiata, e a cui l'individuo, a partire dall'infanzia, affida le sue principali speranze di riuscita. La combinazione tra questi due "assi" (quello Introversione/Estroversione e quello delle 4 funzioni) dà luogo agli otto tipi psicologici individuali. Ciò che preme a Jung non è però presentare un'ennesima classificazione delle personalità, ma relativizzarne l'esperienza fenomenologica. È l'orientamento della coscienza dunque, il suo intenzionarsi, che viene classificato, e non un banale coacervo di caratteristiche individuali.
Questa teoria assume rilievo nel processo di individuazione, nel quale è necessario che l'Io sia consapevole dell'atteggiamento psicologico che si è reso dominante o esclusivo. Solo superando la propria unilaterale adesione ad un modo di rappresentare la realtà e aprendosi agli altri modi, l'individuo può davvero affermare la sua autonomia da modelli collettivi accettati inconsapevolmente (che siano gli archetipi dell'inconscio collettivo o le "modalità di funzionamento" della facoltà di rappresentare, considerata nella sua formalità).
La "scelta" del tipo psicologico a cui l'individuo appartiene corrisponde, infatti, più ad esigenze collettive che individuali. Mostrare il valore delle opzioni trascurate dallo sviluppo è il compito dell'individuazione, allo studio e alla pratica della quale d'ora in poi la psicologia analitica si consacrerà. Diventa così possibile il confronto con le funzioni arrestatesi ad uno stadio arcaico dello sviluppo, integrandole in un'individualità dinamicamente matura.
Benché tra gli studi e i viaggi (non escluso il servizi militare svizzero periodico), Jung non avesse molto tempo per la pratica analitica, andarono a consultarsi e curarsi presso di lui molte persone, soprattutto donne, tra cui Herbert Oczeret (1884-1948), Aline Valangin (1889-1986), Sabina Spielrein, Hermann Hesse, Ermanno Wolf-Ferrari, Beatrice Moses Hinkle (1874-1953), M. K. Bradby (poi divulgatrice del suo pensiero), Montague David ed Edith Eder, Eugen ed Erika Schlegel, Constance Long, Mary Bell, Helen Shaw, Adela Wharton, Mary Esther Harding (1888-1971), Kristine Mann (1873-1945) e Helton Godwin Baynes detto "Peter" (1882-1943). Mentre si spargeva il suo carisma, qualcuno era critico e non sopportava quel che ai proprio occhi sembrava un vuoto culto della personalità.
Comunque, Jung aveva ormai quasi 50 anni e riuscì, come aveva in mente da tempo, a costruire una casa (detta "Turm", torre) nel villaggio di Bollingen, affacciata sul lago. Lo aiutò nei disegni il giovane architetto Walther Niehus, fratello di Kurt, che aveva sposato la figlia Agathe e che a sua volta sposerà la figlia Marianne. Durante la lenta costruzione, Jung organizzò nel 1925 una spedizione in Africa, con George Beckwith (1896-1931), Peter Baynes (marito di Hilda, già paziente di Jung e poi di Baynes, quindi suicida) e Ruth Bailey, una nobildonna inglese incontrata durante il viaggio in nave e che vivrà con Jung dalla morte della moglie Emma (1955, come fu lei a chiederle) in poi (ossia fino al 1961, anno di morte di Jung stesso).
La spedizione "Bugishu", verso il Kenya e l'Uganda attraverso il Monte Elgon, filmata da Baynes con una cinepresa, portò Jung a contatto con riti e miti delle popolazioni indigene, ma soprattutto con il proprio inconscio.
Platone (Raffaello, La scuola di Atene, particolare)
La psiche è composta oltre che dalla parte inconscia, individuale e collettiva, anche dalla parte conscia. La dinamica tra la parte conscia e quella inconscia è considerata da Jung come ciò che permette all'individuo di affrontare un lungo percorso per realizzare la propria personalità in un processo che egli denomina "individuazione". In questo percorso l'individuo incontra e si scontra con delle organizzazioni archetipe (inconsce) della propria personalità: solo affrontandole egli potrà dilatare maggiormente la propria coscienza. Esse sono "la Persona", "l'Ombra", "l'Animus o l'Anima" e "il sé". L'archetipo è una sorta di "DNA psichico": il concetto deve molto a Platone e alla sue "idee".
La Persona (dalla parola latina che indica la maschera teatrale) può essere considerata come l'aspetto pubblico che ogni persona mostra di sé, come un individuo appare nella società, nel rispetto di regole e convenzioni. Rispecchia ciò che ognuno di noi vuol rendere noto agli altri, ma non coincide necessariamente con ciò che realmente si è.
L'Ombra rappresenta la parte della psiche più sgradevole e negativa, coincide con gli impulsi istintuali che l'individuo tende a reprimere. Impersona tutto ciò che l'individuo rifiuta di riconoscere e che nello stesso tempo influisce sul suo comportamento esprimendosi con tratti sgradevoli del carattere o con tendenze incompatibili con la parte conscia del soggetto. È, in un certo senso, l'evoluzione junghiana dell'Es freudiano.
Animus e Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente nella donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Si manifesta in sogni e fantasie ed è proiettata sulle persone del sesso opposto, più frequentemente nell'esperienza dell'innamoramento. L'immagine dell'anima o dell'animus ha una funzione compensatoria con la Persona, è la sua parte inconscia e offre possibilità creative nel percorso di individuazione.
Il Sé è il punto culminante del percorso di realizzazione della propria personalità, nel quale si portano ad un'unificazione tutti gli aspetti consci ed inconsci del soggetto.
La Venere di Willendorf, un'immagine della "Grande Madre".
Altri archetipi rappresentano immagini universali, che esprimono contemporaneamente positività o negatività: la Grande Madre, il Vecchio Saggio, l'Apollo, numerose figure della religione ecc.
Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario della Associazione tedesca di psicoterapia. Con l'avvento del nazismo questa Associazione, cui aderivano parecchi psicoterapeuti ebrei, fu sciolta e ne fu creata un'altra, a carattere internazionale, con Jung presidente.
Nel 1934 Jung fu criticato per la sua adesione ad un'organizzazione di origine nazista, oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista Zentralblatt fur Psychotherapie, un periodico di analoga matrice nazista. Jung e i suoi difensori, in questa querelle sulla presunta adesione di Jung al nazismo, replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi ebrei.
In questa stessa epoca Hitler prendeva il potere in Germania e, sfortunatamente per Jung, il caso volle che il redattore tedesco della rivista, il cui nome compariva accostato a quello di Jung, risultava essere il professor Göring, cugino del più famoso Hermann Göring, delfino di Adolf Hitler.
In questo periodo di presidenza Jung scrisse l'articolo "Wotan", apparso sulla Neue Schwezer Rundschau, che in seguito diverrà il primo capitolo dell'opera Aspetti del dramma contemporaneo.
I sostenitori di Jung in questa querelle sostennero che Jung non accettò questo incarico a cuor leggero, ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che, quando si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni sia dalla carica di presidente della "Società medica internazionale di psicoterapia" sia da redattore della rivista. In questo stesso periodo le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: gli era stato negato l'accesso in territorio tedesco, le sue opere vennero bruciate o mandate al macero in tutti i paesi d'Europa nei quali era possibile, ed il suo nome figurò nella famigerata lista "Otto", vicino a quella di Freud e di molti altri (come testimoniato da alcuni conoscenti, Jung temeva di poter essere "liquidato" dalle SS in caso di invasione della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, proprio per via delle sue note posizioni critiche antinaziste).
La relazione tra Jung e il nazismo continuò, anche dopo la guerra, ad essere oggetto di polemiche e dibattiti. Sia nella sua autobiografia ("Ricordi, Sogni, Riflessioni") che nella raccolta di testimonianze sulla sua vita Jung parla, appaiono numerosi spunti critici rispetto al fenomeno nazista, che in alcuni suoi scritti e passaggi Jung analizzò - con molta preoccupazione - da un punto di vista psicologico-analitico collettivo.
Jung, comunque, consapevole com'era delle falsità di tale accuse, non diede mai troppo peso alla questione. Ma per avere un quadro più ampio è utile riferirsi allo stralcio di un'intervista del 1949:
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« Chiunque abbia letto uno qualsiasi dei miei libri non può avere dubbi sul fatto che io non sono mai stato filonazista e tanto meno antisemita; non c'è citazione, traduzione o manipolazione tendenziosa di ciò che ho scritto che possa modificare la sostanza del mio punto di vista, che è lì stampato, per chiunque voglia conoscerlo. Quasi tutti questi brani sono stati in qualche misura manomessi, per malizia o per ignoranza. Prendiamo la falsificazione più importante, quella sul Saturday dell'11 giugno: "L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello ebraico". Guarda caso, se lette nel loro contesto queste frasi acquistano un significato esattamente contrario a quello attribuito a esse da questi "ricercatori". Sono state prese da un articolo intitolato "Situazione attuale della psicoterapia". Perché si possa giudicare il senso di queste frasi controverse, le leggerò per intero il paragrafo in cui ricorrono: "In virtù della loro civiltà, più del doppio antica della nostra, essi presentano una consapevolezza molto maggiore rispetto alle debolezze umane e ai lati dell'Ombra, e perciò sono sotto questo aspetto molto meno vulnerabili. Grazie all'esperienza ereditata dalla loro antichissima civiltà essi sono capaci di vivere, con piena coscienza, in benevola, amichevole e tollerante prossimità dei loro difetti, mentre noi siamo ancora troppo giovani per non nutrire qualche "illusione" su noi stessi… L'ebreo, quale appartenente a una razza che dispone di una civiltà di circa tremila anni, possiede, come il cinese colto, un più ampio spettro di consapevolezza psichica rispetto a noi. L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai, poiché tutti gli istinti e i suoi talenti presuppongono, per potersi sviluppare, un popolo che li ospiti, dotato di un grado più o meno elevato di civiltà. La razza ebraica nel suo insieme possiede perciò – per l'esperienza che me ne sono fatta – un inconscio che si può paragonare solo con alcune riserve a quello ariano. Eccezion fatta per alcuni individui creativi, possiamo dire che l'ebreo medio è già molto più consapevole e raffinato per covare ancora in sé le tensioni di un futuro non nato. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello ebraico, il che costituisce al tempo stesso il vantaggio e lo svantaggio di una giovane età che non si è ancora completamente distaccata dall'elemento barbaro[5] » |
La torre di Bollingen
Risale al 1923 la costruzione della famosa e per certi aspetti misteriosa Torre di Jung. In quell'anno Jung si avvicinava ai cinquant'anni e trovava non più soddisfacente testimoniare con la sola scrittura l'avventura della psicoanalisi e del processo individuativo che in lui si realizzava, ma voleva cercare un altro modo di simbolizzarlo che gli desse un'impressione più concreta della semplice scrittura. Così dopo la morte di sua madre Jung comprò un terreno a Bollingen, al di là del lago di Zurigo. Qui realizzò il progetto di un'abitazione dove trascorreva le vacanze ed i fine settimana. Complessivamente risiedeva a Bollingen ben sei mesi l'anno. All'inizio era solo un edificio circolare a forma di torre, ma negli anni seguenti vi aggiunse tre nuove sezioni, ampliando così la casa. L'espandersi della torre andò sempre parallelo con la sua crescita psichica nella totalità della sua vicenda. L'edificio originale era basso e nascosto fra le due torri, ma all'età di ottant'anni, dopo la morte della moglie Emma nel 1955, si sentì di aggiungere un altro piano. Da allora la casa di Bollingen, senza elettricità e senza acqua corrente, con il suo silenzio, diventò il ritiro spirituale di Jung.
Da questa residenza prenderà il nome la fondazione che promuoverà la pubblicazione di tutta l'opera junghiana in America.
L'edificio è ben visibile ancora oggi, anche se l'accesso è consentito attraverso il passaggio in una proprietà privata. Nell'ala dell'edificio affacciato sul lago, e protetta dalle mura in sasso che circondano il nucleo centrale della torre, si può ancora vedere la pietra scolpita da Jung. Un'immagine della pietra è visibile all'interno della biografia Ricordi, sogni e riflessioni.
Verso la metà degli anni venti colleghi e pazienti smisero si rivolgersi a lui con "Dottore" e venne chiamato "Professore". Nello stesso tempo i suoi viaggi e l'arrivo anche di curiosi dall'estero, portavano la sua fama a estendersi a livello internazionale. Nel 1928 per esempio, dall'Inghilterra giunse Barbara Hannah (1891-1986), nel 1930 dall'Austria Wolfgang Ernst Pauli (1900-1958), dalla Germania Carl Alfred Meier (1905-1995), dall'Ungheria Jolande Jacobi (1890-1973), dagli Stati Uniti Catherine "Katy" Rush Cabot (che con il longevo Joseph Lewis Henderson (1903-2007) sono tra i pochissimi ad aver trascritto parole ed eventi di ogni loro seduta con Jung). Si formò attorno a lui un gruppo di amici, dalla giovane Marie-Louise von Franz (1915-1999), al sinologo Richard Wilhelm (1873-1930, che lo introdusse all'uso del Libro dei Mutamenti e lo affascinò con la sua traduzione del classico taoista Il segreto del fiore d'oro), dall'indologo Heinrich Zimmer (1890-1943) al conte Hermann Graf Keyserling (che aveva per amante Victoria Ocampo, poi ritornata in Argentina, e introdusse Jung a diversi aristocratici, quali Maria Alice di Sassonia o Victor e Margaret Lüttichau), da Christiana Morgan (nata Drummond Councilman, 1897-1967) al suo amante Henry Murray (1893-1988), poi entrambi analisti di primo piano di Harvard.
Si rivolsero a lui scrittori come Hugh Walpole (del quale ammirava The Prelude to Adventure), H. G. Wells (che lo trasformò in un personaggio del suo The World of William Clissold), F.S. Fitzgerald (per la moglie Zelda) e studiosi come Carola Welcker (moglie di Sigfried Giedion) che gli rimproverò di non aver capito l'arte contemporanea[6] e persino, dopo la guerra, agenti segreti come Allen Welsh Dulles o Mary Rüfenacht Bancroft (1903-1997). Nel 1939 morì Freud e l'ex allievo lo ricordò con un Necrologio.
Ritratto di Jung in età matura
Jung si interessò di paranormale già in gioventù, analizzando i fenomeni della sua cugina medium. Egli stesso condusse analisi ed esperimenti parapsicologici. Era convinto di essere un sensitivo. Nel corso della sua vita ebbe diverse premonizioni e una sorta di visione nel 1913 che annunciava la rovina dell'Europa (la prima guerra mondiale). Sosteneva che i fenomeni paranormali fossero segnali dell'inconscio collettivo, come i sogni sono spie dell'inconscio individuale. Cominciò un lavoro analitico su se stesso, a base di tutta la sua opera, annotando sogni, fantasie e disegnandole anche, in quello che sarebbe diventato il Libro Rosso: non lo pubblicò mai; gli eredi autorizzarono la visione dell'opera solo nel 2001 e la pubblicazione del saggio, di intonazione profetica e ispirato allo stile di Nietzsche, solo nel 2008.
Nel 1920 disse di avere assistito alle manifestazioni di un fantasma e di averlo visto, mentre dormiva (in una sorta di illusione ipnagogica). Jung tendeva a spiegare i fenomeni, più che come manifestazioni di spiritismo, come manifestazioni di alcuni inconsci turbati e particolarmente sensibili; tuttavia ammise che certi fenomeni erano, a suo parere, inspiegabili, avvicinandosi a una posizione possibilista[7]. Cercò sempre di non abbandonare una posizione scientifica. Studiò anche la credenza nella reincarnazione, che interpretava originata dai ricordi dell'inconscio collettivo. Nel 1944 pubblicò Psicologia e alchimia ma in quello stesso anno ebbe un incidente, una frattura e un successivo infarto. In coma visse un'esperienza di pre-morte (un'esperienza extra-corporea e una visione di un luogo luminoso) che descriverà nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni:
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« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente...Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma , nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo. » |
Nel 1952 pubblicò gli importanti scritti sulla teoria della sincronicità: secondo questa spiegazione alcuni fenomeni avvengono in modo sincrono senza che vi siano correlazione di causa-effetto, poiché hanno un'origine comune, un fine comune e una comunanza evidente di significato, e sono parte di uno stesso meccanismo del destino.
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Per approfondire, vedi la voce Sincronicità: fisica e psicoanalisi. |
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Intervenne anche con scritti in omaggio di suoi allievi, come Toni Wolff, Linda Fierz-David (1891-1955), Jolande Jacobi, Frances G. Wickes, H.G. Baynes, Gerhard Adler, Hedwig von Roques, Marie-Louise von Franz e Erich Neumann. Altri allievi, più distanti, furono Hans Schär, William Purcell Witcutt, Victor White, Gerhard Frei, Hans Trüb, Philip Wylie, Ira Progoff, Gustav Bally (1893-1966), Hans Bänziger. Altri letterati e studiosi che a lui si riferirono sono John Boynton Priestley, Philip Toynbee, Károly Kerényi.
Mandala buddhista tibetano
Jung scrisse quattro saggi sui Mandala, i disegni rituali buddisti e induisti, dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la "dispersione" e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno. Ma c’è di più: oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.
Presunto UFO nel New Jersey (1952)
Collegandosi a ciò, Jung, a partire dagli anni quaranta, si occupò anche di un fenomeno nuovo, che si intensificava sempre di più, soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale. Si trattava dei cosiddetti "oggetti volanti non identificati", in sigla UFO. Jung, che leggeva tutto ciò che veniva pubblicato in relazione a questi fenomeni, si occupò più volte del tema nei suoi scritti e tre anni prima di morire, nel 1958, pubblicò un saggio dal titolo Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, che può esser visto come una puntuale interpretazione psicologica del fenomeno, ma anche come una ricapitolazione essenziale delle sue principali idee sulla psiche, e insieme come un messaggio - uno degli ultimi - in cui trovano posto le speranze e i timori che egli nutriva sul futuro dell'umanità.
Per Jung la coscienza del nostro tempo è lacerata, frammentata da un contrasto politico, sociale, filosofico e religioso di eccezionali dimensioni. L'Io si è troppo allontanato dalle sue radici inconsce; le "meraviglie" della scienza e della tecnica sembrano volgersi in forze distruttive. I dischi volanti rappresentano visioni, oggettivazioni fantastiche di un inconscio troppo duramente represso. Tra le varie ipotesi è dunque "un archetipo a provocare una determinata visione".
Jung considera con distacco e una certa ironia l'esistenza degli UFO come fenomeno fisico, sebbene nell'ultima parte del suo saggio egli sembri disposto a dare maggior credito alla loro effettiva realtà, per introdurre cautamente l'ipotesi che esista una sincronicità tra inconscio e fenomeno reale.[8]
Nel 1953 morì Toni Wolff. Al funerale si recò solo Emma, perché Carl Gustav non se la sentì. Non si evitò quello della moglie, due anni dopo. Morì lui stesso il 6 giugno 1961, dopo una breve malattia, nella sua casa sul lago.
Johann Wolfgang von Goethe
Fra i vari precursori di Jung figurano soprattutto Platone, ma anche il neoplatonico Plotino, Johann Wolfgang von Goethe (che Jung sentiva legatissimo a sé, al punto che, da ragazzo, affermava, con i compagni di scuola, di esserne la reincarnazione[9]), Johann Heinrich Jung-Stilling, Carl Gustav Carus, Emanuel Swedenborg, Johann Jakob Bachofen, Herbert Silberer o Pierre Janet. Importanti furono anche le letture giovanili di Immanuel Kant, Friedrich Nietzsche (soprattutto Così parlò Zarathustra), Friedrich Schelling, Cesare Lombroso, Arthur Schopenhauer e Jacob Burckhardt, e, ovviamente l'interrotta collaborazione con Sigmund Freud.
Da ragazzo aveva letto anche letteratura di autori quali Friedrich Gerstäcker e Friedrich Theodor Vischer.
Spesso poi si dimentica il fatto che avesse finito il liceo in età prematura e poi fatto studi di medicina, e che nella famiglia materna vi erano diversi appassionati di spiritualismo e occultismo. Altri, spingendo dalla parte dei suoi studi esoterici sull'alchimia e il simbolismo parlano di influenze antiche e sapienziali, anche dall'oriente (certamente il libro I Ching).
Diverse testimonianze raccontano di come conoscesse bene il latino e amasse leggere le sue opere classiche e medioevali[10]
Qualcuno ha fatto un paragone con il trascendentalismo di Ralph Waldo Emerson, specialmente con l'idea di Over-Soul (dalla prima serie di Essays), e con la conferenza Demonology (1839, della serie Human Life), ma non si sa se Jung l'avesse letto[11].
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« L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura classica dell'alchimia[2] » |
I lavori e scritti finali della vita di Jung si concentrarono sull'alchimia. L'ultimo suo libro si intitola infatti Mysterium Coniunctionis. Questo volume tratta dell'archetipo "Mysterium Coniunctionis" anche conosciuto come il matrimonio sacro o alchemico tra il Sole e la Luna.
Jung rimase sempre di religione cristiana protestante, nonostante l'interesse per molte culture religiose. La sua visione è di tipo gnostico e panteistico, con evidenti influssi neoplatonici. Così su Dio:
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« Tutto ciò che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell'esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all'esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste.[12] » |
Nel Libro rosso, pubblicato postumo nel 2009, Jung è più esplicito sul proprio concetto di Dio, quale negli anni della sperimentazione su sé stesso aveva maturato un Dio personale, riflesso di contenuti inconsci:
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« Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura.[13] » |
Jung ha sempre mostrato grande rispetto nei confronti della pratica religiosa dei suoi pazienti: l'aspetto terapeutico, infatti, per lui risultava alla fine più importante della fede professata. Riguardo a questa, però, rimane da chiarire per i teologi cristiani una questione basilare: se nella sua teoria si dia una distinzione reale tra l'uomo e Dio, o se quest'ultimo non si riduca a una produzione della psiche, anche a motivo di una nozione - l'archetipo - affascinante, ma anche vaga ed ambigua. Resta anche, secondo questi teologi, da chiarire l'ammissibilità di una rivelazione storica, irriducibile al soggetto e all'analisi psicologica: Jung non sembra accettare come fatto storico la risurrezione di Cristo, e anche la nozione di peccato sembra essere assimilata più che altro a concetti quali disordine, deviazione o disagio psichico.[14]
Disambiguazione
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(disambigua).
Sigmund Freud (1920), sulla copertina della rivista Life (1938).
Sigismund Schlomo Freud detto Sigmund (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) è stato un neurologo e psicoanalista austriaco, fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia. Ha elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo la quale l'inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano, e sulle interazioni tra individui. Di formazione medica, tentò sempre, pur con difficoltà, di stabilire correlazioni tra la sua visione dell'inconscio e delle sue componenti, con le strutture fisiche del cervello e del corpo umano[1]: queste speculazioni hanno trovato parziale conferma nella moderna neurologia e psichiatria[2].
Nella psicoanalisi l'impulso sessuale e le sue relazioni con l'inconscio sono alla base dei processi interpretativi. Molti dissensi con Freud, e quindi indirizzi di pensiero alternativi (Adler, Jung e altri) nascono dalla contestazione del ruolo, ritenuto eccessivo, riconosciuto da Freud alla sessualità.
In un primo momento si dedicò allo studio dell'ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psicolabili, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull'isteria, in particolare dal caso Anna O. (ossia Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile), al quale si interessò sulla base delle considerazioni di Charcot che individuava nell'isteria un disturbo della psiche e non già una simulazione come ritenuto fino ad allora. Dalle difficoltà incontrate da Breuer nel caso, Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert.
Di questo periodo furono anche le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: il metodo di indagine mediante l'analisi di associazioni libere, lapsus (da cui appunto il lapsus freudiano), atti involontari, atti mancati e l'interpretazione dei sogni, e concetti come la pulsione (Eros e Thanatos), le componenti dell'inconscio e della coscienza (Es, Io, Super-Io), il Complesso di Edipo, la libido e le fasi dello sviluppo psicosessuale.
Le idee di Freud e le sue teorie - viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo - sono ancora oggi al centro di accesi dibattiti e di discussioni, non solo in ambito medico - scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale in genere. La psicoanalisi in quanto teoria delle mente e dell'inconscio è ancora abbastanza accettata mentre molti ne hanno messo però in discussione l'efficacia terapeutica.
La firma di Freud
Indice[mostra] |
Sigismund Schlomo Freud nacque a Freiberg (od. Příbor) nel territorio ceco della Moravia, all'epoca parte dell'impero austro-ungarico. Nel 1877 abbreviò il suo nome in Sigmund.
Il giovane Freud e la madre
Sigmund era figlio di Jacob Freud e della sua terza moglie Amalia Nathanson (1835-1930). Jacob, ebreo proveniente dalla Galizia e commerciante di lana, si trasferì a Vienna nel 1860, a causa di sconvolgimenti politico-economici. Dal padre non ricevette un'educazione tradizionalista, eppure già in giovanissima età si appassionò alla cultura e alle scritture ebraiche, in particolare allo studio della Bibbia. Questi primi interessi lasciarono evidenti tracce nella sua opera.
Nella Vienna di quel periodo erano presenti forti componenti antisemitiche e ciò costituì per lui un ostacolo, che non riuscì però a limitare la sua libertà di pensiero. Dalla madre e quindi dal padre ricevette i primi rudimenti. Poi fu iscritto ad una scuola privata, e dall'età di nove anni frequentò con grande profitto per otto anni l'Istituto Superiore "Sperl Gimnasyum". Sino alla maturità, conseguita a diciassette anni, dimostrò grandi capacità intellettuali tanto da ricevere una menzione d'onore.
Durante il corso di laurea maturò una crescente avversione per gli insegnanti che considerava non all'altezza; l'insoddisfazione lo spinse a sviluppare un senso critico che, di fatto, ritardò l'ottenimento della sua laurea in medicina (marzo 1881). Dopo la laurea si recò in Inghilterra e, successivamente, lavorò in un laboratorio di zoologia diretto da Carl Friedrich Claus a Vienna. Fu qui che prese contatto con il darwinismo.
Il lavoro di ricerca però, non lo soddisfece e dopo due anni cambiò lavoro e conobbe Brücke, nell'Istituto di fisiologia, dove condusse importanti ricerche nel campo della neuro-istologia. Freud lasciò l'istituto dopo sei anni di permanenza, anche se le ricerche effettuate gli assicuravano una sicura carriera nel settore, perché era animato da grande ambizione e valutò troppo lenti i successi conseguibili in quel campo ristretto. Freud fu enormemente colpito da Brücke, tanto che nella sua autobiografia lo cita come colui che maggiormente influì sulla sua personalità.
La casa di Freud al numero 19 della Berggasse a Vienna
L'aspirazione all'indipendenza economica lo spinse a dedicarsi alla pratica clinica, lavorando per tre anni presso l'Ospedale Generale di Vienna con pazienti affetti da turbe neurologiche. Questa disciplina, essendo molto più remunerativa, gli avrebbe permesso di sposare la sua futura moglie, Martha Bernays. Fu proprio mentre lavorava in questo ospedale, nel 1884, che Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta.
Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico la sperimentò anche su se stesso osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti. La utilizzò in alternativa alla morfina per curare un suo caro amico, Ernst Fleischl, che era divenuto morfinomane in seguito ad una lunga terapia del dolore. Ma, la conseguente instaurazione della dipendenza da essa (più pericolosa rispetto a quella da morfina), fece scoppiare un caso che costituì una macchia nella sua carriera, anche in considerazione del fatto che un altro ricercatore, utilizzando i suoi studi, sperimentò la cocaina quale analgesico oftalmico, ricavandone rilevanti riconoscimenti nell'ambito medico internazionale. Rinunciò pertanto alle forti aspettative di ricavare successo da queste ricerche. Ulteriore risultato fu che ne divenne, notoriamente, assiduo consumatore. Il caso di Fleisch, tuttavia, che ebbe numerosi episodi paranoidei, allucinazioni e deliri, spinsero il medico a pubblicare il saggio: “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina”. Dopo la pubblicazione smise di far uso della sostanza e di prescriverla.
Nel 1885 ottenne la libera docenza e ciò gli assicurò facilitazioni nell'esercizio della professione medica. La notorietà e la stima dei colleghi gli permise una facile carriera accademica, sino ad ottenere la cattedra di professore ordinario. È sempre di quest'anno la notizia della distruzione delle sue carte personali, avvenimento che si ripeté nel 1907. Successivamente, le sue carte furono attentamente custodite negli "Archivi Sigmund Freud" e gestite da Ernest Jones, suo biografo ufficiale e da alcuni membri del circolo psicoanalitico. Il lavoro di Jeffrey Moussaieff Masson portò alcuni chiarimenti (nonché una feroce critica) sulla natura del materiale soppresso.[3]
Nel biennio 1885-1886 iniziò anche gli studi sull'isteria e con una borsa di studio si recò a Parigi, dove era attivo Jean-Martin Charcot. Questi suscitò notevole impressione sull'ancora giovane Freud, sia per i suoi metodi sia per la sua forte personalità. Le modalità di cura dell'isteria attraverso l'ipnosi, insegnatagli da Charcot, furono applicate da Freud dopo il suo rientro a Vienna, ma i risultati furono deludenti, tanto da attirarsi addosso le critiche di numerosi colleghi. Il matrimonio con Martha Bernays era stato più volte rimandato a causa di difficoltà che apparivano a Freud insuperabili e quando, il 13 maggio 1886, riuscì finalmente a sposarsi, visse l'avvenimento come una grossa conquista. Appena un anno dopo (1887) nacque la prima figlia, Mathilde seguita da altri cinque figli di cui l'ultima, Anna, diventò un'importante psicoanalista.
Nel 1886 iniziò l'attività privata aprendo uno studio a Vienna; utilizzò le tecniche allora in uso, quali le cure termali, l'elettroterapia e l'idroterapia, ricorrendo anche all'applicazione dei magneti, una tecnica in uso fin dal 1700 che si credeva fosse in grado di agire sul sistema nervoso dei pazienti, ma non rilevò risultati apprezzabili. Utilizzò allora la tecnica dell'ipnosi e, per migliorare la stessa, compì un altro viaggio in Francia, a Nancy, ma non ottenne i risultati che si aspettava. Il 23 settembre 1897 venne iniziato "nella comunità fraterna" della Loggia del B'nai B'rith di Vienna, un anno dopo la sua fondazione. Freud era professore di neuropatologia e le teorie sulla psicoanalisi avevano ancora poca eco e considerazione nella scuola di medicina dell'epoca.
Una chiave di volta nel processo evolutivo delle teorie di Freud fu l'incontro con Josef Breuer - importante fisiologo che poi, in diverse circostanze, sostenne Freud anche finanziariamente - intorno al caso di Anna O.. Breuer curava l'isteria della paziente attraverso l'ipnosi nel tentativo di guarirla da sintomi invalidanti tra i quali un'idrofobia psicogena. Sono di questo periodo le prime intuizioni sui ricordi traumatici. Il metodo, definito catartico - che fu pubblicato nel 1895 in Studi sull'isteria di Breuer e altri - venne successivamente utilizzato in modo sistematico da Freud.
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Per approfondire, vedi la voce Anna O.. |
Il suo celebre divano, ora al Freud Museum di Londra.
Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud: si trattò di un suo sogno personale della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, e riportato anche ne L'interpretazione dei sogni come "il sogno dell'iniezione di Irma". La sua interpretazione rappresentò l'inizio dello sviluppo della teoria freudiana sul sogno. L'analisi dei sogni, infatti, segna l'abbandono del metodo ipnotico utilizzato in quella fase del suo sviluppo, che a ragione si può definire la preistoria della psicoanalisi.
Altri legano la nascita della psicoanalisi alla prima volta in cui Freud usò il termine "psicoanalitico", e cioè nel 1896 dopo aver già svolto un'esperienza di 10 anni nel settore della psicopatologia, quando scrisse due articoli nei quali, per la prima volta, parla esplicitamente di "psicoanalisi" per descrivere il suo metodo di ricerca e trattamento terapeutico. La psicoanalisi è la traduzione del neologismo impiegato da Freud a partire dal 1896 per indicare:
un procedimento per l'indagine di processi mentali che sono altrimenti inaccessibili per altra via;
un metodo terapeutico che trae le sue origini dall'indagine psicoanalitica ed ha per fine la cura delle nevrosi;
un insieme di concezioni psicologiche (teoria della psiche).
Sebbene oggi la paternità del metodo psicoanalitico sia comunemente attribuita a Freud, egli stesso, nella sua prima conferenza a Boston, riconobbe che l'eventuale merito non fosse spettato a lui stesso, bensì al dottor Joseph Breuer, il cui lavoro è antecedente agli studi di Freud e ne costituisce il punto di partenza.
Dopo aver pubblicato un articolo sulla "Morale sessuale e le malattie nervose moderne" nel quale espresse le sue prime riflessioni sulla natura della civiltà, Freud nel 1909 venne invitato negli Stati Uniti insieme allo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung e all'ungherese Sándor Ferenczi. Poco dopo, a New York, si aggiunse a loro Ernest Jones, giunto dall'Inghilterra.
È in questa situazione che presero luce le "Cinque conferenze sulla psicoanalisi". Freud aveva cinquantatré anni e alla Clark University fu insignito del titolo di Dottore. Oltre a questa onorificenza Freud ebbe modo di incontrare personalmente il famoso filosofo americano William James.
Secondo la versione più diffusa della storia della psicoanalisi, in Europa il discorso freudiano era ancora tacciato di "delirio", d'essere ossessionato dal sesso e di rovinare la società mettendo in pubblica piazza ogni indecenza e perversione. Secondo alcune testimonianze, c'era l'impressione generale che l'intera comunità umana si ergesse contro il suo discorso e che volesse ridurre lui e i suoi seguaci al silenzio per metterli nell'impossibilità di nuocere. Questa "folla inferocita" non avrebbe spaventato il medico viennese; anni dopo egli accusò lo stesso Jung di codardia, chiedendogli di non utilizzare più il termine di psicoanalisi per le sue teorie basate su una teoria della libido desessualizzata.
Tuttavia, lo storico della psicologia Allen Esterson, criticando il resoconto del neuroscienziato Mark Solms secondo il quale le idee di Freud sull'esistenza di pulsioni animali primitive negli umani avevano scandalizzato i suoi contemporanei vittoriani, ha scritto:
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« questo resoconto mirante a dare un quadro complessivo della situazione a quei tempi è stato confutato talmente tante volte dagli studiosi che hanno condotto ricerche su quel periodo che si dispera che i veri fatti riusciranno mai a penetrare il mondo ermeticamente chiuso dei tradizionalisti psicoanalitici.[4] » |
Secondo Catherine Meyer,
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« [Frank J.] Sulloway[5] giunse a stabilire che tutti gli elementi principali della teoria freudiana della sessualità - la 'bisessualità', le 'zone erogene', la 'perversione polimorfa', la 'regressione', la 'libido', la 'rimozione primaria' ecc. - provenivano in linea più o meno diretta dalla sessuologia dell'epoca (Krafft-Ebing, Albert Moll, Havelock Ellis), il che demoliva allo stesso tempo il mito dell'isolamento intellettuale di Freud e del preteso 'puritanesimo' dei suoi colleghi.[6] » |
Negli Stati Uniti, Freud si sarebbe sentito più a suo agio anche se in seguito (1925) confessò che in America, dove l'ingenua "dottrina del comportamento" si vantava di aver completamente eliminato la psicologia, la portata radicale del suo pensiero era abbondantemente annacquata.
Al ritorno nel 1910, il Congresso di Norimberga (30 e 31 marzo) istituì un'organizzazione internazionale per coordinare tutte quelle associazioni psicoanalitiche nazionali già costituitesi o di nuova creazione. Il congresso era stato organizzato da Carl Gustav Jung, che veniva visto come il successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico. Freud stesso, in questa occasione, fece pressione affinché la presidenza dell'internazionale della psicoanalisi venisse affidata a Jung. Alfred Adler e Wilhelm Stekel invece si incaricarono del giornale dell'associazione: lo "Zentralblatt für Psychoanalyse" (Rivista centrale di psicoanalisi). In seguito, a questa rivista si affiancò "Imago", un'altra pubblicazione che trattava gli aspetti non direttamente medici della psicoanalisi ed era diretta dallo stesso Freud. Già allora circoli medici legati alla psicoanalisi erano presenti oltre a Berlino, Vienna e Zurigo, anche a Budapest, Bruxelles, negli Stati Uniti, in Russia, Francia, Italia e Australia.
Con questi medici e psicoanalisti, che nell'insieme costituivano la prima avanguardia del nuovo movimento di pensiero del novecento (ai quali bisognerebbe aggiungere l'insieme numeroso e sofferente dei loro pazienti di entrambi i sessi, ovvero la "materia prima" della "nuova scienza"), Freud cominciò a intessere una fitta e costante corrispondenza per garantire coerenza e avvenire al movimento psicoanalitico. Sempre nel 1910 ci fu un'altra novità, ovvero il primo tentativo di biografia psicoanalitica, quel "Un ricordo infantile di Leonardo da Vinci" che costituisce "la sola cosa piacevole che io abbia mai scritto" (come confessò lo stesso Freud).
Nel 1926 Freud, che per ragioni di salute fu costretto a ridurre a tre il numero dei pazienti che trattava ogni giorno, compì settanta anni e per il suo compleanno giunsero al n° 19 della Berggasse telegrammi e lettere di felicitazioni da ogni parte del mondo, tra cui quello di Albert Einstein. Ma fu nel dicembre di quello stesso anno che Freud, recandosi a Berlino per rivedere figli e nipoti, incontrò per la prima volta Einstein e sua moglie andati da lui a fargli visita.
Questo fu il commento di Freud in margine a questo colloquio che si era protratto per due ore:
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« È vivace, sicuro di sé, piacevole. Di psicologia ne capisce quanto me di fisica, tanto che abbiamo avuto una conversazione molto scherzosa » |
Tuttavia, la credenza diffusa secondo cui Einstein era un grande ammiratore di Freud è erronea, come ha fatto notare A. H. Esterson: in una lettera a uno dei suoi figli nei primi anni trenta[7] Einstein scrisse che non era rimasto convinto dalle opere di Freud e che riteneva i suoi metodi dubbi se non fraudolenti. Nel 1933 infine, a richiesta della Società delle Nazioni, venne pubblicata una discussione con Einstein sul tema: "Perché la guerra?". Freud, al contrario di Einstein, affermò l'impossibilità della fine delle guerre, in quanto l'aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata indissolubilmente nell'uomo.[8]
Sicuramente una delle muse ispiratrici più enigmatiche dell'intero Ottocento, Lou Andreas Salomé colpì e diede modo anche a Freud di rinnovare le proprie idee. Grande catalizzatrice di idee innovative, Salomé, dopo le frequentazioni con Rainer Maria Rilke, Friedrich Nietzsche, e lo stesso Jung, ebbe modo di incontrare anche Freud. Dal loro confronto, Freud smorzò quella che fino ad allora era rimasta la concezione primaria delle sue teorie, la libido come motore della vita emotiva dell'uomo. Infatti, nel suo saggio Psicologia e Metapsicologia espose per la prima volta la dualità tra pulsione di vita e pulsione di morte: usando a modello dell'uomo un globo sulla cui superficie (la coscienza) filtra il mondo pulsionale (l'essenza del "globo"), giunto dal mondo esterno vero e proprio.
Un'essenza che nasconde la lotta tra volontà alla vita e all'aggregazione, da un lato, e alla morte e disgregazione dall'altro. È doveroso ricordare che un altro personaggio femminile del primo Novecento, Sabina Spielrein, ebrea russa ricoverata al Burghölzli, curata da Jung e diventata poi essa stessa psicoanalista, fu la prima a scrivere sulla pulsione di morte, e Freud la citò in una nota di Al di là del principio di piacere.
Durante lo sviluppo della disciplina psicoanalitica, in Freud si faceva sempre più chiaro che questa sua "figlia" era qualcosa che andava ben oltre una semplice psicoterapia come era invece nei suoi intenti iniziali di medico. Così scrive infatti nel 1925:
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« Probabilmente il futuro stabilirà che l'importanza della psicoanalisi come scienza dell'inconscio oltrepassa di gran lunga la sua importanza terapeutica.[9] » |
Partendo dal confronto con i problemi psicoterapeutici, la psicoanalisi si era mossa lentamente verso il superamento della semplice psicoterapia. Andando ancora più in là, a due anni dalla sua morte, in Analisi terminabile e interminabile Freud pose una delle questioni se non la questione fondamentale della psicoanalisi, ormai nota con le stesse parole di Freud come problema del "fondo roccioso della psicoanalisi", ovvero ancora dell'impossibilità o per lo meno della difficoltà a proseguire il lavoro psicoanalitico oltre un certo limite.
Detto in altri termini, qui Freud si riferisce al fatto che la psicoanalisi è impotente davanti alla realtà biologica. Quando cioè il paziente pone domande che affrontano l'aspetto biologico della divisione sessuale, l'analisi diventava interminabile. Tuttavia è invece proprio in questa questione capitale che si cela, quale implicazione, un'altra questione: quella della funzione adattativo-conservatrice della psicoanalisi che ha attraversato tutta la storia della psicoanalisi e ricevuto le critiche più attente da parte di coloro che considerano l'umanità impegnata in altre vie per la propria trasformazione oltre lo status quo.
Una parte delle critiche alla psicoanalisi infatti proveniva da coloro che al contrario si domandavano se la psicoanalisi costituisse una vera e propria pratica rivoluzionaria conseguentemente evolutiva o se invece fosse solo una semplice pratica normativa e adattativa, atta a esorcizzare ogni naturale movimento eversivo.
Quando nel 1933 Hitler prendeva il potere in Germania, le origini ebraiche di Freud costituirono un problema. Nello stesso anno, il suo nome entrò nella lista nera di autori le cui opere dovevano essere mandate al rogo. La situazione cominciò ad aggravarsi seriamente a partire dal 1938, anno in cui l'Austria venne annessa al Terzo Reich: quattro sorelle di Freud morirono nei campi di sterminio mentre la figlia Anna venne sequestrata dalla Gestapo. A Freud venne data la possibilità di compilare una lista di persone da salvare dalla deportazione, ma egli non incluse le sue sorelle fra i sedici nomi che vi riportò, che includevano invece sua moglie e le proprie domestiche, oltre al suo medico e la famiglia di questi.[10] Freud si preparò così a lasciare Vienna: pochi giorni dopo, accompagnato da Martha e da Anna, che nel frattempo era stata rilasciata, partì per Londra.
La sua casa di Londra è nel famoso quartiere residenziale Hampstead nella zona Camden, non lontano dal centro di psicoanalisi, dove lavorerà, anni dopo, la stessa figlia Anna. Dopo la morte della figlia Anna questa casa è stata trasformata per volontà della figlia stessa in museo.[11]
A Londra Freud incontrò Salvador Dalí, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica del surrealismo. L'artista spagnolo fu accompagnato a far visita a Freud da Stefan Zweig, il loro incontro avvenne in un caffè, dove Dalí, su un tovagliolo, fece rapidamente uno ritratto di Freud, che ne rimase stupito.
In merito a questo incontro con il pittore surrealista, Freud scrive a Zweig:
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« Finora, ero portato a considerare completamente insensati (o diciamo al 95% come per l'alcool) i surrealisti, che pare mi avessero adottato quale santo patrono. Questo giovane spagnolo con i suoi occhi candidi e fanatici e la sua innegabile padronanza tecnica mi ha fatto cambiare idea. » |
Freud e la figlia Anna
Un anno prima della morte, nel 1938, al suo arrivo a Londra aveva concesso un'intervista alla BBC. L'intervista si era conclusa con uno sguardo alla strada ancora da percorrere per la scienza neonata: "La lotta non è ancora terminata", affermava. Quando morì sua madre, Amalia Nathanson Freud, a 95 anni, nel 1930, aveva scritto a Ernest Jones di avere finalmente guadagnato la libertà di morire, perché era sempre stato ossessionato dall'idea che potessero comunicarle la morte del figlio[12].
Il 21 settembre 1939, Freud consumato fra atroci sofferenze sul letto di morte mormorò al dottor Max Schur, proprio medico di fiducia: "Ora non è più che tortura e non ha senso" e poco dopo ancora: "Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto, facciamola finita". Freud si affidò al sentimento della figlia. Morì due giorni dopo, senza risvegliarsi dal sonno tranquillo che la morfina gli aveva provocato.[13]
La figlia di Freud, Anna, si distinse anch'essa quale psicologa, specialmente nella psicologia dell'infanzia e dello sviluppo del bambino. Freud è anche il nonno del pittore Lucian Freud e del commediografo Clemente Freud, nonché il bisnonno della giornalista Emma Freud e della stilista di moda Bella Freud. Freud è zio di Edward Bernays (il padre Ely Bernays era il fratello di Martha Bernays, moglie di Freud. La madre Anna era la sorella di Freud). Bernays è considerato uno dei padri del settore delle pubbliche relazioni e della propaganda, è stato uno dei primi a sperimentare la manipolazione dell'opinione pubblica utilizzando la psicologia subliminale.
Freud fumò sigari per la maggior parte della sua vita. Anche in seguito alla asportazione della mascella a causa del cancro ha continuato a fumare. Si dice che abbia fumato una scatola di sigari al giorno sino alla morte. Sull'uso e abuso di cocaina da parte dell'illustre studioso della psiche parimenti molto si è dibattuto.
Sigmund Freud
L'influenza di Freud fu determinante in due campi correlati ma distinti. Sviluppò simultaneamente una teoria della mente e del comportamento e tecniche cliniche finalizzate all'apporto terapeutico nella risoluzione delle nevrosi. Alcuni sostengono che abbia influenzato solo il primo campo.
Secondo i più, il contributo più significativo di Freud al pensiero moderno fu l'elaborazione del concetto di inconscio. Secondo una versione diffusa della storia della psicologia, durante il XIX secolo la tendenza dominante nel pensiero occidentale era il positivismo, che credeva nella possibilità degli individui di controllare la conoscenza reale di se stessi e del mondo esterno, e nella capacità di esercitare un controllo razionale su entrambi. Freud, invece, suggerì che questa pretesa di controllo fosse in realtà un'illusione; che persino ciò che pensiamo sfugge al controllo e alla comprensione totale, e le ragioni dei nostri comportamenti spesso non hanno niente a che fare con i nostri pensieri coscienti.
Il concetto di inconscio è stato rivoluzionario in quanto sostiene che la consapevolezza è allocata nei vari strati di cui è composta la mente e che ci sono pensieri non immediatamente disponibili in quanto "sotto la superficie" (livello cosciente). Tuttavia, come lo psicologo Jacques Van Rillaer, fra gli altri, ha sottolineato, "contrariamente a quanto crede il grande pubblico, l'inconscio non è stato scoperto da Freud. Nel 1890, quando ancora non si parlava di psicoanalisi, William James, nel suo monumentale trattato di psicologia, esaminava il modo in cui Schopenhauer, Eduard von Hartmann, Pierre Janet, Alfred Binet e altri avevano utilizzato il termine "inconscio" e "subconscio".[14]
Inoltre, lo storico della psicologia Mark Altschule ha scritto nel 1977: "È difficile - o forse impossibile - trovare uno psicologo o psicologo clinico del diciannovesimo secolo che non riconoscesse la cerebrazione inconscia come non solo reale ma anche della massima importanza".[15] I sogni, proposti come "la via regia che conduce all'inconscio", sono gli indizi migliori per la comprensione della nostra vita inconscia e, ne L'interpretazione dei sogni, Freud sviluppò l'argomento dell'esistenza dell'inconscio e descrisse una tecnica per accedervi.
Il preconscio venne descritto come uno strato a cui si può accedere con meno sforzo, in quanto interposto tra il conscio e l'inconscio (il termine subcosciente, benché usato popolarmente, è una parola derivante dalla traduzione anglosassone e non fa parte della terminologia psicoanalitica). Anche se molti aderiscono ancora alla concezione razionalista e positivista, è ormai comunemente accettato, anche da coloro che rifiutano altre parti delle teorie di Freud, che l'inconscio è una parte della mente e che parte dei comportamenti possono avere luogo senza il controllo della coscienza.
Nel 1910, in una conferenza all'università di Clark, Freud spiegò la sua nuova concezione del funzionamento della mente umana e raccontò il rifiuto dei suoi lavori da parte dei suoi colleghi e del pubblico:
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« l'arroganza della coscienza che, per esempio, rigetta i sogni con leggerezza, generalmente è causata da un forte apparato protettivo che li custodisce, impedendo ai complessi inconsci di farsi strada, rendendo difficile convincere gli interlocutori dell'esistenza dell'inconscio e spiegare nuovamente ciò che la loro conoscenza cosciente rifiuta. » |
Elemento cruciale del funzionamento dell'inconscio è la rimozione. Secondo Freud, spesso i pensieri e le esperienze sono così dolorosi che la gente non può sopportarli. Tali pensieri ed esperienze, e i ricordi associati, ha argomentato Freud, sono banditi dalla mente, ma potrebbero essere banditi anche dalla coscienza. In questo modo costituiscono l'inconscio. Benché Freud più tardi tentasse di trovare strutture di rimozione tra i suoi pazienti per derivare un modello generale della mente, egli ha anche osservato la diversità tra i singoli pazienti dovuta alla rimozione di pensieri ed esperienze differenti. Freud ha osservato, inoltre, che il processo stesso di rimozione è in sé un atto non-cosciente (cioè si presenta con pensieri o sensazioni non dipendenti dalla volontà). Freud ha supposto, insomma, che ciò che viene rimosso è in parte determinato dall'inconscio. L'inconscio, per Freud, era sia causa sia effetto della rimozione.
Freud ha cercato di spiegare come l'inconscio opera e ne ha proposto una particolare struttura suddivisa in tre parti: Id (Es in tedesco), Ego (Ich in tedesco, o "Io" in italiano) e Superego (Überich" in tedesco, Super-Io in italiano).
L'Id viene rappresentato come il processo di identificazione–soddisfazione dei bisogni di tipo primitivo. Il Superego rappresenta la coscienza e si oppone all'Id con la morale e l'etica. L'Ego si frappone tra Id e Superego per bilanciare sia le istanze di soddisfazione dei bisogni primitivi, sia le spinte contrarie derivanti dalle nostre opinioni morali ed etiche. Un Ego ben strutturato garantisce la capacità di adattarsi alla realtà e di interagire con il mondo esterno, soddisfacendo le istanze dell'Id e del Superego. L'affermazione di principio che la mente non è monolitica o omogenea, continua ad avere un'influenza enorme al di fuori degli ambienti della psicologia.
Freud era particolarmente interessato al rapporto dinamico tra queste tre parti della mente, argomentando che fosse governato da desideri innati, ma ha anche asserito che il rapporto mutasse col cambiare del contesto dei rapporti sociali. Alcuni hanno criticato Freud per aver dato troppa importanza all'uno o all'altro aspetto. Allo stesso modo, molti dei seguaci di Freud hanno concentrato la loro attenzione privilegiando l'uno o l'altro.
Freud ha sviluppato il concetto di "sovradeterminazione" per evidenziare le molteplici cause che sottendono alla interpretazione dei sogni, piuttosto che contare su un modello di semplice corrispondenza biunivoca tra cause ed effetti. Ha creduto che gli esseri umani fossero guidati da due pulsioni basilari: dalla libido (Eros) e dalla pulsione di morte (Thanatos). La descrizione di Freud della libido comprende la creatività e gli istinti. La pulsione di morte è definita come un desiderio innato finalizzato alla creazione di una condizione di calma, o non-esistenza, ed è ricavato da Freud dai propri studi sui protozoi (cfr. Al di là del principio di piacere).
Freud credeva anche che la libido si sviluppasse negli individui cambiando oggetto. Egli ha argomentato che gli esseri umani nascessero "polimorficamente perversi", volendo con ciò significare che qualsiasi oggetto può essere sorgente di piacere. Egli più tardi ha sostenuto che gli esseri umani si sono sviluppati in differenti stadi di sviluppo identificati nella fase orale (piacere del neonato nell'allattamento), quindi nella fase anale (esemplificato dal piacere del bambino nel controllo della defecazione) e ancora nella fase genitale, che prende anche l'aspetto di fase fallica. Freud argomenta che i bambini passano da uno stadio nel quale si identificano con il genitore di sesso opposto, mentre il genitore dello stesso sesso viene visto come rivale. Egli ha cercato di inquadrare questa struttura di sviluppo nel dinamismo mentale. Ogni stadio è una progressione della maturità sessuale, caratterizzata da un Ego più forte e dalla capacità di ritardare la soddisfazione dei bisogni (principio di piacere e principio di realtà) (cfr. Tre saggi sulla teoria sessuale).
Freud cercò di dimostrare che il suo modello, basato soprattutto sulle osservazioni della borghesia viennese, fosse universalmente valido. Ha per questo orientato i suoi studi verso la mitologia antica e l'etnografia del suo tempo per trovare materiale comparativo. Ha utilizzato la tragedia greca Edipo re di Sofocle per evidenziare, soprattutto negli adolescenti, la presenza del desiderio d'incesto e contemporaneamente la necessità di reprimere quel desiderio. Il complesso di Edipo è stato descritto come condizione dello sviluppo e della consapevolezza psicosessuale.
Egli sperava che le sue ricerche fornissero una solida base scientifica per le proprie tecniche terapeutiche. L'obiettivo della terapia psicoanalitica (psicoanalisi), era di portare allo stato cosciente i pensieri repressi/rimossi, rafforzando così il proprio ego. Per portare i pensieri inconsci al livello della coscienza, il metodo classico prevede delle sedute in cui il paziente è invitato a effettuare associazioni libere e a descrivere i sogni. Un altro elemento importante della psicoanalisi è l'assunzione, da parte dell'analista, di un atteggiamento distaccato che permette al paziente di proiettare durante l'analisi i pensieri e le sensazioni sull'analista. Attraverso questo processo, chiamato transfert, il paziente può riesumare e risolvere i conflitti rimossi, particolarmente quelli infantili, legati alla formazione e alla famiglia d'origine.
Un altro degli interessi considerati minori di Freud era la neurologia. Fu uno dei pionieri delle ricerche sulla paralisi cerebrale e pubblicò numerosi documenti medici sull'argomento. Dimostrò anche, precedendo altri ricercatori suoi contemporanei che iniziavano lo studio sugli stessi argomenti, l'esistenza della neuropatia. Affermò che William Little, il quale per primo identificò la paralisi cerebrale, aveva torto nell'inferire che la mancanza d'ossigeno durante il parto fosse causa della malattia. Suggerì, invece, che le complicazioni del parto fossero solo un sintomo del problema. Solo alla fine degli anni 1980 le sue speculazioni sono state confermate da ricerche più avanzate.
Sua è anche la definizione di carica psichica, intesa come energia derivata dagli istinti che si manifesta in qualsiasi processo psichico, conservando la possibilità di spostarsi per attivare vari contenuti di coscienza. Nel suo ultimo libro, Compendio di psicoanalisi, scritto sul letto di morte, Freud individua i pilastri della psicoanalisi nel complesso edipico, nella teoria della rimozione e nella sessualità infantile, analizzando anche la scissione dell'Io.
Schema del modello psicoanalitico della mente
La formazione di Freud era di tipo medico. Per questo egli ha coerentemente dichiarato che i suoi metodi e le sue conclusioni di ricerca erano "scientifici". Tuttavia, la sua ricerca così come la pratica sono state messe in discussione da diversi studiosi. Inoltre, sia i critici sia i seguaci di Freud hanno osservato che l'affermazione di base secondo la quale molti dei nostri pensieri e delle nostre azioni coscienti siano motivati da paure e desideri inconsapevoli sfida esplicitamente le principali concezioni sulla mente fino ad allora elaborate.
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Per approfondire, vedi la voce Psicoanalisi. |
In ambito sia psicologico sia psichiatrico sono state elaborate numerose evoluzioni della metapsicologia e della teoria della tecnica freudiana (ad esempio, nelle varietà di modelli e forme di Psicoterapia psicodinamica), mentre altri autori hanno rifiutato il modello della mente proposto da Freud pur adottando spesso alcuni elementi del suo metodo terapeutico, specialmente nel privilegiare il colloquio clinico col paziente come parte dell'intervento terapeutico.
Da Empedocle Freud trae il dualismo Amore/Odio, che egli trasforma in quello Eros/Thanatos.
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Per approfondire, vedi la voce Freud e il dualismo di Empedocle. |
Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer individua il dolore del mondo nella forza che ci fa vivere e perpetua la specie, la Volontà, a cui egli contrappone il distacco e l'ascesi; sebbene le conclusioni siano differenti la Volontà può essere assimilata alla forza sessuale, la libido descritta da Freud, che spinge il mondo e se rimasta fissata, e non usata a scopo sessuale, crea le nevrosi o la perversione. Inoltre Schopenhauer riprende concetti delle religioni orientali, in particolar modo buddisti, come il Nirvana, la cessazione delle passioni: anche Freud usa a volte il termine, in senso psicologico, ad esempio nel Sommario di psicoanalisi.
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Per approfondire, vedi la voce Pensiero di Schopenhauer. |
Friedrich Nietzsche, partendo dall'antico concetto greco del "conosci te stesso e diventa ciò che sei" e portando tutto il sapere umano al livello psichico (scrisse infatti che «"conosci te stesso" è tutta la scienza.»[16]), fu il precursore d'una epistemologia e gnoseologia naturalista della conoscenza umana, intesa come prodotto di capacità acquisite in modo evolutivo.
Friedrich Nietzsche
Speculazione psico-filosofica che lo portò per primo[17] a penetrare e descrivere i processi inconsci alla base e da cui emerge, come la cima d'un iceberg, la coscienza umana con le sue inclinazioni volitive e cognitive: «Secondo l'ambiente e le condizioni della nostra vita, un istinto emerge come il più stimato e dominante; in particolare, pensiero, volontà e sentimento si trasformano in suoi strumenti».[18]
La sua Volontà di potenza dionisiaca è avvicinata anch'essa ad una forza irresistibile quale la libido, che lo spirito apollineo cerca di soffocare. Inoltre Freud riprende il tema della morte di Dio proclamata dal filosofo tedesco ne La gaia scienza e nel Così parlò Zarathustra.
Attraverso il pensiero di Freud, il concetto di uomo e della sua personalità acquisisce una precisa connotazione in ambito filosofico. La grande rivoluzione da lui operata, nella civiltà e nella cultura contemporanea, riguarda essenzialmente il tentativo di indagare in maniera profonda l'enorme complessità dell'animo umano e in particolare le possibilità d'inganno o d'autoinganno della coscienza. Proprio la scoperta freudiana dell'inconscio -e di tutte le sue inevitabili conseguenze- ha determinato uno dei grandi travolgimenti ideologici cui il Novecento ha dovuto far fronte. Tramite la psicoanalisi, Freud ha proposto una nuova antropologia, in cui il soggetto non viene più considerato un essere esclusivamente razionale - come sostenuto dall'Idealismo e da Georg Wilhelm Friedrich Hegel - ma, piuttosto, un'entità caratterizzata anche da una dimensione puramente istintuale.
Proprio per questa ragione, Freud rientra tra quei maestri del sospetto - così denominati dal filosofo francese Paul Ricoeur - insieme a Friedrich Nietzsche e Karl Marx. «Marx, Nietzsche e Freud: [...] questi tre maestri del sospetto non sono tre maestri di scetticismo. Certamente sono tre grandi "distruttori", e tuttavia anche questo non deve farci sentire perduti; la distruzione, dice Heidegger in Sein und Zeit, è un momento di una fondazione del tutto nuova. La "distruzione" dei mondi retrogradi è un compito positivo, ivi compresa la distruzione della religione»; «Il processo del nichilismo non ha raggiunto la sua conclusione, forse neppure il suo culmine: il lavoro del lutto [che spodesta gli idoli degli] dèi morti non è ancora terminato.»[19]
Statua di Freud a Londra
Il dibattito interno ed esterno rispetto alle teorie psicoanalitiche è stato sempre piuttosto acceso. Questi dibattiti hanno spesso permesso di sviluppare ed articolare la teorizzazione freudiana originaria, facilitando l'evoluzione della psicoanalisi dagli originari modelli pulsionalisti ai più recenti modelli relazionali.
Le prime critiche a Freud riguardarono la teoria dell'eziologia sessuale delle nevrosi, che Freud definiva il "dogma della psicoanalisi" e che, all'epoca, suscitava il disappunto dei perbenisti. In effetti, il modello sessuale-pulsionalista fu in seguito criticato anche da alcuni seguaci di Freud; Alfred Adler, per esempio, propose di sostituirlo con una teoria della volontà di potenza di derivazione nietzschiana, e Carl Gustav Jung elaborò invece una teoria della libido intesa come energia psichica più generale, e non necessariamente ridotta a "forza sessuale".
Una critica all'impianto psicoanalitico freudiano fu formulata dal filosofo della scienza Karl Popper, che annoverava la psicoanalisi e il materialismo storico marxista fra quelle discipline "non passibili di smentita" e perciò, a suo parere, non scientifiche.
Il filosofo francese Paul Ricoeur ha fatto anche notare che Freud non è poi così neutrale nel suo metodo. Egli aderisce fin dall'inizio dei suoi studi alla filosofia del positivismo ed in particolare alla Weltanschauung scientista, che proponeva una concezione meccanicistica dell'uomo. L'uomo è come una macchina guidata dai suoi istinti (libido in particolare), e dunque non sono rispettate né la sua libertà né la sua responsabilità.[senza fonte]
Freud era un consumatore ed estimatore di cocaina (cfr. Sulla cocaina) e uno sviluppatore della teoria e della pratica delle nevrosi nasali riflesse d'accordo con Wilhelm Fliess. Emma Eckstein, infatti, subì un disastroso intervento chirurgico al naso ad opera di Fliess.
Il filosofo francese Michel Onfray nel libro Crepuscolo di un idolo. L'affabulazione freudiana ha attaccato duramente Freud - e secondariamente la psicoanalisi - accusando lo scienziato viennese di essere antisemita (nonostante egli stesso avesse subito le persecuzioni naziste), evasore fiscale, fascista, tossicodipendente e altro. Il libro ha suscitato dure critiche da parte non solo dei freudiani, ma anche da intellettuali di sinistra radicali che avevano applaudito opere come il Trattato di ateologia.
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Per approfondire, vedi la voce Michel Onfray#La polemica su Freud. |
Disegno di alcuni totem
Freud orientò anche i suoi studi sull'antropologia e sul totemismo, sostenendo che il totem riflette la codificazione di un complesso di Edipo relativo alla tribù. Il disagio della civiltà uno degli ultimi libri di Freud, dedicato all'applicazione delle teorie psicoanalitiche alla società, riprende concetti espressi anche in Totem e tabù, Psicologia delle masse e analisi dell'Io e L'avvenire di un'illusione. Il concetto di nevrosi collettiva, riprende ma in senso molto diverso alcune idee già presentate da Jung (inconscio collettivo).
Vengono presentate alcune idee sociologiche oggi abbastanza accettate ed altre più discutibili. Un esempio del primo tipo è il fatto che la repressione della libido da parte della società, sia fonte del disagio che ci colpisce e che ci fa sentire limitati, in quanto privati delle soddisfazioni di cui necessitiamo. Freud fa risalire tutto questo alla sua storica contrapposizione tra Io e Super-Io, identificando nel Super-Io la morale sociale che avvilisce l'Io. Questo in realtà è un problema che è da tempo rimasto irrisolto, ed è tratto peraltro anche dalle opere di Nietzsche (contrapposizione tra spirito dionisiaco e spirito apollineo). Il Super-Io limita, in senso moralista soprattutto certe pulsioni sessuali che sono responsabili delle nevrosi dell'individuo. Un'altra fondamentale limitazione è quella dell'aggressività, in quanto secondo Freud è "homo homini lupus". Per vivere in comunità e godere dei vantaggi del proprio stile di vita, occorre infatti rinunciare alle pulsioni aggressive che agitano l'animo umano.
Freud nel 1900
In senso più filosofico che psicologico, tutto il disagio viene fatto risalire ad una forma di primordiale peccato originale, di cui tutti gli individui serbano traccia. Il peccato è quello della prima tribù di uomini ("orda primordiale"), in cui un solo capo comandava con la forza e possedeva tutte le donne del clan (patriarcato). Il dispotismo di questo padre-capo accrebbe così tanto l'odio degli altri membri, suoi figli, che essi lo uccisero e lo mangiarono, risentendone poi il senso di colpa ed il rimorso. Ebbene, secondo Freud tutti noi inconsciamente serbiamo traccia di questo ancestrale parricidio, di questo complesso di Edipo collettivo.
Secondo Freud sta qua l'origine inconscia della religione, che il padre della psicoanalisi, a differenza di Jung, considera solamente una nevrosi ossessiva di massa. Il primo risultato è il totem: è il simbolo del padre mitico, l'animale da venerare e non mangiare, tranne in determinate occasioni, in cui si rinnova il pasto o banchetto totemico; questa pratica si trasmise tramite le varie religioni dove Dio è solamente un padre elevato all'ennesima potenza, fino al cristianesimo dove il Figlio si sacrifica, per espiare la colpa, al Padre e viene esso stesso mangiato nell'Eucaristia; per Freud l'ebraismo (sulla religione dei sui antenati scrisse L'uomo Mosè e il monoteismo) e il cristianesimo sono la prova vivente della sua teoria. Il secondo risultato è il tabù dell'endogamia, ovvero l'obbligo dell'esogamia, cioè prendere moglie fuori dalla famiglia e dal clan per evitare l'incesto che, oltre che dannoso, offende la memoria del padre primordiale, solo padrone delle donne della tribù.
Il disagio della civiltà, edita nel 1929, è invece nobile interprete delle oscure riflessioni sulla natura umana che, in seguito alla Grande Guerra e alla Depressione, tormentarono i circoli culturali. L'uomo decade da valoroso patriota e lavoratore a lupo parricida. I valori sono così ridotti a convenzioni, peraltro disagevoli. Freud fa del "Disagio della civiltà" il manifesto delle più tetre e disilluse analisi. Ecco una citazione sui sentimenti religiosi:
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« Non ci si può sottrarre all'impressione che gli uomini di solito misurino con falsi metri, che aspirino al potere, al successo, alla ricchezza e ammirino queste cose negli altri, ma sottovalutino i veri valori della vita. Pure, nel formulare un qualsiasi giudizio generale di questo tipo, si corre il rischio di dimenticare la varietà del mondo umano e della vita della psiche. Vi sono taluni uomini a cui i contemporanei non negano l'ammirazione benché la loro grandezza poggi su doti e realizzazioni che sono completamente estranee agli scopi e agli ideali della massa. Potremmo facilmente essere indotti a credere che solo una minoranza, alla fin fine, apprezza questi grandi uomini, mentre la gran maggioranza non se ne cura affatto. Ma la cosa potrebbe non risultare così semplice, grazie alle discrepanze tra i pensieri e le azioni degli uomini e alla diversità dei desideri che li muovono. Uno di questi uomini eccezionali, per lettera, si definisce mio amico. Gli avevo mandato il mio piccolo scritto che tratta della religione alla stregua di un'illusione, ed egli mi rispose di concordare in pieno con il mio giudizio sulla religione, ma di dolersi che non avessi giustamente apprezzato la fonte autentica della religiosità. Essa consisterebbe in un particolare sentimento che, quanto a lui, non lo abbandonerebbe mai, che troverebbe attestato da molti altri e che supporrebbe presente in milioni di uomini, ossia in un sentimento che vorrebbe chiamare senso della "eternità", un senso come di qualcosa di illimitato, di sconfinato, per così dire di "oceanico". Tale sentimento sarebbe un fatto puramente soggettivo, non un articolo di fede; non comporterebbe alcuna garanzia d'immortalità personale, ma sarebbe la fonte di quell'energia religiosa che viene captata, immessa in particolari canali, e indubbiamente anche esaurita, dalle varie chiese e sistemi religiosi. Soltanto sulla base di questo sentimento oceanico potremmo chiamarci religiosi, anche rifiutando ogni fede e ogni illusione. Le opinioni espresse dal mio stimato amico, che personalmente ha esaltato una volta in una poesia la magia delle illusioni, mi hanno causato non lievi difficoltà. Per quel che mi riguarda, non riesco a scoprire in me questo sentimento "oceanico". Non è facile trattare scientificamente i sentimenti. Si può tentare di descriverne gli indizi fisiologici. Dove ciò non è possibile - e temo che anche il sentimento oceanico eluda una caratterizzazione siffatta - non resta da far altro che attenersi al contenuto rappresentativo che più immediatamente risulta associato al sentimento. Se ho ben compreso il mio amico, egli allude a ciò che un drammaturgo originale e piuttosto bizzarro offre al suo eroe come consolazione nella prospettiva della morte volontaria: "Fuori di questo mondo non possiamo cadere." Si tratta dunque di un sentimento di indissolubile legame, di immedesimazione con la totalità del mondo esterno. Potrei dire che per me ciò ha piuttosto il carattere di un'intuizione intellettuale, non certo priva di una sua risonanza emotiva, ma tale comunque da non dover risultare assente neanche da altri atti di pensiero di analoga portata. Per quanto riguarda la mia persona non potrei convincermi della natura primaria di un tale sentimento. Non per questo mi è però lecito negarne la presenza effettiva in altre persone. Occorre soltanto chiedersi se venga correttamente interpretato e se debba essere riconosciuto come fons et origo di tutti i bisogni religiosi. Non ho nulla da proporre che possa contribuire in modo decisivo alla soluzione di questo problema. L'idea che l'uomo debba avere conoscenza della propria connessione con il mondo circostante attraverso un sentimento immediato e fin dall'inizio orientato in tale direzione, appare così strana e si accorda così male con la struttura della nostra psicologia da legittimare il tentativo di una spiegazione psicoanalitica, ossia genetica, di tale sentimento. Possiamo quindi disporre della seguente linea di pensiero: Normalmente nulla è per noi più sicuro del senso di noi stessi, del nostro proprio Io. Questo Io ci appare autonomo, unitario, ben contrapposto a ogni altra cosa. Che tale apparenza sia fallace, che invece l'Io abbia verso l'interno, senza alcuna delimitazione netta, la propria continuazione in una entità psichica inconscia, che noi designiamo come Es, e per la quale esso funge per così dire da facciata, lo abbiamo per la prima volta appreso dalla ricerca psicoanalitica, da cui ci attendiamo molte altre informazioni circa il rapporto tra Io ed Es. Ma verso l'esterno almeno l'Io sembra mantenere linee di demarcazione chiare e nette. » |
Carlos Latuff, caricatura di Freud (in riferimento ai conflitti arabo-israeliani)
Woody Allen cita spesso Freud e la psicoanalisi nei suoi film.
Nel 1990 a Freud è stato dedicato un concept album da Eric Woolfson ed Alan Parsons dal titolo Freudiana.
Freud viene "invocato" direttamente nella canzone Die Another Day di Madonna.
Rino Gaetano ironizza sull'eccessiva importanza data all'opera di Freud nella sua celebre canzone Mio fratello è figlio unico, ipotizzando che "anche chi non legge Freud" possa "vivere cent'anni".
Samuele Bersani nel suo primo successo di pubblico e critica, e colonna sonora del film Chiedimi se sono felice, intitolato Spaccacuore, afferma in ironica polemica con Freud:So chi sono io anche se non ho letto Freud. So come sono fatto io ma non riesco a sciogliermi.
Roberto Vecchioni cita Freud nella canzone Voglio una donna descrivendo la sua partner ideale dice: "Voglio una donna, mi basta che non legga Freud, dammi una donna così che l'assicuro ai Lloyd."
Giuseppe Povia nella canzone Luca era gay cita Freud dicendo: «c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la pensava uguale» (Povia attribuisce erroneamente a Freud la critica all'omosessualità, affermando che egli la riteneva dunque, anormale).
Nella canzone "The End" (1967) dei The Doors, Jim Morrison richiama in maniera diretta la teoria del complesso edipico freudiana con la frase "Father i wanna kill you, mother i wanna fuck you"
Nel suo ultimo libro "Il cimitero di Praga" (2010), Umberto Eco inserisce Freud tra i personaggi conosciuti dal protagonista il quale, non conoscendo l'esatto modo di scrivere il nome del giovane psicoanalista, nei suoi diari lo cita erroneamente con il nome "Froïde": In quegli anni (mi pare che fosse l’Ottantacinque o l’Ottantasei) da Magny avevo conosciuto quello che continuo a ricordare come il dottore austriaco (o tedesco). Ora mi torna alla mente il nome, si chiamava Froïde (credo si scriva così), un medico sulla trentina, che certamente veniva da Magny solo perché non poteva permettersi di meglio, e che stava facendo un periodo di apprendistato presso Charcot. Freud viene citato alla fine del romanzo come l'artefice della guarigione del protagonista.
Nella serie animata I Simpson: nell'episodio Piccolo grande amore Bart e la fidanzata guardano un film horror e uno degli assassini con la motosega è uno psicoanalista con le fattezze di Freud; nell'episodio Chi con fede agisce, con fede guarisce durante la gag del divano Homer è sdraiato e si lamenta dicendo "Oh, dottore sono pazzo" e vicino a lui c'è Freud su una sedia che prende appunti.
Memoriale dedicato a Freud
Pazienti che compaiono negli studi di Freud, con gli pseudonimi usati e i relativi nomi reali:
Cäcilie M. = Anna von Lieben (1847-1900)
Frau Emmy von N. = Fanny Moser (1872-1953)
Fräulein Elizabeth von R. = Ilona Weiss (1867-?)
Fräulein Katharina = Aurelia Kronich
Fräulein Lucy R.
Il piccolo Hans = Herbert Graf (1903-1973)
L'uomo dei ratti = Ernst Lanzer (1878-1914) - nevrosi ossessiva (secondo Freud casi di difficile soluzione col metodo psicoanalitico)
L'uomo dei lupi = Sergei Pankejeff (1886-1979) - nevrosi infantile
Da sinistra a destra: Sigmund Freud, Stanley Hall, C.G.Jung. Fila dietro, da sinistra a destra: Abraham A. Brill, Ernest Jones, Sandor Ferenczi
Freud ha avuto molti colleghi divenuti famosi, denominati "Neo-Freudiani", che hanno diviso con lui l'interesse sulla teoria psicoanalitica. Molti sono entrati in collisione con lui per aver messo in dubbio argomenti relativi ai suoi dogmi psicoanalitici. Altri psicologi sono stati influenzati dal pensiero di Freud, pur non essendogli legati professionalmente:
Annibale fu l'eroe preferito di Sigmund Freud come egli stesso riferisce ne l'interpretazione dei sogni, perché rappresentava il conflitto tra la tenacia degli ebrei e la Chiesa Cattolica.[21].
A Sigmund Freud è stato intitolato il cratere Freud sulla Luna.
Ermete Trismegisto
Con ermetismo o filosofia ermetica ci si riferisce a vari autori probabilmente greci, la più parte sconosciuti, che in lingua greca elaborarono durante il periodo della cultura ellenistica greca e romana, a cominciare dal II secolo d.C., un complesso di dottrine mistico-religiose e filosofiche alle quali si affiancarono teorie astrologiche di origine semita, elementi della filosofia di ispirazione platonica e pitagorica, credenze gnostiche e antiche procedure magiche egizie.
Il termine trae origine da Ermete Trismegisto (dal greco antico Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος, « Ermete tre volte grandissimo»). Nell’atmosfera sincretica dell’Impero romano, al dio Ermes fu dato come epiteto il nome greco del dio egizio Thot. [1] Entrambi erano gli dei della scrittura e della magia nelle loro rispettive culture. Secondo Athanasius Kircher: «Gli Arabi lo chiamano Idris, dall'ebraico Hadores(...), i fenici (...) Tauto, gli Egizi (...) Thot ma lo chiamano anche Ptha e i Greci Ermete Trismegisto.»[2]
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A partire dal I secolo a.C. circa e fino al III secolo si formò un corpus di scritti ermetici, composto da materiale frammentario raccolto in età tolemaica ed integrato da filosofi pagani, che ne attribuirono la paternità al dio.
Questi testi si distinguono solitamente in due categorie: "filosofici" e "tecnici": al primo gruppo appartengono i trattati di contenuto prevalentemente filosofico e teologico, mentre nel secondo si trovano scritti astrologici, alchemici ed in generale riguardanti le scienze occulte.
Le opere ermetiche di contenuto filosofico riguardano:
17 scritti (il cosiddetto Corpus hermeticum) redatti in greco,
un diciottesimo trattato in latino dal titolo Asclepius attribuito erroneamente ad Apuleio di Madaura (125–180 circa),
ed infine una serie di sunti inseriti nelle opere di Stobeo (V secolo).
É evidente che in queste opere di autori diversi non è possibile rintracciare un pensiero filosofico omogeneo ma piuttosto ,se considerate nel loro complesso, ne risulta un insieme di dottrine risalenti a Platone, ad Aristotele, agli stoici, mescolate a concezioni giudaiche e persiane. Una filosofia dunque con elementi diversi e talora contraddittori tipica dell'eclettismo sincretistico diffuso nella filosofia popolare dell'età tardo ellenistica.
Se dunque non esiste una filosofia ermetica, ciò che accomuna le varie opere è un interesse religioso e mistico centrato sulla cosmogonia: una concezione dell'universo, basata sulla interconnessione tra le sue parti, il microcosmo dell'individuo connesso al macrocosmo dell'universo. Questa interdipendenza tra l’uomo e le stelle si fonda sulle leggi astrologico-magiche di simpatia ed antipatia, che solamente la rivelazione ermetica può aiutare a scoprire per consentire il raggiungimento di quella catarsi intellettuale atta a realizzare il destino dell'anima dopo la morte e della sua reincarnazione e ascesa al mondo celeste: temi questi che nell' Asclepio sono riferiti in particolare al mondo culturale della antichissima religione e dei riti egizi.
Tema centrale dei testi ermetici è dunque il rapporto tra l'uomo e un Dio che sfugge nella sua totale trascendenza all'intelletto umano. L'uomo può cogliere l'essenza divina tramite la gnosi, un processo di natura sovrarazionale dovuto all'illuminazione proveniente da Dio che conduce l'uomo all'estasi e al ritorno dell'anima al suo creatore.
Un'altra via, indiretta questa, per la conoscenza di Dio è costituita dalle tracce, le vestigia, che Dio ha lasciato nella creazione della natura, in quel mondo materiale dove l'uomo per il suo peccato è caduto e da dove, per la sua natura originaria divina, può compiere la sua risalita verso il creatore. Ma non tutti potranno realizzare il loro divino destino: solo pochi eletti, in grado di abbandonare ogni richiamo della carne e della materialità, saranno in grado di tornare a Dio.
Considerati autentici testi di un'antica sapienza, questi scritti, quasi sconosciuti nel Medioevo, si diffusero ampiamente nell'età rinascimentale quando durante un viaggio in Macedonia e nella regione di Costantinopoli, il monaco Leonardo da Pistoia scoprì quattordici libri del Corpus Hermeticum, un testo greco di Ermete Trismegisto. L'opera scoperta da Leonardo era la copia originale appartenuta a Michele Psello, risalente all'XI secolo.
Ritornato a Firenze, il monaco consegnò il Corpus Hermeticum a Cosimo de' Medici che non più tardi del 1463 incaricò Marsilio Ficino di tradurre l'opera dal greco al latino.
Tradotti in latino vi si volle rintracciare per il loro contenuto religioso una sorta di primitiva rivelazione cristiana che si era già espressa nelle filosofie antiche e che alla fine era giunta al suo perfezionamento con il Cristianesimo.
A partire dal XVII secolo, quando il filologo Isaac Casaubon (1559-1614) nel De Rebus sacris et ecclesiasticis exercitationes XVI [3](1614) mostrò che i testi che la tradizione attribuiva all'antichissima sapienza egizia, risalivano in realtà ai primi secoli dell'era cristiana,[4] il loro influsso sulla filosofia europea iniziò a declinare ma continuò a scorrere sotterraneo nei secoli XVII e XVIII rinvigorendosi con gli apporti dell'esoterismo e delle scienze occulte. La cosiddetta "filosofia ermetica" continuò ad essere al centro di società segrete di iniziati come quelle dei Rosacroce e di certi ambienti massonici.[5]
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« L'inconscio non conosce né giudizi di valore, né il bene e né il male, e nemmeno la moralità[senza fonte] » |
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Il termine inconscio (in tedesco Unbewusstsein) è stato utilizzato da Karl Robert Eduard von Hartmann per indicare il principio della sua filosofia. Egli si rifaceva ai precedenti delle "percezioni insensibili" di Gottfried Leibniz e quindi teorizzava l'esistenza di una zona inconscia. L'esistenza di una zona inconscia divenne un cardine della scuola di Wolff e fu ammessa da Kant.
Fu però Schelling che descrisse l'inconscio come un aspetto essenziale: "Questo eterno inconscio... che si nasconde... e imprime alle azioni libere la sua identità" (System der transzendentalen Idealismus, IV, F). Arthur Schopenhauer riteneva inconscia la volontà di vivere. Su questa stessa linea si inseriva Henri Bergson.
Freud e i successivi psicologi del profondo fecero dell'inconscio, insieme ai concetti complementari di proiezione e rimozione che lo giustificano, il cardine del pensiero e della prassi psicoanalitica, portando questo concetto a livelli di diffusione mai raggiunti prima. In un certo senso, tutta la storia della psicoanalisi corrisponde ad un tentativo di articolare progressivamente una compiuta teoria della mente fondata sul costrutto teorico di inconscio.
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Con il termine inconscio Freud intendeva un complesso di processi, contenuti ed impulsi che non affiorano alla coscienza del soggetto e che pertanto non sono controllabili razionalmente. Egli riferì il termine dapprima ad una parte della mente in cui si trovano i contenuti psichici rimossi, per poi passare ad indicare i contenuti stessi che possono riaffiorare nei sogni in forma simbolica, o manifestarsi come atti mancati, come i lapsus e le distrazioni. In sintesi nella nostra psiche esiste una dimensione inconscia e irrazionale, in cui si annidano una serie di istinti e desideri il cui contenuto non si manifesta a livello cosciente, ma la cui soddisfazione è necessaria, pena il manifestarsi di disturbi del comportamento più o meno gravi. Il fatto che ritenesse i contenuti inconsci per lo più di natura sessuale va collegato alla morale dell'epoca e delle precedenti, e particolarmente alla repressione della sessualità, essendo oggi dimostrata la validità dell'intuizione generale[senza fonte]: l'inconscio è sede di ogni processo psichico che debba restare inaccessibile al pensiero cosciente e comprende almeno una parte di quelli attinenti alla sfera sessuale.
L'interiorità umana, quella che tradizionalmente era definita anima o psiche ed era ritenuta indistintamente la sede della razionalità, della volontà e delle emozioni, venne perciò indagata come un complesso di luoghi diversi, ciascuno dotato di una sua forza e di una sua autonomia. Era così possibile conoscere particolari aspetti della personalità soltanto percorrendo vie molto tortuose. Poteva essere quindi necessario analizzare i sogni dei pazienti o le loro manifestazioni di ansia, oppure prestare attenzione ad alcuni gesti quotidiani, od a espressioni e modi di dire apparentemente insignificanti. L'inconscio in sostanza era una ragione, che trascendeva quella dell'Io, e che comunicava attraverso le sintomatologie la verità non consapevole. L'ottimismo terapeutico di Sigmund Freud fece dell'inconscio un luogo dotato di senso, che richiedeva un'ermeneutica, una capacità interpretativa specifica.
Più avanti, Sigmund Freud nell'illustrare il nuovo statuto dell'Io, introdusse la nuova istanza dell'Es, che descrisse riportando le parole di Georg Groddeck come "la forza ignota e incontrollabile da cui veniamo vissuti". Al di là della collocazione topica delle nuove istanze, il padre della psicoanalisi invitò a non considerarle quali entità separate, mettendo in guardia dal sostanzializzarle. Su queste considerazioni psicoanalisti post-freudiani si basarono per ipotizzare la possibilità di un'ereditarietà stessa dell'Es. Benché Sigmund Freud non abbia potuto scrivere nulla di assoluto in merito, è bene comunque ricordare che nelle frammentarie annotazioni che questi prese nell'estate del ’38, quindi poco prima di morire, contenute sulle due facciate di un foglio considerato il suo testamento programmatico, scrisse di possibili mutamenti sull'ipotetica vestigia ereditaria dell'inconscio, e ciò indicherebbe la mancanza di uno statuto d'attinenza definitiva della psicoanalisi.
Freud riteneva che il sogno fosse una manifestazione psichica, onirica, mirata alla realizzazione di un desiderio pulsionale non realizzato nella realtà, che attingeva i propri contenuti latenti dall'inconscio. I lapsus, le forme d'amnesia momentanea ed i falsi ricordi non sono casuali. Con la "strutturazione" Sigmund Freud ci indica che la psiche è strutturata in: Io - Es - Super-io. L'Es rappresenta l'istinto, la pulsione, completamente mutuate dall'inconscio. Il Super-Io è il "precipitato" degli insegnamenti morali, sociali ed educativi, ed esita tra contenuti consci e inconsci. L'Io è il mediatore tra l'Es ed il Super-Io (tra istanze pulsionali e morali).
Le definizioni secondo Melanie Klein di determinismi inconsci sono: la coscienza di una casualità od eccezionalità nei processi mentali, giacché ogni evento psichico viene determinato dagli eventi che lo hanno preceduto, in cui il fattore tempo, come lo si concepisce coscientemente, non esiste. Oltremodo, il senso di colpa che si riferisce sempre ad un evento psicologico passato, e l'angoscia che si riferisce sempre ad un evento psichico futuro.
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Per approfondire, vedi la voce Inconscio collettivo. |
Carl Gustav Jung ha fortemente contribuito a fare chiarezza sul concetto e sulle definizioni del termine inconscio. Nei suoi studi ha distinto l'inconscio personale dall'inconscio collettivo. Con questo termine egli indica l'insieme dei contenuti psichici universali preesistenti all'individuo e legati al complessivo patrimonio della civiltà, e, propriamente, gli archetipi.
L'inconscio collettivo, secondo lo psicologo
svizzero, si manifesta attraverso archetipi
che trovano il loro riferimento nel patrimonio storico-culturale di
un vasto gruppo o dell'intera umanità e si presentano nei
simboli onirici e nelle allucinazioni,
ma anche nelle visioni dei mistici, nei riti religiosi e nelle opere
d'arte. La scoperta dell'inconscio e le elaborazioni della
psicoanalisi
hanno avuto, dopo una prima forte resistenza, un grande impatto
sulla nostra civiltà: non a caso il sostantivo inconscio è
diventato parte del vocabolario comune, superando i limiti della
terminologia tecnica della medicina.
Non
possono essere poi dimenticate le intuizioni pre-psicoanalitiche di
Friedrich
Nietzsche che, in seguito, avrebbero destato un certo interesse
in ambienti psicoanalitici e che ebbero notevole influenza, in
particolare, sul pensiero di Jung. Nietzsche riconosce nelle norme
morali una funzione di censura degli impulsi e degli istinti vitali
dell’uomo, di cui inibiscono la libera espressione. Chiama
questa funzione inibitrice, con suggestiva espressione: “Spirito
di gravità”. In tal modo – secondo il filosofo
tedesco – l’uomo diviene inconsapevole di ciò che
realmente è e gli viene preclusa una piena integrazione della
personalità. In molti passi della più celebre opera
nietzschiana “Così parlò Zarathustra” vi è
un chiaro riferimento a forze inconsce che nell’uomo reclamano
espressione:
“Tutto ciò che uno possiede è
per lui che lo possiede ben nascosto: e di tutte le miniere preziose
la propria è l’ultima ad essere scavata – ed è
opera dello spirito di gravità. Siamo ancora nella culla e
già ci danno parole e valori pesanti: «bene» e
«male» - così si chiama questo viatico”.
“Soprattutto l’uomo forte, paziente, che ha in sé
reverenza: troppe parole e valori estranei carica su di sé –
così la vita gli appare un deserto!”
“Molta
bontà e forza nascoste non vengono scorte; i più
saporiti bocconi non trovano buongustai!” (“Così
parlò Zarathustra”, pag. 156-157).
I fenomeni che hanno origine dall'inconscio
secondo Bion,
dipendono da come si sono sedimentate le tracce di esperienze
precoci che risalgono fino alla primissima infanzia e dal ruolo che
in tali circostanze ha svolto la madre (o il sostituto
eventuale).
Una madre adeguata alle necessità primarie del
suo ruolo, secondo questo Autore, è quella che può
avocare a sé gli stimoli della realtà che il figlio
non è in grado di gestire, di trasformarli in forme verbali e
comportamentali emotivamente connotate e mostrarli al piccolo in
modi adeguati all'età, evidenti e rassicuranti, rendendogli
possibile averne esperienza.
Gli stimoli esterni dell'esperienza
fisica e psichica, che arrivano al bambino senza che questi sia in
grado di interpretarli sono da Bion definiti "elementi beta"
e descritti come analoghi a conglomerati che la psiche non è
in grado di metabolizzare. Essi possono entrare a far parte
dell'inconscio come oggetti malevoli e distruttivi e causare nel
tempo fenomeni che vanno dal disturbo psicologico, al disadattamento
fino all'alienazione in più gradi e a franche forme di
allucinazione. Quando tali oggetti vengono interiorizzati dalla
madre e trasformati in oggetti comprensibili - da Bion detti
"elementi alfa", una volta restituiti al bambino questi
può a sua volta interiorizzarli come oggetti buoni e alleati;
esperienze delle quali potrà fruire inconsciamente in modo
proficuo.
Il linguaggio si suddivide tra significante e significato: il significante è il concetto, il simbolo, quello che si vorrebbe esprimere, che si forma nella mente e viene trasmesso per mezzo della comunicazione; il significato invece, sempre secondo Jacques Lacan, è ciò che viene decifrato e capito dal ricevente e, di sovente, vi sono delle vere sorprese se si cerca di capire quanto gli altri hanno compreso di ciò che noi volevamo esprimere.
Tutto ciò che serve a manifestare all'esterno la nostra interiorità ha il nome di linguaggio, ossia linguaggio parlato, scritto e gestuale. Esso si suddivide, in termini strutturali, in una parte superficiale ed una più profonda, inconscia. Noam Chomsky sottolinea che la parte superficiale riguarda l'organizzazione della frase, mentre la parte più profonda è attinente al substrato strutturale astratto.
Una teoria del complotto (o della cospirazione) è una teoria che attribuisce la causa ultima di un evento o di una catena di eventi (in genere politici, sociali o talvolta anche naturali) ad un complotto o cospirazione. Il termine include un'ampia classe di teorie, che abbracciano una grande varietà di ambiti, con una vasta gamma di plausibilità, che va da teorie riconosciute attendibili e dimostratesi fondate a teorie estreme ed improbabili, accomunate dall'attribuire un evento all'azione di cospiratori che perseguono fini propri, rimanendo nell'ombra e offrendone spesso una ricostruzione artefatta.
Il termine complottismo viene usato per designare, generalmente in senso dispregiativo[1], il punto di vista di chi crede alle più svariate teorie alternative in modo ritenuto acritico e fideistico e senza sentire ragioni di sorta, per sottolineare l'aspetto maniacale e paranoico che avrebbe tale atteggiamento mentale. Il termine, come riconoscono gli stessi fautori delle teorie alternative, è tuttavia entrato nell'uso comune[1].
Indice[mostra] |
Dietrologia è un termine coniato in Italia nel 1974, nel linguaggio politico e giornalistico, e indica la ricerca di supposte motivazioni nascoste che sarebbero all'origine di un avvenimento: si presuppone che un evento sia dovuto a cause diverse da quelle manifeste o conosciute, collegabili a trame oscure, presumendo di conoscere e poter rivelare quello che si nasconde "dietro" la facciata ufficiale degli avvenimenti storici. Il punto cardine dei dietrologi è la domanda cui prodest?, "a chi giova" un determinato fatto, sottintendendo l'ipotesi che tale avvenimento potrebbe essere stato provocato ad arte.
La parola "cospirazione" deriva dal latino conspirare ("sperare assieme", "respirare assieme"), e nell'uso contemporaneo indica una situazione dove due o più persone si accordano per compiere un atto illegale o immorale. Le componenti essenziali sono il coinvolgimento di almeno due persone, la segretezza e l'intento malevolo.
Tali cospirazioni sono considerate crimini nella maggior parte degli Stati[2] e, come tali, possono essere perseguite in quanto finalizzate a commettere un atto illegale; le persone coinvolte possono essere indagate come facenti parte di una struttura criminosa, o anche, talvolta, per essere semplicemente a conoscenza della cospirazione e non aver agito per opporvisi.
Gli storici generalmente usano il termine cospirazione per indicare una cospirazione reale e provata o, quanto meno, seriamente plausibile e con alcuni solidi elementi a supporto. Il termine "teoria del complotto" viene invece usato, in ambito sociologico, per indicare le cospirazioni solo presunte ma non dimostrate da alcunché.
Lo storico Richard Hofstadter, nel saggio The Paranoid Style in American Politics del 1964, sostenne che la paranoia e la convinzione dell'esistenza di complotti hanno caratterizzato la storia degli Stati Uniti d'America fin dalla rivoluzione americana.[3][4]
Quando le teorie del complotto combinano elementi "illogici" con la mancanza di prove, ci si riferisce ad esse come ad una forma di complottismo, descrivendo con tale locuzione un punto di vista del mondo che interpreti praticamente tutti i più importanti eventi e le tendenze della storia come il risultato di cospirazioni segrete.[5]
Il termine complottisti può essere usato per indicare persone che credono nelle cospirazioni; gli psicologi fanno notare che una persona che crede ad una teoria del complotto può credere con la stessa facilità anche ad altre teorie del complotto e che ciò accade di norma.[6] Per altro verso, l'idea di complotto colpisce l'immaginazione collettiva, rende apparentemente chiaro - fornendo una spiegazione - ciò che sembra a prima vista incomprensibile, suscita sentimenti contro un nemico comune; è stata quindi usata a più riprese dal potere in carica come strumento di costruzione del consenso[7].
Le cose sono complicate dal fatto che gruppi o individui potenti possono avere interesse nel cercare di screditare coloro i quali li accusano di crimini reali o immaginari. L'etichetta di "teoria del complotto" è stata utilizzata per squalificare, schernire e denigrare il dissenso politico o sociale[8], ad esempio quando una potente figura pubblica viene accusata di corruzione.
Nel giustificare la classificazione di una teoria come teoria del complotto, si tende logicamente a sollevare principalmente le seguenti obiezioni alla teoria:
Non è sostenuta da prove sufficienti.
È formulata in modo tale da essere non verificabile.
È complessa in maniera improbabile.
I difensori rispondono puntualizzando che:
Le persone potenti coinvolte nella cospirazione nascondono, distruggono od offuscano le prove.
Gli scettici non sono dotati di una sufficiente apertura mentale.
Gli scettici potrebbero essere politicamente motivati o avere interesse a mantenere lo status quo.
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Per approfondire, vedi le voci Pseudoscienza e Problema della demarcazione. |
Karl Popper ha sostenuto che a distinguere la scienza dalla "non scienza" sia la proprietà delle teorie scientifiche di essere falsificabili di principio, cioè di poter essere smentite in qualsiasi momento da fatti o da altre teorie non ancora smentite da fatti. Le teorie ed asserzioni che non sono falsificabili di principio non sono scientifiche. Tuttavia Popper non afferma che una teoria non scientifica sia necessariamente falsa: più correttamente la scienza non è in grado di chiarire se sia verosimile o falsa. Popper afferma inoltre che molte teorie non scientifiche possono essere pre-scientifiche: cioè teorie che in un dato momento della storia non sono falsificabili di principio, ma che successivamente lo diventano, per effetto del progresso della conoscenza e della tecnologia (Popper cita la metafisica e fa l'esempio dell'atomismo di Democrito).
L'epistemologia post-popperiana ha evidenziato che atteggiamenti "fideistici", intesi come fiducia nella validità di una teoria al di là e nonostante iniziali (ed apparenti) smentite sperimentali, sussistono anche negli scienziati e sono caratteristici della ricerca scientifica (per esempio tra la formulazione della teoria della Relatività generale di Einstein (1915) e la verifica sperimentale di alcune sue conseguenze (1919) intercorsero 4 anni).
I critici delle teorie del complotto talvolta argomentano che molte di esse non sono passibili di falsificazione e, quindi, non sono scientifiche. L'argomentazione nasce dalla struttura logica di certi tipi di teoria del complotto. Queste prendono la forma di dichiarazione di esistenza non circostanziata, che sostiene l'esistenza di soggetti, azioni od oggetti, senza specificare tempo e luogo nel quale essa sia stata o possa essere osservata. L'esistenza del complotto è creduta vera, appunto, al di là di qualsiasi verifica sperimentale.
La non osservabilità del fenomeno è dai complottisti attribuita ad osservazioni fatte nel momento o nel posto sbagliato, ovvero all'attività di copertura della cospirazione stessa. Dimostrare che la cospirazione non esiste (ovvero falsificare la teoria) diventa impossibile e questo renderebbe tali teorie non-scientifiche. Ad esempio, si consideri come viene usualmente affermata una delle principali varianti dell'ampiamente diffusa teoria del complotto UFO (secondo la quale la presenza degli alieni sulla Terra è stata occultata), a seguito delle smentite ufficiali - magari perché un qualche governo ne sta nascondendo le prove - che sia mai accaduto niente di simile. Poiché la teoria non specifica quando o dove la visita o il complotto si siano svolti, non è possibile dimostrarne la falsità.
Un'altra obiezione che gli scettici muovono ai teorici del complotto è il ricorso costante ad ipotesi ad hoc ogni volta che un fatto sembri falsificare la loro teoria. Proseguendo l'esempio della teoria del complotto UFO, anche se si potesse accedere liberamente agli archivi del Pentagono (o di qualche altro ente governativo) e non si trovasse alcun riscontro, si può sempre sostenere che esiste un altro archivio segreto, da qualche altre parte, che contenga i documenti che dettagliano il complotto, ma a cui non si ha (ancora) accesso. E se si scoprisse davvero un archivio segreto del genere, ma che non contenga ugualmente documenti probanti del presunto complotto, allora si potrebbe ipotizzare l'esistenza di un terzo archivio, ancora più segreto, e così via all'infinito. Oppure si può sostenere che quei documenti siano stati distrutti, pur non potendo circostanziare quando, dove e da chi.
Jerry Bowyer, riferendosi alle accuse che la seconda guerra del Golfo fosse il risultato della volontà di George W. Bush di seguire le direttive delle compagnie petrolifere, disse: «Preferisco questa teoria del complotto, rispetto alle altre, perché è una delle poche che permette di essere confutata empiricamente»[9]. Egli fece la considerazione che il prezzo in declino delle azioni di dette compagnie fosse una dimostrazione a confutazione di tale teoria.
In risposta a queste obiezioni alla teoria del complotto, alcuni controbattono che l'applicabilità del criterio di Popper alle scienze sociali, con la stessa rigorosità con cui viene applicato alle scienze naturali, è oggetto di discussione. Molte teorie politiche e sociologiche possono non essere scientifiche, in base al criterio di Popper, perché non generano delle predizioni falsificabili con sicurezza; allo stesso modo molte teorie storiografiche si basano su presupposti non interpretabili univocamente o non sempre riscontrabili. Popper stesso rigettò le pretese di scientificità avanzate da marxismo e psicoanalisi proprio per questi motivi.
Un altro argomento che gli scettici oppongono ai teorici del complotto è il Rasoio di Ockham, il principio secondo cui fra più assunzioni per spiegare un dato fenomeno va scelta quella che spiega in modo più semplice l'evento.
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In generale, le teorie del complotto sono basate su ignoranza, carenza di senso critico dei destinatari e su oscurità dei fatti e delle relazioni tra di essi; pertanto tali teorie sono basate anche sull'impossibilità di verifica di tali fatti. Gli autori della teoria completano queste oscurità con argomenti che danno l'impressione di essere precisi, anche se frequentemente non sono basati su fatti e su fonti sicure. In particolare, si riscontrano fenomeni come:
Ingrandimento temporale o spaziale di attività di organizzazioni segrete. Nella teoria del complotto ideata da Robert Ludlum come mera finzione nel romanzo Il circolo Matarese (The Matarese Circle), un'associazione segreta corsa, fondata all'inizio del Novecento, causa l'attività di ogni organizzazione terroristica nel mondo. Nello stesso modo, nel film propagandistico Esoteric Agenda si avanza la tesi che una setta pagana e occulta abbia governato il mondo fin dal tempo dell'antico Egitto.
Interpretazione libera di relazioni tra gruppi. Relazioni diverse, come ostilità o indifferenza ma anche ogni tentativo di accordo tra le istituzioni, possono essere interpretate in seguenti modi:
una istituzione è subordinata all'altra;
una è infiltrata dall'altra;
entrambe sono la stessa istituzione con due facciate diverse;
entrambe cooperano.
Le relazioni conosciute dai mass media o dalla storia sono interpretate come preparate dalla direzione delle istituzioni per uso delle persone non iniziate. Le teorie del complotto si differenziano frequentemente in rapporto alle relazioni tra le istituzioni.
Opinione che tutte le organizzazioni segrete sono affiliate. Un caso specifico delle due caratteristiche precedenti. Secondo questa opinione, un'organizzazione segreta non può nascere in modo indipendente, ma è fondata con l'intenzione di continuare l'attività di una precedente organizzazione segreta (massoneria e Cavalieri templari nel libro Il codice da Vinci di Dan Brown) o come filiale dell'altra organizzazione. Tale affiliazione è possibile nel caso di organizzazioni ufficiali, ma nelle teorie del complotto la questione si riferisce spesso ad ogni organizzazione segreta.
Sostituzione di informazioni carenti o equivoche con informazioni inventate. Gli autori del film Zeitgeist dichiarano che la biografia di Gesù (la nascita, l'attività, i 12 apostoli, la crocifissione, la risurrezione) somiglia precisamente al mito di Horus dall'antico Egitto. Ci sono molti miti di Horus, spesso divergenti, ma in realtà ogni mito di Horus è completamente differente dalla vita di Gesù negli aspetti primari.[10][11][12]
Interpretazione straordinaria dei nomi, abbreviazioni e del simbolismo. Secondo gli autori del film Esoteric Agenda, il nome "Israele" deriva dai nomi di idoli egiziani ed idoli del Vicino Oriente: Iside, Ra, El (considerato come un idolo locale). Ma questo nome deriva da un altro nome di Giacobbe del Vecchio Testamento e significa "Colui che ha combattuto con Dio" [13][14]. In modo analogo, Walter Veith interpreta "IHS" , o "JHS") - l'abbreviazione del nome di Gesù - come un'abbreviazione dei nomi degli idoli di antichità.
Adduzione di molti dettagli: Numerosi riferimenti a date e nomi con l'intenzione rendere credibili queste ed altre informazioni comunicate insieme con esse.
Presentazione sensazionale d'informazioni, che assomigli a scoperta. Nella teoria del complotto basata, tra l'altro, sulla Bibbia, Walter Veith presenta la sua interpretazione dell'Apocalisse di Giovanni, in cui il personaggio di Babilonia la Grande è interpretato come la personificazione della Città del Vaticano. Ma questa interpretazione è conosciuta da molto tempo e predicata da protestanti radicali avversi al cattolicesimo. C'è soprattutto il frammento su sette montagne nelle quali Roma (ma non il Vaticano attuale) era situata all'inizio dell'era comune, che tende indicare la posizione geografica della Babilonia la Grande e non soltanto le teorie del complotto l'utilizzano. In commenti di altre confessioni cristiane (interpretazione preterista) Roma - o una città simile che esisterà alla fine del tempo - è considerata Babilonia perché nel tempo del Nuovo Testamento Roma era la sede di tutte le abominazioni, e immondizie.
Attribuzione di significato eccessivo a coincidenze e a somiglianze. Gli autori delle teorie cercano di convincere che una coincidenza di alcuni aspetti significhi la coincidenza in altri aspetti, fino alla totale identità. Il film Zeitgeist presenta opinioni di questo tipo in riferimento alla religione cristiana e alle religioni pagane. In realtà ogni grande religione ha assimilato riti locali.
Attribuzione di grande importanza ad eredità o a legami di sangue. In alcune teorie di complotto legate alNuovo Ordine Mondiale si derivano gli avi dei presidenti degli Stati Uniti dai tempi antichi, sottolineando il ruolo dell'iniziazione che passa per le generazioni.
Citazione di fonti senza valutare la loro validità. Molte fonti, per esempio Le due Babilonie (The Two Babylons), anche sono parziali.
Associazione tra secretazione di informazioni e inganni intenzionale di persone. La materia di molte teorie del complotto è spesso costituita da istituzioni che mantengono segrete determinate informazioni. I fautori delle teorie del complotto mettono in primo piano le intenzioni malevole, tuttavia non prendono in considerazione, per esempio, motivi legittimi quali il segreto professionale o la protezione della privacy.
Presentazione di versioni possibili di eventi come sicure. La base della creazione delle teorie del complotto. Una interpretazione che si accordi coi fatti conosciuti (dunque un'interpretazione possibile) è trattata come vera. A causa dell'ambiguità o della mancanza di dati tale interpretazione è difficile da confutare.
Attribuzione del complotto ad altri autori di teorie del complotto.[15] Michael Tsarion è considerato insieme un avversario ed una delle persone che hanno formato il Nuovo Ordine Mondiale.
Esistono alcune critiche di carattere generale che si possono muovere alle teorie del complotto. Umberto Eco ha fatto notare[16] come spesso i complotti, pur mostrandosi come spiegazioni non volute dai potenti, siano essi stessi uno strumento di potere utilizzato per screditare dei nemici politici o creare un capro espiatorio, come fece il regime nazista grazie ai Protocolli dei Savi di Sion o Nerone che incolpò i cristiani di aver bruciato Roma. I complotti veri, invece, come il Golpe cileno del 1973, sono tragicamente evidenti e rapidi. Ancora oggi le teorie del complotto come il negazionismo dell'Olocausto sono usate per fomentare l'antisemitismo, ma si possono trovare riferimenti a teorie del complotto anche in pubblicazioni politiche o religiose di qualsiasi fazione, volte a screditare gli avversari ideologici in mancanza di argomenti concreti.
Esistono altre critiche che si possono muovere alle teorie del complotto in genere:
La quantità dei cospiratori che prendono parte al complotto ipotizzato spesso dovrebbe essere molto grande, tanto grande da rendere difficile pensare che nessuno se ne penta e confessi o si lasci sfuggire delle informazioni.
La capacità operativa dei cospiratori, che spesso sono considerati così potenti da censurare qualsiasi notizia sgradita, manipolare prove scientifiche, influenzare l'economia e la politica mondiali e possedere strumenti e poteri superumani, dovrebbe essere tale da permettergli facilmente di uccidere o comunque neutralizzare coloro che mettono in risalto le loro macchinazioni e censurare le loro pubblicazioni.
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Per approfondire, vedi la voce Argomenti delle teorie del complotto. |
Teorie del complotto sono emerse in correlazione ai più diversi ambiti: economico, politico, scientifico e medico. In generale le teorie del complotto vengono formulate su fatti storici gravi e imprevedibili, come gli attacchi terroristici, gli assassinii o le catastrofi naturali oppure su fenomeni fisici che avrebbero o hanno un grande impatto sulla società, come la fusione a freddo, e tendono a descrivere fenomeni o eventi complessi e importanti con spiegazioni semplici e lineari che prevedono l'intervento di una regia occulta. La semplicità della teoria, però, è in genere solo apparente perché per spiegarne le incongruenze vengono poi ideate delle modifiche che la rendono estremamente contorta.
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Per approfondire, vedi la voce Leggenda metropolitana. |
Esiste una notevole somiglianza tra certe teorie del complotto e le leggende metropolitane. Molte di queste, in particolare quelle che toccano il governo o il mondo della finanza, hanno alcuni, anche se non tutti, gli attributi tipici delle teorie del complotto.
Ciò che dà forza alle teorie del complotto è che talvolta la vita reale sembra imitarle. Diversi progetti ed organizzazioni governative sono stati descritti come somiglianti a quelli descritti in teorie del complotto. Ciononostante, questi sono pienamente riconosciuti dai rispettivi governi, o da un ampio numero di esperti, come reali:
L'Information Awareness Office (IAO) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti possiede molte similitudini con le teorie del complotto. In primo luogo, il suo scopo dichiarato è di raccogliere e correlare informazioni sui cittadini comuni, allo scopo di predire atti terroristici e altri crimini. Secondariamente, il suo logo originale ritraeva l'«occhio nella piramide», un simbolo (presente anche su tutte le banconote da un dollaro) associato agli Illuminati e alle rappresentazioni massoniche di potere e divinità, che getta lo sguardo sulla Terra. Anche se è stato cambiato in seguito, il logo originale è ancora ampiamente disponibile su internet. Da ultimo, il nome "Iao" è un termine gnostico per indicare Dio, usato tra gli altri dalla Golden Dawn e da Thelema.
ECHELON è una rete per l'intercettazione delle comunicazioni fatta funzionare da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. È progettata per catturare chiamate telefoniche, fax e messaggi e-mail. La Nuova Zelanda ha ammesso apertamente l'esistenza di Echelon, e l'Unione Europea ha commissionato un rapporto su questo sistema.
La struttura interna della "Cosa Nostra" era praticamente sconosciuta a chi non ne faceva parte fin quando non venne rivelata dal pentito Joe Valachi nel 1963, anche se durante il periodo fascista, l'offensiva del Prefetto Cesare Mori (1925 - 1927) mise a nudo un'imbarazzante serie di collusioni tra potere statale e organizzazioni mafiose. Durante la seconda guerra mondiale, l'OSS americano si avvalse dei servigi del noto gangster Lucky Luciano per agevolare l'invasione della Sicilia da parte degli Alleati[senza fonte] (1943).
Dagli anni cinquanta agli anni settanta, la CIA e l'Esercito statunitense, in collaborazione con scienziati ex nazisti, portarono avanti un programma di ricerca sul controllo mentale, il cui nome in codice era MKULTRA. In questo programma, gli agenti della CIA somministravano LSD e altre droghe a vittime inconsapevoli e non consenzienti, nel tentativo di congegnare un "siero della verità" funzionante e/o una droga per il controllo delle menti. L'esistenza del MKULTRA venne svelata dai comitati di ricerca presidenziale e del Congresso nel 1975, e il progetto venne abbandonato. Molti noti scrittori e figure storiche della sperimentazione con le droghe vennero a contatto con l'LSD a causa di questo programma, compresi Ken Kesey dei Merry Pranksters, Timothy Leary, Allen Ginsberg, e Baba Ram Dass (Richard Alpert).[17]
L'Operazione Northwoods era un piano della CIA degli anni 60 per simulare atti di terrorismo di cui incolpare Cuba, al fine di incoraggiare il supporto ad una guerra. Questo piano fu per lungo tempo considerato niente più che una teoria del complotto[senza fonte], fin quando i documenti relativi al progetto vennero declassificati e resi pubblici, grazie al lavoro sulla NSA del ricercatore James Bamford, pubblicato nel libro L'Orecchio di Dio (2001).
Lo Studio sulla sifilide non curata nella popolazione maschile nera di Tuskegee. Per un periodo di 50 anni, il governo statunitense utilizzò alcuni membri della popolazione nera di una città dell'Alabama per osservare gli effetti della sifilide non curata. I partecipanti non ne erano al corrente e non venne detto loro che la malattia non veniva sanata. L'utilizzo di cavie umane inconsapevoli per esperimenti medici segreti fu utilizzata a lungo negli USA, finché il Presidente Bill Clinton chiese ufficialmente scusa nel 1994.
Il Gruppo Bilderberg, è un incontro annuale dei politici e dell'élite economica occidentale. Viene considerato da alcuni un moderno complotto in stile Illuminati, in cui le persone che detengono il potere discutono e si accordano per il controllo del mondo.
L'Operazione Gladio, una struttura coperta della NATO di tipo stay-behind che aveva lo scopo di contrastare l'influenza comunista in tutta l'Europa occidentale [18], era da molti ritenuta una leggenda - come pure l'esistenza di organizzazioni stay-behind - fino a quando, nel 1990, l'allora capo del governo italiano Giulio Andreotti non ne rivelò ufficialmente l'esistenza al Parlamento.
Dagli anni sessanta in particolare, la teoria del complotto è divenuta un soggetto popolare per la fiction. Un tema frequente in questo tipo di opere è che i personaggi che scoprono una cospirazione segreta potrebbero essere incapaci di raccontare la verità sulla cospirazione, o anche solo cosa è reale: indiscrezioni, propaganda e contro-propaganda, costruite l'una sull'altra, fino a quando ciò che è cospirazione e ciò che è una coincidenza diventano indistinguibili. Grazie a questo meccanismo narrativo è possibile costruire una trama ricca di colpi di scena, a volte con l'aggiunta di elementi fantascientifici come il viaggio nel tempo o altre tecnologie futuribili.
Uno dei romanzi più acclamati che tratta di temi cospirativi è Il pendolo di Foucault (1988) di Umberto Eco, nel quale lo staff di una casa editrice, volendo creare una collana di libri popolari sull'occulto, si inventa un proprio complotto occulto, del quale però perde il controllo quando la teoria inizia ad essere creduta. Un altro esempio è L'incanto del lotto 49 (1965) di Thomas Pynchon, sul cui sfondo si svolge un conflitto segreto che risale al Medioevo.
La Trilogia degli Illuminati, di Robert Shea e Robert Anton Wilson, è considerata da molti come la migliore opera di finzione sui complotti del XX secolo. Ambientato nei tardi anni sessanta, è un racconto psichedelico che fonde insieme giallo, fantascienza, horror e commedia nell'esporre (e nel compiangere e prendere in giro) uno dei periodi più oscuri della storia recente.
Tra gli altri autori che hanno trattato temi cospirativi vi sono Philip K. Dick e Robert Ludlum. Alcuni potrebbero classificare diverse delle storie del Ciclo di Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft e altri come collegate ad una cospirazione, anche se potrebbero essere meglio descritte come horror occulto.
Il film Capricorn One di Peter Hyams del 1978 sfrutta invece il tema del complotto sullo sbarco dell'uomo sulla Luna (secondo cui la NASA avrebbe creato un'enorme montatura riguardo alle missioni sul nostro satellite) e racconta di un complotto governativo che ricrea in studi cinematografici il primo sbarco americano su Marte.
Il film JFK - Un caso ancora aperto di Oliver Stone, vincitore del Premio Oscar 1991, basato sui libri del procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison e dello scrittore Jim Marrs, suggerisce che il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy non venne ucciso dal solo Lee Harvey Oswald, ma piuttosto da un gruppo che si opponeva alla politica di Kennedy, in particolare alla sua presunta riluttanza ad invadere Cuba per rovesciare Fidel Castro e al presunto desiderio di ritirare le forze armate USA dalla Guerra del Vietnam. Membri della CIA, del complesso militare-industriale, e il vice presidente Lyndon Baines Johnson, vengono implicati come responsabili dell'assassinio di Kennedy. Stone ha dichiarato che JFK venne concepito come fiaba per opporsi alle conclusioni della Commissione Warren, con le quali Stone è in disaccordo.
Il film Ipotesi di complotto (Conspiracy Theory) del 1997 per la regia di Richard Donner ha come protagonista una persona disturbata che vede complotti ovunque. Ma si scopre che forse alcuni di questi sono reali.[19]
Nel film del 1997 Sesso e potere si narra di un tentativo compiuto negli USA in periodo pre-elettorale, da parte di uno spin doctor e di un produttore di Hollywood, che uniscono le loro forze per fabbricare una guerra in Albania, allo scopo di coprire uno scandalo sessuale che coinvolgeva il presidente. Curiosamente, il film venne girato prima dello Scandalo Lewinsky (1998) e dell'intervento della NATO nella guerra del Kosovo (1999).
La serie di videogiochi Metal Gear Solid (1998) contiene un misterioso gruppo noto come "The Patriots" (I patrioti), che manipola la politica statunitense. Nel gioco sono presenti riferimenti a numerose cospirazioni e viene inoltre ipotizzata l'esistenza di un immenso capitale, denominato Eredità dei Filosofi, così grande che chi ne era in possesso avrebbe potuto coprire le spese di una guerra di durata sproporzionata. Anche Deus Ex (2000) è condito di riferimenti a cospirazioni quali quelle sugli Illuminati e sui Templari. Anche la nota serie Assassin's Creed trae spunto da un grande complotto, rileggendo la storia dell'umanità come un grande scontro tra le due sette segrete dei Templari e degli Assassini.
La serie chiamata Le teorie di Adam Kadmon mandate in onda in Italia a partire dal 2009 su diverse emittenti di ascolto nazionale fra cui Radio 105 e Italia 1, vedono un misterioso personaggio chiamato Adam Kadmon esporre una serie di teorie appartenenti al controverso mondo del complottismo, nelle quali spazia dal Nuovo Ordine Mondiale, a programmi segreti russo-americani per la realizzazione di basi sotterranee per la realizzazione di flotte dotate di tecnologia segreta spacciate per aliene, a cloni dalle sembianze aliene prodotti in laboratori terrestri ecc..
Il popolare romanzo del 2003 Il codice da Vinci si basa su ipotesi di complotto che coinvolgono la Chiesa cattolica, compresa l'organizzazione realmente esistente dell'Opus Dei e quella (inventata) del Priorato di Sion.
Complesso: stato innescato da un conflitto interiore fra impulsi affettivi che vanno in direzioni opposte.
Complesso di Edipo e di Elettra: attrazione sessuale che un bambino prova per il genitore di sesso opposto, quindi per la madre nel caso di un bambino (Complesso di Edipo) e per il padre nel caso di una bambina (Complesso di Elettra). Il genitore del sesso opposto a quello verso il quale si prova l'attrazione sessuale è visto come un rivale. Il complesso di Edipo è da Freud pensato come una fase naturale dello sviluppo sessuale dell'essere umano, normalmente confinato alla giovane infanzia, poi "superato". Il mancato superamento di esso è visto da Freud come una delle cause di una nevrosi
Condensazione: strumento per l'interpretazione dei sogni. Con un solo elemento può descrivere più cose o persone che sono collegate fra loro.
Conscio: indica tutto ciò di cui una persona è consapevole: ricordi, desideri, sentimenti.
controtransfert: risposta emotiva dello psicoanalista verso il paziente, cioè le proiezioni ed aspettative che l'analista ha nei confronti della persona che cura. È "l'altra faccia della medaglia" del Transfert visto dalla parte dell'analista.
Es: parte istintiva della mente, legata al corpo, agli istinti primordiali ed alla sessualità. Componente più primitiva ed irrazionale della psiche.
Fobia: paura irrazionale e non proporzionata, come per esempio la claustrofobia, cioè la paura dei luoghi chiusi.
identificazione: indica un meccanismo molto complesso in cui le persone tendono ad attribuirsi caratteristiche di altri.
inconscio: comprende tutto ciò che sfugge alla consapevolezza: sono quegli elementi di cui la persona non è cosciente o che sono stati rimossi.
Io: la struttura della psiche che regola gli istinti e li riporta alla realtà quotidiana, permettendo alla persona di non lasciarsi dominare dall'istinto e di tenere conto anche dell'ambiente in cui vive. IN un certo senso fa da mediatore fra istinti dell'Es e la realtà esterna.
Lapsus: Errore involontario, in cui parlando, scrivendo, leggendo, si pronuncia, si scrive o si legge una parola invece di un'altra. È dovuta all'inconscio, che improvvisamente "turba" il conscio "imponendosi" su di esso.
libere associazioni: tecnica usata in psicoanalisi. Essa consiste in un "flusso di coscienza" del paziente che, sdraiato sul lettino, parla liberamente associando, appunto, un pensiero ad un altro, apparentemente senza logica. Spetterà, poi, all'analista dare logica alle associazioni del paziente, carpendone, cioè, il significato inconscio.
libido: indica il desiderio, l'insieme degli impulsi legati alla sessualità. Non riguarda solo gli adulti, ma caratterizza ogni fase della vita.
negazione: sorta di meccanismo di difesa che porta la persona a negare un aspetto della realtà particolarmente spiacevole.
nevrosi: per Freud il termine si applica ai disturbi mentali che dipendono da cause psichiche. Sono dovute ad un conflitto in atto fra i tre elementi Io, Es e Super-Io.
preconscio: si compone di elementi inconsci (desideri, sentimenti, ricordi e convinzioni) che possono però riaffiorare senza ostacoli e diventare consci.
proiezione: meccanismo di difesa in cui si attribuiscono i propri desideri o sentimenti ad un'altra persona.
psicoanalisi: è una particolare psicoterapia che segue l'impostazione data da Freud. C'è grande attenzione per fare emergere le pulsioni inconsce, attraverso la tecnica della libera associazione e dell'interpretazione dei sogni, perché, secondo il pensiero freudiano, la presa di coscienza di tali pulsioni è fondamentale per la guarigione. Il paziente è sdraiato sul lettino mentre lo psicoanalista è seduto dietro di lui.
psichiatra: è laureato in medicina con specializzazione in psichiatria. Si occupa delle forme anche più gravi di mallattia mentale e può naturalmente utilizzare i farmaci.
psicoanalista: ha una formazione classica, secondo le indicazioni freudiane e post-freudiane. Con il paziente svolge sedute di psicoanalisi.
psicologo: può fare diagnosi, interventi di prevenzione, non può utilizzare farmaci. È laureato in psicologia ed iscritto all'Albo professionale degli psicologi.
psicosi: malattia mentale caratterizzata da ossessioni, manie e depressione. Più grave della nevrosi perché è minore il legame con la realtà.
psicoterapeuta: fa diagnosi e terapie per curare il paziente, cercando di eliminare la patologia di cui soffre. Non utilizza direttamente farmaci. Ha una laurea in Psicologia o in Medicina ed una specializzazione successiva. Inoltre, è iscritto all'Elenco professionale degli psicoterapeuti.
psicoterapia: ne esistono di diversi tipi: la tecnica di base è il dialogo verbale con il paziente. Ma possono essere usati anche esercizi di respirazione o di movimento. Può essere anche coadiuvata dall'utilizzo di psicofarmaci prescritti da uno psichiatra. Paziente e psicoterapeuta sono seduti quasi sempre uno di fronte all'altro.
pulsione: tutto ciò che ci porta ad agire: quelle sessuali tendono a soddisfare la libido.
rimozione: attività dell'Io che allontana dalla parte conscia della mete gli impulsi dell'Es: in tal modo ricordi, emozioni e desideri possono diventare inconsci.
simboli: componenti dei sogni, delle rappresentazioni indirette di conflitti o desideri inconsci. Non sono mai gli stessi, per cui non si può dire che gatto è sempre uguale ad x e cane è sempre uguale ad y, ma sono sempre determinati soggettivamente e dalle circostanze.
spostamento: nel sogno è il trasferimento dell'impatto emotivo di un elemento a un altro, passando così da contenuti rimossi ad altri non rimossi.
sublimazione: la funzione dell'Io che sposta l'energia psichica verso obiettivi socialmente accettabili.
Super-Io: parte della mente che indirizza i comportamenti verso le regole ed i principi morali della società in cui l'individuo vive.
Thanatos: pulsione alla morte, contrapposta ad Eros
transfert: è un insieme di sentimenti positivi (c. d. transfert positivo) e negativi (c. d. transfert negativo) molto forti che il paziente sviluppa nei confronti dell'analista nel corso dell'analisi stessa. Tali sentimenti riguardano la figura nel suo complesso dell'analista, prevalentemente consistenti in una proiezione da parte del paziente sull'analista delle più varie caratteristiche umane (capacità, intelligenza, bellezza, potenza ecc. ed il loro contrario), che il paziente spera o è sicuro di sapere (transfert positivo) o teme (transfert negativo) che l'analista possegga. Transfert positivo e transfert negativo sono sempre compresenti ma il netto prevalere della componente positiva è indice del buon andamento ed esito della terapia. L'altra "faccia della medaglia" del controtransfert
Molti dei concetti di questo nuovo orientamento della psicoanalisi sono inerenti e conseguenza di quella che per Jung è più che una ipotesi: quella di un inconscio collettivo inglobante in sé l'inconscio personale freudiano agente sulla coscienza e sull'Io del singolo individuo e influenzandone a sua insaputa l'esperienza e il comportamento.
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Centroversione: il concetto di centroversione in verità non fu mai utilizzato da Jung nell'ambito delle sue analisi sui "tipi psicologici" ma venne coniato da uno dei suoi più noti allievi: Erich Neumann.
Incesto simbolico o compimento simbolico dell'incesto: la concezione del "compimento simbolico dell'incesto" attiene al modo peculiare rispetto a Freud di porre i termini del tabù universale dell'incesto e della relativa vicenda edipica. Mentre Freud la risolve con l'accettazione del divieto o "castrazione simbolica" che permette l'accesso alla socialità e alla cultura, Jung ritiene invece costituisca vero superamento dell'Edipo soltanto il "compimento simbolico dell'incesto" poiché quest'ultimo non solo costituisce iniziazione alla socialità ma anche costituisce ed è foriero di innovazione del discorso. Questa questione è altamente rilevante sia per la conduzione dell'analisi e della gestione delle dinamiche relazionali di transfert-controtransfert sia per una concezione generale del simbolo che si espande sulla concezione psicoanalitica della cultura e della storia oltre che del valore del fenomeno religioso. Il discorso sull'incesto e sull'edipo è anche rilevante perché critiche da parte di settori sociali più inclini a delle trasformazioni sociali anche di tipo radicale si sono levate contro la psicoanalisi accusata di "guarire" producendo conformismo sociale e in questo senso di operare nella collusione con il potere e con il sistema di gestione di dominio sociale.
Individuazione: la psicologia analitica ha colto nello svolgersi di una psicoanalisi, cioè nell'interazione relazionale tra analista e analizzato, un processo d'individuazione a cui entrambi partecipano ed è da questo processo che le categorie tradizionali psicopatologiche come per esempio nevrosi e psicosi prendono il loro vero senso come momenti di stasi o di interruzione di questo processo da considerarsi naturale e che lo psicoanalista ha il solo compito di rimettere in moto e di agevolare questo "riprendere il cammino" individuativo.
Ombra: il concetto di ombra è connesso a quello più ampio di male. L'ombra è riferita non solo a aspetti personali meno differenziati e quindi meno evoluti della propria personalità ma ha anche riferimenti sovrapersonali come nell'ombra di un popolo, una cultura, una nazione ma anche di una religione. A questo proposito per esempio Jung nelle sue ultime elaborazioni riteneva che l'"Umbra trinitatis" era una sovrabbondanza di aspetti maschili presenti nella concezione trinitaria di Dio propria del Cristianesimo e una parimenti deficienza dell'aspetto femminile. Egli infatti riteneva che l'evoluzione della concezione di Dio propria del cristianesimo sarebbe dovuta necessariamente passare attraverso l'integrazione in questa Trinità di quegli aspetti femminili appartenenti anch'essi a Dio ma da esso rimossi, cioè non riconosciuti come facenti anch'essi parte di Dio ("Ricordi, sogni e riflessioni", 1961 di Carl Gustav Jung).
Psicologia analitica: è la particolare denominazione che Carl Gustav Jung scelse per indicare il nuovo orientamento che la psicoanalisi assume nella sua propria elaborazione e in quella degli psicoanalisti che lo seguirono nella svolta ch'egli impresse alla teoria psicoanalitica con la pubblicazione nel 1912 del libro "eretico": "La libido: simboli della trasformazione". Va detto tuttavia che alcuni psicoanalisti suoi allievi come Ernst Bernhard, considerato padre della psicologia analitica italiana, amava definire il suo orientamento psicoanalitico con il termine di "psicologia del processo di individuazione", piuttosto che adottare la definizione dello stesso Jung di "Psicologia Analitica" proprio perché proprio a questo concetto di "individuazione" egli poneva un particolare accento sia nel suo modo di condurre l'analisi sia nell'alaborazione teorica.
Sé: il concetto di Sé o "Selbst" è utilizzato in psicologia analitica per indicare l'universale singolare, vale a dire una sorta di identità del singolo di tipo sovrapersonale. Tale identità può essere consapevole oppure semplicemente inconscia ma anche in questo caso essa agisce condizionando l'esperienza ed il comportamento del singolo individuo quale identità virtuale o potenziale. Il Sé che quale identità è sovraordinata all'identità dell'Io non va considerata tuttavia staticamente ma come una identità in divenire.
Sincronicità: il concetto di sincronicità scaturisce da un'ipotesi critica del concetto di causalità elaborato dalla collaborazione dello psicoanalista Carl Gustav Jung e il fisico quantistico e premio nobel Wolfgang Pauli. Il principio di causalità non era nuovo a critiche ma aveva già avuto precedentemente dei filosofi che avevano messo in luce la sua debolezza euristica basti pensare a David Hume e Friedrich Nietzsche. La psicologia analitica considera la sincronicità come un principio più in grado di spiegare il vero movimento dell'essere che pertanto da questo punto di vista si muove come un tutto unico in maniera sincronistica. Da questo punto di vista la causalità permane con un mero valore di semplice convenzione, una convenzione che funziona beninteso ma comunque sempre e solo una convenzione. Se l'accoglimento di questo nuovo principio ha invalso l'accusa di misticismo alla psicoanalisi di orientamento junghiano rispetto alla più "scientifica" psicoanalisi freudiana tuttavia ha indotto altre discipline a trovare dei fondamenti epistemologici più seri alle loro ricerche in materia soprattutto di religione e nei campi del paranormale e della parapsicologia nonché altri fenomeni storici di più difficile spiegazione come per esempio per quel che concerne i più moderni fenomeni etichettati nel loro complesso come concernenti l'ufologia.
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